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Sampdoria è vita



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La nostra storia dal 1946 ad oggi
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Homer

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MessaggioInviato: Dom Ago 23, 2009 1:22 am    Oggetto:  
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Fausto Pari: "Vincere la Coppa aprirebbe un nuovo ciclo. Sarò grato ai tifosi doriani per tutta la vita"

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08.05.2009
Mercoledì per la Sampdoria sarà un appuntamento storico: la prima finale dell’era Garrone, la possibilità di conquistare un trofeo a 15 anni di distanza. La Coppa Italia rappresentava una costante abitudine per la Samp targata Paolo Mantovani. Tra quegli uomini di quella squadra, nel cuore del centrocampo si segnalava la presenza di un giocatore sempre pronto a correre, lottare, sudare per la nostra casacca, facendoci sempre sentire orgogliosi e vittoriosi a prescindere dal risultato scaturito in campo; quell’uomo si chiama Fausto Pari. Sampdorianews.net lo ha contattato in esclusiva per rivivere i ricordi dei 3 trionfi in questa competizione negli anni ’80 e analizzare la finalissima di Roma:

Fausto, hai conquistato tre Coppe Italia da giocatore della Sampdoria, superando il Milan nel 1985, il Torino nel 1988 e il Napoli nel 1985, puoi raccontarci i ricordi che ti porti dentro e qualche aneddoto particolare?
“I ricordi più belli risalgono alla prima Coppa Italia conquistata contro il Milan, rappresentò l’inizio dell’epopea blucerchiata che ci portò allo scudetto e ad un passo dalla Coppa dei Campioni, è il trionfo che ricordo maggiormente. Ho un famoso aneddoto da raccontare: feci una scommessa di 1000 lire contro 1 milione con il Presidente Paolo Mantovani su chi avremmo affrontato in semifinale: vinse lui perché ci capitò la Fiorentina, allora ogni volta che lo incontravo, cercava di prelevarmi quelle mille lire. Con il Torino si trattò di una sfida sentitissima, anche per la forte rivalità esistente tra le due tifoserie, fu il culmine di una stagione impegnativa. Vincemmo 2-0 in casa, poi al ritorno fu decisivo Salsano ai supplementari, provammo una gioia immensa. Il trionfo contro il Napoli arrivò invece dopo la sconfitta in Coppa delle Coppe contro il Barcellona a Berna, eravamo trasportati da un grande sensi di rivalsa, eravamo disposti a tutto pur di vincerla, anche perché nei giorni precedenti qualche mio compagno fu contattato da altri club. Posso fare l’esempio di Vierchowood, lo voleva il Milan, era propenso ad accettare il trasferimento, dopo la vittoria andammo a cenare tutti insieme, riuscendo a convincerlo a restare, Paolo Mantovani era la persona più felice della terra”.

Tornando all’attualità, che gara ti aspetti mercoledì?
“A prescindere da qualunque avversario, si fosse trattata anche della Juve, si tratta pur sempre di una finale, la Lazio gioca poi a Roma nel suo stadio, pare con un piccolo vantaggio, ma vincerla così sarebbe ancora più bello, la Samp ha concrete possibilità di farcela. La squadra arriva a questo grande appuntamento dopo la sconfitta rimediata nel derby che fa male emotivamente a tifosi e giocatori, ma mi aspetto una grande partita. Una vittoria rappresenterebbe un bel viatico per l’era Garrone, il miglior modo per suggellare un progetto importante, si tratta della prima finale per questa società , si potrebbero riscontrare varie analogie con il nostro primo trofeo”.

Quali potrebbero essere gli uomini decisivi sui due fronti?
“I rispettivi attaccanti sono i giocatori più importanti, Pazzini e Cassano da una parte, Zarate e Rocchi dall’altra con il dubbio Pandev. I presunti comprimari a centrocampo sono in grado di dare una gran mano ai compagni dotati di maggiore fantasia. Mi aspetto tanto da Sammarco e Palombo, che incarna lo spirito doriano, è un gran combattente”.

Dopo aver ricoperto il ruolo di osservatore della Sampdoria e ds di Bari e Spezia, sei attualmente fermo. Ti stai guardando attorno, stai valutando qualche interessante offerta?
“Quest’estate ho rifiutato alcune situazioni che non mi piacevano, ho incontrato personaggi così così, non voglio andare allo sbaraglio. Attendo sperando in una valida collocazione dove, a prescindere dai soldi, possa trovare progetti seri e idee chiare. Un ritorno alla Sampdoria? I colori blucerchiati scorrono dentro di me, mi hanno regalato tanta felicità, sono legatissimo ai tifosi, alla città. Sono stato osservatore per questa società nel 2004, poi ho preferito provare a correre con le mie gambe e sono andato a svolgere il ruolo di Ds a Bari, del resto Marotta e il suo staff stavano e stanno tuttora facendo un gran lavoro. Se mi chiameranno in futuro perché ci sarà bisogno, sicuramente non mi tirerò indietro”.

In occasione del Derby della Solidarietà organizzato a Genova per regalare il giusto tributo all’uomo Stefano Borgonovo, non hai potuto scendere in campo, cosa ti è successo?
“Purtroppo non sono riuscito a giocare a causa dello stiramento al collaterale del ginocchio, mi sono fatto male sciando, per l’amore delle figlie ho cominciato a sciare alla suonata età di 45 anni. Mi è dispiaciuto molto, ero fisicamente presente perché era importante esserci, il pubblico ha trasmesso un segnale forte raccogliendo ben 200.000 euro”.

Un saluto ai sempre più numerosi lettori di Sampdorianews.net e all’intero pubblico doriano
“Pensa che qualche tifoso della mia epoca mi chiama ancora al cellulare…quando vengo a Genova la gente mi ferma, mi saluta, apprezza Fausto Pari innanzitutto come persona, poi come giocatore. La Sampdoria ha rappresentato una felicità immensa, la mia gioventù, una simbiosi eccezionale, devo tutto ai tifosi, a loro sarò grato per tutta la vita”.

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Eriksson: "Vedere Doria e Lazio in finale è bellissima sorpresa"
09.05.2009
Intervistato sul proprio futuro dal Corriere dello Sport, Sven Goran Eriksson, ex allenatore di entrambe le compagini, ha brevemente commentato anche la sfida tra Sampdoria e Lazio in programma mercoledì prossimo:

"Un po’ sarà la mia finale. Proprio per questo non chiede­temi pronostici o per chi farò il tifo. Ho ot­timi ricordi di entrambi i club. Vedere La­zio e Samp in finale è una bellissima sorpresa".

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MessaggioInviato: Dom Ago 23, 2009 1:22 am    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Dom Ago 23, 2009 1:22 am    Oggetto:  
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Sarà Roberto Rosetti l’arbitro della finale di Coppa Italia che Lazio e Sampdoria disputeranno allo stadio Olimpico di Roma mercoledì 13 maggio. Gli assistenti saranno Stefano Ayroldi e Paolo Calcagno. Il quarto uomo sarà Nicola Rizzoli.
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Garrone: «A Roma per vincere»


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11 maggio 2009
Primo: «Possiamo vincere». Secondo: «Contiamo su Cassano, lo fischieranno ogni volta che toccherà palla ma contiamo su di lui». Terzo: «Fino alla serata della finale cercherò di pensare ad altro». È un Garrone particolarmente pimpante quello che si è presentato alla conferenza stampa nella sala auditorium della regione Liguria dove il presidente Burlando ha annunciato l’investimento di 400 mila euro per adeguare lo stadio Ferraris alle normative Uefa.

«Siamo in ottime condizioni - ha detto il presidente della Sampdoria - e andiamo giù per vincere». Ovvio il riferimento alla partita di mercoledì sera, a Roma contro la Lazio. «Questo finale di stagione è straordinario - ha detto Garrone - dobbiamo uscirne vittoriosi, siamo senza dubbio nelle condizioni. La Lazio è una squadra forte però non è perfetta in questo momento, mentre noi siamo in ottime condizioni quindi andiamo giù per vincere».

Per il patron blucerchiato sarebbe il primo trofeo: «Sì, sarebbe il mio primo titolo perché in Coppa Uefa siamo andati già tre volte ma non abbiamo mai vinto - ha detto il presidente -. La Primavera invece ha già vinto tre trofei in una stagione sola ed è stata una cosa straordinaria. I ragazzi hanno anche dato una mano alla prima squadra».

Riccardo Garrone vive la vigilia con serenità ma l’attesa cresce: «Cerco di non pensare alla finale - spiega -, di lavorare, altrimenti mi blocco, ci sono ancora due giorni e mezzo. Vivo però serenamente». Tra i protagonisti potrebbe esserci Cassano: «Sì - aggiunge Garrone -. Cassano sarà fischiato continuamente ogni volta che avrà la palla ma può dare un grande contributo». Infine un ringraziamento e un appello ai tifosi: «I ventimila tifosi al seguito sono un messaggio di grande attaccamento - spiega Garrone -. Sono certo che si comporteranno come hanno dimostrato tante volte in trasferta. Speriamo che quando scenderanno dai treni questi saranno nelle stesse condizioni della partenza».

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MessaggioInviato: Dom Ago 23, 2009 1:23 am    Oggetto:  
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Coppa Italia, ore 20.45
La Samp ricomincia da cinque

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13 maggio 2009 | Paolo Giampieri

Da una parte Cassano, dall'altra Dabo. E basta. Soltanto in due, allenatori e presidenti inclusi, hanno già vissuto una finale di questa importanza. Dabo l'ha vinta, con la Lazio, nel 2004. Cassano l'ha persa, due anni dopo, con la Roma. Arbitro era Rosetti, lo stesso di questa sera; Fantantonio gli fece le corna.

Sarà per questo, perché l'hanno vissuta soltanto in due che ieri, all'Olimpico, durante gli allenamenti di rifinitura delle due squadre, la tensione si tagliava con il coltello. Delio Rossi ha utilizzato paroloni: «Se vinci sei in paradiso, se perdi all'inferno». Mazzarri ha obiettato: «Non la penso così, spero che riusciremo a fare una bella partita». Ma ha poi aggiunto, tentando l'esorcismo: «Nella nostra testa, una finale di questo genere l'abbiamo già giocata tante volte. Anche quella a San Siro contro l'Inter era una finale».

Gli allenatori e i capitani delle due squadre hanno parlato con la Coppa Italia a pochi metri, su un piedistallo, nella rinnovata e grande sala stampa (l'Olimpico ospiterà la finale di Champions tra Manchester e Barcellona); presenza fisica ingombrante. I loro sguardi andavano più volentieri altrove. Stasera, ore 20.45, Lazio e Sampdoria si giocano molto più di una coccarda tricolore. Lo stadio sarà pieno, settantamila in tutto, quasi ventimila saranno blucerchiati. «I tifosi della Lazio - ha detto Palombo - si sentiranno meno. Perché noi saremo tanti».

Attesa sul prato, attesa sulle gradinate. «Voglio vincere per noi - ha detto Rossi - ma soprattutto per questa gente che, negli ultimi anni, ha visto l'altra squadra della città alzare più trofei». La Sampdoria torna a una ribalta di questo genere quindici anni dopo. L'ultima vittoria, 6-1 finale sull'Ancona, fu nel 1994. «Per me che sono arrivato qui all'inizio dell'avventura della nuova Sampdoria - ha detto Palombo - è un grande orgoglio. Per noi questa non è stata una grande stagione. Abbiamo la possibilità di riparare».

La Samp sta bene, la Lazio un po' meno. Alcuni tra gli uomini migliori dei biancocelesti non sono arrivati all'appuntamento al massimo della forma. Pandev, Rocchi e Foggia creano grattacapi all'allenatore. Per evitare spioni, Rossi ha fatto svolgere un allenamento mattutino non previsto, ieri, a Formello. Qualcuno ha sbirciato ugualmente. Pare che Pandev abbia recuperato quel tanto da consentirgli di giocare. Inoltre, il capitano, Rocchi, in conferenza stampa ha detto: «Se giocherò? Non so, dovete chiederlo al mister. In ogni caso, penso che importante, in una finale, non sia quanto giocare, ma come giocare. Bastano anche pochi minuti, ma fatti bene. Mi sto preparando a quello: dare il massimo per quanto mi sarà chiesto». La sensazione è che parta dalla panchina. Pandev e Zarate davanti, dunque; sulle fasce del centrocampo a 4 dovrebbero stare Brocchi a destra e Foggia a sinistra.

Foggia a sinistra. Il trottolino in un punto nevralgico per la Sampdoria. Un punto in cui Mazzarri non ha certezze. Padalino è troppo offensivo per contrastare gli attacchi di Foggia e di Kolarov, che giocherà terzino sinistro ma che è propenso ad attaccare. Stankevicius non è in gran forma. Raggi nemmeno. Un'alternativa potrebbe essere Dessena, ma è tanto tempo che non gioca in quella posizione, e poi non è il suo ruolo. Tra tutti, malgrado le sue condizioni non perfette, quello che sembra garantire il maggior equilibrio è il lituano. Il quale, inoltre, ha una buonissima intesa con Cassano.

Cassano non è più di tanto nei pensieri di Delio Rossi. Per il motivo che lo stesso allenatore spiega: «Se ho preparato una gabbia sulla nostra destra per Cassano? Ma che gabbia! Cassano è uno di quei giocatori che va a cercarsi la posizione. A esempio, nel derby è andato spesso a destra, è tornato spesso indietro. È vero che contro di noi a Genova fece male soprattutto sulla sua sinistra, ma non è una regola. Contro giocatori come Cassano non ci sono regole fisse. Va da sé che devi cercare di pressarlo, di non farlo giocare... ».

«...non far giocare uno come Zarate - il filo rosso lo prende Mazzarri - è importantissimo. A giocatori del genere devi togliere il tempo e lo spazio. Devi impedirgli di vedere il gioco e di innescare la propria fantasia. Devi stargli attaccato, non farlo girare, se è possibile sempre raddoppiarlo». Cassano e Pazzini; Zarate e Pandev. Gli attacchi sono i reparti migliori delle due squadre, che hanno invece nelle difese i reparti con più problemi.

E la Lazio, in questa stagione, ha perso 7 partite in casa. Palombo ascolta, ma rivendica la centralità della mediana. «Si dice che le partite si vincano e si perdano a centrocampo. È vero. Poi è chiaro che, in una finale secca, può essere decisivo il colpo di un campione».

Quello doriano, Cassano, si avvicina al match un po' scorbutico. Ieri, sul prato perfetto nell'ora del tramonto, tutti i compagni da una parte e lui solo con il preparatore personale Tibaudi. È un buon segno? Nel dubbio, Marotta circola con un amuleto nella tasca della giacca.

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MessaggioInviato: Dom Ago 23, 2009 1:24 am    Oggetto:  
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Lazio-Sampdoria 1-1 (7-6 dopo i rigori)
Coppa Italia, illusione serale
Buona gara, rigori nefast
i

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13 maggio 2009 | Marcello Zinola
Dopo 14 rigori para Muslera su Campagnaro, il migliore, gol coppa sul rigore di Dabo. Pazzini pareggia. Cassano-Stanke e tocco del Paz. Zarate dopo 4’ gran gol. Regolare, alla moviola, l’azione di Brocchi che innesta l’azione gol. Manca un rosso su Campagnaro ma anche un netto rigore su Pazzini e uno meno netto su Lichtsteiner,

LAZIO-SAMPDORIA 1-1 (rigori 6-5). FINALE: 7-6

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Delvecchio, Palombo, Accardi, Pazzini la delusione è forte

La Samp chiude sull’1-1, grazie alla prodezza di Pazzini e al recupero dopo il gol subito al 4’. Grandissimo Castellazzi con due parate-finale. Pazzini sfiora il gol in avvio di ripresa. Gran punizione di Cassano. Un rigore su Pazzini, netto, non fischiato. Uno un po’ più dubbio su Lichtsteiner.
Si va ai rigori dopo 28 anni. Torino-Roma l’ultima finale di Coppa ai rigori finita 3-5

RIGORI

CASSANO: PARA MUSLERA LAZIO-SAMP 0-0

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Il rigore sbagliato da Cassano

LEDESMA: SEGNA IMPRENDIBILE LAZIO-SAMP 1-0

PALOMBO: SEGNA ANCHE SE MUSLERA INTUISCE LAZIO-SAMP 1-1

ROCCHI: PALO LAZIO-SAMP 1-1

PAZZINI: SPIAZZA MUSLERA LAZIO-SAMP 1-2

ROZENHAL: SEGNA LAZIO-SAMP 2-2

GASTALDELLO: BATTE DA DIFENSORE E SEGNA LAZIO-SAMP 2-3

KOLAROV. PRECISO LAZIO-SAMP 3-3

ACCARDI: PRECISO LAZIO-SAMP3-4

ZARATE: SECCO LAZIO 4-SAMP 4 SI VA A OLTRANZA

DELVECCHIO: SEGNA MUSLERA INTUISCE E TOCCA, MA E’ GOL LAZIO 4-SAMP 5

LICHTSTEINER: SPIAZZA CASTELLAZZI LAZIO 5- SAMP 5

CAMPAGNARO: HUGO EL TORO PARA MUSLERA LAZIO 5- SAMP 5

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Muslera para il rigore di Campagnaro: addio Coppa

DABO: SEGNA E PORTA LA COPPA ALLA LAZIO DOPO 14 RIGORI LAZIO 6-SAMP 5

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Rapporto forze tifosi 3 a 1 per la Lazio, ma nessuno se ne accorge, blucerchiati scatenati

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MessaggioInviato: Dom Ago 23, 2009 1:24 am    Oggetto:  
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Palombo: "20.000 volte grazie ai nostri tifosi..."
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14.05.2009

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Le parole di rammarico di un capitano vero. Sono quelle di Angelo Palombo che così come i suoi compagni si è visto sfuggire un trofeo in cui credeva in quei maledetti 11 metri, che con l'Udinese avevano portato fortuna ma che hanno deciso di tornare inesorabili a vendicarsi proprio in finale.

"Grazie, grazie, grazie. Posso dire solo questo a 20.000 persone che partono, lasciando la loro famiglia ed il loro lavoro, solamente per seguire noi. Purtroppo sappiamo com'è la lotteria dei rigori: abbiamo vinto contro l'Udinese qualche tempo fa, mentre oggi è andata male. La delusione è grossa, perchè tenevamo molto a questa coppa per diversi
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Pazzo immenso, Cassano troppo spento, Campagnaro perfetto per 120' poi l'errore fatale
14.05.2009
Castellazzi 7: dimostra il suo ottimo momento di forma con la doppia parata di metà primo tempo, prodigioso soprattutto su Pandev, non bissa il miracolo durante i rigori.

Campanaro 6,5: 120’ da gladiatore, uomo ovunque della Samp, sono le sue avanzate palla al piede a riscuotere i maggiori applausi, usa il fioretto e il bastone (specie su Foggia ad inizio primo tempo, gomitata che meritava il rosso); sbaglia il rigore decisivo.

Lucchini 6: solita prestazione fatta di ruvidezza e presenza fisica, ma anche di imbarazzo con la palla tra i piedi

(6’ pts Gastaldello 6: voto per la freddezza dimostrata dagli 11 metri).

Accardi 6: la sua arma migliore è l’anticipo, stasera la usa con poca efficienza; dei tre è quello che soffre maggiormente la rapidità di Zarate, segna dal dischetto

Stankevicius 6,5: buona prova in copertura, spinge anche molto in avanti palesando però i soliti limiti tecnici, suo l’assist (voluto o meno) per il pareggio di Pazzini

Sammarco 5: si è rivisto il giocatore di metà campionato poco inserito nel gioco, con poca voglia, molti errori, prestazione da dimenticare nella serata più importante

(91' Dessena 6: dà più vivacità al centrocampo doriano, sarebbe servito prima)

Palombo 6,5: anche il capitano non è in una grande serata, ma tiene comunque in mano il centrocampo soprattutto nel primo tempo, nella ripresa arretra a dare una mano alla difesa sotto pressione, perfetto dal dischetto.

Franceschini 6: anche lui poco inserito nelle trame di gioco, corre a più non posso, dimostrando il solito grande cuore, esce sfinito

(87' Delvecchio 6: grinta ed eccessiva irruenza come al solito, non sbaglia il rigore)

Pieri 6: prestazione in linea con il rendimento di tutto l’anno, senza infamia e senza lode, occupa la fascia, ma non riesce a mettere un cross in area che sia uno.

Cassano 5,5: spiace ammetterlo, ma ha deluso; la sfida con Zarate l’ha persa nettamente. Poco assistito, ma molto impreciso, suo il cross che porta al pareggio, una bella azione nei supplementari e poco altro. Sbaglia il primo rigore, non era proprio serata.

Pazzini 7: encomiabile. Si sbatte su tutto il fronte d’attacco, ingaggia con Siviglia una lotta, senza esclusione di colpi, si procurerebbe anche un rigore, ma Rosetti non lo vede. Pareggia con un colpo di testa da campione, mette a segno il suo rigore, di più non poteva davvero fare.

All. Mazzarri 5,5: purtroppo è andata male. Molto probabilmente il legame con la Samp finisce qui, un vero peccato perché l’allenatore toscano è bravo, ma quest’anno anche lui ci ha capito poco. Stasera ha perso l’occasione per chiudere in bellezza, rimangono dei dubbi sul tardivo inserimento di Dessena e il mancato utilizzo di Padalino.

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MessaggioInviato: Dom Ago 23, 2009 1:25 am    Oggetto:  
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Ed ecco una "consolazione"....

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Le Ferrovie ai tifosi Samp
«Da voi esempio di civiltà»

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15 maggio 2009
Il responsabile della Divisione Passeggeri Nazionale e Internazionale delle Ferrovie dello Stato, Pasquale Cammisa, ha inviato una lettera al presidente della Federclubs, Claudio Bisio, complimentandosi per il comportamento dei sostenitori blucerchiati durante la trasferta all’Olimpico di mercoledì scorso: «A conclusione dell’evento che ha visto giungere a Roma così tanti tifosi - è scritto nella lettera -, sento il dovere e il piacere di congratularmi con il vostro club e con tutti i vostri tifosi per il comportamento dimostrato sia durante il viaggio che sul campo di gioco: correttezza, spirito sportivo, civiltà di comportamento sono valori che vanno ben oltre il risultato dell’incontro e che fanno ben sperare per quel patrimonio di civiltà che vogliamo passare anche alle prossime generazioni di cittadini e di tifosi». La Federclubs vuole condividere questo merito della tifoseria organizzata e non con Fedelissimi, Fieri del Fossato, Ultras Tito Cucchiaroni e San Fruttuoso, organizzatori dei convogli.

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La vittoria dei 20.000, 1 tifo Olimpico,
l'orgoglio di essere Sampdoriani

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14.05.2009
E’ difficile commentare una sconfitta così cocente e, al tempo stesso, altrettanto beffarda. Quando un sogno svanisce nel corso della dannata lotteria dei rigori, si torna a casa con un’industriale dose di rammarico, disperazione e spesso, come la storia calcistica insegna, sono talvolta gli uomini più rappresentativi a fallire dall’appuntamento distante undici metri.

Nel nostro caso resteranno incisi, nell’elenco delle trasformazioni fallite, i nomi di Antonio Cassano e Hugo Campagnaro, rischiando di finire in secondo piano le rispettive prestazioni offerte nel corso dei 120’. Il genio barese ha vissuto sicuramente serate assai più confortanti, non ha inciso in maniera efficace, come è lecito aspettarsi invece da un campione di questo calibro, mentre il muro argentino ha mantenuto le promesse, mostrandosi il consueto animale in campo, lottando su ogni pallone, non risparmiandosi mai. Il dischetto gli è stato poi fatale.

Al di là delle prestazioni di chi è sceso in campo, sento di dedicare questo editoriale ad ognuno dei 20 mila presenti all’Olimpico, giunti in treno, a bordo degli oltre 200 pullman, delle infinite macchinate e di un volo charter. Ho fatto un centinaio di trasferte al seguito della mia amata Sampdoria, questa volta ho aderito al treno speciale organizzato congiuntamente dai Fieri Fossato e dalla Federclubs, andato ad aggiungersi agli altri 3 convogli speciali targati Ultras, Fedelissimi e San Fruttuoso. Ben 3.500 tifosi blucerchiati hanno scelto l’opportunità offerta da Trenitalia di noleggiare convogli per intero, pagandoli a prezzo di listino e disciplinando poi le regole d’accesso in assoluta autonomia. Per la prima volta le Ferrovie danno la propria disponibilità ad un'iniziativa simile, non è una concessione facile da ottenere, ma la civiltà blucerchiata è riconosciuta ovunque e ogni difficoltà passa in secondo piano.

Sopra ogni convoglio erano presenti i referenti dei singoli gruppi, nel ruolo di garanti e responsabili verso Trenitalia per eventuali danneggiamenti e coordinatori nell’organizzazione di ogni spostamento effettuato a piedi e in navetta. Come era facile da pronosticare, non è successo nulla, nessun danneggiamento, nessun scontro, nessun spiacevole episodio da dare in pasto a chi non vedeva l’ora di sparare sul mondo ultras. La tifoseria blucerchiata, da sempre, conosce il significato dei termini rispetto, disciplina, lealtà.

Se il mio cuore piange dall’amarezza e dalla delusione per il risultato sancito sul campo, dentro di me sono orgoglioso di essere nato Sampdoriano, servirebbe un’enciclopedia per spiegare tutti i motivi che mi spingono a ritenermi fortunato di appartenere a questa meravigliosa tifoseria, ma, in sintesi, cercherò di riassumerli, prendendo proprio spunto dalla finalissima. Riprendendo il discorso sui convogli, sono fiero e soddisfatto che, dopo qualche anno caratterizzato da incomprensioni, la tifoseria organizzata si sia ricompattata, non solo per il bene della squadra, ma essendo sinceramente convinta sul passo da farsi, e dimostri sempre più maturità e senso di responsabilità nel riuscire a rendere fattibili degli autentici esodi.

Ho provato la pelle d’oca, il mio corpo ha recepito brividi unici, indimenticabili quando, indossando la pettorina bianca, ho partecipato alla realizzazione di una coreografia che non ha eguali: bambini, donne, uomini, persone anziane, gente venuta da ogni luogo, anche dall’estero, tutti avevano addosso le pettorine colorate, il colpo d’occhio era fenomenale, quattro colori, bianco, blu, rosso, nero, così vicini, così inseparabili da diventare una cosa sola, il blucerchiato. Mi posso ritenere fiero della mia tifoseria che, nonostante l’immensa posta in palio, non ha voluto trascurare, nemmeno per un attimo, i propri ideali: la lotta, ormai portata avanti da pochissime piazze, verso il mutamento della normativa vigente sugli striscioni, e il saluto verso Gabriele Sandri, il tifoso biancoceleste che ci guarda da lassù per colpa di una tragedia indescrivibile.

Teoricamente la finale di Coppa Italia, peraltro storicamente disputata con la modalità dell’andata e ritorno, dovrebbe svolgersi in un campo neutro, in concreto la Lazio gioca in casa, nella sua città, nel suo stadio, con 50.000 persone al suo fianco. Nonostante la netta inferiorità numerica, sugli spalti non siamo stati assolutamente sparring – partner, anzi, noi 20.000 cuori blucerchiati siamo stati protagonisti di un tifo incessante, costante, poderoso, assordante: battimani, sbandierate, treni, sciarpate, botte di Doria e di entusiasmo che rimbombavano in ogni settore dell’Olimpico. Un sostegno diventato addirittura commovente e innamorato, quando, a partita terminata, con i loro settori spopolati e il terreno di gioco deserto, incitavamo la nostra squadra, i nostri colori, la nostra maglia. Siamo Noi la Sampdoria.

Ce ne ritorniamo a casa senza la quinta Coppa Italia in bacheca, senza la qualificazione all’Uefa e il diritto di giocarci a Pechino la Supercoppa Italiana, ma con la consapevolezza di costituire un patrimonio unico in circolazione a livello di tifoseria, aver rappresentato, ancora per l’ennesima volta, Genova in Italia e in Europa nel calcio che conta, e magari essere in credito con chi avrebbe potuto consentire il definitivo salto di qualità ad una squadra, bisognosa di rinforzi, che ha sempre dato tutto, poco o tanto che sia

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MessaggioInviato: Dom Ago 23, 2009 1:26 am    Oggetto:  
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Sintesi Mediaset Finale Coppa Italia


Tifo Samp





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MessaggioInviato: Dom Ago 23, 2009 2:03 am    Oggetto:  
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Stagione 2009/2010

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26/06/2009
RINNOVO CON ERG
La Sampdoria annuncia il rinnovo con ERG come main sponsor per le prossime due stagioni sportive. Nella stagione 2009-2010, sulle divise ufficiali, sarà presente il marchio ERG Mobile.


Portieri:
1 CASTELLAZZI Luca 19.07.1975
90 FIORILLO Vincenzo 13.01.1990
21 GUARDALBEN Matteo 05.06.1974

Difensori:
5 ACCARDI Pietro 12.09.1982
22 CACCIATORE Fabrizio 08.10.1986
28 GASTALDELLO Daniele 25.06.1983
6 LUCCHINI Stefano 02.10.1980
15 REGINI Vasco 09.09.1990
13 ROSSI Marco 30.09.1987
23 STANKEVICIUS Marius 15.07.1981
8 ZAURI Luciano 20.01.1978
3 ZIEGLER Reto 16.01.1986


Centrocampisti:
34 DESSENA Daniele 10.05.1987
19 FRANCESCHINI Daniele 13.01.1976
7 MANNINI Daniele 25.10.1983
20 PADALINO Marco 08.12.1983
17 PALOMBO Angelo 25.09.1981
16 POLI Andrea 29.09.1989
30 SAMMARCO Paolo 17.03.1983
77 SEMIOLI Franco 20.06.1980
91 SORIANO Roberto 08.02.1991
12 TISSONE Fernando Damián 24.07.1986

Attaccanti
11 BELLUCCI Claudio 31.05.1975 Vai
99 CASSANO Antonio 12.07.1982 Vai
88 FOTI Salvatore 08.08.1988 Vai
89 MARILUNGO Guido 09.08.1989 Vai
25 MUSTACCHIO Mattia 17.05.1989 Vai
10 PAZZINI Giampaolo 02.08.1984

E' partito alla volta di Napoli Hugo Armando Campagnaro... Crying or Very sad

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La Sampdoria si affida a Gigi Del Neri per guidare la squadra blucerchiata nella stagione 2009-2010. L’ex tecnico dell’Atalanta raccoglie l’eredità di Walter Mazzarri con il chiaro intento di condurre la Samp ad alti livelli. Il presidente Garrone con il lavoro del dirigente Marotta hanno adottato una politica di mercato attenta e senza stravolgere un organico che ha già dimostrato di essere competitivo. Gli acquisti più importanti sono...le conferme di Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini, due "stelle" del calcio italiano che rimarranno in blucerchiato, pronti ad entusiasmare la tifoseria che già nella scorsa stagione ha potuto ammirare le invenzioni del talento barese e il fiuto del gol dell’ex Fiorentina. Nell’ipotetico 4-4-1-1 che Del Neri sceglierà di schierare in campo trova conferma tra i pali l’esperto Castellazzi con la validissima alternativa costituita dal promettente Fiorillo. In più è stato ingaggiato Guardalben. In difesa l’arrivo sulla fascia destra ha il nome di Zauri, che conclusa l’esperienza alla Fiorentina, dopo un passato alla Lazio, ha deciso di accettare l’ingaggio del club ligure. Sulla fascia opposta troverà spazio ancora il lituano Stankevicius. Al centro fari puntati ancora su Accardi e Lucchini. Nel reparto difensivo le alternativa sono di qualità. La duttilità di Gastaldello, la velocità di Ziegler, con i nuovi innesti Cacciatore (in arrivo dalla Triestina), Marco Rossi (dal Parma) e Volta (dal Vicenza). A centrocampo Del Neri può disporre di elementi di sicura affidabilità. Capitan Palombo avrà ancora le chiavi del gioco blucerchiato ed al suo fianco agiranno i confermati Padalino, Sammarco e il nuovo arrivo Mannini, rilevato dal Napoli. Completano l’elenco Dessena e Franceschini, con il rientrante Bonanni (fine prestito al Grosseto), Poli (fine prestito al Sassuolo) e il nuovo acquisto Tissone, proveniente dall’Udinese. Per il reparto offensivo Del Neri ha solo l'imbarazzo della scelta. Lo schema che l’ex l’allenatore del Chievo dovrebbe adottare prevede l’utilizzo di un fantasista alle spalle di una sola punta. I nomi sono rispettivamente quelli di Cassano che agirà alle spalle di Pazzini, a formare una coppia già collaudata e che nella scorsa stagione ha messo in difficoltà le difese di molti club di serie A. Le alternative a disposizione di Del Neri sono di sicuro valore. Già nello scorso campionato il giovane Marilungo ha destato particolare attenzione, rispondendo a suon di gol ogni volta che è stato chiamato in causa. C'è attesa anche per il ritorno a tempo pieno dell’esperto Bellucci, si attendono conferme da Mustacchio, spesso utilizzato e dal rendimento costante. La Sampdoria ha quindi le carte in regola per disputare un brillante campionato. Una squadra che ha mantenuto l’ossatura della scorsa stagione e che è stata puntellata con innesti mirati. Un mix che dovrebbe garantire alla tifoseria blucerchiata un anno di soddisfazioni.

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MessaggioInviato: Dom Ago 23, 2009 6:42 am    Oggetto:  
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Inizia l'avventura di

Luigi Del Neri

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Luigi Del Neri è nato ad Aquileia il 23 agosto 1950. La sua carriera di allenatore inizia nel 1989, in Sicilia, dove prende la guida della Partinicaudace (Dilettanti). Una stagione dopo è il nuovo tecnico del Teramo con il salto in serie C2. Seguono diverse esperienza in giro per l’Italia, con tappe e Ravenna, Novara (due stagioni) e poi Nocerina. In Campania vince un campionato e arriva in C1 dove aggancia anche i play-off. Nel 1996 il passaggio alla Ternana (Serie C2), è lui e conduce i rossoverdi umbri alla promozione nel campionato cadetto. Dopo tre stagioni il passaggio al Chievo dove inizia il "miracolo" del club gialloblù veneto. Nel 2000 ottiene subito la promozione in serie A, poi arriva un quinto posto e nel 2002 la partecipazione (sfortunata) alla coppa Uefa. Seguono un settimo ed un nono posto. Nel 2004 arriva la grande occaisone: il Porto gli affida la guida tecnica della squadra lisutana ma viene licenziato prima dell’inizio della stagione. A settembre la Roma gli affida la panchina al posto di Rudi Voeller ma dopo meno di trenta partite si dimette dall’incarico. Nel 2005 Maurizio Zamparini lo chiama alla guida del Palermo ma a gennaio 2006 arriva un altro esonero. Nell’ottobre dello stesso anno il presidente del Chievo Campedelli lo rivuole sulla panchina dei clivensi ma nonostante un buon gioco espresso si chiude la favola del club veronese con retrocessione e conseguente divorzio. Del Neri arriva all’Atalanta con tanta voglia di riscatto e conclude il campionato 2007/08 al nono posto, raggiungendo la salvezza con 2 giornate di anticipo. Nel 2008-2009 porta l’Atalanta alla conquista della permanenza nella massima categoria, con la squadra nerazzurra che si mette in evidenza per un brillante gioco. A poche settimane dal termine della stagione il tecnico annuncia che non allenerà più la squadra orobica. Dal 1 luglio inizia la nuova avventura alla guida della Sampdoria.

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Nella Sampdoria: 1980-81

Calciatore
Dopo una lunga carriera da centrocampista, nella quale si ricorda la coppia di centrocampo con Nevio Scala ai tempi della comune militanza nel Foggia, Del Neri finisce la sua esperienza a Oderzo nel 1985, quando il presidente Ettore Setten (attuale proprietario del Treviso) lo convince a diventare allenatore.

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MessaggioInviato: Dom Ago 30, 2009 12:07 pm    Oggetto:  
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La Samp cerca a Marassi
il successo numero 600

29 agosto 2009
Battere l’Udinese avrebbe un rilevante dato statistico: sarebbe la vittoria numero 600 in serie A per la Samp. La prima è datata 29 settembre 1946, uno a zero alla Fiorentina; la numero cento, 27 dicembre 1953 due a zero all’Atalanta; la duecento, 15 aprile 1962 tre a zero al Vicenza; la trecento, 12 settembre 1982, uno a zero alla Juventus (gol di Ferroni); la quattrocento, 11 novembre 1990, quattro a due al Pisa; la cinquecento 19 ottobre 1997, tre a uno al Piacenza.

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MessaggioInviato: Dom Ago 30, 2009 2:32 pm    Oggetto:  
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La Samp cerca a Marassi
il successo numero 600

Sarebbe proprio bello!

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MessaggioInviato: Mer Set 09, 2009 11:49 am    Oggetto:  
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La Sampdoria in giro per il mondo
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09.09.2009
Quando la Sampdoria navigava in brutte acque, sembra passata un’eternità invece sono trascorse soltanto 7 anni, il lusso di vantare almeno un giocatore nel giro delle varie Nazionali era un’autentica chimera. Trovare un serio acquirente per evitare il fallimento, compiere i salti mortali per salvarsi dall’inferno della C1, sognare, un domani, una squadra capace di riportarci nel massimo palcoscenico era la nostra massima e lontana aspirazione.

Adesso soffia un vento nuovo, diverso, ambizioso, ma, al tempo stesso, umile. La Sampdoria è diventata un meraviglioso mix di persone che, pur mantenendo ben saldi i piedi per terra e cercando di rispettare il rigore di bilancio contribuendo, nel proprio piccolo, a quell’opera di risanamento generale del prodotto calcio, sta cullando un encomiabile progetto a medio – lungo termine, iniziato dall’approdo di Riccardo Garrone e Beppe Marotta alla guida della società: il settore giovanile, assolutamente inesistente nel 2002, sta diventando il fiore all’occhiello del club blucerchiato.

Col segno di poi è inevitabile ammettere con orgoglio il pieno raggiungimento dell’obiettivo: negli ultimi anni la Primavera ha incantato, conquistando uno Scudetto, sfiorandone almeno un altro, la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, sfornando giovani talenti destinati ad assumere un ruolo importante nel futuro della Sampdoria, in primis Fiorillo, Soriano, Poli, Marilungo e Mustacchio, e scandagliando i mercati esteri per scoprire talenti sconosciuti, un’ottima politica non perseguita invece per quanto riguarda la prima squadra, a prescindere da quale tecnico sedesse sulla nostra panchina.

Quando c’è la sosta dei campionati in occasione degli impegni delle Nazionali, la Sampdoria non smette di giocare, poiché stiamo prendendo la lussuosa abitudine di ammirare, in giro per il mondo, diversi nostri tesserati difendere con orgoglio e profitto la casacca del proprio Paese. L’Angelo Blucerchiato sta sempre più diventando un punto di riferimento, un giocatore insostituibile nella zona nevralgica del campo, diventando ormai, per tecnica, senso della posizione, esperienza e lavoro di copertura – rottura del gioco avversario, uno tra i tre centrocampisti italiani migliori in assoluto. La consapevolezza che il nostro capitano, nonostante il corteggiamento di big presunte o reali, abbia voluto a tutti i costi restare in blucerchiato, rappresenta una soddisfazione senza prezzo.

Se le chiavi del centrocampo sono ormai consegnate al nostro Angelo, va purtroppo constatata l’assoluta indifferenza del Ct nei confronti di Antonio Cassano e il limitato spazio riservato a Giampaolo Pazzini: il primo è diventato un caso nazionale come accaduto a Roberto Baggio ai tempi di Trapattoni, il secondo rischia di vedersi ulteriormente ridotta la considerazione del Commissario Tecnico nel caso di regolare convocazione italianizzata di Amauri, nonostante il Pazzo, da gennaio in poi, abbia una media – goal invidiata da qualunque collega in circolazione.

Se Ziegler deve ancora trovare costanza di rendimento sia in blucerchiato, che in nazionale, Marco Padalino sta sempre più riscontrando consensi con la Svizzera: il goal realizzato con la Grecia testimonia le potenzialità del ragazzo, il quale avrà il compito di sfruttarle appieno per essere considerato a tutti gli effetti un esterno affidabile in copertura e concreto in fase di spinta. Impossibile non commentare la prestazione dei nostri ragazzi nelle nazionali giovanili. Contro il Galles l’under 21 di Casiraghi non ha vissuto una tra le sue migliori giornate, ma i baby blucerchiati si sono fatti ampiamente valere: in porta Fiorillo dimostra grande sicurezza e senso della posizione, anche se nelle uscite deve talvolta limitare i rischi.

A centrocampo Poli e Soriano hanno tutto per sfondare nel calcio che conta: bravi sia in impostazione, che nel rompere le azioni avversarie, stanno dimostrando consapevolezza dei propri mezzi e grande personalità, non restando intimoriti dinanzi al gioco, talvolta maschio, degli avversari. Se Sammarco e Dessena non rientravano nei piani tecnici e andavano trasferiti per consentire loro di giocare con continuità essendo peraltro ancora patrimoni della società, a centrocampo la squadra è ampiamente coperta. Il ragazzo pescato nel Treviso e l’ex Bayern Monaco si ritrovano tra le mani non solo il presente, ma soprattutto il futuro proprio e della Sampdoria. Del Neri è un tecnico che non ci pensa due volte a lanciare i giovani di valore, sono convinto che, tra Campionato e Coppa Italia, entrambi avranno le proprie occasioni da sfruttare al volo.

Se per Foti purtroppo si preannuncia un’altra stagione ai margini, almeno fino a gennaio, Marilungo e Mustacchio, sia nel club, rispettivamente Lecce e Ancona, che nelle rappresentative azzurre, hanno soltanto l’imbarazzo della scelta, devono farsi trovare pronti in buona parte delle occasioni nelle quali verranno chiamati in causa. Guido ha già mostrato di possedere il vizio del goal anche nella massima serie, Mattia ha fatto faville nei recenti Giochi del Mediterraneo, segnalandosi come il talento più estroso dell’intera truppa azzurra.

La Sampdoria è ben consapevole di ritrovarsi in casa i campioni del futuro, basta crederci, puntare su di loro senza riporre eccessive pressioni. Hanno stoffa da vendere, le qualità umane necessarie a non perdersi per strada, le qualità calcistiche per farci sognare. Un domani i nostri beniamini potranno essere anche loro, soprattutto loro...

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MessaggioInviato: Mer Set 09, 2009 1:35 pm    Oggetto:  
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Se per Foti purtroppo si preannuncia un’altra stagione ai margini

E' stato troppo caricato ,a mio avviso non è quello che si diceva o pensava!!!

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MessaggioInviato: Sab Set 26, 2009 10:52 pm    Oggetto:  
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Ciao Enzo, "grande vecchio" blucerchiato

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venerdì 25 settembre 2009

Enzo Garufi è stato uno di quei personaggi che, con tatto e discrezione, hanno contribuito a far grande la Sampdoria. Presidente, vice, consigliere e co-proprietario: ecco chi era il "grande vecchio", nel ritratto del giornalista Alberto Pizzorni realizzato per il volume sul sessantenario della società.

Il "grande vecchio". In tutti i sensi, grande perché forte del suo metro e 90 ne guarda molti dall’alto, vecchio perché classe 1920 e sono ben 86 primavere splendidamente vissute. Altra tempra, altra classe. Ma soprattutto "grande vecchio" perché nei momenti di difficoltà della Sampdoria è sempre stato protagonista trovando la soluzione per consentire una vita dignitosa, ed in un caso addirittura strepitosa, alla società. Lui, Enzo Garufi nel corso degli anni ha convinto Glauco Lolli Ghetti, Enrico De Franceschini, Arnaldo Salatti e Paolo Mantovani ad acquistare la Sampdoria e qualcosa ci sarebbe anche da dire anche nel passaggio di proprietà tra Enrico Mantovani e Riccardo Garrone visto che in quel momento il presidente della Sampdoria era proprio lui, Enzo Garufi. Se poi si vuole aggiungere che ha vissuto in diretta l’improvvisa la retromarcia di Mario Contini sull’acquisto del Genoa da Aldo Spinelli… forse ha sempre avuto il dono di trovarsi nel posto giusto al momento giusto.

Maggio 1979, Enzo Garufi, laurea in ingegneria ma assicuratore ma anche co-proprietario della Sampdoria insieme con De Franceschini, Montefiori e Rolandi, va a Busalla negli uffici della Pontoil, la società di tre amici, Mantovani, Noli e Contini. Con Mantovani c’è stata una telefonata il giorno prima, "Paolo, hai voglia di parlare di Sampdoria?" era stata la domanda di Garufi che sapeva come il petroliere avesse concluso una grossa operazione economica, fosse deciso a ritirarsi dagli affari ma avesse ancora nel sangue la voglia di blucerchiato dopo una breve esperienza dirigenziale troncata da dissapori con Lolli Ghetti. La risposta arrivò dopo una delle caratteristiche pause mantovaniane e fu affermativa, "parliamone, anche domani".

E così è stato. Solo che per raggiungere l’ufficio di Mantovani Garufi passa davanti a quello di Mario Contini, genoano doc, che lo vede e lo insegue ammonendo. "So cosa sei venuto a fare, ma stai attento, se tu convinci Mantovani a prendere la Sampdoria io vado subito a prendere il Genoa". Accadde la prima e non la seconda cosa, fu la fortuna di metà Genova e il rammarico dell’altra metà. L’accordo venne siglato con una stretta di mano sotto il pergolato di una trattoria di Casella in compagnia di fave e salame, quindi ravioli. Il non accordo per l’altra sponda calcistica genovese saltò perché la notizia era apparsa in anteprima sui giornali, Contini s’infuriò, telefonò all’avvocato Meneghini che aveva già pronto il contratto, mancava solo la firma, e mandò tutto all’aria. Nella vita ci vuole anche fortuna.

Quello di Paolo Mantovani è il colpo da maestro di Garufi, quello per il quale i sampdoriani dovranno essergli eternamente grati. Non è un personaggio da cronaca, da giornali, questo signore alto e distinto, di poche parole, amante della riservatezza. Oggi vive la Sampdoria seduto nella poltroncina numero 21 nella prima fila della tribuna d’onore dopo esserne stato presidente, vicepresidente con Paolo, Enrico Mantovani e Lolli Ghetti, consigliere con Lolli Ghetti e Salatti. Una presenza rassicurante e discreta.

Eppure Enzo Garufi, che detiene il record di longevità dirigenziale non nasce sampdoriano anzi dal calcio era sempre rimasto lontano "Da ragazzo non me lo potevo permettere, non avevo i denari per andare alla partita", ricorda. Poi diventa "benestante" ed inizia a frequentare Marassi ma i suoi amici sono tutti genoani "ed abbastanza insopportabili", ricorda. Scelta obbligata, amore coltivato sino a diventare una fede: è il 1960, presidente è Ravano.

Un passo indietro per la storia. Quella di Garufi è tipica del primo dopoguerra; nasce in Sicilia ma cresce all’Altopiano di Asiago dove si era stabilito il padre che in quelle valli aveva combattuto la Grande Guerra e che gli erano rimaste del cuore. Garufi cresce a Maini, frazione del comune di Lusiana, dove tutti si chiamano Maini compresa la famiglia di quella Sonia diventata prima moglie e poi vedova di Rajiv Gandhi, oggi le donne più potente d’India.

Scuole medie con il massimo dei voti ma alla fine anche la necessità di una bocca in meno da sfamare e a 15 anni il ragazzo arriva a Genova, ospite di un parente, abita in corso Torino, frequenta il liceo scientifico "Cassini", allora in Carignano. L’Italia va verso un’altra guerra, la crisi economica cresce e dopo tre anni di promozioni il quarto e la maturità sono alle serali perché in famiglia serve uno stipendio in più. Lo trova grazie a Cesare Olivero, assicuratore marittimo per conto della compagnia svizzera "La Baloise" con scagno in piazza delle Vigne, dirimpetto alla chiesa. E’ la svolta della sua vita e di rimando anche il bene futuro della Sampdoria.

Passano gli anni e passa anche la Seconda Grande Guerra (l’8 settembre salva Garufi dalla spedizione in Grecia), nel 1946 arriva la laurea in ingegneria però il primo amore non si dimentica, il triangolo Banchi, Sottoripa, San Luca, il porto che riparte, le navi da assicurare rappresentano l’attrazione fatale: dopo qualche anno Enzo Garufi si mette in proprio, acquisisce nuovi ed importanti clienti, inizia a frequentare l’ambiente della Genova economica, scopre il calcio.

La Sampdoria. Il primo contatto è con un laureato in farmacia, Glauco Lolli Ghetti un ciociaro che sposa la figlia dell’armatore Bibolini. Lolli Ghetti è uomo abile, la farmacia compratagli dal suocero in salita Santa Caterina gli sta stretta, timonare una flotta è il sogno che si avvererà nel corso degli anni sino ad arrivare ad essere uno dei più importanti armatori. Ma nonostante il successo non riesce ad essere accettato dalla borghesia genovese. Il dopo Ravano era incerto, Sanguineti che era consigliere con Ravano offre la società a Lolli Ghetti (facendogli credere che gli costerà solo dieci milioni al mese, ma poi non sarà così) che in vacanza in Svizzera riflette per una settimana in compagnia di Garufi. "Mi chiese cosa ne pensassi, gli risposi che se voleva essere conosciuto a Genova doveva prendere una società di calcio perché il suo nome sarebbe apparso sui giornali quotidianamente. Abbiamo ragionato e una mattina a colazione dice, mi hai convinto, andiamo a Genova però tu vieni con me in società e fai il vice presidente. Sì, risposi ma non ho denari da mettere, ti posso solo aiutare a tenere certi contatti". Affare fatto, era il 1961.

Dopo Lolli Ghetti ecco diventare presidente Enrico De Franceschini nel 1965. "Era un mio amico, avevamo rapporti anche d’affari, non ho faticato a convincerlo però è durato poco. Ricordo che disse di non aver rimesso una lira…però non so se ha detto tutta la verità". Il trittico si conclude con Arnaldo Salatti. "Gli piaceva essere in vista, apparire, una brava persona anche se talvolta il giorno il cui doveva pagare gli stipendi ai giocatori mi chiedeva un supporto economico che poi ha sempre onorato".

Ancora Lolli Ghetti nel 1974 ma in difficoltà dopo poco. "Un giorno mi chiama e mi avvisa che non è più in grado di proseguire, deve liberarsi della società, piuttosto la regala a condizione di essere manlevato dagli obblighi con le banche. Detto fatto, si forma un quadrumvirato con me, poi De Franceschini, Montefiori e Rolandi. Chi fa il presidente, ci chiedemmo? Facciamo un presidente di comodo, e lo individuiamo in Edmondo Costa, perché sampdoriano, perché era stato dirigente con Ravano. Fu presidente senza nessun onere economico ma anche senza alcun compenso. E in attesa di trovare un compratore noi quattro abbiamo garantito alla società le risorse necessarie per continuare ad esistere".

E il compratore arrivò. C’era un capitale nominale di un miliardo e la proposta formulata da Garufi a nome del quadrumvirato a Paolo Mantovani fu di prendersi la Sampdoria con l’aumento di capitale". A noi interessava uscirne con il minor danno possibile, in cambio ci saremmo tenuti solo le nostre azioni". Proposta accettata quella famosa mattina a Casella sotto il pergolato ma non senza qualche brivido a posteriori quando pochi giorni dopo in una riunione negli uffici di De Franceschini nella villa Paradisino, in Albaro, si fu ad un passo dal disastro. "A De Franceschini sotto sotto dispiaceva e così iniziò a proporre che invece delle azioni Mantovani avrebbe potuto pagare qualcosa. Paolo si alzò e ci mandò tutti a quel paese. Lo rincorsi nel corridoio, si ragionò. Noi rimanemmo nel consiglio senza contare nulla".

Gli anni di gloria li ricordiamo tutti, Paolo Mantovani presidente ed Enzo Garufi suo vice, una splendida passeggiata per il "grande vecchio" che però è costretto al ritorno in servizio alla scomparsa di Paolo. "All’insorgere della sua malattia Mantovani avviò un’azione per ridurre i costi di gestione della società e per questo vendette Vialli consigliando poi ai figli di cedere la società al momento della sua scomparsa. I figli, però, appassionati alla squadra si illusero di poter condurre la Sampdoria con costi ragionevoli e ma così non fu". E dopo qualche anno la cessione della Sampdoria divenne una necessità per evitarne il fallimento.

Si mettono al lavoro Enrico, Barandun, il finanziere svizzero che tiene le chiavi della cassaforte di famiglia, e ovviamente Garufi. "Dopo una trattativa durata parecchi mesi con il Fondo B&S che aveva altri investimenti nello sport siamo pronti a concludere ma quando il loro consiglio di amministrazione, erano in cinque consiglieri-soci, vota tre sono contrari e non se ne fa nulla". Tutto da rifare. Poco tempo dopo Beppe Dossena chiede un incontro con Garufi. "Volle parlare con me e non con Mantovani perché disse che lo aveva trattato male. Mi disse che un principe saudita proprietario di un squadra che gli costava venti milioni di dollari all’anno era interessato ad entrare nel calcio italiano anche perché, gli spiegò Dossena, con quella cifra avrebbe potuto far bene. Chissà se questo principe all’inizio c’era per davvero oppure non c’è mai stato.

Comunque nessuno ha mai parlato con lui, ma sempre tramite terzi nonostante il saudita dalla primavera del 2001 fosse qui vicino, in Francia, a bordo del suo yacht. Tutto procedeva in modo professionale, c’era la lista dei giocatori, i loro contratti scadenza ed ingaggio, insomma aveva l’aria di essere una trattativa seria. Con Barandun avevamo già fissato il prezzo, circa dieci milioni di dollari che per noi erano sufficienti per sanare i debiti. Alla fine di agosto il principe fa sapere di essere disposto a concludere per metà settembre a Zurigo. Poi l’11 settembre blocca tutto, e dopo qualche giorno gli emissari del principe ricevono l’ordine di rientrare in Arabia Saudita. Scomparsi tutti, soprattutto Dossena, "divenne introvabile".

Passa qualche giorno e all’improvviso vengo a sapere che Garrone avrebbe trovato chi è disposto a comprare la Sampdoria, lui non voleva nulla, non voleva entrare, sarebbe stato solo il tramite di una società di Londra. Poi vedo sui giornali ricomparire il nome di Dossena. Mantovani e Barandun ci credevano io no proprio per Dossena, ho avuto la sensazione che fosse un bidone, ma ero fuori dalla trattativa. Per come è finita questa storia per la Sampdoria va bene così, Garrone si è comportato bene, avrebbe potuto denunciare il raggiro, come giustamente ha fatto, e mollare tutto. Ma non è da lui, si è comportato bene, con la gente e con la città".

A Riccardo Garrone forse manca qualche tassello di questo complesso mosaico e un giorno chiama il "grande vecchio". "Enzo vorrei vederti, mi dice….". Ma qui il racconto di Enzo Garufi si ferma, quel grande archivio che abita la sua testa si chiude inesorabilmente seppur con un sorriso e una stretta di mano.

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