Sampdoria è vita

Foto & Video - La nostra storia dal 1946 ad oggi

Homer - Mar Mag 20, 2008 3:45 pm
Oggetto: La nostra storia dal 1946 ad oggi
1946: Fusione Sampierdarenese /Andrea Doria
Nasce la Sampdoria


L’Unione Calcio Sampierdarenese-Doria “Sampdoria” è una delle società più giovani del calcio professionistico italiano. Nata nel dopoguerra mediante la fusione di due delle squadre più prestigiose del calcio italiano di inizio secolo: la Sampierdarenese Calcio (fondata nel 1911) e l’Andrea Doria (sezione calcio fondata nel 1900 da Francesco "Franz" Calì). Il 9 luglio 1946 presso lo studio dell’avvocato Bruzzone di Genova viene discussa e redatta la Convenzione che statuisce i termini della creazione della nuova società. Poco più di un mese dopo, il 12 agosto dello stesso anno, sempre presso lo studio dell’avvocato Bruzzone viene redatto l’atto formale di costituzione: “la Sampdoria, Unione Calcio Sampierdarenese Doria, si costituisce a Genova il 12 agosto 1946 in seguito a fusione per deliberazione delle assemblee generali della Associazione Calcio Sampierdarenese, in data 4 luglio, e della Sezione Calcio della Società Ginnastica Andrea Doria, in data 26 giugno, e come da Convenzione del 9 luglio”. Il capitale sociale della nuova società, pari a lire 17.500.000 di lire, fu versato e sottoscritto, tra gli altri, da Sanguineti, Parodi, Corti, Gambero e Torresi: nasce così l’Unione Calcio Sampdoria.

Questa fusione non ha nulla a che vedere con quella obbligata, per ragioni politiche, del 1926 con il nome di “Dominante” che vide la forzata fusione della Sampierdarenese, dell’Andrea Doria, della Corniglianese, della Sestrese e della Rivarolese. Ma questa decisione politica determina la chiusura degli stadi originali delle società: Villa Scassi (dove ora c'è via Cantore ndr) a Sampierdarena e il Cajenna . Il Cajenna era lo stadio dell'Andrea Doria e si trovava in via Clavarezza nel quartiere di Marassi schiacciato in senso verticale al Bisagno fra le carceri di Marassi e l'attuale stadio Ferraris. Quel rettangolo di gioco si era meritato l'apellativo di Cajenna per i ribollenti ardori agonistici "Fieggeu saplleta" era il grido che lancaiva capitan Calì nei momenti topici della partita. Il campo di gioco era separato da quello in uso al genoa da una semplice palizzata in legno. Una separazione che sparì a seguito di un accordo segreto conclusosi nel 1927 (dettato dalla forzata fusione fra l'Andrea Doria e la Sampierdarenese ndr) fra il segretario doriano Enrico Silvestri, il presidente rossoblù Guido Sanguineti e le gerarchie fasciste. A completare il tradimento il successivo passaggio dello stesso Sanguineti nella dirigenza genoana (divenendo, fra l'altro, il più abile dirigente della storia di quella società ndr). Infatti, il terreno venne ceduto proprio alla odiata rivale per ventimila lire; così accadde che il terreno dove i grifoni subirono tante sconfitte divenne la base dove fu costruita la gradinata nord.

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Calì

La storia narra che nel primo campionato del dopoguerra, ovvero 1945/46, entrambe le squadre militavano nel girone settentrionale della serie A. Al termine del campionato l’Andrea Doria si qualificò al 10° posto e la Sampierdarenese all’ultimo posto (14° ndr). La Sampierdarenese doveva, pertanto essere retrocessa allorquando, a seguito della riunificazione delle Federazioni Nord e Sud venne deciso di privilegiare i titoli sportivi acquisiti nel tempo: sicchè al nuovo campionato di serie A con 20 squadre a girone unico fu ammessa la Sampierdarenese a discapito dell’Andrea Doria. La cosa prese alla sprovvista i doriani che avevano già acquistato, per la considerevole cifra di 3.200.000, dal Vicenza l’emergente Bassetto. Si venne così a creare una situazione imbarazzante la Sampierdarenese in serie A con una situazione economico finanziaria disastrata e la “ricca” Andrea Doria retrocessa d’ufficio in serie B. Dopo una serie di incontri fra le due dirigenze ci si accordò per la fusione. La neonata società venne immediatamente ribattezzata dalla stampa sportiva la “squadra dei milionari”.

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Le maglie

Le avventurose vicende di Andrea Doria e Sampierdarenese. Dalla fusione che dà vita alla Dominante, al fallimento del progetto che dovrebbe dar luogo ad una unica squadra in grado di competere per la supremazia cittadina col Genoa. I vertici fascisti fanno e disfano, dando luogo ad una sarabanda senza fine. Dopo la guerra rinascono le due società che vengono ammesse alla serie A. Al termine della stagione 1945-46, nasce la Sampdoria.

Il primo torneo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, aveva visto la partecipazione di ben tre società genovesi al girone settentrionale della Serie A: il Genoa, l'Andrea Doria e la Sampierdarenese. Mentre scontata era stata l'ammissione di Genoa e Sampierdarenese, molto sorprendente era stata invece quella dell'Andrea Doria, che aveva potuto godere di un permesso speciale concessole dal Presidente della Federazione, Mauro, a causa delle vessazioni che questa società aveva subito durante il regime fascista. Infatti, l'Andrea Doria, nel 1928 aveva dovuto subire la fusione con la Sampierdarenese che aveva dato luogo alla Dominante, progetto portato avanti dagli alti comandi della 26° Legione della Milizia Fascista, un pò sul modello di quello che aveva portato alla costituzione della Roma e che in pratica mirava ad inglobare tutte le realtà calcistiche cittadine in una unica società. Gli ex doriani, però, non si erano dati per vinti e un gruppo di indomabili, capeggiati da paolo Franchetti, aveva costituito l'Alessandro Volta, presieduta da Olivari, la quale aveva ricomincaito dalla prima divisione dilettanti, per poi far rivivere l'antica denominazione Andrea Doria. Nel 1931-32, la squadra era arrivata in serie C, dove era rimasta sino al 1936, allorchè i soci dell'Andrea Doria dovettero arrendersi alle angustie economiche, di cui erano direttamente responsabili le gerarchie fasciste cittadine, che avevano mosso tutte le pedine possibili per strozzarli finanziarmente. Per quanto concerne la Sampierdarenese, essa era nata nel 1911 come Società Ginnastica Comunale, su impulso di un gruppo di studenti (Cornetto, Lenuzza, Riccardi, Scatti, Berlingeri, Pastorino, Calvi, Langerotto e Siegris). Dopo aver cominciato nella terza categoria, la Sampierdarenese era passata nel 1915 in seconda. Nel 1920, la sezione calcistica si rese autonoma e assorbì la dissestata Pro Liguria, acquisendo così il diritto a prendere parte al torneo di prima categoria. Infine, come abbiamo visto, nel 1928, anche la Sampierdarenese si era dovuta rassegnare alla scomparsa. Non era però finita lì, poichè nel frattempo, la Dominante aveva dato a sua volta luogo ad una nuova fusione con Rivarolese e Sestrese, dalla quale era nato il Liguria, esperimento che però ben presto era fallito con la caduta in serie C. Di fronte a questa situazione, il Segretario del Fascio di Sampierdarena, Benvenuti, aveva convocato Luigi Cornetto, uno dei fondatori della Sampierdarenese, il quale aveva ripreso contatto coi vecchi soci e aveva accettato l'incarico di ricostruire la società dalle fondamenta, con una unica condizione: quella di riprendere l'antica denominazione. La nuova società era andata talmente bene, da ritrovarsi nel giro di pochi anni in serie A. Ancora una volta, però, le turbolenze societarie erano dietro l'angolo e, quando le grandi acciaerie di Sestri e Cornigliano, che davano grande aiuto alla squadra, chiesero una compensazione per l'aiuto economico dato, il presidente Moio, un ex colonnello dei carabinieri divenuto capo dell'ufficio personale dell'Ansaldo, decise di darla mutando nuovamente il nome in Liguria. La sarabanda in questione, finì soltanto con l'arrivo della guerra, dopo di che, si tornò alla situazione esistente alla fine del primo conflitto mondiale, con Sampierdarenese e Andrea Doria ancora una volta sulla breccia.
Il torneo 1945-46, non fu molto brillante per il calcio della Superba. Tutte e tre le squadre cittadine, avevano dato luogo ad un torneo stentato, caratterizzato più dalle ombre che dalle luci. In particolare, l'Andrea Doria si era classificata al decimo posto, mentre la Sampierdarenese era arrivata quattordicesima ed ultima. Quando la Federazione decise di tornare al girone unico, si venne a creare una situazione abbastanza controversa, poichè la Sampierdarenese si trovava in cattive acque dal punto di vista economico, ma avrebbe avuto diritto a partecipare alla successiva serie A, mentre l'Andrea Doria, che sotto il profilo finanziario non aveva eccessivi problemi, si sarebbe trovata nella serie cadetta. Il tutto era dovuto alla decisione della Federazione di privilegiare i titoli sportivi acquisiti nel tempo. A rendere ancora più amaro il verdetto federale per i doriani, concorreva il fatto che i vertici societari, sulla base di assicurazioni precedenti, si erano già mossi bloccando Bassetto per la bella cifra di oltre tre milioni di lire. Fu a questo punto che Cornetto e Parodi decisero l'abboccamento segreto che avrebbe sbloccato una situazione intricatissima. Nel corso di un colloquio a quattro occhi, i due concordarono su un punto che difficilmente poteva essere confutato: tre squadre a Genova erano troppe. Quando Cornetto espose il risultato di questo colloquio all'assemblea dei soci della Sampierdarenese, l'accoglienza fu gelida, se non rabbiosa. Fu necessaria una seconda convocazione, nel corso della quale furono smussati alcuni angoli e date assicurazioni che fecero breccia anche nei soci più refrattari. Ma il passi definitivo venne nel corso di una terza assemblea, quando Corti, in rappresentanza della parte doriana perorò con tanta passione la necessità di unire le forze, da sgombrare il campo dalle ultime incomprensioni. Il 6 luglio 1946, nello studio dell'avvocato Bruzzone, fu così firmata la convenzione che sanciva la nascita della Unione Calcio Sampierdarenese-Doria, ovvero la Sampdoria. Presidente era Pietro Sanguineti.


E’ questa fusione che marca significativamente la società : la caratteristica maglia blucerchiata è il risultato dell’incontro/fusione delle maglie utilizzate dalle due società (entrambe militanti nella massima serie del campionato italiano) bianca con banda orizzontale rossonera della Sampierdarenese Calcio, bianca e blu verticale quella dell’Andrea Doria: una maglia che Nando Dalla Chiesa sulle pagine del "Corriere Della Sera" non ebbe remore a definire "la più bella di tutte"; il nome è il risultato della fusione dei nomi (l’ordine è stato dettato dal caso) delle due società.

Il primo allenatore fu il fiorentino Galluzzi.



Sampdoria-Video story



Stagione 1946/47
Serie A - 10 posto


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L’esordio della Sampdoria fu a Roma, la squadra venne sconfitta da una tripletta del centravanti giallorosso Amadei a cui rispose il bomber blucerchiato Bassetto col gol della bandiera: 3 a 1. La seconda giornata di campionato vide l’esordio casalingo della Sampdoria contro la Fiorentina, la partita fu vinta grazie al gol siglato al 4’ minuto della ripresa da Baldini.



Il 3 novembre 1946, alla presenza del presidente della Repubblica De Nicola, i blucerchiati disputano, e vincono J, il primo “derby della Lanterna” contro il Genoa il risultato finale di tre reti a zero porta le firme di Baldini (una memorabile cannonata, scoccata da trenta metri, incastratasi fra palo e traversa), Frugali e Fiorini. Al termine del campionato la squadra si piazza al decimo posto con 36 punti (frutto di 14 vittorie, 8 pareggi e 16 sconfitte).

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Il 2 marzo del 1947 si presenta a Marassi il Grande Torino. Due reti del 'bomber' Bassetto e una di Fiorini (per il Toro segnò Menti) consentirono alla Samp di ottenere un prestigioso risultato. A sei turni dal termine (dopo aver battuto il Genoa ' in casa sua' e infilato una serie di tre vittorie consecutive), si ritrovava al quinto posto in classifica. Purtroppo nelle ultime sei partite subì ben cinque sconfitte e scivolò al decimo posto (non male, comunque, per una debuttante).

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In un'Italia sconvolta, radicalmente cambiata dalla guerra, cambiò anche il girone unico. Dopo i due confusi "Campionati di Guerra" che avevano visto vincere prima, nel 1944, una squadra mai stata in Serie A, il sorprendente Spezia, vittorioso - grazie al contributo dei Vigili del Fuoco della città ligure - sulle mutilate Torino e Venezia, e poi, nel 1946 il Torino, che aveva così scritto il secondo capitolo della storia di quella grande squadra che negli anni '40 conquistò l'Italia intera, la FIGC riprese il completo controllo dei tornei.

Si ripartì dalla formula abbandonata per i problemi logistici dovuti alla guerra, il girone unico: la riammissione in Serie A dell'ex-Liguria, ora Sampdoria, e del Bari, retrocesse al termine del Campionato 1942-43, di Modena e Brescia, che avevano vinto in quell'anno la Serie B, della vecchia Alessandria, vincitrice di un Campionato Alta-Italia giocato tra squadre di Serie B e C del Nord-Italia nel 1946 e del Napoli, vincitore dell'analogo Campionato giocato nel Sud, aumentarono il numero delle squadre della prima categoria a venti.

Il campionato iniziò il 22 settembre 1946. Il Torino inizialmente non rispettò le previsioni, ma, pur ottenendo larghe vittorie in trasferta, pareggiò le prime tre partite casalinghe contro Triestina, Sampdoria e Juventus. Alla decima giornata furono in testa Juventus e Bologna, poi gli emiliani si bloccarono, persero tre gare di fila e lasciarono arrivare in testa alla fine del girone d'andata i bianconeri, campioni d'inverno il 2 febbraio 1947 davanti al Torino e al sorprendente Modena che, come il Livorno di qualche anno prima, era riuscito nell'impresa di ottenere ottimi risultati con giocatori provenienti dalle serie minori.

Con l'inizio del girone di ritorno la lanciatissima Juventus crollò improvvisamente e perse prima ad Alessandria e poi in casa contro il Milan; nelle settimane successive fu così costretta ad inseguire l'inedita coppia formata dai cugini e dal Modena. Furono però i granata ad allungare: alla 30. giornata, il 4 maggio, il vantaggio del Torino su bianconeri e canarini era di 5 punti, il 1 giugno di 7 e lo scudetto diventò matematico già a tre giornate dalla fine, con il pareggio di Bari. Alla fine, i punti di vantaggio su Juve e Modena furono rispettivamente 10 e 12.

La lotta in fondo alla classifica venne vinta al fotofinish dalla Fiorentina, mentre caddero Venezia e Brescia. Retrocesse anche la Triestina, che fu però risparmiata a causa della difficile situazione in cui si era ritrovata la città di Trieste dopo la fine della guerra: per i giuliani il campionato non fu assolutamente tranquillo, ma tanto agitato da portare la squadra a decidere di giocare le proprie gare casalinghe allo Stadio "Moretti" di Udine. Il ripescaggio della squadra portò dunque ad un ulteriore allargamento della Serie A, che fu formata da 21 squadre per il solo Campionato 1947-48.
Homer - Mar Mag 20, 2008 4:19 pm
Oggetto: Stagione 1947/48 Serie A - 14° posto
Commento alla stagione della Sampdoria 1946/47

L’esordio della Sampdoria fu a Roma, la squadra venne sconfitta da una tripletta del centravanti giallorosso Amadei a cui rispose il bomber blucerchiato Bassetto col gol della bandiera: 3 a 1. La seconda giornata di campionato vide l’esordio casalingo della Sampdoria contro la Fiorentina, la partita fu vinta grazie al gol siglato al 4’ minuto della ripresa da Baldini.

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Il 3 novembre 1946, alla presenza del presidente della Repubblica De Nicola, i blucerchiati disputano, e vincono J, il primo “derby della Lanterna” contro il Genoa il risultato finale di tre reti a zero porta le firme di Baldini (una memorabile cannonata, scoccata da trenta metri, incastratasi fra palo e traversa), Frugali e Fiorini. Al termine del campionato la squadra si piazza al decimo posto con 36 punti (frutto di 14 vittorie, 8 pareggi e 16 sconfitte).

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Il 2 marzo del 1947 si presenta a Marassi il Grande Torino. Due reti del 'bomber' Bassetto e una di Fiorini (per il Toro segnò Menti) consentirono alla Samp di ottenere un prestigioso risultato. A sei turni dal termine (dopo aver battuto il Genoa ' in casa sua' e infilato una serie di tre vittorie consecutive), si ritrovava al quinto posto in classifica. Purtroppo nelle ultime sei partite subì ben cinque sconfitte e scivolò al decimo posto (non male, comunque, per una debuttante).

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Gli attaccanti Baldini e Bassetto realizzano rispettivamente 18 e 13 reti : saranno i “gemelli del gol” sino all’arrivo della coppia Vialli-Mancini. Il primo capitano blucerchiato fu Bruno Gramaglia, la prima formazione era così composta: Bonetti, Borrini, Zorzi, Fattori, Bertani, Gramaglia, Fabbri, Bassetto, Baldini, Fiorini, Frugali.


Tabellini partite 1946/47


PRESENZE
37 BALDINI
36 ZORZI
35 FATTORI
34 BARSANTI
31 FIORINI
30 BASSETTO, BORRINI, FABBRI
29 GRAMAGLIA
27 PIACENTINI
25 BONETTI
17 FRUGALI
13 LUSETTI
12 PISCHIANZ
11 D'ALCONZO
9 BERTANI
5 POGGI
3 BOVOLI, SILVESTRELLI
1 PARODI

MARCATORI
18 BALDINI
13 BASSETTO
13 FIORINI
4 BARSANTI
3 D'ALCONZO
3 FABBRI
2 FRUGALI
1 GRAMAGLIA

Commento al campionato di Serie A
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In un'Italia sconvolta, radicalmente cambiata dalla guerra, cambiò anche il girone unico. Dopo i due confusi "Campionati di Guerra" che avevano visto vincere prima, nel 1944, una squadra mai stata in Serie A, il sorprendente Spezia, vittorioso - grazie al contributo dei Vigili del Fuoco della città ligure - sulle mutilate Torino e Venezia, e poi, nel 1946 il Torino, che aveva così scritto il secondo capitolo della storia di quella grande squadra che negli anni '40 conquistò l'Italia intera, la FIGC riprese il completo controllo dei tornei.

Si ripartì dalla formula abbandonata per i problemi logistici dovuti alla guerra, il girone unico: la riammissione in Serie A dell'ex-Liguria, ora Sampdoria, e del Bari, retrocesse al termine del Campionato 1942-43, di Modena e Brescia, che avevano vinto in quell'anno la Serie B, della vecchia Alessandria, vincitrice di un Campionato Alta-Italia giocato tra squadre di Serie B e C del Nord-Italia nel 1946 e del Napoli, vincitore dell'analogo Campionato giocato nel Sud, aumentarono il numero delle squadre della prima categoria a venti.

Il campionato iniziò il 22 settembre 1946. Il Torino inizialmente non rispettò le previsioni, ma, pur ottenendo larghe vittorie in trasferta, pareggiò le prime tre partite casalinghe contro Triestina, Sampdoria e Juventus. Alla decima giornata furono in testa Juventus e Bologna, poi gli emiliani si bloccarono, persero tre gare di fila e lasciarono arrivare in testa alla fine del girone d'andata i bianconeri, campioni d'inverno il 2 febbraio 1947 davanti al Torino e al sorprendente Modena che, come il Livorno di qualche anno prima, era riuscito nell'impresa di ottenere ottimi risultati con giocatori provenienti dalle serie minori.

Con l'inizio del girone di ritorno la lanciatissima Juventus crollò improvvisamente e perse prima ad Alessandria e poi in casa contro il Milan; nelle settimane successive fu così costretta ad inseguire l'inedita coppia formata dai cugini e dal Modena. Furono però i granata ad allungare: alla 30. giornata, il 4 maggio, il vantaggio del Torino su bianconeri e canarini era di 5 punti, il 1 giugno di 7 e lo scudetto diventò matematico già a tre giornate dalla fine, con il pareggio di Bari. Alla fine, i punti di vantaggio su Juve e Modena furono rispettivamente 10 e 12.

La lotta in fondo alla classifica venne vinta al fotofinish dalla Fiorentina, mentre caddero Venezia e Brescia. Retrocesse anche la Triestina, che fu però risparmiata a causa della difficile situazione in cui si era ritrovata la città di Trieste dopo la fine della guerra: per i giuliani il campionato non fu assolutamente tranquillo, ma tanto agitato da portare la squadra a decidere di giocare le proprie gare casalinghe allo Stadio "Moretti" di Udine. Il ripescaggio della squadra portò dunque ad un ulteriore allargamento della Serie A, che fu formata da 21 squadre per il solo Campionato 1947-48.
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Stagione 1947/48
Serie A - 14° posto


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Presidente: Amedeo Rissotto/Aldo Parodi
Allenatore: Galluzzi/Adolfo Baloncieri

La seconda stagione blucerchiata inizia con i primi 'ex': Fiorini, Fattori e Frugali. I primi due approdano all'Inter, mentre Frugali si accasa nell'Alessandria. Galluzzi viene sostituito in panchina da Adolfo Baloncieri che scelse, come primo collaboratore, “Gipo” Poggi. Vengono ceduti Fattori, Fiorini, Fabbri e Frugali ed acquistati i deludenti Calichio, Garro e Koenig oltre a Ballico, Vicich e Bertoni (i primi due ed il quarto deludenti argentini).

Nel corso del secondo campionato della storia blucerchiata si avvicendano due presidenti : Amedeo Rissotto ed Aldo Parodi. Alla fine del campionato la squadra realizza di nuovo trentasei punti (frutto di 13 vittorie, 10 pareggi e 17 sconfitte) ma si classifica al 14mo posto. La coppia d’attacco Bassetto e Baldini realizzano rispettivamente 21 e 15 reti.

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Baldini

La stagione è contraddistinta dalla fantastica prestazione interna contro i vice campioni d’Italia : 5 a 2 dei blucerchiati contro la Juventus. Il 22 febbraio del 1948 scende a Marassi la Juve convinta di bissare il largo 4-1 con il quale aveva regolato la Samp nel match d'andata. Due 'doppiette' (Bassetto e Silvestrelli) e un tiro nella porta sbagliata dello juventino Parola permisero ai blucerchiati di ottenere un prestigioso successo.

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I due turni successivi furono altrettanto esaltanti: 5-3 alla Pro Patria e 4-2 a San Siro con l'Inter. Negli ultimi quattro turni la Samp ottiene 5 punti, frutto di una vittoria (4-0) con l'Alessandria e tre pareggi. Tanto valse per tenere a due punti di distanza la Salernitana che ritornò in serie B.

PRIMI PASSI

La "squadra dei milionari" dà luogo ad una robusta campagna acquisti, che vede arrivare oltre a Bassetto, il forte mediano Fattori. Dopo un ottimo inizio, la squadra allenata da Galluzzi chiude al decimo posto, vincendo i primi due derbies della storia. Nell'estate però, viene ceduto Fattori all'Inter, senza adeguato rimpiazzo. La stagione 1947-48 vede la Sampdoria arrancare in fondo alla classifica.

La neonata società, fu subito ribattezzata dalla stampa sportiva, la "squadra dei milionari", per effetto della floridezza economica apportata dai vecchi vertici doriani. La maglia prescelta, fu derivante dalla fusione tra i colori che avevano caratterizzato Andrea Doria, bianco-blu, e Sampierdarenese, bianco-rosso-nero. Allenatore fu scelto Galluzzi, ex giocatore di buon livello della Fiorentina che, una volta trasformatosi in tecnico, aveva introdotto il Sistema nella squadra gigliata. La squadra fu naturalmente composta attingendo al meglio delle rose di Andrea Doria e Sampierdarenese. Dalla prima furono prescelti il portiere Lusetti, i mediani Bovoli, Poggi e Gramaglia, l'interno Baldini, l'ala Parodi. Dalla Sampierdarenese furono invece scelti l'altro portiere Bonetti, il jolly difensivo Borrini, il mediano Bertani, l'interno Fiorini. La rosa fu naturalmente integrata con una robusta campagna acquisti che vide arrivare sotto la Lanterna i terzini Piacentini dal Torino, Pischianz dal Venezia e Zorzi dal Milan il forte mediano Fattori dal Vicenza, l'interno Bassetto (una grande promessa del calcio italiano) dal Vicenza, le ali Fabbri (il futuro Commissario Tecnico della Nazionale) dall'Inter e Frugali dall'Alessandria, e l'attaccante Barsanti, sempre dai nerazzurri milanesi. Con questa inquadratura, la Sampdoria andava ad affrontare il primo torneo della sua storia, con qualche timore, ma anche con fondate speranze di reggere l'urto con le consorelle. La prima partita, a Roma contro i giallorossi, confermò i timori della vigilia. Il centravanti romanista Amadei rispose con una tripletta alla rete di Bassetto, sollevando più di una perplessità in un ambiente che ancora ricordava il pessimo comportamento dell'anno precedente. Alla seconda giornata, però, Pinella Baldini regalò la prima vittoria della sua storia alla Sampdoria, proprio nella settimana che precedeva un impegno da far tremare i polsi, quello col Grande Torino. La partita del Filadelfia dette la conferma della buona levatura degli uomini di Galluzzi, il cui Sistema resse al confronto con quello della squadra monstre del momento. Ancora Baldini, fu autore della rete che pareggiò quella di Valentino Mazzola, regalando ai doriani un punto sul quale nessuno faceva affidamento alla vigilia. E quando alla quarta giornata anche il Milan veniva regolato in rimonta, con il solito Baldini autore stavolta di una doppietta, l'entusiasmo dell'ambiente doriano toccò le stelle. Fu la sconfitta interna con il Bologna a riportare tutti coi piedi per terra, ma fu un bene, in quanto nella successiva partita, Baldini e compagni affrontarono con la dovuta concentrazione il primo derby della storia con il Genoa. La stracittadina non ebbe praticamente storia e le reti di Baldini, Frugali e Fiorini consegnarono la vittoria alla Sampdoria, senza alcuna possibilità di replica della controparte. Dopo la sconfitta esterna con la Lazio, i doriani ripresero il loro cammino andando a violare il campo dell'Alessandria, per poi maramaldeggiare sul Bari a Marassi. Alla tredicesima giornata, grazie alla vittoria a tavolino a Venezia, gli uomini di Galluzzi si trovarono addirittura al quarto posto, ma da questo momento iniziò un periodo grigio che terminò solo alla prima giornata del girone di ritorno, col 4-0 inflitto alla Roma. Se la parte alta della classifica si era ormai allontanata decisamente, la Sampdoria continuò comunque con una andatura che gli permise di installarsi saldamente nella parte tranquilla della graduatoria e di togliersi ancora qualche soddisfazione, come la seconda vittoria nel derby di ritorno col Genoa, un 3-2 propiziato dalle reti di D'Alconzo e Bassetto (doppietta). Alla fine della stagione, la squadra doriana si classificò al decimo posto, un piazzamento che, se poteva provocare qualche rimpianto, poteva anche essere visto con una certa soddisfazione visto che era stato guadagnato insieme a squadre come Inter, Lazio e Genoa.
La squadra che si era comportata così validamente, fu però smantellata nel corso dell'estate. In particolare, fu ceduto il mediano Fattori, uno dei punti di forza della squadra, il quale fu prelevato insieme a Fiorini dall'Inter. Inoltre partivano il forte terzino Piacentini, in direzione Lazio e Mondino Fabbri, che andava all'Atalanta. Gli arrivi di Ballico dalla Spal, di Cassano e Koenig dalla Lazio, del terzino Vicich dalla Juventus e degli argentini Calichio, Garro e Bello, non compensarono le partenze e sin dalle prime giornate, la Sampdoria si trovò invischiata nella lotta per non retrocedere. Il nuovo tecnico, Baloncieri, non riuscì mai a dare una fisionomia netta ad una squadra in crisi di identità, ma per fortuna dei blucerchiati arrivò l'esplosione ad altissimi livelli di Adriano Bassetto a togliere le castagne dal fuoco. Le 21 reti del fortissimo interno, unite alle 13 di Baldini, consentirono alla Sampdoria di chiudere a 36 punti, due soltanto sopra la zona retrocessione. Gli errori dell'estate erano stati pagati a caro prezzo.
Homer - Mar Mag 20, 2008 4:23 pm
Oggetto: Stagione 1948/1949 Serie A: 5° posto
Stagione 1948/1949
Serie A - 5° posto


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Nella foto si riconoscono, da sinistra in piedi, Curti, La Penna, Baloncieri, Zorzi, Rebuzzi, Pelizza (il massaggiatore), Baldini, Bassetto, Frugone (il magazziniere) e Gramaglia; in ginocchio, Lusetti, Coscia e Bertani.

Presidente: Aldo Parodi

Allenatore: Baloncieri

Il 29 maggio la Samp scrisse il capitolo più commovente della sua storia. Disputò contro il Torino il match di ritorno. La disputarono le squadre giovanili, alllora le più promettenti del campionato. Prima dell'incontro, i ragazzi della Samp appuntarono sul petto dei coetanei il tricolore.

Sotto la guida di Baloncieri la Sampdoria con 41 punti (frutto di 16 vittorie, 9 pareggi e 13 sconfittte) ottiene il quinto posto in classifica ed il suo attacco risulta inferiore solo per quattro reti a quello del « grande » Torino. I realizzatori di questa performance sono : Bassetto (14), Baldini (15), Gei (14), Lucentini (4) e Prunecchi (7).

Nella squadra giocano inoltre gli argentini Josè Curti e Juan Carlos Lorenzo. L’argentino Curti arrivò a Genova a campionato iniziato, esattamente il 14 ottobre 1948, tre giorni prima del derby contro il Genoa. Baloncieri dopo averlo esaminato decide di schierarlo in campo per l’importante partita. Dopo sei minuti di gioco sarà proprio l’argentino ad apriore le marcature: risultato finale Sampdoria 5 Genoa 1.

L’attacco della Sampdoria viene definito “atomico”. In data 27 febbraio 1949, in occasione della partita internazionale Italia Portogallo (4 a 1 ndt), il blucerchiato “Pinella” Baldini indossa per la prima volta la maglia azzurra della nazionale italiana rinverdendo i fasti del doriano Francesco “Franz” Calì primo capitano della nazionale azzurra (15 maggio 1910 - Milano - Arena: Italia - Francia: 6 - 2 ndr).

Si ricordano le larghe vittorie del derby (5-1), a Roma (4-2), a Bergamo (5-1), a Genova ancora contro l'Atalanta (4-2) e contro la Lucchese (5-0), a Parma - in campo neutro - contro la Pro Patria (4-1), ma anche le sonore sconfitte a Milano - sponda Inter - (4-2), nuovamente contro l'Inter in casa (0-4), a Torino con la Juve (5-1) e un rocambolesco pareggio (4-4) in casa contro la Pro Patria.

L'allenatore Baloncieri festeggiato dalla squadra sul campo di Marassi dopo la sonante vittoria per 5-1 nel derby del 17 ottobre 1948.

Dopo 6 minuti la Samp passa in vantaggio con Curti. I tifosi blucerchiati sembrano impazziti, i rossoblu gelati. Baldini raddopia al 16' e non serve anulla il gol di Corradini al 37', perché al 13' del secondo tempo Bassetto segna il terzo gol e un minuto dopo ci pensa Prunecchi a gelare le residue speranze del Grifone. Completa l'apoteosi ancora Curti che, al 18', mette il sigillo alla più sonante affermazione nella storia del Derby della Lanterna: Samp - Genoa 5-1.

Il torneo 1948-49 vede la Sampdoria, rinforzata da Gei, Curti, Lucentini, Lorenzo e Coscia, arrivare al quinto posto. La Sciagura di Superga impedisce però di guardare con gioia al risultato finale. La dirigenza doriana fa però un errore di valutazione e il mancato rafforzamento della rosa, produce una certa stasi di risultati negli anni a venire. Tredicesima nel 149-50 e dodicesima nell'anno successivo, è una sampdoria senza infamia e senza lode.

Gli errori dell'estate precedente, furono adeguatamente compresi dalla dirigenza doriana in quella del 1948. Stavolta le cose furono fatte con grande discernimento. La zavorra rappresentata dalla colonia argentina, fu rispedita al mittente e avvicendata con il centravanti Juan Carlos Lorenzo, prelevato dal Boca Juniors e l'interno Josè Osvaldo Curti, del River Plate, giocatori di sicuro livello che potevano garantire un rendimento costante. Sul mercato interno, erano da rilevare l'arrivo di Aristide Coscia, classico interno acquistato dall'Alessandria dopo aver costituito uno dei punti di forza della Roma tricolore del 1941-42 e quello di Renato Gei, interno dalle spiccate attitudini offensive prelevato dalla Fiorentina. Inoltre la società dimostrava di saper guardare al futuro, procedendo agli acquisti di due promesse come l'ala Lucentini del Tolentino e l'altra ala Prunecchi, che si era messo in grande evidenza nella Carrarese. In panchina rimaneva Adolfo Baloncieri, che stavolta riusciva ad assemblare al meglio la rosa consegnatagli dalla campagna estiva e, dopo aver limato in maniera adeguata le magagne che nell'anno precedente aveva portato verso il basso la squadra, riusciva a presentare ai nastri di partenza del torneo 1948-49 una formazione completamente rinnovata nel gioco e nello spirito. L'inizio non era dei migliori, soprattutto a causa di una non perfetta tenuta difensiva che vanificava le buone cose prodotte dal settore offensivo. Nelle prime quattro giornate la Sampdoria subiva la bellezza di dieci reti e guadagnava solo tre punti. Alla quinta giornata, però, il derby con il Genoa, fece vedere una squadra da sogno, capace di spazzare via l'avversaria concittadina con un roboante 5-1. La battuta di arresto col Modena, non scoraggiò i doriani, i quali nella settima giornata compirono una nuova impresa, sconfiggendo la Juventus 2-0. Alla decima giornata, il 4-2 esterno rifilato alla Roma, confermò le grandi attitudini offensive dei blucerchiati, risultato della sapienza tecnica e tattica di una coppia di interni come quella formata da Bassetto e Gei e della puntuale chiusura della manovra assicurata dal solito Baldini. Ma non soltanto loro, se si pensa che Baloncieri poteva contare anche su riserve di ottimo livello come Lorenzo e Lucentini, capaci di non far pesare troppo le eventuali assenze dei big e sulla costanza ad alti livelli di Coscia e Gramaglia. Dopo aver girato al quinto posto il girone di andata, la Sampdoria si confermò su alti livelli anche nella parte discendente del torneo, continuando a mostrare una facilità di manovra e una prolificità che autorizzavano la tifoseria a coltivare sogni di alta classifica. Alla quinta giornata di ritorno, addirittura, gli uomini di Baloncieri si trovavano al secondo posto, in coabitazione con l'Inter, ma una piccola crisi li allontanò dalla parte più nobile della classifica, anche se i blucerchiati non scesero mai sotto al quinto posto che sarebbe poi stato il piazzamento finale. Piazzamento che però contava poco, in considerazione della terribile sciagura che nel maggio del 1949 colpì il Grande Torino, il cui aereo andò a schiantarsi contro il muraglione della cattedrale di Superga. Era la più grave sciagura che avesse mai colpito il calcio italiano e pensare al pur ottimo comportamento della squadra in simili condizioni, diventava quasi impossibile.
L'estate del 1949, vide la dirigenza doriana muoversi con una certa circospezione. L'ottimo comportamento palesato dalla squadra nella stagione appena conclusa, spinse la società a pochi colpi, tesi a consolidare una rosa che aveva mostrato il suo valore. Ancora una volta la Sampdoria si rivolse al mercato argentino, sostituendo Curti, troppo discontinuo, con Sabbatella, ala del River Plate. Sul mercato interno, il colpo di maggior rilevanza fu quello riguardante il terzino Edy Gratton, acquistato dal Milan. Sempre in difesa, c'era da registrare l'innesto di Arrighini, roccioso terzino del Padova e di Umberto Mannocci, centromediano del Livorno, mentre la mediana veniva puntellata con l'acquisto di Agostinelli, mediano del Mantova. Era una campagna di semplice consolidamento e se da un lato, consentì alla Sampdoria di rimanere su discreti livelli di rendimento, dall'altro impedì alla squadra, ancora affidata a Baloncieri, di dar luogo ad una ulteriore crescita. Il tredicesimo posto finale confermò questa realtà. La dirigenza non volle però mutare linea e anche la campagna acquisti in vista della stagione 1950-51 vide soltanto ritocchi marginali. Arrivarono il mediano della nazionale svedese, Gaerd, che però non riuscì a dimostrare le sue doti e, dal Genoa, l'altro mediano Bergamo. Partiva però, verso la parte rossoblù della Lanterna, Baldini, e si trattava di una cessione abbastanza dolorosa, visto che l'interno era stato il primo giocatore sampdoriano ad indossare la maglia della Nazionale. Ne derivò un dodicesimo posto finale, senza infamia e senza lode.
Homer - Mar Mag 20, 2008 4:31 pm
Oggetto: Stagione 1949/1950 Serie A - 13° posto
Stagione 1949/1950
Serie A - 13° posto


Una formazione della Sampdoria del campionato 1949/50.
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In piedi: Arrighini, Gei, Sabbatella, Rebuzzi II, Coscia, Bertani.
In ginocchio: Bassetto, Baldini, Ballico, Bonetti, Gratton


Presidente: Aldo Parodi

Allenatore: Baloncieri - Poggi

Il presidente Parodi riconferma l'accoppiata Baloncieri - Poggi e mette a loro disposizione un organico rivoluzionato: dall'Argentina arriva l'ala sinistra Mario Sabbatella e dal Milan il terzino Gratton, inoltre Arrighini dal Padova e Parodi dal Livorno. Non erano acquisti eclatanti ma sopratutto "di qualità" e al termine la stagione risulta essere meno positiva: solo 33 punti (frutto di 13 vittorie, 7 pareggi e 18 sconfitte) ottiene il tredicesimo posto (quint’ultimo) in classifica.

L’attacco della Sampdoria continua ad essere “atomico” segnando 62 reti (di cui 21 realizzate da Bassetto) è la difesa che delude: imbarca acqua a più non posso: le reti subite sono 70!!

Dopo due interessanti e sonore vittorie (3-2 a Palermo e 4-1 a Marassi con la Roma), ci fu il terribile aprile blucerchiato che fruttò quattro sconfitte con Bologna, Como, Bari e Triestina. Dopo la vittoria con la Lucchese ed il pareggio esterno con la Pro Patria arrivarono altre due sconfitte (Fiorentina 1-4 e Juventus 0-4), ma la squadra riuscì comunque a salvarsi.

Si ricorda in questo campionato uno dei risultati più eclatanti: Venezia 3 - Sampdoria 7, con il singolare 'record' di Bassetto che mise a segno 4 reti in un tempo! Questa stabiliante vittoria fu preceduta dal Derb (vinto per 1 a 0 con rete di Bassetto) e seguita dalla vittoria per 3 a 0 sul Novara.

Anche questo campionato è caratterizzato da larghi punteggi, sia a favore sia contro: 4-0 al Torino e al Palermo a Marassi; 4-1 alla Roma e il già ricordato 7-3 a Venezia, ma anche le sconfitte subite in casa contro Lazio (2-5) e Juventus (0-4) e quelle a domicilio (5-1 a Milano col Milan e 4-1 a Torino col Toro e a Firenze).

Le giovani promesse della formazione “Primavera”, guidate da “Gipo” Poggi, vincono il trofeo di calcio giovanile di Viareggio : è il primo successo della storia blucerchiata!!
Homer - Mar Mag 20, 2008 4:36 pm
Oggetto: Stagione 1950/1951 Serie A - 13° posto
Stagione 1950/1951
Serie A - 13° posto


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Genova, 22 aprile 1951: Derby della Lanterna.
Le formazioni in campo (da sinistra):
Becattini, Cattani, Bonetti, Castelli, Baldini, Mellberg, Nilsson, Melandri, Da Prati, Invernizzi, Tortarolo (per il Genoa) e Bertani, Coscia, Bassetto, Ballico, Bergamo, Gratton, Lucentini, Lusetti, Parodi, Gei, Sabbatella.


Grandi manovre all’interno della rosa : il presidente Parodi cede Baldini ed il portiere Bonetti al Genoa, ed ottiene Rino Bergamo. In panchina Baloncieri viene sostituito da Giuseppe Galluzzi che conferma, quale allenatore in seconda, “Gipo” Poggi. I risultati della squadra sono deludenti e Galluzzi viene esonerato e sostiotuito da Poggi. Dopo poco tempo Poggi richiese alla società di essere affiancato e la scelta cadde su Alfredo Foni. Al termine del campionato i punti sono 33 (frutto di 12 vittorie, 9 pareggi e 17 sconfitte) ed il piazzamento finale è il tredicesimo.

L'attacco atomico era finito e lo dimostra il misero bottino di 51 gol segnati; in compenso la difesa era sempre 'ballerina' tanto che subì ben 76 reti. Come detto la difesa non era certo una garanzia! Lo testimoniano il 3 a 0 subito a Novara all'esordio, il sonante 5 a 1 inflitto dall'Inter a San Siro, il rotondo 4 a 0 di Napoli, il 3 a 0 di Udine, il 4 a 1 a Palermo, l'altisonante 7 a 2 in casa della Juve, un altro 4 a 0 subito dall'Inter (questa volta in casa), i 4 gol a zero rimediati a Lucca, 3 a 0 a Firenze e 5 a 0 a Roma con i giallorossi. Nelle ultime due partite del campionato la Samp ottenne due risultati eclatanti (sembrava essersi risvegliato il famoso attacco atomico): 7 a 2 al Bologna e 5 a 1 al Palermo!

Grande importanza fu ottenuta dal « derby della Lanterna » in quanto entrambe le formazioni erano in lotta per non retrocedere. Alla fine del primo tempo i blucerchiati conducevano per 2 a 1 ma nel secondo tempo furono raggiunti ma a tre minuti dal termine la partita, una 'rasoiata' di Sabbatella, non molto angolata ma potentissima, trafisse l'ex Bonetti e condannò i 'cugini' all'emigrazione in serie B!

Viene assunto nell’organigramma societario un ragioniere specializzato in pratiche burocratiche: l’indimenticato cavaliere Mario Rebuffa che immediatamente, e fino al triste autunno del 1995, diventa un vero e proprio punto di riferimento della società blucerchiata.
Homer - Mar Mag 20, 2008 4:40 pm
Oggetto: Stagione 1951/1952 Serie A - 7° posto
Stagione 1951/1952
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Una formazione della Sampdoria del 1951/52.
In piedi: Oppezzo, Coscia, Bergamo, Moro, Ballico, Fommei. Accosciati: Sabbatella, Lorenzo, Podestà, Gei e Gratton.


E' il primo campionato in cui la Sampdoria è l'unica squadra genovese della massima categoria ! Alfredo Foni grazie all’ottimo finale di campionato viene riconfermato sulla panchina blucerchiata. Campionato migliore del precedente con un settimo posto alle spalle delle grandi. È ormai tramontato l'attacco atomico, ma in compenso la difesa funziona molto meglio (40 reti al passivo contro le 76 del torneo precedente).

La campagna acquisti è decisamente ambiziosa porta fra le file dei blucerchiati il portiere della nazionale Giuseppe “Bepi” Moro, che sarà molto amato dai tifosi sampdoriani, i mediani Opezzo e Fommei oltre a tre giovani talenti: Conti, Gotti e Emiliano Farina. Alla fine del campionato la Sampdoria ottiene il settimo posto con 41 punti (frutto di 16 vittorie, 9 pareggi e 13 sconfitte). I gol realizzati sono stati 48 di cui solo 12 del bomber Bassetto costretto a saltare molte delle partitre a causa di una fastidiosa malattia.

Le note salienti si riferiscono alle vittorie contro le prime della classe ( in casa, 4-0 alla Lazio, 2-1 alla Juve, e fuori, 1-0 alla Fiorentina e simile punteggio a San Siro contro l'Inter). Le note dolenti arrivano dalla 'rilassatezza' con la quale la Samp affronta le squadre cosiddette 'facili' (ma questa è una malattia cronica - vedi la sconfitta a Lecce, poi retrocesso, l'anno dello scudetto). Infatti quell'anno si registrano le sconfitte a Trieste (1-0), Padova (2-1), Como (2-1) e i pareggi interni (1-1) con Padova e Lucchese.
Homer - Mar Mag 20, 2008 8:13 pm
Oggetto: Stagione 1952/1953 Serie A - 10° posto
Stagione 1952/1953
Serie A - 10° posto


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A causa di dissidi con il presidente Parodi l’allenatore Foni non viene confermato, alla guida della squadra c’è, per nove giornate, il mitico “Gipo” Poggi che sarà sostituito, dopo il “voltafaccia” di Lajos Czeizler, da Ivo Fiorentini. Anno non molto positivo, la Samp si piazza nelle ultime posizioni utili per non retrocedere grazie anche a due vittorie neglle ulme due partite.

Anche quest'anno la Samp ottiene risultati lusinghieri contro le grandi, riuscendo a battere il Milan del trio GRE-NO-LI a Marassi (2-1) e l'Inter Campione, sempre a Marassi (2-0). Altro risultato di prestigio il 4 a 0 rifilato alla Fiorentina.

L'attacco segna sempre di meno (ma quest'anno il campionato presenta al via solamente 18 squadre), ma la difesa continua a farsi valere (solamente quattro squadre subiscono meno reti della Samp). Nell'estate del '53 nasce la Sampdoria targata Ravano.

Al termine della stagione la Sampdoria ottiene il decimo posto in classifica con 31 punti (frutto di 9 vittorie, 13 pareggi e 12 sconfitte). Il bomber Bassetto gioca l’ultima delle sue 196 partite con la maglia della Sampdoria segnando, all’Inter campione d’Italia, il suo novantatresimo gol in blucerchiato. Il suo record durerà sino al 1994 è sarà Roberto Mancini a superarlo!!

Ma l’episodio che caratterizzò la stagione fu “l’invenzione” di “Bepi” Moro nella partita del 3 maggio contro l’Udinese. La Sampdoria stava perdendo per una rete a zero quando, all’ottantatresimo, Moro chiamò a sè il centravanti Galassi per scambiarsi le maglie. Quindi Moro partì all’attacco chiedendo insistentemente il pallone: si slanciò, superò due difensori bianconeri e passò il pallone a Gei il quale servì Conti al centro dell’area che realizzò il gol del pareggio.

Ecco come descrive Giuseppe "Pinella" Baldini ricorda il grande portiere blucerchiato: "Per me fu il migliore di tutti, lui era quello delle parate impossibili. Incredibile come riuscisse ad arrivare negli angoli, metteva in difficoltà qualunque attaccante. Però era capace anche di errori banali, magari gli passava la palla in mezzo alle gambe". Bepi Moro era un autentico para rigori: il suo score è di 46 rigori parati su 60!!!

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Una formazione della Sampdoria del 1952/53.
In piedi: Bassetto, Gotti, Arce, Ballico, Moro, Galassi. In ginocchio: Fommei, Oppezzo, Coscia, Podestà e il capitano Gei.

Homer - Mer Mag 21, 2008 12:53 am
Oggetto: Stagione 1953/1954 Serie A - 8° posto
Stagione 1953/1954
Serie A - 8° posto


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Continua l'antica tradizione: a buone prestazioni contro le grandi fa' da contraltare la scarsa concentrazione con la quale si affrontano le squadre inferiori (vittoriosa in casa contro Milan e Fiorentina la Samp uscì sconfitta dai campi di Triestina, Palermo, Spal e Novara).

L’armatore Alberto Ravano rileva la presidenza del club blucerchiato nel corso dell’estate del 1953, fra i suoi primi atti c’è quello di assumere, quale allenatore, Paolo Tabanelli. Il mercato: vengono ceduti Moro e Bassetto, ritorna in blucerchiato il bomber Baldini e vengono acquistati il portiere Pin dall’Udinese e gli juventini Mari, Hansen e la giovane promessa Mario Tortul. Alla fine del campionato la squadra si classifica all’ottavo posto con 34 punti (frutto di 11 vittorie, 12 pareggi e 11 sconfitte). Il punto debole della squadra risulta essere l’attacco con solo 38 reti segnate a fronte delle 40 incassate.

Con questo Campionato, che rivede il Genoa in serie A, inizia l'era Ravano. L'ottavo posto finale consente alla Samp di attestarsi nelle posizioni di centro-classifica a poca distanza dalle formazioni maggiormente accreditate.I risultati clamorosi non compaiono in questo campionato della Samp. Le uniche eccezioni sono i 3 a 0 subiti a Roma con la Lazio e a Novara e il 2 a 0 conseguito sul campo del Bologna.

A Marassi derby ligure dopo il ritorno del Genoa nella massima serie. La Sampdoria passa di stretta misura, grazie alla rete messa a segno da Testa. L'incontro di ritorno si risolverà con un salomonico 0-0.

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Nella foto il blucerchiato Fommei svetta su tutti, mentre i compagni controllano la situazione.
Homer - Mer Mag 21, 2008 12:56 am
Oggetto: Stagione 1954/1955 Serie A - 9° posto
Stagione 1954/1955
Serie A - 9° posto


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Una formazione del Campionato 1954/55.
In piedi: Testa, Pin, Chiappi, Mari, Tortul, Bernasconi. Accosciati: Farina, Podestà, Baldini, Conti, Ronzon.


Edmondo Gigione Costa entra in azione in questa calda estate del 1954. Su segnalazione di mister Tabanelli, il valente manager sampdoriano (che sarà presidente negli anni Settanta) realizza un colpo straordinario. Dall'Atalanta arriva Gaudenzio Bernasconi, l'Orsacchiotto che con le sue 338 presenze lascerà un marchio indelebile nella storia della società. Con lui entrano a fare parte della rosa il terzino Farina, il mediano Chiappin e la veloce ala sinistra Arrigoni.

Per fare fronte ai problemi riscontrati nel reparto offensivo, a campionato iniziato viene acquistato dal Rosario Central Humberto Rosa. E' un campionato vissuto senza infamia e senza lode. Nelle prime quattro sfide protagonista è, nel bene e nel male, il numero 3. Tortul, Baldini, Ronzon e la Lazio viene schiantata a domicilio (3-1). Gunnar Nordahl si prende una gustosa rivincita dopo le deludenti prestazioni del Milan nell’anno precedente: tripletta a Marassi, ma che altro si poteva fare contro avversari che si chiamano Buffon, Maldini, Liedholm e Ricagni.

La settimana successiva il vendicativo Sabbatella inchioda due volte Pin, nel 3-1 rifilato dalla Triestina: poi, in casa, si assiste a un pirotecnico 3-3 con la Fiorentina, laddove dal 50’ al 66’ i padroni rimontano dallo 0-3 (autorete di Cappucci, Ronzon e Farina). All’ottava, dopo lo 0-1 di Torino granata, è penultimo posto: la settimana successiva, precisamente il 14 novembre 1954, c’è da disputare il derby, contro un Genoa che si trova soltanto un gradino sopra.

L’azzurro Carapellese porta in vantaggio il Grifone al 19’: la Samp non ci sta e Ronzon pareggia poco prima dell’intervallo. Le emozioni non finiscono qui. Al 47’ segna Tortul, palla al centro e il Genoa pareggia un minuto dopo con Dal Monte. La Sampdoria alterna prova straordinarie, come la stupenda vittoria in casa del Diavolo (3-1) che porta le firme di Ronzon, Conti e Mari oppure il 5-1 rifilato a una Vecchia e irriconoscibile Signora, a prova indecorose, come le due sconfitte a Busto Arstizio e Ferrara, in casa delle ultime della classe.

Nono posto, a pari merito con il Torino, a pochi punti da Juventus e Internazionale, rispettivamente settime e ottave. E' l'anno della classe operaia. Lo scudetto va al Milan, ma alle sue spalle ci sono Udinese, Roma, Bologna, Fiorentina e Napoli. La tranquillità arriva grazie a una difesa rocciosa, la quinta del campionato, ed a un buon attacco che vanta tre giocatori in doppia cifra: Baldini, Conti e Ronzon, tutti a quota 10 gol. Ma si distinguono anche Tortul (9) e Rosa (8).

I derby? Tutti pareggi, tutti contenti. A fine stagione Lajos Czeizler affianca in panchina Tabanelli. E' l'ultima stagione di Pinella Baldini: 73 reti in 186 gare ufficiali. In virtù di queste cifre, il numero nove blucerchiato può godersi un meritato riposo.
Homer - Mer Mag 21, 2008 1:03 am
Oggetto: Stagione 1955/1956 Serie A - 6° posto
Stagione 1955/1956

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Presidente: RAVANO ALBERTO

Allenatore: TABANELLI/CZEIZLER

6° classificata in serie A

Capocannoniere: Firmani 17 reti

AGOSTINELLI ARRIGONI BERNASCONI CHIAPPIN COLANGELI CONTI FARINA FIRMANI MARI MARTINI MEROI PIN ROSA ROSIN RONZON TORTUL

“Eddie” Firmani, attaccante sudafricano proveniente dall’Inghilterra (Charlton), fa il suo arrivo nella squadra blucerchiata a fronte di un costo di 80 milioni. Oltre a Firmani giungono in blucerchiato Rosin, Martini e Meroi. Sotto la guida di Czeizler la Sampdoria festeggia il suo primo decennale con il sesto posto in classifica e 35 punti (frutto di 12 vittorie, 11 pareggi e 11 sconfitte). Firmani soprannominato “Tacchino freddo” segna 17 reti Ronzon e Tortul ne realizzano dieci a testa. Inoltre Firmani alla tredicesima giornata eguaglia il record di segnature nella stessa partita detenuto da Bassetto realizzando 4 reti nel corso dell'incontro casalingo contro la Pro Patria (7 - 0 il risultato finale ndr).

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"Eddie" Firmani
Homer - Mer Mag 21, 2008 1:07 am
Oggetto: Stagione 1956/1957 Serie A - 5° posto
Stagione 1956/1957

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Presidente: RAVANO

Allenatore: CZEIZLER/RAVA/AMORETTI/DODGIN

5° classificata in serie A

Capocannoniere: Firmani 12 reti

AGNOLETTO AGOSTINELLI ARRIGONI BARDELLI BERNASCONI CONTI FARINA FIRMANI GIORDANO MAROCCHI MARTINI MEROI MORI OCWIRK PODESTA' RECAGNO RONZON ROSIN TORTUL VICINI

Il presidente Ravano acquista dal Vicenza il futuro allenatore della nazionale italiana Azeglio Vicini, Mori dal Padova oltre ad Ernst Ockwirk, Agnoletto ed il portiere Bardelli. La squadra fa un buon inizio di campionato ottenendo 6 risultati positivi: tre vittorie (la prima spettacolare rifilando sei reti al Padova) e tre pareggi. Firmani offre la sua migliore prestazione con la maglia della Sampdoria segnando 12 delle 56 reti complessive, fra gli altri realizzatori si ricordano Ockwirk, (11 reti) e Conti (10 reti). Al termine della stagione ottiene il quinto posto in classifica (eguagliando il record stabilito nella stagione 48/49 ndt) con 35 punti finali (frutto di 12 vittorie, 11 pareggi e 11 sconfitte). Durante questa stagione quattro giocatori blucerchiati vengono chiamati a difendere i colori della nazionale italiana di calcio sono : Firmani, Farina, Tortul e Agnoletto.
La Sampdoria conosce il “valzer” degli allenatori: sulla panchina si susseguono Czeizler, Rava, Amoretti e l’inglese Dodgin.
Homer - Mer Mag 21, 2008 1:09 am
Oggetto: Stagione 1957/1958 Serie A - 12° posto
Stagione 1957/1958

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Presidente: RAVANO

Allenatore: DODGIN/BALONCIERI

12° classificata in serie A

Capocannoniere: Firmani 23 reti

AGOSTINELLI ARRIGONI BARDELLI BERNASCONI BOLZONI CONTI FARINA FIRMANI GIORDANO MAROCCHI MARTINI MORA MORI OCWIRK ROSIN UZZECCHINI RECAGNO SARTI TORTUL VICINI

La Sampdoria cambia poco con l’intenzione di confermare i buoni risultati della precedente stagione, l’inglese Dodgin viene confermato sulla panchina. Ma nonostante le 62 reti segnate di cui ventitré siglate da Firmani, ottiene solo la dodicesima piazza in classifica con 30 punti (frutto di 9 vittorie, 12 pareggi e 13 sconfitte). I tifosi blucerchiati si consolano con la prestigiosa vittoria ottenuta sui campioni d’Italia della Juventus (che schierava Omar Sivori) per 3 a 2 al termine di una fantastica rimonta … infatti la Sampdoria stava soccombendo per 2 a 0!! Le giovani promesse della formazione “Primavera”, fra cui ricordiamo Mora, Bolzoni e Recagno, vincono il trofeo di calcio giovanile di Viareggio : è il secondo successo della storia blucerchiata!!
Homer - Mer Mag 21, 2008 1:13 am
Oggetto: Stagione 1958/1959 Serie A - 5° posto
Stagione 1958/1959

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Presidente: RAVANO

Allenatore: MONZEGLIO

5° classificata in serie A

Capocannoniere: Milani 13 reti

BARDELLI BERGAMASCHI BERNASCONI BOLZONI CUCCHIARONI DE GRASSI DELFINO GRABESU MILANI MAROCCHI MEROI MORA OCWIRK RECAGNO ROSIN SARTI TOMASIN TOSCHI UZZECCHINI VERGAZZOLA VICINI VINCENZI

La Sampdoria viene rinnovata, in panchina viene chiamato Eraldo Monzeglio, che ha vinto il campionato del mondo del 1934, un allenatore semplice ma efficace. Il mercato vede la dolorosa cessione di Firmani all’Inter (per 150 milioni) e l’arrivo di Vincenzi, Bergamaschi, Milani, Toschi e dell’argentino Tito Cucchiaroni che diventerà il nuovo idolo della tifoseria blucerchiata. Monzeglio si trova così a guidare una squadra di "simpatici vecchietti" con cui il divertimento sarà assicurato.Infatti, al termine della stagione la Sampdoria eguaglia il primato è quinta in classifica realizzando 38 punti (frutto di 15 vittorie, 8 pareggi e 11 sconfitte), Milani è il nuovo goleador con 13 reti seguito da Cucchiaroni (10 reti) Mori (8 reti) e la coppia Recagno Ockwirk (6 reti a testa).
Homer - Mer Mag 21, 2008 1:18 am
Oggetto: Stagione 1959/1960 Serie A - 8° posto
Stagione 1959/1960

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Presidente: RAVANO

Allenatore: MONZEGLIO

8° classificata in serie A

Capocannoniere: Cucchiaroni 10 reti

BARDELLI BERGAMASCHI BERNASCONI BOLZONI CUCCHIARONI DE GRASSI DELFINO GRABESU MAROCCHI MENCACCI MILANI MORA OCWIRK RECAGNO ROSIN SKOGLUND TOMASIN TOSCHI VERGAZZOLA VICINI VINCENZI

Lennart « Nacka » Skoglund arriva a Genova. L’idolo della nazionale svedese della coppa del mondo del 1950 sconfitta dal Brasile (dove militava il diciassettenne Pelè), dopo nove anni passati nelle file dell’Inter e considerato al tramonto totalizzerà ancora 78 presenze in blucerchiato (realizzando 15 reti) ed apporterà notevole classe ed esperienza alla già forte formazione doriana. Sfortunatamente l’incidente del forte attaccante Milani costringe la Samp a perdere il contatto con le prime (a causa di una serie di cinque sconfitte consecutive). Malgrado tutto la Sampdoria riesce ad ottenere un dignitoso ottavo posto con 35 punti (frutto di 11 vittorie, 13 pareggi e 10 sconfitte). Al termine della stagione la Sampdoria viene invitata a New York per partecipare alla prima edizione della International Soccer League, il risultato sarà un onorevole terzo posto nel proprio girone eliminatorio.

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Tito Cucchiaroni
Homer - Mer Mag 21, 2008 1:39 am
Oggetto: Stagione 1960/61 Serie A - 4 posto
Stagione 1960/61

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La rivelazione-Sampdoria, quarta in Serie A.

La formazione della Sampdoria nella storica stagione 1960/1961.
In piedi, da sinistra, Cucchiaroni, Vincenzi, Ocwirk, Lojodice, Vicini e Bergamaschi. In ginocchio, Brighenti, Marocchi, Rosin, Recagno e Bernasconi.

Paradossi della storia, sia pure calcistica. Sampdoria e Catania, due squadre così diverse eppure accumunate da un anno in particolare: il 1946. Era terminata la seconda guerra mondiale e il popolo italiano stava finalmente togliendosi di dosso con fatica il peso del conflitto bellico. Il calcio era un mezzo per superare i problemi della miseria e della povertà. Genova e Catania, due città molto distanti tra loro, avevano deciso di creare in quell’anno una sola squadra nata dalle ceneri di altre due.Così, come dalla Virtus e dalla Catanese nacque l’attuale Catania, dalla fusione della Sampierdarenese e dell’Andrea Doria si fondò la Sampdoria. La maglia blucerchiata era la fusione dei colori sociali delle due squadre su cui echeggiava lo stemma di San Giorgio. Il primo atto fra Sampdoria e Catania è datato 2 gennaio 1955. Il rossazzurri al loro esordio contro il Doria, pareggiano 1-1 rispondendo con Gori all’ 85° alla rete di Rosa al 70°. Stagione 1960-61 E’ il 16 aprile 1961. Le due squadre sono in lotta in serie A per un posto nel calcio europeo e addirittura i rossazzurri hanno cullato l’idea di poter toccare la vetta della classifica. Al “Luigi Ferraris” la Samp vince 2-0 con reti di Ernesto Cucchiaroni, estrosa ala sinistra argentina, al minuto 38 e di Sergio Brighenti, capocannoniere blucerchiato, all’ 83°. La stagione seguente, la corazzata di Di Bella, prova a fare lo sgambetto alla formazione genovese. E’ la 21° giornata e in una giornata di freddo in terra ligure, l’ala destra del Catania Caceffo, sostituto naturale del titolare Castellazzi, al 12° minuto porta in vantaggio i catanesi. Ma la Sampdoria allenata da Eraldo Monzeglio entra in partita e in cinque minuti, fra il 15° e il 20°, ribalta il punteggio con le marcature di e rifila agli etnei quattro reti con Cucchiaroni e Brighenti. Il bomber andrà a rete ancora due volte, vissando il punteggio sul definitivo 4-1

Il Campionato di Serie A 1960-61 fu il cinquantanovesimo campionato di calcio italiano, il ventinovesimo giocato a girone unico.
Homer - Mer Mag 21, 2008 1:48 am
Oggetto: Stagione 1961/1962 Serie A - 11° posto
Stagione 1961/1962

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Presidente: LOLLI GHETTI

Allenatore: MONZEGLIO/LERICI

10° classificata in serie A

Capocannoniere: Brighenti 9 reti

BATTARA BERGAMASCHI BERNASCONI BRIGHENTI BOSKOV CUCCHIARONI DELFINO GRABESU MAROCCHI ROSIN SKOGLUND TOMASIN TOSCHI VESELINOVIC VICINI VIGNA VIGNI VINCENZI

Dopo la splendida stagione precedente la Sampdoria inizia il suo primo periodo nero. Il presidente Alberto Ravano improvvisamente si dimette, la società conosce una reggenza a cinque (Borghi, Cornetto, Corti, Rebuffa e Sanguineti) finché la presidenza non viene assunta dall’armatore ciociaro Glauco Lolli Ghetti. Il nuovo presidente conferma Monzeglio in panchina, cede Ockwirk ed acquista gli jugoslavi Todor Veselinovic e Vujadin Boskov. La stagione termina con l’ottenimento di sole nove vittorie e il decimo posto in classifica con 30 punti (frutto di 9 vittorie, 12 pareggi e 13 sconfitte). La Sampdoria partecipa alla Mitropa Cup senza superare il girone di qualificazione. La Sampdoria partecipa anche alla Coppa dell’Amicizia dove viene eliminata, negli ottavi di finale, dai francesi del Tolosa.

Gli anni sessanta si erano aperti per la Samp con quel fantastico quarto posto alle spalle delle 'solite' grandi: Juve, Milan e Inter, ma ben presto la realtà doveva far riaprire gli occhi ai tifosi blucerchiati.
Il nuovo presidente, Lolli Ghetti, confermò in panchina l'allenatore Monzeglio, liquidò Ocwirk e fece arivare due slavi pieni di fama, ma ormai alla fine della carriera, Veselinovic e Boskov che, come giocatori, non lasciarono certamente il segno!

La squadra era quasi quella dello scorso anno, ma avevano tutti un anno in più. Il campionato andò avanti con vicende alterne (1-0 ala Roma seguito dalla sconfitta per 2-0 a Catania; 3-2 a San Siro contro il Milan e sconfitta casalinga a cospetto del Palermo; 1-0 a Padova e 0-2 in casa con il Venezia e 1-1 a San Siro con l'Inter e vittoria 1-0 a Torino con la Juve).

Dopo la sconfitta interna contro il Venezia la retrocessione sembrava inevitabile, soprattutto pensando alla successiva trasferta contro l'Inter. Si decise allora il cambio d'allenatore e, arrivato Lerici, con otto punti nelle ultime sei giornate, non solo la salvezza fu raggiunta, ma si ottenne un onorevole decimo posto finale. Con Lerici esordì in maglia blucerchiata il portiere Battara.

Anche la Coppa Italia non fu fonte di gloria visto che la Samp, ammessa di diritto al secondo turno, fu sconfitta dal Napoli (serie B) dopo un incontro che, terminato 0-0, fu risolto dai rigori e vide i partenopei uscire vittoriosi (7-6).

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Una formazione della Samp '61-62.

In piedi: Brighenti, Vicini, Bergamaschi, Vincenzi, Skoglund.
Accosciati: Toschi, Bernasconi, Marocchi, Rosin, Boskov, Cucchiaroni.
Homer - Mer Mag 21, 2008 1:53 am
Oggetto: Stagione 1962/1963 Serie A - 11° posto
Stagione 1962/1963

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Presidente: LOLLI GHETTI

Allenatore: LERICI/POGGI

11° classificata in serie A

Capocannoniere: Da Silva 13 reti

BATTARA BERGAMASCHI BERNASCONI BERTOLAZZI BRIGHENTI CUCCHIARONI DA SILVA DELFINO FRUSTALUPI MAESTRI MAINARDI MAROCCHI PRATO SATTOLO SCAZZOLA TAMBORINI TOMASIN TORO TOSCHI VICINI VIGNA VINCENZI

La Sampdoria acquista dal Colo Colo, per la consistente somma di 175 milioni, il cileno Jorge Toro. Ma non si rivela un grande affare, 15 presenze e solo tre reti (di cui due su rigore). Molto meglio di lui fece il brasiliano “China” Da Silva che diede un importante contributo segnando 13 reti. Al termine della stagione la Sampdoria è undicesima con 30 punti (frutto di 11 vittorie, 8 pareggi e 15 sconfitte). La Sampdoria partecipa alla Coppa delle Fiere (che successivamente verrà ribattezzata Coppa UEFA) e viene eliminata negli ottavi dagli ungheresi del Ferencvaros.

Mondiali '62. Cile-Italia 2-0. Il trascinatore di quell'incontro (oltre l'arbitro Aston) fu, per il Cile Jorge Toro, autore anche del secondo gol cileno. La Samp lo acquistò, ma il sudamericano non si rivelò adatto al calcio italiano. 15 partite, tre gol segnati e congedo alla fine del campionato (passò al Modena, dove rimase sette anni).

Altro acquisto fu Josè Ricardo Da Silva, meno 'pregiato' del cileno, ma sicuramente più proficuo per le sorti della Samp (13 gol). Arrivarono anche, dal Palermo, Maestri e Prato e dalla Solbiatese Tamborini. Purtroppo solamente quest'ultimo, oltre Da Silva, si rivelò un acquisto azzeccato.

Alla quinta giornata derby della Lanterna e Genoa che s'impone per 2-1 con reti di Bean e dell'ex Firmani. La sconfitta costò il posto all'allenatore Lerici e al suo posto arrivò Ocwirk, l'indimenticato regista della Samp dei vecchietti.

Esordio in serie A del giovane Mario Frustalupi che scese in campo a Torino (Toro-Samp 4-2) e segnò un gol.

La Coppa Italia '62-63 vede la Samp passare il 1° turno (Pro Patria-Sampdoria 1-2) e il 2° (Milan-Samp 0-1), ma soccombere ai quarti contro il Torino (0-2). Per la Samp le reti furono di Toro (2) nel primo incontro e Toschi a San Siro.

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Una formazione della Samp stagione 62-63.

In piedi: Battara, Vicini, Bergamaschi, Vincenzi, Da Silva, Toro.
Accosciati: Toschi, Tomasin, Maestri, Marocchi, Brighenti.
Homer - Mer Mag 21, 2008 1:57 am
Oggetto: Stagione 1963/1964 Serie A - 15° posto
Stagione 1963/1964
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Presidente: LOLLI GHETTI

Allenatore: OCWIRK

15° classificata in serie A

Capocannoniere: Barison 14 reti

BARISON BATTARA BERGAMASCHI BERNASCONI BISACCO DA SILVA DELFINO FORANTE FRUSTALUPI MAROCCHI MORINI PIENTI SALVI SATTOLO TAMBORINI TOMASIN TOSCHI TRINCHERO VIGNI VINCENZI WISNIESKY

Anche questa stagione è negativa, la squadra palesa una mancanza di continuità ed evidenzia la carenza di doti tecniche. Sul mercato acquista l’ex genoano Paolo Barison (che segnerà 14 reti) e lancia alcuni giovani promesse come Salvi e Frustalupi. La stagione termina al quindicesimo posto con 27 punti (frutto di 10 vittorie, 7 pareggi e 17 sconfitte) a pari merito con il Modena. La Sampdoria evita la retrocessione vincendo per 2 a 0 (reti di Salvi e Barison) lo spareggio contro il Modena allo stadio San Siro di Milano. La Sampdoria viene eliminata al secondo turno della Coppa Piano Rappan.

INIZIA IL PRIMO PERIODO BUIO
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Monzeglio litiga con Ocwirk e la società decide di congedare l'austriaco. Arrivano Boskov e Veselinovic, ma la squadra non gira più e rischia la retrocessione. Monzeglio getta la spugna. Lerici la salva, ma non può più mascherare la crisi tecnica in atto. Torna Ocwirk e si punta sulla pista del Sudamerica: arrivano Toro e Da Silva. La Sampdoria arriva undicesima nel 1962-63, ma la crisi è dietro l'angolo.

L'addio di Ravano, portò alla formazione di un Direttorio formato da Borghi, Cornetto, Corti, Rebuffa e Sanguineti, i quali operarono poi il trapasso dei poteri all'armatore ciociaro Glauco Lolli Ghetti. La prima mossa del nuovo Presidente fu quella di confermare Eraldo Monzeglio in panchina e questa poteva essere considerata scontata, considerato ciò che il tecnico aveva fatto in precedenza. Meno scontata fu la cessione di Ocwirk, originata dai presunti dissapori con l'allenatore. L'interno austriaco poteva essere considerato l'allenatore in campo della squadra e la sua partenza provocava un vero e proprio buco in mezzo al campo cui Lolli Ghetti pensò di rimediare con l'acquisto di due giocatori yugoslavi, Vujadin Boskov e Todor Veselinovic, la cui caratura internazionale era indiscussa ed era stata ripetutamente dimostrata nel corso delle tante partite della loro Nazionale. Il problema grosso, stava però nel fatto che entrambi erano ormai entrati nella fase calante di una grandissima carriera e avevano bisogno di tempo per adeguarsi ad un calcio come quello italiano, noto ormai in tutto il mondo per il catenaccio imperante, cui non erano assolutamente abituati. A deludere fu soprattutto Boskov, il quale dimostrò impietosamente che l'avanzare dell'età ne aveva intaccato in maniera determinante il rendimento, ma anche Veselinovic si limitò ad una quindicina di partite nel corso delle quali riuscì sì a far intravvedere una tecnica di grandissimo rilievo, ma anche la necessità di rifiatare a lungo. La squadra risentì ovviamente della mancanza di una guida come quella di Ocwirk e piombò in una crisi tecnica devastante che la portò in piena lotta per non retrocedere. A pagare le conseguenze del pessimo comportamento doriano fu proprio Monzeglio, il quale dovette lasciare la panchina a sei giornate dal termine a favore di Roberto Lerici, che riuscì a riassestare alla meglio i resti della grande Sampdoria dell'anno precedente e, collezionando otto punti, a conquistare un decimo posto ormai insperato.
L'ottimo finale di torneo, valse naturalmente la riconferma a Lerici, mentre Lolli Ghetti cercava di tappare le falle che si erano aperte nella squadra traendo lezione da quello che era successo nell'ultimo anno. Boskov e Veselinovic furono perciò rispediti al mittente e al loro posto furono acquistati il solido attaccante brasiliano Da Silva dal Botafogo e il mediano cileno Jorge Toro, il quale si era appena distinto nel Mondiale organizzato dal suo paese per una verve agonistica che non di rado sfociava nella vera e propria violenza intimidatoria. Arrivava inoltre il solido interno Tamborini, col quale si cercava di puntellare un centrocampo che a causa della elevata età media dei componenti della rosa, aveva denotato chiare difficoltà di carattere atletico nell'ultimo torneo. Nelle amichevoli che dovevano introdurre al torneo 1962-63, però, Lerici dimostrò chiaramente di essere ormai nel pallone e la confusione tecnica che stava travolgendo la squadra, spinse Lolli Ghetti ad intervenire esonerandolo e mettendo al suo posto Ocwirk, richiamato da Vienna. L'austriaco si barcamenò alla meno peggio, anche perchè la qualità tecnica della compagine che gli era stata affidata era ormai ben lontana da quella del periodo in cui aveva vestito la maglia blucerchiata. Il cileno Toro, denotava grandi limiti di palleggio e, soprattutto, nel nostro paese non poteva ricorrere al ben noto furore agonistico che aveva messo in mostra in patria. Per fortuna della Sampdoria, Da Silva superò immediatamente le difficoltà di adattamento e con 13 reti contribuì non poco a tenere la squadra fuori dalla zona pericolosa, oltre a supplire al deciso calo di rendimento di un Brighenti che aveva ormai iniziato la fase discendente della sua luminosa parabola agonistica. In difesa si metteva inoltre in ottima evidenza il terzino Tomasin, uno dei giovani lanciati da Monzeglio nel periodo in cui aveva diretto la squadra. Altra nota lieta, era costituita dalla continuità di rendimento di Tamborini, centrocampista capace di abbinare discrete doti tecniche ad un senso tattico di grande rilievo. Dall'altro canto, era ormai chiaro che il livello della rosa stava ormai drasticamente calando e che se non si fossero prese contromisure adeguate, la crisi tecnica era dietro l'angolo.
Homer - Mer Mag 21, 2008 1:59 am
Oggetto: Stagione 1964/1965 Serie A - 14° posto
Stagione 1964/1965

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Presidente: LOLLI GHETTI

Allenatore: OCWIRK/ BALDINI

14° classificata in serie A

Capocannoniere: Da Silva 8 reti

BARISON BATTARA BERNASCONI CARNIGLIA DA SILVA DELFINO DORDONI FONTANA FRANZINI FRUSTALUPI GHIO LOJACONO MASIERO MAROCCHI MORINI PIENTI SATTOLO SORMANI TOSCHI TRINCHERO VINCENZI

Anche questa stagione è contraddistinta da molta sofferenza : il trio sudamericano Da Silva – Sormani - Lojacono non fa le meraviglie che ci si attendeva, solo 19 reti (di cui sette realizzate da Da Silva). La Samp s’indebolisce sempre di più ed è scossa dall’affare Genoa – Foggia – Sampdoria, che ricordiamo fu un tentativo di frode da parte della squadra rossoblu. La Sampdoria con 29 punti (frutto di 9 vittorie, 11 pareggi e 14 sconfitte) ottiene il quattordicesimo posto. Nel corso della stagione “Ossi” Ockwirk viene sostituito in panchina da Baldini.

VERSO IL BARATRO
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Lolli Ghetti non interviene con decisione e la crisi tecnica della Sampdoria si aggrava. Nonostante l'acquisto di Barison, la Sampdoria si salva a stento nel 1963-64. Il presidente decide di cambiare registro, ma i risultati sono deludenti. Si prova a riproporre lo schema dei vecchietti da rigenerare, ma è tutto inutile. Pinella Baldini rileva Ocwirk, ma la situazione è ormai fuori controllo. Il baratro della Serie B si avvicina a grandi passi.

Lolli Ghetti, però, non intervenne con la dovuta energia per tappare le falle che si andavano aprendo e, in vista della stagione 1963-64, operò soltanto piccoli ritocchi. L'acquisto di maggior peso era quello di Maryan Wisnieski, uno dei più rappresentativi giocatori francesi, che si era messo in grande evidenza come spalla del grande Just Fontaine ai Mondiali del 1958. Prelevato dal Lens, club nel quale si era formato e ove si era affermato, Wisnieski era un laterale di attacco dotato di tecnica e forza fisica e sembrava una buonissima spalla per il confermatissimo Da Silva. Insieme a lui, arrivavano la mezzala Salvi, una promessa del nostro calcio e, soprattutto, Paolone Barison, ala dotata di fisico da corazziere che al Milan aveva trovato poco spazio. L'acquisto di Barison rappresentò un vero colpo di fortuna, in quanto l'attaccante di Vittorio Veneto, che era esploso sull'altra sponda della Lanterna, ritrovò alla Sampdoria il rendimento dei primi anni sino a riproporsi per la Nazionale. Nonostante il grande rendimento di Barison, autore di ben 13 reti, la Sampdoria non riuscì mai ad ingranare in quella disgraziata stagione. Il primo segnale di allarme arrivò sin dalla seconda giornata, quando una non trascendentale Roma rifilò un punteggio tennistico agli uomini di Ocwirk. E sin dalle prime giornate, divenne chiaro che il tallone d'Achille della squadra era la difesa, ove nemmeno Vincenzi e Bernasconi erano in grado di rimediare alla mancanza di copertura di un centrocampo ove il declino di Bergamaschi non aveva trovato adeguati compensi. La vittoria della quinta giornata con il Catania, un rotondo 4-1, illuse brevemente la tifoseria sulla possibilità di giocare comunque il solito campionato tranquillo o quasi, ma le ripetute sconfitte del periodo successivo, che culminarono in quella del primo derby d'annata, si incaricarono di spazzare via ogni illusione. Neanche tra le mura amiche di Marassi, ove pure negli anni passati la Sampdoria aveva costruito le sue fortune, i blucerchiati riuscivano a dare una impressione di adeguata forza. Dopo aver girato a 14 punti la fase ascendente del campionato, la Sampdoria inanellò quattro sconfitte consecutive che la portarono al limite dello psicodramma. Per fortuna, la clamorosa vittoria per 5-1 di Catania allentò un poco la tensione, ma la disfatta interna con l'Inter rese vana l'impresa siciliana. Fu il secondo derby stagionale, con un Genoa che navigava tranquillamente a centroclassifica, a dare la svolta positiva. La vittoria per 1-0 arrecò all'ambiente doriano l'entusiasmo che spinse la squadra ad inanellare una serie di partite positive che culminarono nell'impresa di San Siro, quando la Sampdoria riuscì a difendere la rete del vantaggio con una difesa strenua. La salvezza matematica arrivò solo grazie allo 0-0 tra Messina e Modena, che neutralizzava la sconfitta di Torino e permetteva ai doriani di scampare alla retrocessione per la miglior differenza reti nei confronti dei canarini. Di fronte al pericolo scampato, Lolli Ghetti cercò di dare una svolta capace di portare fuori la squadra dalle secche di una crisi tecnica che era ormai sotto gli occhi di tutti e dette luogo ad una campagna acquisti scoppiettante. In difesa arrivava Alfio Fontana, uno dei migliori terzini italiani nel periodo a cavallo tra gli ultimi anni '50 e i primi anni '60, prelevato dalla Roma con l'evidente intento di rigenerarlo. La mediana, vedeva l'innesto di un'altra vecchia gloria del calcio italiano, quell'Enea Masiero che era stato un punto di forza dell'Inter negli anni passati in nerazzurro. Dalla Fiorentina arrivava Francisco Ramon Lojacono, interno dalle grandi doti balistiche, ma in evidente calo di rendimento, mentre dalla Roma arrivava anche quel Benedicto Angel Sormani che dopo essere costato una barca di quattrini alla dirigenza romanista, aveva clamorosamente fallito sulla sponda giallorossa del Tevere. L'intento di Lolli Ghetti era evidente e puntava a ripetere lo schema dei terribili vecchietti che avevano fatto la fortuna di Ravano alla fine del decennio precedente. Purtroppo, la scommessa di Lolli Ghetti si rivelò un azzardo. Lojacono era chiaramente in disarmo, mentre Sormani era praticamente da ricostruire come giocatore, ancora in preda ad una evidente crisi di fiducia. Il nuovo tecnico, il vecchio Pinella Baldini, si trovò così nel mezzo di una tempesta: nonostante le ottime prestazioni di due giovani del vivaio, lo stopper Francesco Morini e il regista Mario Frustalupi, la Sampdoria dette luogo ad una nuova stagione di trepidazioni, che la vide salvarsi per miracolo ai danni dei cugini del Genoa. Era però evidente che non si poteva andare avanti in questo modo.
Homer - Mer Mag 21, 2008 2:04 am
Oggetto: Stagione 1965/1966 Sere A - 16° posto - retrocessa in B
Stagione 1965/1966

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Presidente: DE FRANCESCHINI

Allenatore: BERNARDINI

16°classificata in serie A retrocessa in serie B

Capocannoniere: Salvi 11 reti

BATTARA CARNIGLIA CATALANO CRISTIN DAVID DELFINO DORDONI FOTIA FRUSTALUPI GARBARINI GIAMPAGLIA MAROCCHI MASIERO MORINI NICOLE' NOVELLI PIENTI SABADINI SABATINI SALVI SATTOLO TRINCHERO VINCENZI



Lolli Ghetti rivoluziona la squadra acquistando numerosi giovani fra cui si segnala il ritorno, dal Milan, di Giancarlo Salvi, in panchina viene confermato Baldini. Alla vigilia del campionato l’armatore Enrico De Franceschini diventa il nuovo presidente della Samp. L’avvio stentato spinge la presidenza ad ingaggiare, come direttore tecnico, Fulvio “Fuffo” Bernardini. La Sampdoria realizza solo 27 punti (frutto di 9 vittorie, 9 pareggi e 16 sconfitte) e si classifica al sedicesimo posto e retrocede in serie B. Peraltro la stagione blucerchiata è segnata da un grave errore dell’arbitro Bernardis di Trieste che non concesse un rigore (definito “solare” da tutta la stampa nazionale) per l’atterramento di Cristin ad opera di Gori nel corso della partita Lazio Sampdoria giocata nella terz’ultima giornata di campionato. Inoltre, all’ultima giornata di campionato la Sampdoria era a pari punti con la Spal, mentre nel finale di partita lo juventino Menichelli realizza il gol della sconfitta blucerchiata, il Brescia (con la compiacenza dell’arbitro Lo Bello) cala le braghe e si fa rimontare i due gol di vantaggio dalla Spal. Fu un campionato truccato?

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Lazio-Sampdoria: il rigore "solare" su Cristin

PER LA PRIMA VOLTA IN SERIE B
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La rivoluzione dell'estate del 1965 non dà i frutti sperati. Poco prima dell'inizio della stagione, Lolli Ghetti passa la mano a Enrico De Franceschini. Il nuovo presidente, non appena la squadra si trova in difficoltà, decide di chiamare Fulvio Bernardini sulla panchina. Nemmeno il Dottore, però, può fare miracoli. La retrocessione della Sampdoria è decretata dall'errore dell'arbitro Bernardis che, a Roma contro la Lazio, non concede un rigore "solare".

I tremori della stagione 1964-65, spinsero il Presidente a dar luogo ad una vera e propria rivoluzione, a seguito della quale si decise di puntare su giovani in cerca di affermazione e sulla cui fame di gloria si pensava poter costruire un nuovo corso. Dopo essersi fatto le ossa nei campionati minori, tornava Enrico Dordoni, mediano formatosi nella società e reputato ormai pronto per la massima serie. Tornavano anche Salvi, dal Milan e il centravanti Cristin, che era stato spedito a Monza. Inoltre erano da registrarsi gli acquisti di altri giovani come Pienti e Giampaglia. Ma non solo loro, visto che Lolli Ghetti aveva provveduto a rilevare il cartellino di Mario David, robusto centromediano sulla breccia dalla metà del decennio precedente, e di Carlo Novelli, attaccante che aveva girato mezza Italia nel corso della sua carriera, senza mai raggiungere grandissimi livelli di rendimento. Era evidente l'intento di dare una salutare sterzata all'ambiente, puntando sull'entusiasmo di ragazzi che erano in cerca della definitiva affermazione. Purtroppo, la confusione tecnica e societaria era ormai all'apice. Proprio alla vigilia del campionato, Lolli Ghetti decideva di passare la mano all'armatore Enrico De Franceschini, dando un segnale non proprio positivo all'ambiente: il suo addio poteva infatti essere interpretato come la definitiva resa ad una situazione non brillante. Alla prima giornata, la Sampdoria impattava a Marassi col Torino, replicando a Cagliari nella settimana successiva. Sembrava ancora una volta possibile una aurea mediocrità che era diventato il marchio di fabbrica doriano in quel lasso di tempo. Gli osservatori più attenti, avevano però già intuito che le cose non stavano così e che la squadra rischiava di fare la prte delvaso di coccio in mezzo a quelli di ferro. Poi, arrivò la sconfitta casalinga con la Roma a complicare ulteriormente le cose. Nonostante la vittoria con il Foggia, la crisi della squadra stava travolgendo il povero Baldini, il quale non sapeva più a quale santo appellarsi. Intervenne allora De Franceschini, il quale prese contatto con Fulvio Bernardini, uno dei migliori allenatori italiani di ogni epoca, il quale dopo aver vinto lo scudetto con la Fiorentina, si era ripetuto con il Bologna e aveva portato la Lazio a vincere la Coppa Italia nel 1958. Il Dottore accettò la sfida propostagli dal Presidente doriano, ma anche la sua sapienza, poco poteva di fronte alla pochezza di una squadra ove i giovani non riuscivano a confermare le promesse della vigilia e i vecchi denotavano chiaramente l'usura del tempo. Dopo aver chiuso a sili 13 punti il girone di andata, la Sampdoria iniziò la seconda parte del torneo con una sconfitta a Torino, subito seguita dal pareggio interno con il Cagliari di Riva e dalla sconfitta di Roma contro i giallorossi. Una nuova sconfitta interna col Milan e quella esterna a Foggia, resero chiaro che la squadra non rispondeva più alle sollecitazioni di Bernardini e la crisi morale della stessa aveva ormai toccato il suo punto più alto. Quando anche il Brescia violò Marassi, le residue speranze della tifoseria lasciarono il passo alla disillusione più completa. Ancora due sconfitte con il Bologna e la Fiorentina azzerarono le possibilità di salvezza dei doriani, anche se nell'ultima parte del torneo si ebbe un tardivo risveglio, iniziato dallo scontro diretto col Catania al Cibali, che vide gli uomini di Bernardini prevalere per 3-2. Un nuovo mezzo passo falso casalingo col Vicenza, vanificò in parte quell'impresa, ma una nuova vittoria esterna a Varese risvegliò le speranze. Quando anche l'Atalanta fu battuta a Marassi e l'Inter fermata sul pareggio a San Siro, sembrò che potesse avverarsi quelo che sino a poche settimane prima era da considerarsi un miracolo. La squadra sembrò improvvisamente trasformata e continuò la striscia positiva andando a vincere contro la Spal, nella settimana che precedeva lo scontro diretto dell'Olimpico con la Lazio. Quel giorno, fu l'arbitro Bernardis di Trieste a seppellire buona parte delle residue speranze della Sampdoria, negando agli uomini di Bernardini un rigore definito solare da tutta la stampa nazionale, per atterramento di Cristin ad opera di Gori. Alla penultima giornata, i doriani vinsero anche col Napoli, ma ormai la salvezza passava per la combinazione dei risultati dell'ultima giornata. Il 22 maggio 1966, la Sampdoria fu sconfitta per 2-1 dalla Juventus al Comunale di Torino, mentre in concomitanza, il Brescia si faceva rimontare due reti dalla Spal, condannando i blucerchiati alla prima, amara retrocessione.
Homer - Mer Mag 21, 2008 2:13 am
Oggetto: Stagione 1966/1967 Serie B - 1° posto - promossa in serie A
Stagione 1966/1967

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Presidente: SALATTI

Allenatore: BERNARDINI

1° classificata in serie B promossa in serie A

Capocannoniere: Francesconi 20 reti

BATTARA BERNARDINI CRISTIN DELFINO DORDONI FRANCESCONI FRUSTALUPI GARBARINI GHIO MORINI RIGATO SABATINI SALVI TENTORIO VIERI VINCENZI

L’onta della serie B andava lavata al più presto anche perché non mancavano le « cassandre » (specialmente di origine rossoblu) che preconizzavano un progressivo declino del club, sino al ridimensionamento o addirittura allo sfascio totale. In questo stato di cose i vecchi dirigenti si mossero in maniera tale da ottenere le dimissioni del presidente De Franceschini. L’assemblea ordinaria sancì la nomina alla guida della società di Arnaldo Salatti. Fulvio Bernardini viene riconfermato alla direzione tecnica della squadra. Bernardini puntò sui giovani, pertanto la campagna acquisti orchestrata da Piero Sanguineti e dall’avv. Mario Colantuoni riguardò solo cinque giocatori: “Corvo” Francesconi, Tentorio, Matteucci e Roberto “Bobo” Vieri. La stagione, un vero trionfo blucerchiato, si concluse con la matematica promozione in serie A a cinque giornate dal termine. La Sampdoria vinse il campionato con 54 punti (frutto di 20 vittorie, 14 pareggi e 4 sconfitte) con un impressionante differenza reti 47 segnate (di cui Francesconi 20, Salvi 12 e Vieri 5) contro le 19 subite, Battara rimase imbattuto per 740 minuti!!

In data 23 marzo 1967 l’associazione di persone Unione Calcio Sampierdarenese-Doria “Sampdoria” viene posta in liquidazione e sostituita dalla Unione Calcio Sampdoria Spa, costituita con un capitale sociale di 200.000.000 lire.

La Samp scende a far compagnia ai cugini del Genoa in Serie B. Ma mentre il Genoa doveva impiegare altri 5 anni per risalire, per la Samp quel campionato fu una cavalcata trionfale.Chi pensava che la prima discesa in serie B sarebbe stata fatale era servito!

L'estate portò alla presidenza Arnaldo Salatti, che confermò Bernardini alla guida tecnica della squadra.
Quanto ai rinforzi arrivarono Roberto Vieri (dal Prato), Tentorio (dal Bologna), Francesconi e il portiere di riserva Matteucci (dalla Roma).

Tutto il campionato si svolse nell'entusiasmante duello testa-a-testa tra la Samp e il Varese; al termine la spuntarono i blucerchiati che lasciarono il varese a tre punti e la terza a 12 punti di distanza.
La prima sconfitta (delle 4 totali) arrivò alla ventiduesima giornata ad opera della Reggiana che s'impose a Marassi per 2 a 1.

Quell'anno militava in serie B anche il Savona che, nonostante la vittoria a tre giornate dal termine contro la Samp, retrocesse per un solo punto.

La Coppa Italia vede la Samp passare il primo turno battendo il Genoa con una rete di Tentorio su rigore. Il secondo turno registra un'altra vittoria blucerchiata per 1 a 0, rete di Rigato, contro la Salernitana. Nel terzo turno la Samp affronta il Lecco. L'incontro termina in parità (1-1) con reti di Bonfanti del Lecco e un'autorete di Bacher. Si va ai rigori e il Lecco realizzandone 4 (contro i tre dei blucerchiati) estromette nuovamente la Sampdoria da questa competizione.


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18 giugno 1967, stadio di Marassi, la Sampdoria batte l'Alessandria 1-0 con rete di Francesconi (capocannoniere del campionato cadetto) e ritorna in serie A dopo un campionato trionfale.

Bernardini, Cristin, il prof. Chiappuzzo, Vincenzi, Garbarini, il presidente Salatti, il suo vice Colantuoni, Tentorio, Battara e il prof. Granato.
Accosciati: Sabatini, Frustalupi, Vieri, Francesconi, Salvi, Dordoni.
Homer - Mer Mag 21, 2008 2:18 am
Oggetto: Stagione 1967/1968 Serie A - 10° posto
Stagione 1967/1968

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Presidente: SALATTI

Allenatore: BERNARDINI

10° classificata in serie A

Capocannoniere: Cristin e Francesconi 7 reti

BATTARA CARPANESI CRISTIN DELFINO DORDONI FOTIA FRANCESCONI FRUSTALUPI GARBARINI MATTEUCCI MORINI NOVELLI PATERLINI SABATINI SALVI VIERI VINCENZI

Bernardini proclama, all’inizio della stagione, « siamo in serie A e ci resteremo » ed ottiene dal presidente Salatti la riconferma di tutti i giocatori con l’unica cessione di Tentorio, sostituito da Carpanesi. Alla fine del girone di andata la Sampdoria aveva ottenuto solo 10 punti in quindici partite: il gioco blucerchiato era ammirato da tutti, tanto che la Sampdoria si era meritato il titolo di “squadra simpatica”, proprio perché divertiva la platea senza chiedere… punti in cambio. Bernardini confermò la propria promessa galvanizzando i giocatori. Nel girone di ritorno la squadra ottenne altri 17 punti ottenendo il decimo posto con 27 punti (frutto di 6 vittorie, 15 pareggi e 9 sconfitte). La società Sampdoria, grazie al record di abbonamenti e di incassi stagionali, chiuse il bilancio gestionale alla pari.

Per merito della Sampdoria la stagione calcistica '67-68 rivedeva la serie A a Genova. Colantuoni, neopresidente della Società, accontentò Bernardini non vendendo alcun giocatore e, come buon peso, ingaggiando Carpanesi dalla Roma e Novelli dal Padova.

La Samp giocava un calcio brillante, ma i risultati non si vedevano tanto che alla fine del girone d'andata era ultima in classifica con 10 punti (2 vittorie, 6 pareggi e 7 sconfitte). Il girone di ritorno iniziò con due pareggi e una vittoria, poi altri due pareggi e una vittoria e un pareggio a Napoli dove 'san' Battara parò proprio tutto! Dopo la sconfitta interna con il 'superMilan' altri pareggi e un paio di vittorie. Penultima a Torino con la Juve e secca sconfitta (3-1) seguita dal pareggio interno contro l'Atalanta. Tanto bastò per la salvezza.

La Coppa Italia vide la Samp eliminata al primo turno dal Torino (1-0 autorete di Morini).

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Una formazione della Samp edizione '67-68.

In piedi: Battara, Vincenzi, Morini, Carpanesi, Noletti, Cristin.
Accosciati: Salvi, Francesconi, Frustalupi, Vieri, Dordoni.
Homer - Mer Mag 21, 2008 2:21 am
Oggetto: Stagione 1968/1969 Serie A - 12° posto
Stagione 1968/1969

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Presidente: COLANTUONI

Allenatore: BERNARDINI

12° classificata in serie A

Capocannoniere: Vieri 5 reti

BATTARA COLLETTA CRISTIN DELFINO FRANCESCONI FRUSTALUPI GARBARINI NEGRISOLO MORELLI MORELLO MORINI NOVELLI SABADINI SABATINI SALVI VINCENZI VIERI


Arnaldo Salatti rinunzia alla presidenza per diverse ragioni personali, al suo posto si insedia l’avvocato Mario Colantuoni. Il nuovo presidente promosse una politica di austerità che, non permise il rafforzamento della rosa ma neppure il suo depauperamento: nessuno dei “gioielli” venne ceduto. Al termine del girone di andata la Sampdoria aveva 10 punti ma, al contrario della scorsa stagione, nessun tifoso credeva nella ripetizione della “excalation”. L’unico a professare ottimismo era il solito Bernardini ed infatti, nelle ultime sei giornate, la Sampdoria realizzò una serie di risultati positivi (per 8 punti complessivi!!) che le permisero di ottenere la dodicesima piazza con 23 punti (frutto di 5 vittorie, 13 pareggi e 12 sconfitte), evitando la zona retrocessione per un punto.

Bernardini soleva dire che, per andare bene, occorreva uno che parasse e uno che facesse i gol. Per il primo la Samp era a posto, visto che i pali erano difesi da Battara; però i gol arrivavano col contagocce (il 'bomber' di quell'anno fu Vieri con la bellezza di 5 gol in tutto il campionato!).

Per fortuna la difesa, con Vincenzi e Delfino, ma soprattutto Garbarini, Morini e Sabadini, resse l'urto dei ben più potenti attacchi avversari e alla fine giunse la salvezza, seppure con un solo punto di vantaggio e ... con la solita volata di primavera (8 punti nelle ultime 6 partite dopo la sconcertante sconfitta casalinga contro il Pisa).

La Coppa Italia si disputa con i gironi di qualificazione. La Samp è con Genoa, Cesena e Juventus. Dopo la vittoria nel Derby (2-1 gol di Salvi e Frustalupi per la Samp e Morelli per il Genoa) arrivano le sconfitte con Juve (5-0) e Cesena (1-0). Fine dell'avventura di Coppa e qualificazione alla Juventus.

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Tanto genio ed altrettanta sregolatezza.
Questo era Bob Vieri
La stagione 1968-69 lo vede 'capocannoniere' con 5 reti.
Homer - Mer Mag 21, 2008 8:02 am
Oggetto: Stagione 1969/1970 Serie A - 13° posto
Stagione 1969/1970

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Presidente: COLANTUONI

Allenatore: BERNARDINI

13° classificata in serie A

Capocannoniere: Cristin 4 reti

ARNUZZO BATTARA BENETTI COLLETTA CORNI CRISTIN DELFINO FOTIA FRANCESCONI FRUSTALUPI GARBARINI JACOMUZZI MORELLI MORELLO NEGRISOLO NIELSEN SABADINI SABATINI SALVI SPANIO

Colantuoni non riesce a resistere alla ricca offerta della Juventus : Vieri e Morini vengono ceduti per il giovane Romeo Benetti e 800 milioni! Anche in questa stagione il girone di andata si concluse col magro bottino di 10 punti. Alla ventesima giornata la squadra era ancora a undici punti ma… iniziò la rimonta che si concluse con il raggiungimento del tredicesimo (quart’ultimo) posto grazie ai 24 punti (frutto di 6 vittorie, 12 pareggi e 12 sconfitte).

La salvezza raggiunta per un solo punto l'anno precedente fece sperare ai tifosi in un rinforzo della squadra; invece si vendettero alla Juventus Morini e Vieri. In cambio arrivò in blucerchiato Romeo Benetti molto stimatao da Bernardini.

Altri arrivi furono: Il mediano Renzo Corni e lo stopper Ubaldo Spanio; come ciliegina sulla torte la Samp prelevò Harald Nielsen, ex bomber del Bologna che costava poco, aveva solo 28 anni, ma - e lo si appurò in seguito, aveva la schiena a pezzi. Giocò solo quattro partite e non lasciò il segno.

La difesa con Battara in porta e Sabadini, Sabatini, Spanio, Garbarini e il giovane Negrisolo riuscì a non far rimpiangere la coppia di ferro Vincenzi-Morini; a centrocampo Salvi e Frustalupi facevano rifiorire un formidabile Benetti; l'attacco purtroppo era talmente spuntato che il bomber di quell'anno riuscì persino a battere il record negativo della stagione precedente; infatti furono 4 le reti messe a segno da Cristin! Comunque fu salvezza con due turni d'anticipo.
Homer - Mer Mag 21, 2008 8:08 am
Oggetto: Stagione 1970/1971 Serie A - 12° posto
Stagione 1970/1971

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Presidente: COLANTUONI

Allenatore: BERNARDINI

12° classificata in serie A

Capocannoniere: Cristin 9 reti

BATTARA CRISTIN CORNI FOTIA FRANCESCONI GARBARINI LIPPI LODETTI MORELLO NEGRISOLO PELLIZZARO ROSSINELLI SABADINI SABATINI SALVI SPADETTO SPANIO SUAREZ

Bernardini richiese inutilmente una punta di sfondamento, Colantuoni non l’accontentò anzi cedette altri due gioielli blucerchiati Frustalupi all’Inter, per Suarez e Spadetto, e Benetti al Milan, per Lodetti e milioni. La campagna acquisti deluse profondamente le aspettative della tifoseria. Al termine del girone di andata la Sampdoria aveva 12 punti. La salvezza fu raggiunta all’ultima giornata di campionato con 25 punti (frutto di 6 vittorie, 13 pareggi e 11 sconfitte) a pari merito con Fiorentina e Foggia, ed era quest’ultima a retrocedere a causa della pessima differenza reti. Eroi della stagione furono il portiere Battara, Cristin, Salvi, Suarez, Lodetti, Sabadini ed il nuovo astro proveniente dalla primavera: Marcello Lippi. "Fuffo" Bernardini ha svelato il segreto della Sampdoria di quegli anni: "Noi ci salviamo sempre perché abbiamo il salvagente sulla maglia"

Dopo la salvezza raggiunta l'anno precedente si aspettava ancora una scossa positiva dal mercato. La scossa ci fu, ma, naturalmente, di segno negativo: Partirono infatti alla volta di Milano Benetti (MILAN) e Frustalupi (INTER). Arrivarono Lodetti, ex stampella di Rivera e Suarez, ormai sul viale del tramonto. Il presidente Colantuoni sperava sempre nella buona stella e, in seconda battuta, faceva affidamento sulle doti di recupero dell'allenatore Bernardini.

Entrarono a far parte della famiglia blucerchiata Marcello Lippi, Marco Rossinelli, il secondo portiere Pellizzaro e il giovane e modesto attaccante Spadetto; abbandonava, per raggiunti limiti d'età, il mitico 'martello' Delfino.

Migliora l'attacco (che segna 'ben' 29 reti più un'autorete del varesino Perego) e, capocannoniere blucerchiato sarà Cristin (9 gol). La salvezza arriva per differenza reti.

Coppa Italia con girone di qualificazione che vede opposte alla Samp il Perugia, il Torino e la Ternana.
Primo incontro a Perugia e vittoria 1-0 con gol di Negrisolo. Il secondo turno vede la Samp ospitare il Torino e la partita finisce 3-3 con reti di Suarez, Cristin e Francesconi per la Samp e tripletta di Petrini per il Toro. Ultima fatica (perché la Samp sarà eliminata) a Marassi contro la Ternana e risultato di parità (1-1 gol di Suarez e Fontana per la Ternana). Passa il Torino.

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8 novembre 1970, Roma-Sampdoria 0-0.

Lodetti ostacola in area Cappellini, mentre Battara, Sabadini e Sabatini controllano la situazione.
Di spalle, con il numero 11, Amarildo.
Homer - Mer Mag 21, 2008 8:10 am
Oggetto: Stagione 1971/1972 Serie A - 8° posto
Stagione 1971/1972

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Presidente: COLANTUONI

Allenatore: HERIBERTO HERRRERA

8° classificata in serie A

Capocannoniere: Cristin 5 reti

BATTARA BONI CASONE CORNI CRISTIN FOTIA LIPPI LODETTI NEGRISOLO PELLIZZARO REGGIANI REPETTO ROSSINELLI SABATINI SALVI SANTIN SPADETTO SUAREZ TUTTINO


Bernardini, stanco della politica di Colantuoni, lascia la panchina blucerchiata. Per sostituirlo viene chiamato il “sergente di ferro” Heriberto Herrera: il teorico del “movimiento”. Colantuoni cede il pezzo pregiato Sabadini al Milan ed acquista, fra gli altri Nello Santin, Paolo Tuttino e Loris Boni. Al termine del girone di andata la Sampdoria aveva 16 punti!! Al termine della stagione la Sampdoria conquista l’ottavo posto con 28 punti (frutto di 8 vittorie, 12 pareggi e 10 sconfitte), il risultato fu determinato, oltre che dal pragmatismo del nuovo allenatore, anche dalle prove magistrali di Lodetti e Suarez ma soprattutto dalla conferma di Lippi e dalle “esplosioni” di Boni, Negrisolo e Rossinelli. La formazione primavera si aggiudica per la terza volta il Torneo di Viareggio.

La salvezza ottenuta l'anno precedente grazie alla differenza reti nei confronti di Fiorentina e Foggia (poi retrocessa), convinse il presidente Colantuoni che la colpa era tutta da addebitare all'allenatore, troppo vecchio e permissivo. Fu così che Bernardini venne accantonato e al suo posto arrivò Heriberto Herrera.

Il nuovo tecnico, fautore del 'movimiento', disse che la salvezza non era un problema ... nonostante la partenza di Sabadini (al Milan in cambio di Santin e, naturalmente, soldi). Infatti la salvezza - grazie alle parate di Battara e alla difesa (Lippi, Santin, Negrisolo) che fruttarono ben nove 0-0 - non fu un problema.

Il centrocampo funzionava bene con Suarez, Lodetti, Sabatini, Boni e Salvi (aiutati da Casone e Tuttino), ma l'attacco era sempre con le polveri bagnate (capocannoniere Cristin - 5 reti - seguito da Suarez e Spadetto con 4).

Coppa Italia con girone di qualificazione. Prima partita contro il Taranto e vittoria 1-0 (gol di Spadetto).
Il secondo turno vede la Samp soccombere a Torino contro la Juve (3-1 reti di Suarez per la Samp e Capello, Marchetti e Anastasi. Vittoria a Bari (1-0 gol di Repetto) e pareggio (1-1) nel derby con il Genoa (reti di Cini per il grifone e Casone per i blucerchiati). Qualificata la Juventus.


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Casone ascolta attentamente le direttive di Heriberto, mentre Suarez ... si allontana ignorando i suoi suggerimenti.
Homer - Mer Mag 21, 2008 8:13 am
Oggetto: Stagione 1972/1973 Serie A - 12° posto
Stagione 1972/1973

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Presidente: COLANTUONI

Allenatore: HERIBERTO HERRRERA

12° classificata in serie A

Capocannoniere: Salvi 7 reti

ARNUZZO BADIANI BONI CACCIATORI CAPPANERA LIPPI LODETTI NEGRISOLO PELLIZZARO PETRINI PRINI ROSSINELLI SABATINI SALVI SANTIN SPADETTO SUAREZ VILLA


Colantuoni cede Battara, Reggiani, Cristin e Fotia ed acquista fra gli altri Roberto Badiani e Cacciatori. Herrera professa tranquillità ma l’inizio del campionato è disastroso : al termine del girone di andata la Sampdoria era penultima con 11 punti assieme a Palermo e Ternana. Il dato allarmante erano le sole sei reti segnate in quindici partite. Il prosieguo del campionato non è esaltante ma la Sampdoria vincendo l’ultima partita di campionato raggiunge i 24 punti (frutto di 5 vittorie, 14 pareggi e 11 sconfitte) a pari merito con Roma Vicenza e Atalanta. Grazie alla migliore differenza reti si classifica all’undicesimo posto ed evita la retrocessione a danno dell’Atalanta. A causa dell’operato dell’allenatore-osservatore Paolo Tabanelli (che aveva proposto un premio vittoria ai giocatori bergamaschi impegnati nell’ultima giornata contro il Vicenza) la Sampdoria viene punita con la penalizzazione di tre punti in classifica da scontare nella prossima stagione.

La musica era sempre la stessa: si doveva sempre aspettare l'ultima giornata per vedere la luce della salvezza. Il campionato vede ai nastri di partenza la Samp priva di Cristin, Fotia (invisi al tecnico) e Battara. I sostituti furono Petrini, Badiani, Villa e Cacciatori.

Al centro della difesa si alternavano Prini (ex Bologna) e Negrisolo (a volte impiegato come libero al posto di Lippi). IL gioco orizzontale del tecnico paraguaiano fruttò 16 gol all'attivo e, per fortuna, solo 25 al passivo. La salvezza arrivò grazie alla miglior differenza reti nei confronti di Vicenza (salvo) e Atalanta (retrocessa).

Anche quest'anno il pubblico blucerchiato dovette sorbirsi una lunga serie di 0-0 (ben dieci).

Coppa Italia sempre amara per la Samp che, nel girone di qualificazione, inizia impattando con l'inter (1-1 con gol di Suarez su rigore per la Samp e Mazzola per l'Inter). Altro pareggio (0-0) nel derby e sconfitta casalinga con il Catanzaro (1-2 gol di Salvi, Bonfanti e Rizzo). L'ultimo incontro, a Lecco, termina 1-1 con gol di Marchi (Lecco) e Villa (Samp). Qualificazione all'Inter.

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Una formazione della Samp edizione 72-73.

In piedi: Santin, Pellizzaro, Prini, Suarez, Boni, Lippi.
Accosciati: Villa, Petrini, Lodetti, Negrisolo, Rossinelli.
Homer - Mer Mag 21, 2008 8:16 am
Oggetto: Stagione 1973/1974 Serie A - 15° posto
Stagione 1973/1974

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Presidente: ROLANDI

Allenatore: VINCENZI

15° classificata in serie A

Capocannoniere: Maraschi 6 reti

ARNUZZO BADIANI BONI CACCIATORI CHIARENZA CRISTIN DONATI IMPROTA LIPPI LODETTI MARASCHI MIRCOLI NICOLINI PETRINI PIONETTI PRINI ROSSINELLI SABATINI SALVI SANTIN


Colantuoni rassegna il mandato e viene sostituito da Giulio Rolandi. La panchina viene affidata a Guido Vincenzi, la campagna acquisti è condizionata dal bilancio, viene ceduto Negrisolo, fra gli acquisti si segnalano quelli di Giovanni Improta e di Dante “Muccolo” Mircoli. I propositi stagionali, tenuto conto della penalità da scontare, erano quelli della permanenza in serie A. Il deludente campionato termina con soli 20 punti (frutto di 5 vittorie, 13 pareggi e 12 sconfitte e della penalizzazione dtre punti) che valgono il penultimo posto (sopra il Genoa ) ma la retrocessione viene evitata a causa delle clamorose condanne inflitte dal tribunale calcistico al Foggia ed al Verona ree di illeciti sportivi. Unica perla della stagione è una rete di Maraschi: è il novantesimo minuto del derby di ritorno, il Genoa è in vantaggio per 1 a 0 … centro “alla disperata” del fluidificante Prini ed estemporanea prodezza di Maraschi che in rovesciata fredda l’incolpevole Spalazzi e tutta la gradinata nord.

Dopo la salvezza ottenuta a 12' dalla fine nel campionato passato (gol di Boni a Torino), scoppiò il giallo di Alzano. Pareva retrocessione 'a tavolino' e invece la Disciplinare comminò alla Samp 4 punti di penalizzazione (poi ridotti a 3) da scontare nel Campionato di serie A. La contemporanea promozione del Genoa dalla serie B riportò nella nostra città il Derby.

Durante l'estate il presidente Colantuoni lasciò la carica e al suo posto arrivò Rolandi. Il nuovo presidente liquidò Heriberto Herrera e riportò in blucerchiato la 'bandiera' Vincenzi, che nel frattempo aveva preso il patentino di allenatore.

La campagna acquisti-vendite, dopo l'addio di Suarez ormai trentottenne, si risolse nel ritorno di Cristin, l'acquisto del 'navigato', Maraschi e del giovane Chiarenza per l'attacco, l'arrivo di Improta per il centrocampo e la partenza (verso la capitale) di Negrisolo.

Alla fine fu penultimo posto, ma, grazie alle scelleratezze dei presidenti di Verona e Foggia la Samp si salvò (nuovamente 'a tavolino'). Retrocessero Verona, Foggia e Genoa.

Il girone di qualificazione della Coppa Italia inizia con un pareggio (0-0) con il Como. Nella seconda partita la Samp è nettamente sconfitta in casa dall'Inter (1-3 gol di Mazzola, Scala e autorete di Santin; per la Samp segnò Improta su rigore). Nel terzo incontro i blucerchiati vanno a vincere sul campo del Parma 1-0 con autorete di Daolio. Ultima fatica a Catania (1-1 gol di Spagnolo per i locali e pareggio di Lippi per la Samp). Qualificata: Inter.


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Una formazione del campionato 1973/74.

In piedi: Lippi, Improta, Prini, Rossinelli, Maraschi, Santin.
Accosciati: Salvi, Cacciatori, Lodetti, Badiani, Boni.
Homer - Mer Mag 21, 2008 8:18 am
Oggetto: Stagione 1974/1975 Seria A - 12° posto
Stagione 1974/1975

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Presidente: LOLLI GHETTI

Allenatore: CORSINI

12° classificata in serie A

Capocannoniere: Maraschi 7 reti

ARECCO ARNUZZO BANDONI BEDIN BONI CACCIATORI DE GIORGIS FOSSATI FOTIA LIPPI MAGISTRELLI MARASCHI MIRCOLI NICOLINI POLETTI PRINI PRUNECCHI REPETTO ROMEI ROSSINELLI SALTUTTI SALVI SANTIN VALENTE


La notizia del ripescaggio in serie A arriva a campagna acquisti ultimata, i tifosi scendono in piazza a festeggiare ma la società aveva ormai allestito una squadra per il campionato cadetto. La presidenza viene di nuovo assunta dall’armatore Glauco Lolli Ghetti, azionista di maggioranza. La panchina viene affidata a Giulio Corsini. Il girone di andata si concluse con un tranquillo undicesimo posto con 12 punti. Il girone di ritorno fu molto più sofferto, ma la matematica salvezza venne conquistata con una giornata di anticipo. Il campionato si concluse al dodicesimo posto con 24 punti (frutto di 4 vittorie, 16 pareggi e 10 sconfitte).

La stagione precedente la retrocessione fu evitata grazie alla condanna inflitta al Foggie e al Verona, ma la squadra, durante l'estate, fu preparata per affrontare il campionato di serie B. Il presidente Lolli Ghetti, ritornato al timone, cambiò l'allenatore: Giulio Corsini per Guido Vincenzi. Furono ceduti Santin al Torino, Badiani alla Lazio, Improta all'Avellino e, ad ottobre, Petrini all'Avellino e Lodetti al Foggia. Sul fronte acquisti arrivarono Magistrelli dal Palermo, Prunecchi dalla Ternana, Valente dal Foggia, Fossati dal Torino e Bedin dall'Inter. E rimase Mircoli (che migliorò la sua media-gol: l'anno precedente fece un gol in 5 partite giocate; quest'anno il bottino fu sempre di un gol, ma le partite giocate furono solo quattro!).

Nonostante la quasi nullità del simpatico italo-argentino e la pochezza dei nuovi 'bomber' Magistrelli e Prunecchi (due reti a testa), la salvezza arrivò ugualmente: quart'ultimo posto. Un grazie a 'nonno' Maraschi che mise a segno 7 reti e alla difesa che fece miracoli (coadiuvata egregiamente dal robusto centrocampo).

Dopo diciannove giornate la Samp sembrava spacciata, ma grazie a dieci risultati utili (2 vittorie e 8 pareggi) i blucerchiati raggiunsero la salvezza.

La Coppa Italia inizia con una sconfitta (3-0 a Napoli; gol di Pogliana, Braglia e Massa); seguono due pareggi (0-0 in casa con la Spal e 1-1 a Catanzaro con reti di Ranieri e De Giorgis). L'ultimo incontro, a Marassi, vede la Samp sconfitta 2-0 dal Verona con reti di Sirena e Turini. Qualificato: Napoli.

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Homer - Mer Mag 21, 2008 8:20 am
Oggetto: Stagione 1975/1976 Serie A - 12° posto
Stagione 1975/1976

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Presidente: LOLLI GHETTI

Allenatore: BERSELLINI

12° classificata in serie A

Capocannoniere:
Saltutti 8 reti

ARNUZZO BEDIN CACCIATORI DE GIORGIS DI VINCENZO FERRONI FOSSATI LELJ LIPPI MAGISTRELLI MARASCHI NICOLINI ORLANDI PRINI ROSSINELLI SALTUTTI SALVI TUTTINO VALENTE ZECCHINI


Lolli Ghetti non rinnova la fiducia a Corsini e chiama da Cesena uno dei tecnici emergenti: Eugenio Bersellini. La campagna acquisti vede l’arrivo, fra gli altri, di Maurizio “Micio” Orlandi, Mauro Ferroni, Nello Saltutti e Luciano Zecchini. La cessione più dolorosa fu quella di Loris Boni. L’inizio del campionato fu esaltante, ma fu una breve chimera … alla fine del girone di andata la Sampdoria era terz’ultima con 11 punti a pari merito con Verona e Lazio. Fra le ragioni del declino anche la squalifica, per tre turni del campo e per due mesi dell’allenatore, comminata a causa dell’invasione di campo effettuata da uno spettatore che aggredì l’arbitro Ciacci reo di una ingiustizia arbitrale : l’annullamento del gol del pareggio siglato contro l’Inter. Il campionato terminò col 12 posto grazie ai 24 punti realizzati (frutto di 8 vittorie, 8 pareggi e 14 sconfitte).

Conclusa la stagione 75-75 con la solita risicata salvezza, il presidente Lolli Ghetti decise di cambiare allenatore e, licenziato Corsini, assunse Eugenio Bersellini.L'attacco non fa faville e anche quest'anno la salvezza arriva all'ultimo.

Il mercato dei blucerchiati vede la partenza (verso Roma) del forte mediano Boni e la libertà per il vecchio portiere Bandoni (sostituito da Di Vincenzo), Poletti, Mircoli e Fotia. Ceduti anche Repetto e Prunecchi al Pescara. In arrivo, oltre il già citato Di Vincenzo, il terzo portiere Pionetti, il ritorno di Tuttino e gli acquisti di Lelj, Saltutti, Orlandi e Ferroni. Dopo un inizio disastroso a novembre arrivò alla Samp (dal Milan) lo stopper Zecchini.

La Coppa Italia illude i tifosi blucerchiati che sognano vedendo la Samp passare il primo turno a punteggio pieno. Inizio a Piacenza e vittoria (2-0 con due reti di Magistrelli); seconda partita a Marassi contro la Roma e sonante vittoria (5-3, gol di Valente, Saltutti e Magistrelli (3) per al Samp; Cordova (2) e Petrini per i giallorossi). La terza partita, ancora a Marassi, oppone la Samp al Vicenza (3-1 con reti di Magistrelli (2) e Saltutti per la Samp e D'Aversa per i biancorossi). Nell'ultimo incontro del girone eliminatorio la Samp va a vincere a Pescara con reti di Saltutti e Orlandi: punteggio finale 2-1 con gol per i pescaresi dell'ex Repetto.
Nel turno successivo i blucerchiati sono sconfitti a Marassi dal Mila (2-0 con reti di Rivera e Chiarugi).


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Una formazione della Samp stagione 75-76.

In piedi: Lelj, Magistrelli, Bedin, Zecchini, Rossinelli, Valente.
Accosciati: Tuttino, Arnuzzo, Saltutti, Orlandi, Cacciatori.

I tifosi della Sampdoria sono infuriati con il presidente Lolli Ghetti, che essendo socio d'affari con Pianelli dice sempre di sì al presidente dei Torino. Prima ci fu lo scambio alla pari Santin-Prunecchi (e la Sampdoria ci ha rimesso 300 milioni) poi Pianelli ha sbolognato all'armatore genovese le due «vecchie glorie» Fossati e Poletti che a Genova si sono limitati a fare i turisti con stipendio; adesso Lolli Ghetti aveva già accettato di dare a Pianelli il terzino Rossinelli che quest'anno è stato il migliore della Sampdoria e di prendersi Lombardo che nel Torino di Radice ha giocato solo tre partite. «E' vero — dicono a Genova — che tre anni fa la Sampdoria con un gol fantascientifico di Boni si salvò miracolosamente grazie al Torino ma crediamo che Lolli Ghetti abbia già ampiamente pagato il suo debito con Pianelli». Già: anche la riconoscenza ha un limite.
Homer - Mer Mag 21, 2008 8:23 am
Oggetto: Stagione 1976/1977 Serie A - 14° posto - retrocessa in B
Stagione 1976/1977

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Allenatore: BERSELLINI

14° classificata in serie A retrocessa in serie B

Capocannoniere: Saltutti 6 reti

ARNUZZO BEDIN BRESCIANI CACCIATORI CALLIONI CHIORRI DE GIORGIS DI VINCENZO FERRONI LIPPI ORLANDI SALTUTTI SAVOLDI II TUTTINO VALENTE ZECCHINI


Il mercato scontenta molto i tifosi blucerchiati in quanto, per ragioni di bilancio, vengono effettuate dolorose cessioni a fronte di scarsi acquisti rimpolpati all’ultimo con l’arrivo di Bresciani. Lo stesso Bersellini ha dei tentennamenti prima di accettare il rinnovo del contratto. A metà campionato la Sampdoria è quart’ultima con 11 punti. La seconda parte del campionato è ancora più disastrosa : la Sampdoria con soli 24 punti (frutto di 6 vittorie, 12 pareggi e 12 sconfitte) è quattordicesima e viene retrocessa in serie B. Unica notizia positiva arriva dalla squadra primavera che trionfa, per la quarta volta, al Torneo di Viareggio.

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Alviero Chiorri, "il marziano"

Dopo l'ennesimo salvataggio in extremis i tifosi blucerchiati si aspettavano, dal presidente Lolli Ghetti, un rigurgito d'orgoglio: L squadra non era male e con qualche ritocco avrebbe potuto affrontare il campionato con maggiore serenità. Naturalmente il 'ritocco' ci fu ... nel senso che si vendettero Rossinelli alla Fiorentina, Magistrelli al Palermo, Nicolini al Catanzaro, Salvi e Lelj al Vicenza e si lasciarono liberi il vecchio Maraschi e la meteora Fossati. Arrivarono Savoldi II, Callioni e, a ottobre, Bresciani; dalla Primavera furono prelevati Re e Chiorri.

Dopo venti giornate la Samp aveva raccolto la miseria di 13 punti. Come ogni anno, all'avvento della primavera, la Samp si sveglia e nelle successive 8 partite riesce a racimolare ben 11 punti. Nella penultima i blucerchiati vanno a far visita al Bologna e ritornano a Genova con un pesante 4-1. L'ultima giornata di campionato arriva a Marassi la Juventus che deve vincere per non perdere la sfida con i cugini granata. L'incontro vede i bianconeri vittoriosi conquistare lo scudetto e la Samp retrocedere in serie B.

Anche la Coppa Italia è amara: quattro incontri ed altrettante sconfitte!
Sampdoria-Vicenza 0-1 (Lelj)
Perugia-Sampdoria 2-1 (Scarpa, Vannini, Callioni su rigore)
Sampdoria-Cagliari 1-2 (Virdis, Piras, Saltutti)
Modena-Sampdoria 3-1 (Bellinazzi su rigore, Pirola, Orlandi, Bellinazzi)
Qualificata: Vicenza


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Una formazione della Samp 76-77.

In piedi: Callioni, Lippi, Bresciani, Savoldi, Zecchini, Bedin.
Accosciati: Arnuzzo, Saltutti, Valente, Orlandi, Cacciatori
Homer - Mer Mag 21, 2008 8:25 am
Oggetto: Stagione 1977/1978 Serie B - 8° posto
Stagione 1977/1978

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Presidente: LOLLI GHETTI

Allenatore: BERSELLINI

8°classificata in serie B


Capocannoniere: Bresciani 9 reti

ARNUZZO BEDIN BOMBARDI BRESCIANI CACCIATORI CALLIONI CHIORRI D'AGOSTINO FERRONI LIPPI MARIANI MONALDO ORLANDI PAOLINI PIONETTI RE ROSSI SALTUTTI SAVOLDI II TUTTINO


Lolli Ghetti promuove sulla panchina della prima squadra il « mago » di Viareggio : Giorgio Canali. Il mercato blucerchiato viene gestito dal nuovo direttore generale: Fulvio Bernardini. La tifoseria era ottimista circa la pronta risalita. Nel corso del campionato Lolli Ghetti lascia la presidenza ad Edmondo “Gigione” Costa. La Sampdoria termina il campionato con un deludente ottavo posto con 38 punti (frutto di 12 vittorie, 14 pareggi e 12 sconfitte). Della nutrita pattuglia di giovani promossi in prima squadra solo due furono brillanti: Chiorri e Re.

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La seconda retrocessione della storia blucerchiata fu accolta dai tifosi come una mazzata. Si sperava che il presidente Lolli Ghetti avrebbe cercato di farsi perdonare gli errori della sua prima gestione. I tifosi, ormai in aperta contestazione, furono messi a tacere richiamando il "santone" Bernardini che assunse la carica di Direttore Tecnico e promuovendo alla panchina della prima squadra Giorgio Canali.

Furono ceduti Valente, Callioni, Zecchini, De Giorgis e Petrini. Arrivarono Federico Rossi, Alberto Mariani e quattro prodotti del vivaio: Monaldo, Paolini, D'Agostino e Bombardi.

Gli abbonamenti arrivarono al misero numero di 2615, i tifosi contestavano il presidente (vizio duro a morire) e questi, a febbraio, si mise da parte e designò Costa commissario. Era la fine di un ciclo. Del presidente Lolli Ghetti rimane, però, una cosa importante: l'avvio dell'impianto sportivo di Bogliasco.

La Coppa Italia vede la Samp esordire vittoriosamente a Modena (2-1 con reti di Tuttino e Bedin per i blucerchiati e Bonafè per i canarini). Nel secondo incontro la Samp perde a Marassi contro la Roma (1-2 gol di Monaldo e doppietta di Di Bartolomei). Nela terza partita l'avversario è la Fiorentina che regola i blucerchiati con doppietta di Desolati e gol di Antognoni e Galdiolo, parzialmente bilanciati dalla doppietta di Saltutti che fissa il risultato sul 4 a 2 per i viola. L'ultimo incontro ritrova la Samp a Marassi e si risolve in uno stanco 0-0 contro il Rimini. La qualificazione è per la Fiorentina.


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L'organico della Samp che affrontò la stagione 1977/78.

In piedi, da sinistra, l'allenatore Canali, il preparatore tecnico Poggi, Arnuzzo, Zecchini (ceduto in ottobre al Perugia), Mariani, Di Vincenzo, D'Agostino, Saltutti, Cacciatori, Bresciani, Lippi, Savoldi II, il massaggiatoreComino, Pionetti e il preparatore atletico Rocchini.
Accosciati, da sinistra, Rossi, Bedin, Paolini, Chiorri, Orlandi, Arecco, Monaldo, Bombardi, Ferroni e Tuttino
Homer - Mer Mag 21, 2008 8:28 am
Oggetto: Stagione 1978/1979 Serie B - 9° posto
Stagione 1978/1979

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Allenatore: CANALI / GIORGIS

9° classificata in serie B

Capocannoniere: Orlandi 8 reti

ARNUZZO BRESCIANI CHIARUGI CHIORRI D'AGOSTINO DE GIORGIS FERRONI GARELLA LIPPI LOMBARDI MARIANI ORLANDI PAOLINI RE ROMEI ROSELLI ROSSI SALVOLDI II TALAMI TUTTINO


La campagna acquisti fu improntata al risparmio. Dopo un inizio disastroso, viene esonerato Giorgio Canali lo sostituisce Lamberto Giorgis. Garella difende la porta mentre Romei e Talami assicurano la difesa, Roselli a centrocampo, De Giorgis e Chiarugi in attacco. La stagione finisce senza alcun clamore al nono posto con 36 punti (frutto di 9 vittorie, 18 pareggi e 11 sconfitte) a tre punti dalla retrocessione ed a nove dalla promozione in serie A.
Homer - Mer Mag 21, 2008 8:34 am
Oggetto: Stagione 1979/1980 Serie B - 7° posto - Paolo Mantovani
Stagione 1979/1980

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Presidente: PAOLO MANTOVANI

Allenatore: GIORGIS/TONEATTO

7° classificata in serie B

Capocannoniere: Sartori 9 reti

ARNUZZO CACCIA CHIORRI DE GIORGIS FERRONI GARELLA GENZANO LOGOZZO MONACO ORLANDI PEZZELLA PIACENTI REDOMI ROMEI ROSSELLI SARTORI TALAMI VENTURINI


L’anno del cambio : il 03 luglio 1979 Paolo Mantovani prende il comando della Sampdoria. Questo ricco armatore, ex “re del petrolio”, diventa ufficialmente il 12mo presidente della Sampdoria. Al suo arrivo dichiara : « Io vi porterò in serie A ed allo scudetto ». Questa dichiarazione solleva l’ilarità di molti, ma ignorando le critiche opera una vera rivoluzione in seno alla società : Claudio Nassi viene nominato direttore sportivo, Giorgis è confermato in panchina, Lippi, Chiarugi, Tuttino, Bresciani, Re e Savoldi lasciano il club, mentre arrivano Logozzo, Sartori, Pezzella, Redomi, Caccia, Venturini, Genzano e Piacenti. Nel corso del campionato Giorgis viene sostituito nella guida della squadra da Toneatto. A metà novembre i risultati sono deludenti: la Sampdoria perde in casa contro la matricola Matera e nella successiva partita contro la Pistoiese gli spettatori sono solo 9.000 e per metà partita gli striscioni dei club furono ripiegati in segno di protesta. Pur disputando un eccellente girone di ritorno Toneatto non viene riconfermato alla guida della squadra blucerchiata, Mantovani precisa che per fare una squadra bisogna avere del tempo. Al termine della stagione la Sampdoria occupa il settimo posto in classifica con 41 punti (frutto di 10 vittorie, 21 pareggi e 7 sconfitte) a soli quattro punti dalla promozione in serie A.

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Homer - Mer Mag 21, 2008 8:45 am
Oggetto: Stagione 1980/1981 Serie B - 5° posto
Stagione 1980/1981

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Presidente: PAOLO MANTOVANI

Allenatore: RICCOMINI

5° classificata in serie B

Capocannoniere: De Ponti 11 reti

ARNUZZO BISTAZZONI BRESCIANI BRONDI CHIORRI DEL NERI DE PONTI FERRONI GALDIOLO GARELLA GENZANO LOGOZZO MONARI ORLANDI PELLEGRINI PEZZELLA REDEGHIERI ROSELLI SARTORI VELLA


Riccomini diventa il nuovo allenatore blucerchiato. La rosa dei giocatori viene rivoluzionata, molti giocatori vengono acquistati : Luca Pellegrini per la difesa, nonchè le giovani promesse Pietro Vierchowod e Fausto Salsano che vengono immediatamente girate in prestito. La promozione viene mancata di poco, la Sampdoria si classifica al quinto posto con 43 punti (frutto di 11 vittorie, 21 pareggi e 6 sconfitte). La squadra risultò penalizzata dalla fragilità palesata negli incontri casalinghi.
Homer - Mer Mag 21, 2008 8:50 am
Oggetto: Stagione 1981/1982 Serie B - 3° posto - promossa in A
Stagione 1981/1982

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Presidente: PAOLO MANTOVANI

Allenatore: RICCOMINI/ULIVIERI

3° classificata in serie B promossa in serie A


Capocannoniere: Scanziani 10 reti

BELLOTTO BISTAZZONI BRONDI CALONACI CONTI FERRONI GALDIOLO GARRITANO GUERRINI LOGOZZO MAGLIOCCA MANZO PELLEGRINI ROSI ROSELLI SALA P. SCANZIANI SELLA VULLO ZANONE

Nuova rivoluzione tecnica all’inizio della stagione. Vierchowod viene prestato alla Fiorentina mentre Guerrini, Sala, Manzo, Sella, Conti, Scanziani, Bellotto, Vullo, Rosi, Garritano e Zanone fanno il loro arrivo. Dopo un cattivo inizio di campionato Riccomini viene sostituito da Renzo Ulivieri, la Sampdoria si riprende rapidamente e, finalmente, ottiene la promozione classificandosi al terzo posto con 47 punti (frutto di 17 vittorie, 13 pareggi e 8 sconfitte). Il primo obiettivo di Paolo Mantovani è ottenuto, il prossimo è lo scudetto.

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Homer - Mer Mag 21, 2008 10:02 am
Oggetto: Stagione 1982/1983 Serie A - 7° posto
Stagione 1982/1983

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Presidente: PAOLO MANTOVANI

Allenatore: ULIVIERI

7° classificata in serie A

Capocannoniere: Scanziani 8 reti

BELLOTTO BISTAZZONI BONETTI BRADY BRUNETTI CASAGRANDE CHIORRI CONTI FERRONI M. FRANCIS GUERRINI MAGGIORA MANCINI PELLEGRINI RENICA ROSI ROSIN SCANZIANI VULLO ZANONE


Claudio Nassi viene sostituito da Paolo Borea. Mantovani acquista dal Bologna un giovane giocatore di 17 anni molto promettente : Roberto Mancini. La Sampdoria acquista anche Liam Brady, Trevor Francis, Francesco Casagrande, ed i giovani Alessandro Renica e Dario Bonetti e ritorna Alviero Chiorri “il marziano” . La Sampdoria ha un esplosivo inizio di stagione, alla terza giornata è a punteggio pieno, prima in classifica avendo battuto la Juventus, l’Inter e la Roma !! Ma a causa dei numerosi infortuni che colpiscono la squadra accompagnati da alcuni eventi sfavorevoli la stagione termina con la conquista del 7mo posto con 31 punti (frutto di 8 vittorie, 15 pareggi e 7 sconfitte), un risultato molto positivo per una squadra neo promossa. Mantovani dichiara “Eravamo specialisti in sofferenze, da tanti anni ormai alla Sampdoria. Ora cerchiamo di specializzarci in gioie”.

Presentazione Roberto Mancini alla Sampdoria

Homer - Mer Mag 21, 2008 10:05 am
Oggetto: Stagione 1983/1984 Serie A - 7° posto
Stagione 1983/1984

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Presidente: PAOLO MANTOVANI

Allenatore: ULIVIERI

7° classificata in serie A

Capocannoniere: Mancini 8 reti

BRADY BELLOTTO BORDON CASAGRANDE CHIORRI FRANCIS GALIA GUERRINI MANCINI MAROCCHINO PARI PELLEGRINI PICASSO RENICA ROSIN SCANZIANI VIERCHOWOD ZANONE


Bordon, Galia, Vierchowod, Pari e Marocchino sono i principali arrivi della Sampdoria. La Samp dopo un campionato a fasi alterne conferma il 7mo posto con 32 punti (frutto di 12 vittorie, 8 pareggi e 10 sconfitte) a pari punti con Verona e Milan, mancando di poco la qualificazione in coppa UEFA. Alla fine del campionato il presidente Mantovani ritiene opportuno apportare nuovi correttivi.
Homer - Mer Mag 21, 2008 10:14 am
Oggetto: Stagione 1985/1986 Serie A - 11° posto
Stagione 1985/1986

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Presidente: PAOLO MANTOVANI

Allenatore: BERSELLINI

11° classificata in serie A


Capocannoniere: Vialli/Mancini 6 reti

ASELLI BORDON FRANCIS GALIA LORENZO MANCINI MANNINI MATTEOLI PAGANIN PARI PELLEGRINI SALSANO SCANZIANI SOUNESS VERONICI VIALLI VIERCHOWOD


In previsione dell’impegno di Coppa delle Coppe Mantovani acquista Pino Lorenzo, Matteoli e Aselli. In coppa delle coppe la Sampdoria viene eliminata al secondo turno dai portoghesi del Benfica, il campionato è disastroso la retrocessione viene evitata per quattro punti. La Sampdoria si classifica all’undicesimo posto con 27 punti (frutto di 8 vittorie, 11 pareggi e 11 sconfitte). Unica nota abbastanza positiva e il raggiungimento della finale di Coppa Italia dove la Sampdoria perde, di misura (2-1, 0-1), contro la Roma. La formazione primavera ottiene un onorevole secondo posto nel Torneo di Viareggio.

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..Roberto Mancini-Gianluca Vialli..



Homer - Mer Mag 21, 2008 10:35 am
Oggetto: Stagione 1986/1987 Serie A - 6° posto
Stagione 1986/1987

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Allenatore: BOSKOV

6° classificata in serie A

Capocannoniere: Vialli 12 reti

BISTAZZONI BRIEGEL BOCCHINO CEREZO FUSI GAMBARO GANZ LORENZO MANCINI MANNINI PAGANIN PARI PELLEGRINI SALSANO VIALLI VIERCHOWOD ZANUTTA

Bruciato dalla deludente stagione precedente Mantovani effettua una nuova rivoluzione: sulla panchina viene chiamato l’ex giocatore blucerchiato Vujadin Boskov, vengono ceduti Souness, Matteoli, Galia, Scanziani, Francis e Bordon per fare posto a Cerezo, Bistazzoni, Fusi e Briegel. Paolo Mantovani acquista anche una giovane promessa Gianluca Pagliuca. L’aneddoto racconta che Mantovani, assistendo ad una partita dove giocava il giovane portiere, avrebbe dichiarato: "Quello lì lo voglio a qualsiasi prezzo". Acquistato il giocatore, sembrava che si fosse appena comprato un gelato… In quella stessa estate ci fu il grande rifiuto di Gianluca Viallial milan: tutto ormai era convenuto fra il presidente Mantovani e Galliani, mancava il solo assenso del giocatore che alla richiesta rispose: "Se non le dispiace, presidente, io preferirei restare con lei". In merito ai risultati sportivi dell’anno sono abbastanza deludenti i blucerchiati vengono eliminati al primo turno di coppa Italia, si classifica al sesto posto con 35 punti (frutto di 13 vittorie, 9 pareggi e 8 sconfitte) e perdono lo spareggio contro il Milan per accedere alla coppa Uefa.

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Vujadin Boškov
(in serbo Вујадин Бошков, IPA: /ˈvujadin ˈboʃkov/; Begec, 16 maggio 1931) è un ex calciatore e allenatore di calcio serbo.

« Rigore c'è quando arbitro fischia. »
(Vujadin Boškov)

« Non ho bisogno di fare la dieta. Ogni volta che entro a Marassi perdo tre chili »
(Vujadin Boskov, ex allenatore della Sampdoria)
Homer - Mer Mag 21, 2008 10:42 am
Oggetto: Stagione 1987/1988 Serie A - 4° posto Coppa Italia
Stagione 1987/1988
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Presidente: PAOLO MANTOVANI

Allenatore: BOSKOV

4° classificata in serie A vince la Coppa Italia

Capocannoniere: Vialli 10 reti

BISTAZZONI BONOMI BRANCA BRIEGEL CEREZO FUSI GANZ LANNA MANCINI MANNINI PAGANIN PAGLIUCA PARI PELLEGRINI SALSANO VIALLI VIERCHOWOD


Iniziano i lavori di ristrutturazione dello stadio Luigi Ferraris (chiamato anche Marassi dal nome del quartiere ove è ubicato ndt) in vista del campionato del mondo di Italia 90. Mantovani crede nel gruppo e fa pochissime modifiche. Al termine del girone di andata la Sampdoria è settima, al termine del campionato la Sampdoria ottiene con 37 punti (frutto di 13 vittorie, 11 pareggi e 6 sconfitte) il quarto posto. In coppa Italia la Sampdoria raggiunge, per la terza volta nella sua storia, la finale. Per aggiudicarsi il prestigioso titolo si devono disputare due partite: la prima, a Genova, viene vinta 2 a 0 (reti di Vialli e Briegel), nella seconda il Torino riesce a recuperare lo svantaggio e la partita viene prorogata con i tempi supplementari, a tredici minuti dal termine, ovvero dalla roulette dei rigori, Fausto Salsano con un fantastico “Lob” regala alla Sampdoria il secondo importante trofeo!! Nella partita giocata contro il Milan perde la Supercoppa di Lega.

Sampdoria Story: Coppa Italia 1988

Homer - Mer Mag 21, 2008 10:51 am
Oggetto: Stagione 1988/1989 Serie A - 5° posto Coppa Italia
Stagione 1988/1989
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Presidente: PAOLO MANTOVANI

Allenatore: BOSKOV

5° classificata in serie A vince la Coppa Italia

Capocannoniere: Vialli 14 reti

BISTAZZONI BREDA BONOMI CARBONI CEREZO CHIESA DOSSENA LANNA MANCINI MANNINI PAGLIUCA PARI PELLEGRINI L. PELLEGRINI S. PRADELLA SALSANO VIALLI VICTOR VIERCHOWOD


Fusi, Branca, Paganin, Briegel e Ganz vengono ceduti ed in loro sostituzione arrivano Carboni, Stefano Pellegrini, Pradella, lo spagnolo Victor Muñoz e Beppe Dossena. La Sampdoria diviene più matura e gli avversari se ne accorgono, conquista il quinto posto in campionato con 39 punti (frutto di 14 vittorie, 11 pareggi e 9 sconfitte) e disputa la sua prima finale europea. A Berna la Sampdoria, dopo la trionfante marcia di qualificazione, trova un ostico avversario il F.C. Barcelona, la partita è resa ancora più difficile dall’assenza della difesa titolare; i gol di Salinas e Rekarte consentono al Barcellona di aggiudicarsi la Coppa. La delusione della sconfitta viene subito assorbita: la Sampdoria è chiamata a disputare la sua quarta finale di Coppa Italia. La prima partita, giocata a Napoli, viene vinta col risultato di 1 a 0 dai partenopei. A Cremona (a causa dell’inagibilità dello stadio Ferraris) la Sampdoria domina il Napoli di Maradona e con le reti siglate da Vialli, Cerezo, Vierchowod e Mancini (4 – 0) si aggiudica la sua terza Coppa Italia. Anche quest’anno non si aggiudica la Supercoppa di Lega.

FC Barcelona - Sampdoria UC 2-0

Finale di Coppa delle Coppe UEFA, 10 maggio 1989
Stadio Wankdorf, Berna

Johan Cruyff vince il suo secondo trofeo in tre stagioni e l'FC Barcelona diventa il primo club europeo a conquistare la Coppa delle Coppe UEFA per tre volte. Pur potendo contare su fuoriclasse come Gary Lineker e Julio Salinas in attacco, i catalani arrivano in finale non senza difficoltà, superando il KKS Lech Poznán per 5-4 ai calci di rigore dopo aver pareggiato 1-1 sia all'andata che al ritorno. Nei quarti di finale contro l'AGF Århus i blaugrana riescono a segnare appena un gol in 180 minuti. In semifinale i catalani non deludono, però, e si impongono sul CFKA Sredets Sofia con il risultato complessivo di 6-3 con un certo Hristo Stoitchkov che segna le tre reti dei bulgari.

La Samp va grazie a Vialli
Ad affrontare il Barcellona nella finale di Berna è la Sampdoria UC, allenata dall'ex tecnico del Real Madrid CF, Vujadin Boskov. In attacco c'è la coppia d'oro composta da Gianluca Vialli e Roberto Mancini. Dopo aver eliminato l'IFK Norrköping e l'FC Carl Zeiss Jena, i blucerchiati superano la CS Dinamo Bucuresti nei quarti grazie alla norma delle reti segnate in trasferta. In semifinale la Samp se la vede con i campioni uscenti del KV Mechelen. Dopo aver subito due gol in Belgio, Vialli segna la rete fondamentale in trasferta. A Genova tre gol negli ultimi 22 minuti consentono ai doriani di qualificarsi per la finale che vedrà la presenza di 40.000 spettatori.

Non c'è storia dopo il gol di Salinas
La Sampdoria ha molti infortunati e dopo il gol in apertura di Salinas al 4' non c'è più storia. La contesa resta comunque aperta fino a undici minuti dal fischio finale, quando il terzino Luís López Rekarte segna il raddoppio per i catalani dopo essere entrato a gara in corso.

FC Barcelona - Sampdoria UC 2 - 0
Turno Finale
Primo tempo 1 - 0
Data 10.05.1989
Calcio d'inizio 20:15
Stadio Wankdorf
Città Berna
Spettatori 42.707
Arbitro COURTNEY George (ENG)

Tabellino
4' SALINAS Julio
27' MANNINI Moreno (esce) / PELLEGRINI Stefano (entra)
50' PELLEGRINI Luca (esce) / BONOMI Fulvio (entra)
60' MILLA Luis (esce) / SOLER Miguel (entra)
74' BEGUIRISTAIN Aitor (esce) / LOPEZ REKARTE Luís (entra)
80' LOPEZ REKARTE Luís

Formazioni

Sampdoria UC
PAGLIUCA Gianluca (P)
MANNINI Moreno
PARI Fausto
PELLEGRINI Luca
SALSANO Fausto
LANNA Marco
MUÑOZ Victor
CEREZO Toninho
DOSSENA Giuseppe
VIALLI Gianluca
MANCINI Roberto

Entrati in campo dalla panchina PELLEGRINI Stefano, BONOMI Fulvio
Allenatore BOSKOV Vujadin

FC Barcelona
ZUBIZARRETA Andoni
MILLA Luis
PIRES Aloisio
ALEXANCO José Ramón
ORTEGA Urbano
AMOR Guillermo
SACRISTAN Eusebio
FERNANDEZ Roberto
LINEKER Gary
SALINAS Julio
BEGUIRISTAIN Aitor

Entrati in campo dalla panchina SOLER Miguel, LOPEZ REKARTE
Allenatore CRUYFF Johan

Sampdoria - Napoli 4-0 finale coppa italia 1988-1989


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28 Giugno 1989: Roberto Mancini festeggia la prima Coppa Italia della storia della Sampdoria, conquistata dopo aver travolto per 4-0 il Napoli di Maradona

Sampdoria 1988/1999

Homer - Mer Mag 21, 2008 11:01 am
Oggetto: Stagione 1989/1990 Serie A - 5° posto
Stagione 1989/1990
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Presidente: PAOLO MANTOVANI

Allenatore: BOSKOV

5° classificata in serie A vince la Coppa delle Coppe


Capocannoniere: Mancini 11 reti

CARBONI CEREZO DOSSENA INVERNIZZI KATANEC LANNA LOMBARDO MANCINI MANNINI PARI PAGLIUCA PELLEGRINI SALSANO VIALLI VICTOR VIERCHOWOD

Vengono acquistati Attilio Lombardo, Invernizzi, Nuciari e Srecko Katanec. Dopo un buon inizio di campionato e di Coppa Italia, la Sampdoria cala il proprio ritmo perdendo il contatto con la testa della classifica terminando al quinto posto in classifica con 43 punti (frutto di 16 vittorie, 11 pareggi e 7 sconfitte). In Europa la Sampdoria raggiunge, per la seconda volta, la finale di Coppa delle Coppe. Gli avversari sono i belgi dell’Anderlecht, lo stadio è l’Ullevi Stadion di Göteborg, dinanzi a 15.000 tifosi blucerchiati la Sampdoria vince per 2 a 0 (grazie alla doppietta di Vialli realizzata nei tempi supplementari) e conquista il suo primo trofeo europeo!! E’ la definitiva consacrazione della squadra voluta e costruita con estrema pazienza dal presidente Paolo Mantovani. Non si aggiudica la Supercoppa europea disputata contro il Milan (1-1, 0-2).

Vialli trascina la Samp

Sampdoria UC - RSC Anderlecht 2-0*
Finale di Coppa delle Coppe UEFA, 09 maggio 1990
Stadio Nya Ullevi, Goteborg

*dts
La Sampdoria UC di Vujadin Boskov non sbaglia alla sua seconda finale. In stagione Gianluca Vialli segna sette gol ed i blucerchiati, nelle nove gare disputate, ottengono sette vittorie e due pareggi. Al secondo turno i doriani affrontano l'ostico Borussia Dortmund, nei quarti superano il Grasshopper-Club ed in semifinale si sbarazzano facilmente dell'AS Monaco, guadagnandosi il biglietto per Goteborg.

Un ottimo Anderlecht
Aad de Mos arriva alla seconda finale in tre stagioni, dopo essere passato dal KV Mechelen all'RSC Anderlecht. Il tecnico costruisce un'ottima squadra con un attacco fortissimo composto da Marc Degryse, Luc Nilis e Marc Van der Linden, tutti autori di quattro reti nella stagione di coppa. Al secondo turno i belgi se la vedono con i campioni uscenti dell'FC Barcelona. I catalani vengono sconfitti per 2-0 a Bruxelles e la contesa sembra chiusa, ma la qualificazione giunge solo grazie al gol di Van der Linden nei supplementari di fronte ai 105.000 spettatori del Camp Nou. Nei turni successivi l'Andrelecht si disfa facilmente dell'FC Admira Wacker e del CS Dinamo Bucuresti senza subire gol.

Decide Vialli
La finale di Goteborg è deludente dal punto di vista dello spettacolo. Le due squadre si annullano a vicenda e si arriva al novantesimo a reti inviolate. I supplementari segnano il trionfo personale di Vialli. L'attaccante porta in vantaggio i blucerchiati Poco prima della fine del primo tempo supplementare infilando la difesa belga e poi raddoppia al 2' della ripresa chiudendo di fatto la sfida. Vialli vincerà di nuovo la coppa come giocatore-allenatore con il Chelsea FC nel 1998.

Sampdoria UC - RSC Anderlecht 2 - 0
Turno Finale
Primo tempo 0 - 0
Data 09.05.1990
Calcio d'inizio 20:15
Stadio Nya Ullevi
Città Goteborg
Spettatori 20.103
Arbitro GALLER Bruno (SUI)
* - dts

Match Report
55' INVERNIZZI Giovanni (esce) / LOMBARDO Attilio (entra)
92' KATANEC Srecko (esce) / SALSANO Fausto (entra)
103' DEGRYSE Marc (esce) / NILIS Luc (entra)
105' VIALLI Gianluca
108' VIALLI Gianluca
116' JANKOVIC Milan (esce) / OLIVEIRA Luis (entra)

Formazioni

Sampdoria UC
PAGLIUCA Gianluca
MANNINI Moreno
PELLEGRINI Luca
VIERCHOWOD Pietro
CARBONI Amedeo
INVERNIZZI Giovanni
PARI Fausto
KATANEC Srecko
DOSSENA Giuseppe
VIALLI Gianluca
MANCINI Roberto

Entrati in campo dalla panchina LOMBARDO Attilio, SALSANO Fausto
Allenatore BOSKOV Vujadin


RSC Anderlecht
DE WILDE Filip (P)
GRUN Georges (C)
KESHI Stephen
MARCHOUL Guy
KOOIMAN Wim
MUSONDA Charles
GUDJOHNSEN Arnor
JANKOVIC Milan
VERVOORT Patrick
DEGRYSE Marc
VAN DER LINDEN Marc

Entrati in campo dalla panchina: NILIS Luc OLIVEIRA Luis
Allenatore DE MOS Aad

Sampdoria-Anderlecht 2-0


Festeggiamenti

Homer - Mer Mag 21, 2008 11:11 am
Oggetto: Stagione 1990/1991 Serie A - 1° posto
Stagione 1990/1991
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Presidente: PAOLO MANTOVANI

Allenatore: BOSKOV

1° classificata in serie A vince la Supercoppa italiana

Capocannoniere: Vialli 19 reti

BONETTI BRANCA CALCAGNO CEREZO DOSSENA INVERNIZZI KATANEC LANNA LOMBARDO MANCINI MANNINI MIGNANI MIKHAILICHENKO NUCIARI PAGLIUCA PARI PELLEGRINI VIALLI VIERCHOWOD


Victor, Carboni e Salsano vengono ceduti, in loro sostituzione arrivano Marco Branca, Ivano Bonetti, e la stella russa Aleksej Mikhalitchenko. La Sampdoria disputa un eccellente stagione : si qualifica ai quarti di finale di Coppa delle Coppe (dove viene sorprendentemente eliminata dal Legia Varsavia), giunge alla finale di Coppa Italia ed in Campionato detta la propria legge. La sapiente conduzione tecnica di Vujadin Boskov unita agli estri dei campioni schierati in campo, fra tutti i “gemelli del gol” Vialli-Mancini e la “pantera” Cerezo, etichettano la squadra come la Sampd’oro. Ormai la nomea di squadra immatura si è disciolta. In data 19 maggio 1991, dopo 12 anni dalla promessa del presidente Mantovani, la Sampdoria, battendo il Lecce, ottiene, con alcune giornate di anticipo, la matematica certezza di aver conquistato lo scudetto!!! La Sampdoria è campione d’Italia, Paolo Mantovani è riuscito in quello che molti credevano un sogno irrealizzabile. La sconfitta contro la Roma nella finale di Coppa Italia non rovina la festa dei tifosi blucerchiati. La marcia trionfante della Sampdoria si può sintettizzare con i seguenti numeri: punti 51 (frutto di 20 vittorie, 11 pareggi e 3 sconfitte), gol realizzati 57, gol subiti 24, al termine del campionato la Sampdoria vantava una distanza di cinque punti dalle seconde Inter e Milan!! Genova esplode : la Sampdoria è diventata Grande. Nella coda di stagione vince la Supercoppa di Lega battendo per 1 a 0 la Roma.

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Samp campione d'Italia 90-91


Paolo Mantovani


Sampdoria - Lecce 2-0


Sampdoria Scudetto 1991: delirio a Bogliasco


Euforia Scudetto!






vinto-visto-vissuto



Coppa Coppe 1990, Samp-Kaiserslautern


Homer - Mer Mag 21, 2008 11:27 am
Oggetto: Stagione 1991/1992 Serie A - 6° posto
Stagione 1991/1992

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Allenatore:
BOSKOV

6 classificata in serie A

Capocannoniere:
Vialli 11 reti

BUSO DARIO BONETTI IVANO BONETTI CEREZO DOSSENA INVERNIZZI KATANEC LANNA LOMBARDO MANCINI MANNINI NUCIARI PAGLIUCA PARI SILAS VIALLI VIERCHOWOD


Il capitano Luca Pellegrini lascia la società, viene acqusitato Dario Bonetti. In campionato i risultati restano mediocri, la Sampdoria termina al sesto posto con 38 punti (frutto di 11 vittorie, 16 pareggi e 7 sconfitte) ma lo stesso non può dirsi per il cammino blucerchiato nella Coppa dei Campioni. La Sampdoria, alla sua prima apparizione nella manifestazione europea, arriva in finale!! Gli avversari sono di nuovo gli spagnoli del F.C. Barcelona, lo stadio è il più prestigioso d’Europa: il Wembley di Londra; dinanzi a migliaia di tifosi blucerchiati si gioca la rivincita della finale del 1989 con la formazione al completo. In data 20 maggio 1992 la partita è combattuta ed equilibrata i tempi regolamentari finiscono con le reti inviolate, a pochi minuti dalla fine dei tempi supplementari l’arbitro Schmiduber concede ai “blaugrana” il calcio di punizione più amaro della storia blucerchiata: Ronald Koeman realizza il gol partita superando Pagliuca con un imparabile cannonata. La Sampdoria è vice campione d’Europa.

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Luca Pellegrini

Bosotin a Wembley

Homer - Mer Mag 21, 2008 11:32 am
Oggetto: Stagione 1992/1993 Serie A - 7° posto
Stagione 1992/1993
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Presidente: PAOLO MANTOVANI

Allenatore: ERIKSSON

7° classificata in serie A

Capocannoniere: Mancini 15 reti

BERTARELLI BONETTI I. BUCCHIONI BUSO CEREZO CHIESA CORINI INVERNIZZI JUGOVIC KATANEC LANNA LOMBARDO MANCINI MANNINI NUCIARI PAGLIUCA SACCHETTI SERENA WALKER VIERCHOWOD ZANINI


Paolo Mantovani inizia a cedere i suoi “quadri”, è la fine del ciclo che ha portato la Sampdoria ai vertici del calcio europeo: Vialli, Boskov, Pari e Cerezo lasciano Genova. Sulla panchina viene chiamato lo svedese Sven Goran Eriksson e vengono acquistati dei giovani giocatori: Corini, Bertarelli, Serena, Sacchetti e Zanini, e gli esperti Walker e Jugovic e ritorna un prodotto del vivaio blucerchiato: Enrico Chiesa. Il campionato si conclude al settimo posto con 36 punti (frutto di 12 vittorie, 12 pareggi e 10 sconfitte) con la mancata qualificazione in Coppa Uefa per un punto.
Homer - Mer Mag 21, 2008 11:35 am
Oggetto: Stagione 1993/1994 Serie A - 3° posto - Coppa Italia
Stagione 1993/1994
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Presidente: PAOLO/ENRICO MANTOVANI

Allenatore: ERIKSSON

3° classificata in serie A vince Coppa Italia

Capocannoniere:
Gullit 15 RETI

AMORUSO BELLUCCI BERTARELLI BUCCHIONI DALL'IGNA EVANI GULLIT INVERNIZZI JUGOVIC KATANEC LOMBARDO MANCINI MANNINI NUCIARI PAGLIUCA PLATT ROSSI SACCHETTI SALSANO SERENA VIERCHOWOD


La mancata qualificazione nella competizione europea induce Paolo Mantovani ad un nuovo cambiamento : cede definitivamente Marco Lanna e con la formula del prestito Corini e Buso, vengono acquistati Rossi, David Platt, Ruud Gullit e Chicco Evani, ritorna Fausto Salsano e il giovane prodotto del vivaio blucerchiato Dall’Igna. La partenza in campionato è ubriacante, ma i tifosi pur gioendo da un punto di vista sportivo sono tristi : le condizioni di salute del presidente Paolo Mantovani sono preoccupanti. Alle ore 11,40 del 14 ottobre 1993 muore, presso l’ospedale Galliera di Genova, Paolo Mantovani: il Presidente dello scudetto. La notizia della sua dipartita sconvolge tutta la città e tutto il mondo sportivo italiano. Contrariamente alla volontà manifestata pubblicamente dal padre Enrico Mantovani diventa il nuovo presidente della società blucerchiata. In campionato la Sampdoria ottiene con 44 punti (frutto di 18 vittorie, 8 pareggi e 8 sconfitte) il terzo posto finale. Si aggiudica la Coppa Italia umiliando l’Ancona col risultato di 6 a 0 (0 a 0 all’andata). Perde ai rigori contro il Milan la Supercoppa di Lega.

Sampdoria-Cremonese 3-1 (1993):


Coppa Italia 1994, Sampdoria-Ancona

Homer - Mer Mag 21, 2008 11:48 am
Oggetto: 14 ottobre 1993 - Ci lascia Paolo Mantovani
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IL MIO RICORDO DI PAOLO

di Maurizio Michieli

Era il 14 ottobre del 1993 quando Paolo Mantovani moriva lasciando un vuoto incolmabile nell’intera famiglia blucerchiata. Un vuoto fisico, ma non di ricordi, perché quelli sopravvivono nella memoria di chi lo ha conosciuto e amato. Soprattutto nella memoria dei tifosi, la sua seconda famiglia. Ho scritto e raccontato tanto in questi anni di Paolo Mantovani, ma mai cose “intime”, che mi hanno riguardato da vicino. Lo farò qui, in questo luogo e in questa occasione. Con una premessa: ho visto tante persone, dopo la sua morte, professarsi amici di Paolo Mantovani, ma sapevo che non lo erano. E questo mi dava molto fastidio, anzi, mi provocava un certo disgusto. Ecco perché dico subito che non ero amico di Paolo, forse non ne ho avuto il tempo, anche se l’ho conosciuto bene. Ho una bella confidenza con la sua famiglia, Francesca, Enrico, Ludovica e Filippo, che ho visto vivere e lottare per la Sampdoria con un’eredità sulle spalle che avrebbe schiacciato chiunque, non loro, figli e tifosi della stessa, immensa persona. Credetemi, se non avessero accettato questa responsabilità, fatta di onori ma anche di pesantissimi oneri per la piega che aveva assunto il calcio, la Samp avrebbe rischiato di sparire. Conobbi Paolo Mantovani nel 1983. Doveva inaugurare la scuola calcio dell’U.S. A. Baiardo, insieme con Trevor Francis. A bordo della mia Uno andai a nervi a prelevare il leggendario “striker” inglese, che mi accolse sulla porta di casa bevendo un té. Erano le 14. Alle 14,30 avevamo appuntamento con Mantovani e il suo autista Carlo davanti al “Ferraris”. Grazie al cielo, arrivammo puntuali, anche se Paolo ci stava già aspettando. Mi presentai e gli dissi: vi faccio strada, seguitemi. Lui mi rispose: se non le dispiace, vengo con lei. Salì a bordo della mia utilitaria, “costringendo” Francis a sedersi sul sedile di dietro. Alle nostre spalle procedeva, verso la collina di Montesignano, la Mercedes con l’autista. Mentre guidavo, Mantovani mi raccontò che quell’anno, eravamo ai primi di settembre, era particolarmente orgoglioso di un acquisto. Era un giovane terzino prelevato dal Como. Girò la testa all’indietro, verso Francis e gli disse: questo in allenamento non ti farà toccare palla per tutta la stagione. Trevor annuì. Parlava di Moreno Mannini. Un’altra volta, lavoravo già al giornale, Paolo Mantovani si rese protagonista di un gesto clamoroso. Durante una partita con l’Atalanta, abbandonò la tribuna d’onore e si recò nella Sud per sedare una diatriba insorta tra i tifosi blucerchiati per una questione di striscioni. Era un fatto delicato, che coinvolgeva il rapporto con la parte più calda del pubblico sampdoriano. Il mio capo di allora, il mitico e generoso Giorgio Bregante, mi affidò il “pezzo” come si dice in gergo. Lo scrissi con un pizzico di timore. Il connubio Mantovani-ultrà non era facile da gestire, c’era il rischio di raccontare i fatti in maniera incompleta. Cercai di non trascurare nulla, anche gli aspetti più scomodi. Il giorno dopo, durante la visita istituzionale a una banca, Mantovani incontrò il mio capo, che era stato invitato. Non ho mai saputo cosa gli disse, ma so che si parlarono, perché Bregante me lo riferì. So solo che da quell’evento e da quel lunedì non smisi un giorno di scrivere di Sampdoria e diventai in pianta stabile inviato al seguito della squadra, allora guidata da Boskov, insieme con Gianni Massinissa, uno dei miei maestri. Avrei tante di queste storie da raccontare, perché una caratteristica, forse la principale, di Paolo Mantovani consisteva nel non essere mai banale. Come quando, una volta a Bogliasco, mi disse: vuole in regalo un figlio di Luca e Roberto? Non erano Vialli e Mancini ma i suoi cani, bovari delle Fiandre, che avevano dato vita a una bella discendenza. Amo i cani e d’istinto avrei risposto di sì, ma trattandosi di una razza impegnativa, anche morfologicamente, gli replicai: presidente, grazie, ci penso e le dò una risposta. Mi spiace, controreplicò Mantovani, il tempo è scaduto… Beh, è scaduto anche per questo articolo. Ma ho la certezza che il tempo per ricordare ogni tanto Paolo Mantovani non finirà mai.
Da: SAMPLACE il blog di Maurizio Michieli
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Funerale Paolo

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Homer - Mer Mag 21, 2008 11:51 am
Oggetto: Stagione 1994/1995 Serie A - 8° posto
Stagione 1994/1995

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Presidente: ENRICO MANTOVANI

Allenatore: ERIKSSON

8° classificata in serie A

Capocannoniere: Gullit e Mancini 9 RETI

BELLUCCI BERTARELLI EVANI FERRI INVERNIZZI JUGOVIC GULLIT LOMBARDO MANCINI MANNINI MASPERO MELLI MIHAJLOVIC NUCIARI PLATT ROSSI SACCHETTI SALSANO SERENA VIERCHOWOD ZENGA


Il mercato della Sampdoria è caratterizzato dallo scambio di portieri con l’Inter: arriva Walter Zenga in cambio di Gianluca Pagliuca; dalla Roma arriva Sinisa Mihajilovic dall’Inter Riccardo Ferri. La Sampdoria ottiene l’ottavo posto con 50 punti (frutto di 13 vittorie, 11 pareggi e 10 sconfitte) mancando, per un solo punto, la qualificazione in Coppa Uefa. In Coppa delle Coppe viene eliminata dall’Arsenal.
Homer - Mer Mag 21, 2008 11:59 am
Oggetto: Stagione 1995/1996 Serie A - 8° posto
Stagione 1995/1996

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Presidente: ENRICO MANTOVANI

Allenatore: ERIKSSON

8° classificata in serie A


Capocannoniere: CHIESA 22 RETI

ABATE BALLERI BELLUCCI BERTARELLI CHIESA DI TERLIZZI EVANI FERRI FRANCESCHETTI IACOPINO INVERNIZZI KAREMBEU LAMONICA MANCINI MANIERO MANNINI MIHAJLOVIC PAGOTTO PESARESI SACCHETTI SALSANO SEEDORF SERENI ZENGA


Enrico Mantovani opera una vera rivoluzione all’interno della squadra: Chiesa, Seedorf, Karembeu, Pagotto, Maniero e Franceschetti vengono acquistati. Il discontinuo rendimento offerto in campionato viene pagato alla sua conclusione: ottavo posto con 52 punti (frutto di 14 vittorie, 10 pareggi e 10 sconfitte) ancora una volta l’Europa viene mancata per soli due punti.
Homer - Mer Mag 21, 2008 12:10 pm
Oggetto: Stagione 1996/1997 Serie A - 6° posto - L'addio di Mancini
Stagione 1996/1997

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Presidente: ENRICO MANTOVANI

Allenatore:
ERIKSSON

6° classificata in serie A

Capocannoniere: MONTELLA 22 RETI

BALLERI CARPARELLI DIENG EVANI FERRON FRANCESCHETTI IACOPINO INVERNIZZI KAREMBEU SANDY LAIGLE MANCINI MANNINI MIHAJLOVIC MONTELLA PESARESI SACCHETTI SALSANO SERENI VERGASSOLA VERON ZANINI


Montella sostituisce Chiesa ed arriva dall’Argentina la giovane promessa Juan Sebastian Veron. I blucerchiati forniscono un ottima prestazione, sono secondi al termine del girone di andata. I 60 gol segnati alla fine della stagione, di cui 9 di Montella, permettono alla Samp di ottenere il sesto posto in classifica con 53 punti (frutto di 14 vittorie, 11 pareggi e 9 sconfitte) qualificandosi in coppa UEFA e, nello stesso tempo, di ottenere il titolo di attacco più prolifico del campionato. Ma i tifosi blucerchiati devono salutare la loro bandiera: Sampdoria – Fiorentina sarà l’ultima partita in casa in blucerchiato del “Mancio”. Il capitano Roberto Mancini “nato per essere numero 10” saluta i suoi tifosi regalando dieci magliette blucerchiate al suo pubblico. Con lui finiscono l’avventura in blucerchiato anche Eriksson ed Invernizzi. Nel 1993 Paolo Mantovani aveva profeticamente dichiarato: “Mancini? Per non vederlo più alla Sampdoria deve succedere qualcosa: o muore lui, o smetto io o smette lui”.

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La carriera da numero 10
Le sue squadre:
Bologna (1981/82)
Sampdoria (dal 1982/83 al 1996/97)
Lazio (1997/00)
Leicester (2001)

--------------------------------------------------------------------------------

Il suo Palmares
2 scudetti (Sampdoria 1990/91, Lazio 1999/00)
2 Supercoppa di Lega (Sampdoria1991, Lazio 1998)
2 Coppa Coppe (Sampdoria1989/90, Lazio 1998/99)
6 Coppa Italia (Sampdoria 1984/85, 86/87, 88/89, 1993/94, Lazio 1997/98, 1999/00)
1 Supercoppa Europea (Lazio 1999)

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di Axel67 Almanacco

"Là c'è il Maestro che ce stà a guardà", terminava più o meno così una delle Vostre canzoni più belle, probabilmente la più bella, quella che più mi è rimasta impressa quando venni a Roma lo scorso Dicembre.
Ebbene sì! Era proprio vero! Il Maestro era proprio lassù, sulla sua nuvola bianca in compagnia di Paolo, il mio Presidente. Erano seduti uno vicino all'altro sorridenti e sereni, nonostante avessero vissuto due ere calcistiche differenti.

Sotto di loro, nel catino del "Ferraris" 22 Campioni si divertivano a festeggiare il numero 10 per eccellenza del Calcio Italiano, quel giocatore che ha incantato milioni di amanti del Calcio inteso come Arte, fatto impazzire di gioia tanti cuori blucerchiati e biancocelesti, fatto piangere, morire di rabbia ed invidia tanti "avversari" giallorossoblù più volte da Lui puniti in altrettante stracittadine sia sotto l'ombra della Lanterna che sotto "er" Cuppolone.
Applausi, solo applausi e cori di festa per tutti, senza esclusione di nessuno, Laziali e Sampdoriani.

Solo qualche fischio è volato nei confronti dell'arbitro Nicchi protagonista di un furibondo litigio con Mancini (Roby per chi se lo ricorda bene era anche una testa di "cavolo", spesso si incendiava, combinava dei casini e si faceva cacciare fuori dai direttori di gara, ma noi gli vogliamo bene anche per questo). La serata era iniziata con una partita Samp - Lazio giocata da bimbi leva 1991 (anno del tricolore blucerchiato).

E' stato bellissimo vedere quei 22 cuccioli giocare con passione e gioia con le maglie delle due squadre, segnare, esultare sotto le gradinate o sotto le "curve" proprio come fanno "i grandi Campioni".
C'era un bimbo biondo in maglia biancoazzurra, sembrava Pavel Nedved in miniatura, che scatto......!!! Dall'altra parte un bimbo riccioluto a centrocampo evocava il ricordo di Luca Vialli ai tempi nei quali esibiva una folta chioma arruffata al posto dell'attuale "pelata".

Ma eccoci alla presentazione:
E chi se non meglio di Fabio Fazio, autentico Cuore blucerchiato poteva presentare la kermesse? Prima di tutti lo staff tecnico della Grande Sampdoria, uno ad uno, iniziando dal DS Paolo Borea, Grande Uomo prima ancora di essere un vero intenditore di Calcio, per poi passare "nel vivo" con la presentazione dei due Direttori Tecnici (allora si chiamavano così) Vujadin Boskov e Sven Goran Eriksson, due personaggi che hanno fatto tanto per la Sampdoria entrambi applauditissimi.

Fabio invita tutti al centro del campo all'"Americana", chiamando a coppia i giocatori delle due squadre: una sfilata a due a due, blucerchiati e biancocelesti insieme. Ogni coppia un boato, sempre più grande fino all'esplosione al momento dell'ingresso in campo in Bobby Goal, Tanti numeri 10 capeggiano in ordine sparso. L'emozione sale alle stelle; Bobby goal non si dimentica . Fa parte del DNA Sampdoriano. Mentre esce dal sottopasso la Gradinata Sud si trasforma in un gigantesco numero 10 creato con cartoncini colorati in una coreografia stile Derby che riempiono di lacrime tanti occhi in campo e fuori.

Tantissimi gli striscioni a Lui dedicati: "Senza Roberto non mi diverto" che rievoca una frase del Presidentissimo, "Mancio Unico", "Ti vogliamo ricordare così: Campione", "Quanti goal ha segnato Roberto Mancini per la Sampdoria? Sono 133; 133 volte la parola TI AMO" e molti altri che non basterebbe un'intera home page a riportarli tutti.

E' stata una serata d'Amore, un'Amore Eterno, fortissimo, incomparabile; uno di quegli Amori che ti fanno sognare, cantare, ballare, ridere, piangere, esplodere il cervello dalla gioia. Questo è Roberto Mancini e questa è stata quella mitica Squadra dieci anni fà. Uno dei momenti topici di Ieri sera è stato il momento nel quale Roberto ha chiesto al pubblico di osservare i tabelloni.
Dopo qualche istante si materializza il volto sorridente del Presidente mentre esulta per un gol fatto ai bibini in un Derby giocato una quindicina di anni fà.

Lo stadio si alza in piedi in un lungo interminabile e commosso applauso, mentre lassù, su quella nuvola, anche il Maestro gli rende omaggio. Certamente Lui avrà ringraziato con quel suo modo timido, un pò compassato, ma felice e commosso come lo fù il giorno nel quale riuscì a portare un sentimento nel Calcio. Di fatto non c'è stata un "vera" partita. Il risultato finale (5-5) non fa testo, in campo è stata una festa totale, la partita è stata una parodia al calcio, ma così doveva essere, perchè quello che contava era Lui, solo Lui e le sue Squadre, quelle che gli hanno regalato tante gioie, la Sampdoria e la Lazio.

Probabilmente Roberto poteva andare alla Juve o al Milan tanti anni fa, invece ha scelto la Samp e poi la Lazio conscio che vincere lo Scudetto con queste due Società sarebbe stato molto più difficile, ma che l'eventuale successo sarebbe equivalso in termine emotivo ad una gioia tale che vincerne 5 con la maglia bianconera o rossonera non arriverebbero ad offrirne la stessa intensità.

La festa dei 30.000 proseguiva fino alla fine, con Attilio che, passato ad indossare la maglia della Lazio si "incoronava come l'Ottavo Re di Roma" con una corona di cartapesta tanto per ribadire lo spirito goliardico di giubilo della serata. Sempre nella ripresa Filippo ed Andrea Mancini (i figli di Roberto) entrano in campo; Filippo con la maglia della Lazio, Andrea con quella della Samp. "Determinanti" al risultato anche i loro 4 goal (due per uno) dove i difensori delle due squadre "forse" hanno commesso "qualche errore difensivo di troppo"

Alla metà della ripresa Roberto si sfila la maglia del "Mancio Day" (che non era quella ufficiale blucerchiata perchè Enrico Mantovani invitato da Roberto e non intervenuto non aveva concesso il premesso) per indossare quella della Lazio e terminare partita e carriera con la "camiseta" biancoceleste scudettata.

Il cambio di maglia è stato salutato dai 30.000 presenti con uno scrosciante applauso ed una interminabile "ola", segno che, la sopita e forse da parte di tanti tifosi inconscia simpatia verso i colori biancocelesti, la somiglianza tra i colori sociali delle due Società e la stessa filosofia in termini di passione (e anche la similitudine tra i detestati rispettivi "cugini" Roma e Genoa), magari sfoci un domani in un bel gemellaggio che renderebbe felici tante persone, Mancio per primo. Non è detto, però un domani......perchè no???

Il giro di campo finale è un'apoteosi piena di lacrime di commozione ed abbracci, con Boso dietro il numero 10 in versione "Ultras" come non lo si vedeva da tempo. Roberto al microfono di Fabio Fazio dice "Grazie di cuore a tutti voi, e grazie anche alla Lazio e a tutti i Laziali, Vi voglio bene a tutti."

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Mentre Roberto effettuava il suo giro d'onore indossando finalmente una maglia blucerchiata "vera" teneva in braccio una bellissima bimba; la sua Camilla e una rosa rossa. L'incasso della serata è stato devoluto al Centro ricerca dell'Ospedale pediatrico "Giannina Gaslini" di Genova dove tanti bimbi da ieri sera hanno forse qualche speranza in più per tornare a giocare a sorridere e a correre come fanno tutti gli altri bambini come loro.

E' stata una Grande Festa, la festa del Calcio, la Festa del Campione che solo la Sampdoria e la Lazio (e agli albori il Bologna) hanno avuto la fortuna e l'onore di vederlo giocare con la maglia con i propri colori.
E' impossibile per me che porto i Colori Blucerchiati nel mio codice genetico, che mi alzo e vado a dormire alla sera pensando sempre e comunque alla mia Sampdoria poterVi spiegare che cosa rappresenta Roberto Mancini per un Sampdoriano; nel senso che Roberto Mancini E' la Sampdoria, così come Mazzola é l'Inter, Signori é la Lazio, Riva è il Cagliari, Antognoni è la Fiorentina.

Roberto è l'essenza della Sampdorianità, Roberto è Amore sconfinato, è tutto ciò che è stato, che è e che sarà.
E chi come me ha avuto la fortuna di vivere di prima persona quella fantastica Favola durata 15 anni incredibili dove arrivammo a sfiorare per un soffio il Trono d'Europa, conserverà per sempre negli abissi del proprio intimo l'immagine di quel Campione, genio e passione del Calcio Italiano.
Questa è l'essenza del Calcio! L'Amore, la passione per la maglia, "per quei colori magici che ci fan venire i brividi", i miei e i Vostri colori che comunque ormai Amo anch'io perche il biancoceleste è stato il colore che ha fatto tanto bene a Roberto, e quindi alla mia Sampdoria. E comunque un Grazie infinito anche a Voi che mi avete dato la possibilità di poter esprimere i miei sentimenti provati in una notte da favola.

Grazie Roberto! Anche Noi non Ti dimenticheremo mai; e quando sarà giunta la nostra ora, se è vero che in quegli istanti la vita scorre velocemente davanti agli occhi, sicuramente vedrò un tuo colpo di tacco, un tuo assist, un tuo bacio verso quella che è stata e che sarà per sempre la tua gradinata. Sono orgoglioso di te. Ti voglio bene.
Sarà comunque un modo per poter andare dal Presidente e dirgli: "Salve Presidente! Lo sà che anch'io senza Roberto non mi diverto?" e, naturalmente prima di tutto stringere la mano al Grande Maestro.

Dall'Archivio dei Reportage di LazioUltras

-10 maggio 2001-
Homer - Mer Mag 21, 2008 12:14 pm
Oggetto: Stagione 1997/1998 Serie A - 8° posto
Stagione 1997/1998

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Presidente: ENRICO MANTOVANI

Allenatore: MENOTTI

8° classificata in serie A

Capocannoniere: Montella 20 reti

AMBROSIO BALLERI BIYIK BOGHOSSIAN CASTELLINI DIENG FERRON FRANCESCHETTI HUGO KLINSMANN LAIGLE LAMONICA MANNINI MIHAJLOVIC MONTELLA MORALES NAVA PESARESI SALSANO SCARCHILLI SIGNORI SOARES TOVALIERI VERGASSOLA VERON ZANINI


Enrico Mantovani opera un nuova nuova rivoluzione all’interno della società. Cesar Luis Menotti è il nuovo allenatore. Tra i nuovi acquisti si segnala Jurgen Klinsmann in quanto gli altri giocatori si chiamavano Cordoba, “Matute” Morales e Catè. In coppa Uefa, contro tutte le previsioni, i blucerchiati si arenano contro i baschi dell’Atletico Bilbao, e, di conseguenza, sono eliminati al primo turno. Dopo una brutta partenza Menotti viene esonerato e viene sostituito da Vujiadin Boskov. La mano dell’esperto allenatore si fa sentire e la Sampdoria recupera terreno. Al termine del campionato ottiene il nono posto con 48 punti (frutto di 13 vittorie, 9 pareggi e 12 sconfitte) ovvero tredici punti di distanza dalla zona retrocessione ed ottiene la qualificazione per la coppa Intertoto.
Homer - Mer Mag 21, 2008 12:18 pm
Oggetto: Stagione 1998/99 Serie A - 16 posto retrocessa in B
Stagione 1998/1999

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Presidente: ENRICO MANTOVANI

Allenatore: SPALLETTI

16° classificata in serie A retrocessa in serie B

Capocannoniere: Montella 16 reti

ALOE AMBROSIO BALLERI CASTELLINI CATE' CORDOBA DORIVA FERRON FICINI FRANCESCHETTI GRANDONI HUGO JACOPINO LAIGLE LASSISSI MANNINI MONTELLA NAVA ORTEGA PALMIERI PECCHIA PIREDDA SAKIC SGRO' SHARPE SOLARI VERGASSOLA ZIVKOVIC


A sorpresa viene assunto quale allenatore il promettente Luciano Spalletti. La Samp esordisce nella coppa Intertoto: Vittoria sulla formazione del FC Tauris Rimavska Sobota 2 – 0 e 0 – 1, contro la formazione Harelbeke 1 – 0 e 3 – 0 ma si arena contro il Bologna da cui si fa eliminare. Sul mercato la Sampdoria sostituisce Veron con l’argentino Ariel Ortega ed acquista l’infortunato Zoran Jovicic, attaccante serbo molto promettente. Anche a causa del grave infortunio di Vincenzo Montella il campionato è disastroso. L’allenatore Spalletti viene temporaneamente sostituito da David Platt (affiancato da Veneri), con l’arrivo di Platt giunge dall’Inghilterra l’incosistente Lee Sharpe. Il cambio non sortisce gli effetti sperati e la dirifenza richiama Spalletti. Il ritorno di Spalletti e, sopratutto quello di Montella, non riescono a salvare la Sampdoria. Nelle ultime otto partite (ovvero dal rientro di Vincenzo Montella) la Sampdoria ottiene 11 punti!! Ma non sono sufficienti per abbandonare la zona retrocessione. Nella penultima giornata di campionato la Sampdoria deve vincere contro il Bologna per poter riuscire ad ottenere lo spareggio per la salvezza. In effetti i blucerchiati stanno portando in porto l’importantissima vittoria per 1 a 2 quando, a tempo scaduto, l’arbitro Trentalange assegna un rigore inesistente al Bologna: è il pareggio … è la matematica retrocessione in serie B. Dopo diciassette anni i blucerchiati sprofondano nell’abisso della serie B. Il campionato termina con 37 punti (frutto di 9 vittorie, 10 pareggi e 15 sconfitte). Come sottolineato, il giorno successivo, dal quotidiano sportivo La Gazzetta Dello Sport egli sapeva che concedendo quel rigore condannava i giocatori e la squadra alla discesa nell’inferno della serie B. A causa di un arbitro “incompetente” la Sampdoria sprofonda nella serie cadetta dopo 17 anni.
Homer - Mer Mag 21, 2008 12:21 pm
Oggetto: Stagione 1999/2000 Serie B - 5° posto
Stagione 1999/2000

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Presidente: ENRICO MANTOVANI

Allenatore: VENTURA

5° classificata in serie B

Capocannoniere:
Dionigi 9 reti

CASTELLINI CASALE CATE DIONIGI DORIVA ESPOSITO FICINI FLACHI GRANDONI PALMIERI PESARESI SAKIC SANNA SERENI SGRO' STENDARDO TOSTO VASARI VERGASSOLA ZIVKOVIC


Enrico Mantovani cede Vincenzo Montella alla Roma. Il genovese Gian Piero Ventura « specialista in promozioni » diventa il nuovo allenatore della Sampdoria. All’inizio del campionato la squadra blucerchiata è indicata come la favorita del campionato. Nel corso del mercato di inverno viene acquistato Dionigi, e l’ariete permette alla squadra di ottenere tre vittorie consecutive. La Sampdoria realizza 19 punti in sette incontri !! Alla 24ma giornata, la Sampdoria è in testa alla classifica con sei punti di vantaggio sul Napoli, la promozione sembrerebbe una formalità. Ma il pallone è rotondo, la Sampdoria incredibilmente si blocca ed al termine del campionato è quinta con 62 punti (frutto di 17 vittorie, 11 pareggi e 10 sconfitte), non ottiene la promozione per un solo punto. Nel corso del campionato, dopo la vergognosa sconfitta contro l’Alzano, Enrico Mantovani si dimette dalla carica di presidente e pone ufficialmente in vendita la società. Il gentiluomo blucerchiato Enzo Garufi assume la presidenza ad interim.
Homer - Mer Mag 21, 2008 12:25 pm
Oggetto: Stagione 2000/2001 Serie B - 5° posto
Stagione 2000/2001

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Presidente: ENRICO MANTOVANI

Allenatore: CAGNI

5° classificata in serie B

Capocannoniere: Luiso 10 reti

AZZARO BEDIN CASALE CASAZZA CONTE CUCCIARI FLACHI GRANDONI JOVICIC LABRIOLA LOMBARDO MANIGHETTI MARCOLIN POLONIA POSSANZINI SAKIC SANNA SERENI STENDARDO TRAVERSA


Gigi Cagni è il nuovo allenatore della Sampdoria in sostituzione di un deluso Gian Piero Ventura. Anche quest’anno l’obiettivo dichiarato è la promozione. L’esordio non è dei migliori sopratutto la Sampdoria è deficitaria nelle partite esterne. Nel mercato d’inverno, su indicazioni del tecnico, vengono ceduti Dionigi e Casale ed acquistati Luiso e Bernini. La nuova coppia d’attacco Luiso-Flachi ed il nuovo assestamento della squadra inizia a dare i suoi frutti. Peraltro la mancanza di vittorie esterne e le problematiche finanziarie influiscono sul rendimento finale della squadra che manca, per la seconda volta consecutiva, la promozione alla massima serie classificandosi al sesto posto con 64 punti (frutto di 16 vittorie, 16 pareggi e 6 sconfitte). La Sampdoria ad onta delle voci di mercato e delle dichiarazioni del socio di maggiornza Enrico Mantovani non viene ceduta. La situazione finanziaria della società è grave, la Sampdoria è obbligata ha realizzare le sopravveninze mediante la cessione dei giocatori di maggior valore. Inoltre la società viene coinvolta nello scandalo dei passaporti falsi : tre giovani giocatori di origine camerunense Job, Zè ed Ondoa inseriti nella formazione “primavera” sono risultati in possesso di passaporto portoghese risultato falso. Il giudice sportivo squalifica i tre giocatori per un anno e squalifica a vita il manager Emiliano Salvarezza.
Homer - Mer Mag 21, 2008 12:29 pm
Oggetto: Stagione 2001/2002 Serie B - 10° posto
Stagione 2001/2002

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Presidente: GARUFI

Allenatore: CAGNI/BELLOTTO

10° classificata in serie B

Capocannoniere: Flachi 16 reti

BERNINI BONOMI CASAZZA CONTE CUCCIARI DAMONTE ESPOSITO FANTINI FLACHI GRANDONI JOVICIC JURCIC IACOPINO LANNA LOMBARDO LUISO MANIGHETTI MARCOLIN MONDINI POLONIA POSSANZINI SAKIC SANNA STENDARDO STRADA TRICARICO VASARI ZIVKOVIC


La nuova stagione si apre con cattivi auspici, la società è alla deriva, la squadra frequenta i bassifondi della classifica, da un punto di vista finanziario è sull’orlo del fallimento. Sulla panchina Gigi Cagni viene sostituito da Bellotto. Nel momento più buio della storia blucerchiata appare una splendida stella: Riccardo Garrone. Imprenditore genovese, grande amico del compianto Paolo Mantovani, presidente, fra l’altro, della compagnia petrolifera ERG (quotata nella borsa di Milano il cui pacchetto di maggioranza è di proprietà della famiglia Garrone ndt) viene incaricato quale intermediario della transazione economica fra la famiglia Mantovani ed un sedicente gruppo di finanzieri anglo-arabi; Garrone scopre e sventa la tentata truffa ai danni della società blucerchiata e della famiglia Mantovani ed interviene in prima persona denunziando i fatti all’Autorità penale ed acquistando, per mezzo della società lussemburghese Weissberg (creata ed utilizzata esclusivamente per questo scopo ndt), la maggioranza delle azioni in possesso della famiglia Mantovani (pari al 94,01% del capitale sociale ndt) e favorendo l’acquisto delle rimanenti azioni ad un selezionato gruppo di imprenditori genovesi (Lanzoni, Parodi e Bisagno). La presidenza della società viene affidata all’ex generale della Guardia di Finanza Pietro Sgarlata. Dopo pochi mesi Sgarlata si dimette ed assume la presidenza Riccardo Garrone. Il nuovo gruppo dirigente pone fra le priorità il reperimento di un funzionario esperto del mondo del calcio, è Lanzoni ha segnalare il direttore generale dell’Atalanta: Giuseppe “Beppe” Marotta. Dopo una serie di incontri Marotta accetta di assumere l’incarico di direttore generale : con lui si inizia a programmare l’avvenire della società. Nel frattempo il campionato della squadra inizia lentamente a migliorare e la squadra ottiene una tranquilla salvezza classificandosi all’undicesimo posto con 48 punti (frutto di 12 vittorie, 12 pareggi e 14 sconfitte).
Homer - Mer Mag 21, 2008 12:35 pm
Oggetto: 11 gennaio 2002: la Samp a Garrone
L'avvento di Riccardo Garrone

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Seguendo il calendario, vogliamo raccontarvi piccoli e grandi episodi della storia del nostro calcio
Corriere dello Sport 11 gennaio 2002
Qui Sampdoria, si chiude l’era Mantovani. Ventitre anni di presidenza. Da padre in figlio, da Paolo a Enrico, con una società presa in serie B e portata - sorpresa generale - a vincere uno dei pochi scudetti italiani fuori dal giro del Potere. «E’ fatta», lo dice Enrico Mantovani uscendo poco dopo mezzogiorno dalla Banca di Genova. La Sampdoria passa nelle mani di Riccardo Garrone, laureato in chimica industriale, imprenditore in ramo petroli (Erg).Per la Genova blucerchiata è un passaggio storico. Si chiude una lunga storia d’amore, sipario sugli anni più belli della Samp targata Mantovani, cominciata quando il petroliere romano Paolo - era il 3 luglio del 1979 - acquistò la società e disse: vi porto in A.

Mantenne la promessa e il suo ciclo toccò il punto più alto nella stagione 1990/91 con la conquista dello scudetto. Era la Samp di Vialli & Mancini, Vierchowod e Pagliuca, la Samp di Cerezo e Attilio Popeye Lombardo: squadra scapigliata e unica, vincente nella sua diversità. Durò un attimo, sarà ricordata per sempre. L’anno dopo cominciò il tramonto: fu un bolide di Rambo Koeman nella finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona a mettre la parola fine alla favola. La Samp si sfalda, i campioni uno alla volta vanno altrove.
Applausi, sigla, sipario per una squadra che - ebbene sì - ha fatto sperare che ci fosse un futuro diverso.
Furio Zara


Samp: nuova proprietà
Dopo 23 anni la famiglia Mantovani cede la società. Presidente onorario Garrone, dt Beppe Dossena

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Genova, 11 gennaio 2002 Rai sport
"E' fatta. Riccardo Garrone mi ha chiesto di non parlare nell'interesse della Samp, ma penso proprio di essere soddisfatto". Lo ha detto Enrico Mantovani, azionista di maggioranza della Sampdoria, uscendo poco dopo mezzogiorno dalla Banca di Genova e San Giorgio al termine della riunione che ha sancito il passaggio di proprieta' della societa' blucerchiata.
Alla domanda se questa giornata possa essere considerata storica, Mantovani ha risposto: "Diciamo molto particolare".

"Il contratto di compravendita della Sampdoria e' stato firmato. Acquirente temporanea sara' la ara fiduciaria che nel giro di un paio di settimane trasferira' il 94% delle azioni ad una societa' in costituzione, la Arena S.A., lussemburghese, che diventera' la cassaforte della Samp. Altro non posso e non voglio dire". Il petroliere genovese Riccardo Garrone, a capo della cordata internazionale che ha acquisito la proprieta' della societa' blucerchiata, non ha voluto svelare l'identita' del nuovo padrone della Sampdoria, limitandosi ad annunciare di avere intenzione di accettare l' offerta di ricoprire la carica di presidente onorario, anticipando poi la nomina di Beppe Dossena a nuovo direttore tecnico della squadra.

Questi, in estrema sintesi, i contenuti della conferenza stampa convocata presso l'associazione industriali di Genova nel corso della quale e' stato ufficializzato il cambio di proprieta' della societa' Calcio Sampdoria. Una conferenza lunga ed articolata, condotta da Garrone in termini strettamente imprenditoriali.

Piu' che di calcio si e' parlato di finanza, con passaggi tecnici, strategie industriali, movimenti di capitali e riserbo assoluto sul nuovo organigramma societario e sulla sua reale proprieta'. Di certo c'e' soltanto la quota 'genovese' della nuova Samp (il 6% del capitale della holding Arena), rappresentata da Edoardo Garrone, attuale presidente dei giovani industriali italiani e vice della Erg, l'azienda petrolifera di famiglia; Fabrizio Parodi, spedizioniere; Marco Bisagno, titolare dei cantieri navali Mariotti; Paolo Lanzoni, amministratore delegato del Credit Suisse Italia.

A loro, soci di minoranza dell'Arena S.A. e componenti del nuovo consiglio di amministrazione della Sampdoria, si affiancheranno, a partire dal 23 gennaio, data di convocazione dell'assemblea straordinaria della societa' blucerchiata, i cinque rappresentanti del gruppo internazionale investitore di maggioranza, "Tutti italiani, forse qualcuno genovese" ha spiegato Garrone. Tra loro sara' scelto il presidente che prendera' il posto, dopo 23 anni, di un Mantovani. Un cambio che, per la genova calcistica, ha un po' il sapore di un fatto storico.
Homer - Mer Mag 21, 2008 12:37 pm
Oggetto: La tentata truffa ai danni di Garrone
La verità di Dossena: “Dissi io a Garrone di non firmare”
Il Secolo XIX 8 dicembre 2008
L’ex blucerchiato accusato di tentata truffa: “Truffarlo? Impresa impossibile”. E denuncia: “Colpa del processo, non lavoro da mesi”
E’ stata la giornata della verità di Beppe Dossena, ex calciatore della Samp, oggi commentatore televisivo e allenatore, nel processo che lo vede imputato con altre tre persone, per il presunto tentativo di truffa contro Riccardo Garrone all’epoca del passaggio di proprietà della Samp dalla famiglia Mantovani a petroliere genovese.

Dossena ha risposto alle accuse, confermate nella deposizione testimoniale in aula di Garrone, in modo molto netto. “Presentai io a Garrone l’ipotesi di un interessamento di un principe arabo, conosciuto quando allenavo l’Itthiad, all’acquisizione di una società di calcio italiana e feci questa proposta, se interessato, a Garrone per l’affetto che avevo e ho per la Samp e perché avrei potuto esserne il direttivo tecnico. Era l’unica cosa che mi interessava”.

Dossena ha deposto per circa un’ora in modo preciso. Ha raccontato degli incontri con Garrone, dicome si sinserì uno dei coimputati (Giuseppe Stagni), procuratore sportivo, anche lui interessato alla Samp “ma senza sapere chi aveva dietro o rappresentava. Mi chiese solo di potersi mettere in contatto con Garrone”.

E Dossena ha sottolineato di avere capito l’inaffidabilità della trattativa già nel novembre dicembre del 2001 quando scelse di andare alla coppa d’africa e di fare il vice di Cesare Maldini quando allenò il Paraguay. “Oggi mi si accusa di avere tentato di truffare Garrone? E’ impresa impossibile, ci vuole un coraggio da leoni. Lui non è un inesperto di calcio, dal ’91 è stato sponsor della Samp, ha quotato il marchio con una operazione del tutto innovativa, ha fatto la battaglia in Lega e parlva già di fare uno stadio nel 2001: è qui di fronte al giudice si è definito come un inesperto di calcio?”.

Dossena a margine dell’udienza (il processo riprenderà a febbraio, stamane anche hanno deposto due tesi indicati da Garrone, l’avvocato Montanari e l’imprenditore genovese Fabrizio Parodi) ha poi ricordato come il processo “lo veda per molti ambienti già condannato, io voglio essere giudicato da chi è competente e delegato a farlo visto che sono mesi ormai che a causa di questo processo non lavoro e attorno a me è stato steso una sorta di cordone sanitario”.
Homer - Mer Mag 21, 2008 12:52 pm
Oggetto: Stagione 2002/2003 Serie B - 1°classificata Promossa in A
Stagione 2002/2003

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Presidente: GARRONE

Allenatore: NOVELLINO

1° classificata in serie B promossa in serie A

Capocannoniere: Bazzani 16 reti

BAZZANI BERNINI BETTARINI BOUZIANE CASAZZA CASSANI COIS COLOMBO CONTE DOMIZZI FLACHI GASBARRONI GRANDONI IACOPINO MICELI PAGANIN PALOMBO PEDONE PINATO RABITO SACCHETTI SAKIC TURCI VALTOLINA VOLPI ZE ZIVKOVIC


Riccardo Garrone annuncia gli obiettivi della sua presidenza : la ricostruzione della società Sampdoria e la promozione entro tre anni in serie A. Quale allenatore viene chiamato il determinato Walter Novellino, che messo a conoscenza dei piani di rilancio della società accetta di allenare una squadra della serie cadetta. Marotta con Novellino costruisce un “dream team” dove esperienza e voglia di emergere vengono abilmente miscelati, vengono acquistati numerosi giocatori: Valtolina, Volpi, Pedone, Bazzani, Paganin, Pinato, Cois, Sacchetti, Palombo e Bettarini; le comproprietà di : Rabito, Domizzi, Turci, Colombo e Gasbarroni; ed il prestito del colombiano Bolaño. Viene confermato, vincendo la concorrenza del Monaco, Francesco Flachi. La squadra viene immediatamente battezzata dalla stampa sportiva italiana la “corazzata della serie B”. I risultati del lavoro sono eccezionali: la Sampdoria giunge ai quarti di finale di Coppa Italia ed ottiene la matematica promozione in serie A con tre giornate di anticipo!! La Sampdoria conclude il campionato al secondo posto con 67 punti (frutto di 17 vittorie, 16 pareggi e 5 sconfitte).

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Walter Alfredo Novellino (Montemarano, 4 giugno 1953) è un ex calciatore e allenatore di calcio italiano.

Soprannominato Monzón (per una somiglianza col pugile argentino) si distinse in campo per il carattere grintoso ed estroverso che tuttora trasmette alle squadre che allena.

Calciatore
Centrocampista offensivo, ha vissuto l'infanzia a San Paolo del Brasile dove era emigrato con la famiglia al seguito del padre in cerca di lavoro; nel 1965, la famiglia fa ritorno in Italia, e il dodicenne Walter ha così modo di giocare prima a Montemarano, nel paese natìo, poi a Milano, dove al capofamiglia Giuseppe era stato garantito un posto di lavoro come capomeccanico; qui viene notato dagli osservatori del Torino, che lo portano nelle giovanili granata; aggregato alla prima squadra nel 1970, con il "Toro" fa' il suo esordio in Serie A nella stagione 1972-1973 in Torino-Napoli; in seguito indossa tra le altre la casacca del Perugia, del Milan (con cui vinse anche uno scudetto nella stagione 1978-1979, quello della "stella") e dell'Ascoli; vanta una presenza in Nazionale.

Allenatore
Esordisce come allenatore nel 1992 nel Perugia in serie C1, ma viene esonerato. L'anno successivo allena il Gualdo, con cui ottiene prima la promozione dalla C2 alla C1 e l'anno dopo la finale play-off per la serie B. Viene richiamato dal Perugia, allora in serie B, ma viene nuovamente licenziato. Viene quindi ingaggiato da altre società di B: prima il Ravenna, poi il Venezia, con cui nel 1998 conquista la promozione in serie A.

La stagione successiva, sempre con il Venezia, ottiene la salvezza. Segue un ingaggio al Napoli in serie B, con una nuova promozione (2000). Specialista in questo tipo di traguardi, viene promosso in A con il Piacenza nel 2001 e con la Sampdoria nel 2003.

Novellino rimane alla Sampdoria per intraprendere un progetto a lungo termine con l'obiettivo di far tornare la squadra genovese ai massimi livelli del calcio italiano; dopo un 8° posto nel 2004 e un 5° nel 2005, la stagione 2005-2006 è tuttavia difficile per i blucerchiati, e viene conclusa in dodicesima posizione e l'eliminazione dalla Coppa UEFA e dalla Coppa Italia.

Quello del 2006-2007 è l'ultimo campionato con la Sampdoria, vissuto e concluso nelle posizioni mediane della classifica che consente ai blucerchiati di qualificarsi per l'Intertoto.

Il 6 giugno 2007 firma un contratto biennale con ii Toro, dal quale viene esonerato nel mese di Aprile. [1][2]

Curiosità
Deve a Giorgio Ferrini il soprannome "Monzòn", per via di una vaga somiglianza con il pugile allora campione del mondo, nato allorquando Nino Benvenuti nel 1971 si recò allo Stadio Filadelfia, a far visita agli allenamenti del Torino. Il capitano granata si avvicinò al pugile, che aveva perso la corona mondiale proprio sotto i colpi del pugile argentino, e indicandogli Walter gli disse "C'è di la' Monzòn che ti aspetta".

Vede in Sergio Volpi il suo regista d'eccezione,infatti dopo averlo avuto a disposizione nel Piacenza ha fatto in modo di averlo anche la stagione successiva nella Sampdoria, anche nell'estate del 2007 ha fatto il possibile per portarlo con se a Torino ricevendo una risposta negativa dalla società Ligure.
Homer - Mer Mag 21, 2008 12:56 pm
Oggetto: Stagione 2003/2004 Serie A - 8° posto
Stagione 2003/2004

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Allenatore: NOVELLINO

8° classificata in serie A

Capocannoniere: BAZZANI 15 Reti

TURCI ANTONIOLI BIANCHI BETTARINI CONTE DIANA SAKIC CARROZZIERI SACCHETTI FALCONE VOLPI DONI DONATI PALOMBO ZIVKOVIC ZENONI PEDONE ANTONINI VALTOLINA CIPRIANI BAZZANI FLACHI JOB YANAGISAWA


La stagione 2003/04 per la neopromossa Sampdoria sarà ricordata per aver sfiorato una storica qualificazione UEFA. Sul telaio della squadra che ha vinto il campionato cadetto, la squadra di Novellino ha inserito alcuni giovani interessanti come Diana, Zenoni, Donati, Antonini, Cipriani, Pagano e Floro Flores. Insieme a loro sono sbarcati a Genova due campioni già affermati; ovverosia il portiere Antonioli e il centrocampista Doni. Dopo un avvio decisamente in salita (6 punti in sette partite), la partita di Bologna segna il cambio di marcia dei blucerchiati che conquistano ben 18 punti in otto turni, portandosi perentoriamente nelle parti alte della classifica a ridosso delle primissime. Dopo aver raggiunto con largo anticipo l’obiettivo primario della stagione (la salvezza), i ragazzi di Novellino hanno lottato strenuamente per raggiungere il fatidico settimo posto che vale la qualificazione UEFA. Allo scontro diretto la Samp si presenta con un punto di svantaggio sui friulani ma ahimè i bianconeri si impongono con un perentorio tre a uno cancellando i sogni europei dei Doriani. A dimostrazione del buon lavoro della società, nel corso dell’anno sono stati convocati per la prima volta in Nazionale, Bazzani, Bettarini, Volpi e Diana. In sintesi una grande stagione che con un po’ di fortuna in più sarebbe potuta diventare indimenticabile.
Homer - Mer Mag 21, 2008 1:02 pm
Oggetto: Stagione 2004/2005 Serie A - 5° posto
Stagione 2004/2005

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Allenatore: NOVELLINO

5° classificata in serie A

Capocannoniere: FLACHI 12 GOL

TURCI ANTONIOLI BIANCHI BETTARINI DIANA CARROZZIERI SACCHETTI FALCONE VOLPI DONI PALOMBO ZENONI BAZZANI FLACHI CASTELLINI DONADEL IACOPINO PADELLI PAGANO PAVAN KUTUZOV ROSSINI TONETTO


L'ottavo piazzamento conquistato nella stagione precedente avrebbe potuto significare la partecipazione all'Intertoto che prevedeva in quell'anno, come in quelli precedenti, una preparazione anticipata e numerosi passaggi di turno. La società preferì di non accedervi. La campagna acquisti, sapientemente condotta da Beppe Marotta in rispetto delle rigide regole finanziarie imposte dal presidente Garrone, non soddisfa la tifoseria blucerchiata che critica la società, colpevole di investire poco o niente e di stare unicamente attenta alle esigenze di bilancio. Gli arrivi di nuovi elementi quali Marco Pisano, Max Tonetto e Marcello Castellini, quest'ultimo al ritorno dopo l'esperienza in blucerchiato di qualche anno prima, non vengono pertanto ben accolte dall'ambiente, che cominciò a rumoreggiare e si spaccò in due tronconi: da un lato i sostenitori di Garrone, dall'altro i critici del presidente. Eppure, dopo un inizio stentato la squadra, complice la decisiva vittoria allo Stadio Franchi di Firenze sulla Fiorentina, cominciò ad ingranare, a tal punto che poche settimane dopo si cominciò a parlare di Europa. Alcuni elementi della rosa, come Fausto Rossini e Mark Edusei, riuscirono a ritagliarsi uno spazio importante, contribuendo alla crescita della squadra, praticamente imbattibile tra le mura amiche e spesso vincitrice in trasferta. Così, nelle ultime tre giornate la Sampdoria si giocò con l'Udinese l'accesso alla più importante e gloriosa competizione europea per club, la Champion’s, che fu però persa dai blucerchiati dopo i brucianti pareggi di Bologna ed Udine, oltre l'incredibile sconfitta casalinga con l'Inter, decisa da un gol di Adriano e caratterizzata da quattro pali colpiti dalla squadra blucerchiata, tra cui uno clamoroso del ghanese Edusei. Alla Sampdoria rimane comunque la soddisfazione di una cavalcata ai margini dell'incredibile.

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Homer - Mer Mag 21, 2008 1:05 pm
Oggetto: Stagione 2005/2006 Serie A - 16° posto
Stagione 2005/2006

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Presidente: GARRONE

Allenatore: NOVELLINO

classificata 16° in serie A

Capocannoniere: FLACHI 12 GOAL

ANTONIOLI CASTELLAZZI MANGIAPELO CASTELLINI FALCONE PAVAN PISANO SALA ZAMBONI ZENONI ABATE VOLPI EDUSEI DELVECCHIO PALOMBO TONETTO DIANA MINGOZZI ZAULI BAZZANI FLACHI KUTUZOV BONAZZOLI BORRIELLO FOTI


Al termine della campagna acquisti la squadra non risulta rivoluzionata ed anzi, fu arricchita da un attaccante di peso come Emiliano Bonazzoli, proveniente dalla Reggina, chiamato a sostituire l’infortunato Bazzani. L'annata iniziò piuttosto bene: il discreto inizio di campionato fu accompagnato dal superamento del turno preliminare in Coppa Uefa, frutto della decisiva vittoria in casa contro la formazione portoghese del Vitoria Setubal. In campionato, furono addirittura nove i punti ottenuti nelle prime quattro giornate, grazie alle vittorie su Treviso, Reggina e soprattutto sul Milan, ( 2 a 1 con reti di Bonazzoli e Sonetto). In Uefa, la squadra blucerchiata raggiunge la fase a gironi, dove viene inserita in un gruppo di avversarie piuttosto agguerrite: l'abbordabile Halmstad, l'Hertha Berlino, il Lens e lo Steaua Bucarest. La vittoria in trasferta con il club svedese ed i pareggi interni con Hertha e Steaua non furono sufficianti ai blucerchiati per la qualificazione in quanto la sconfitta subita a Lens (maturata nei minuti di recupero dal gol realizzato dal tunisino Jemâa ndr) eliminò dalla competizione la squadra blucerchiata. Una eliminazione che ebbe pesanti ripercussioni anche sul campionato in quanto la squadra perse fiducia nei propri mezzi e cominciò una clamorosa crisi in campionato. Dopo la vittoria sul Messina, datata 12 febbraio 2006, la Sampdoria, che aveva cominciato a fare a meno anche del suo "bomber" Bonazzoli (rottura del crociato ndr), non riuscì più a vincere una sola partita, ottenendo tre punti in tredici gare e palesando grandi limiti tecnici e di concentrazione. La salvezza fu ottenuta più per demerito delle altre squadre che non per i meriti dei blucerchiati, che nell’ultima partita di campionato subirono l’affronto della tifoseria blucerchiata che decise di manifestare il proprio malcontento voltando le spalle al campo dove la squadra stava sciaguratamente perdendo contro il già retrocesso Lecce.
Homer - Mer Mag 21, 2008 1:27 pm
Oggetto: Stagione 2006/2007 Serie A - 9° posto
Stagione 2006/2007

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Presidente: GARRONE
Allenatore: NOVELLINO

Castellazzi (Berti), Maggio, Falcone, Accardi, Sala, Bastrini, Pieri, Palombo, Delvecchio, Ziegler, Parola, Franceschini, Quagliarella (36'st ), Bonazzoli, Soddimo, Bazzani, Ferrari.

Malgrado le voci di un possibile esonero dell'allenatore, la dirigenza conferma sulla panchina Walter Novellino e la sua volontà di riscattare l’annata deludente. La squadra viene rivoluzionata con le partenze di uomini importanti come Max Tonetto, Aimo Diana, Francesco Antonioli e Marcello Castellini, che furono sopperite dagli arrivi di giocatori come Accardi, Pieri, Franceschini, Parola e Fabio Quagliarella. La voglia di riscatto della squadra blucerchiata rimane però inizialmente solo nelle dichiarazioni dei calciatori, l’inizio del campionato è disastroso poi lentamente la squadra si riprende ma in tutto l'arco del campionato, la Sampdopria non riuscirà mai a posizionarsi fra le prime sette squadre, attestandosi sempre fra l'ottavo ed il decimo posto, fino al nono piazzamento finale che gli è valso la qualificazione alla Coppa Intertoto, a seguito dell’impossibilità dell'Atalanta, giunta ottava.

Questa stagione verrà ricordata per due fatti: l'esplosione di Quagliarella e la squalifica di Francesco Flachi. In effetti questa stagione non ha offerto grandi soddisfazioni alla tifoseria blucerchiata ma ha tuttavia rilevato le grandi capacità e potenzialità del giovane attaccante Fabio Quagliarella, inizialmente partito come quarta punta dietro Flachi, Bazzani e Bonazzoli e ritrovatosi alla fine dell'anno l'unico terminale offensivo a disposizione di Novellino. Quagliarella, dopo un esordio opaco, ha velocemente cominciato a far divertire la tifoseria blucerchiata con i suoi gol, divenuti alla fine quattordici e tutti di ottima fattura; il giocatore, infatti, non ha mai realizzato segnature banali, ma anzi, ha cercato spesso la marcatura da posizioni difficili, riuscendo addirittura a siglare nella partita esterna contro il Chievo un gol da quaranta metri, con un pallonetto spettacolare.

Per contro nel corso della stagione si registra anche la dolorosa vicenda Flachi, che tanto scalpore ha suscitato sia nell'ambiente blucerchiato che in tutta l'Italia calcistica. Il numero 10 blucerchiato risultò positivo ad un controllo antidoping dopo la partita di campionato contro l'Inter del 28 gennaio: nelle sue urine furono trovate tracce di un metabolita della cocaina, la benzoilecgonina. Il giocatore venne immediatamente sospeso, così come era già avvenuto all'inizio della stagione, con un fermo temporaneo di due mesi per presunte scommesse sul campionato italiano, e successivamente squalificato per due anni, una sanzione che ha indotto la società a rescindere il contratto con il giocatore.

Fabio Quagliarella
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Serie A: 2.932 minuti, 35 presenze, 13 reti

Coppa Italia: 411 minuti, 7 presenze, 1 rete

Totale: 3.343 minuti, 42 presenze, 14 reti


Ecco il video con i suoi 13 gol blucerchiati in serie A

Homer - Mer Mag 21, 2008 1:36 pm
Oggetto:
Sampdoria: 60 anni (2006)




Forza Sampdoria



Homer - Ven Mag 23, 2008 8:53 am
Oggetto:
Palmarès U.C. Sampdoria

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Homer - Dom Mag 25, 2008 9:50 am
Oggetto:
L'addio a Walter Novellino, l'arrivo di Walter Mazzarri

SAMPDORIA-NOVELLINO, E’ FINITA
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Per me non è stata una sorpresa. Chi mi segue, in tv e sul blog, sa che all’indomani della sconfitta di Roma, circa quindici giorni fa, avevo detto che il matrimonio tra la Sampdoria e Novellino era finito. Ricordate l’articolo Game Over? Dapprima era stata una sensazione, frutto di un intuito giornalistico che matura con gli anni; poi, approfondendo la situazione nei dettagli, ne avevo avuto conferma da alcune fonti non ufficiali ma attendibili. Oggi ne è arrivata la conferma. In un’intervista rilasciata al mio amico e ottimo collega Filippo Grimaldi della Gazzetta dello Sport, Novellino annuncia che l’amore tra lui e la Samp è finito. L’allenatore va oltre, “accusando” l’ambiente di ingratitudine. In altre piazze, dice, mi avrebbero eletto numero 1 d’Italia. Novellino racconta di non avere digerito lo striscione, esposto dai tifosi, con su scritto: basta chiacchiere, più fatti. Ho sufficiente esperienza per sapere che, quando finisce una storia d’amore (sì, anche calcistica), qualche strascico polemico è inevitabile. Peraltro, credo che Novellino, per quanto pungente, abbia rivelato le sue verità in maniera garbata, quindi accettabile. Se si sente amareggiato, è giusto che lo dica. Così come io sono libero di scrivere che non lo condivido. Nessun’altra tifoseria (per non parlare della stampa) avrebbe perdonato a una squadra il finale di stagione sbracato e volgare dello scorso anno, così come nessun ‘altra società avrebbe lasciato in sella il suo allenatore in presenza di simili prestazioni (ho scritto prestazioni, nemmeno risultati). Ovunque contestano: Palermo, Udinese, persino Chievo. Qui, al di là di qualche civile dissenso espresso con sobrietà e ironia, il pubblico è, nella sua stragrande maggioranza, sempre dalla parte dei propri colori. Un vanto, per la Sampdoria e per la città. Pertanto, l’accusa di Novellino, per quanto possa comprendere quello che prova intimamente, è destinata a cadere nel vuoto. Del resto lui stesso non era mai rimasto più di due stagioni nello stesso luogo: se a Genova, sponda blucerchiata, ha resistito tanto, è merito suo, naturalmente, ma anche dell’ambiente che lo ha circondato. Io credo che, al di là dei dissapori connessi al distacco, Walter Novellino vada annoverato nella storia della Samp come una delle pagine più positive. Magari non brillanti, anche per l’assenza di giocatori di primissimo piano, ma certamente positive. E mi auguro con tutto il cuore che, quando tornerà a Genova alla guida di un’altra squadra, troverà un’accoglienza da avversario e non da nemico. Sarebbe anche un bel modo per invertire la tendenza degli ultimi tempi, con i casi Pagliuca e Mancini. Novellino è un eccellente allenatore (non un grande allenatore) e un uomo ruvido ma sostanzialmente leale. Lascerà di certo un vuoto e ci saranno momenti in cui sarà rimpianto. Ma la Sampdoria deve saper andare oltre e cogliere nuove opportunità, siano esse legate ai nomi di Mazzari, Colantuono o qualcun altro. Novellino merita un enorme in bocca al lupo per ciò che farà (una destinazione tra Palermo, Bologna, Torino e Napoli, elencate in ordine di probabilità), la Samp l’orgogliosa rivendicazione della propria identità: gli allenatori, così come i presidenti, i dirigenti, i calciatori, persino i giornalisti che ne raccontano le gesta, passano e cambiano, i colori restano, indelebili, sulla pelle dei tifosi.

Lettera a Novellino


Grazie mister Novellino!


Walter Mazzarri
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Nasce dunque la Samp di Walter Mazzarri che ieri sera ha salutato la truppa calabrese con la festa in Comune dove ha ricevuto la cittadinanza onoraria insieme a tutti gli altri giocatori della rosa.
Ma come sarà la nuova squadra blucerchiata? Cambierà sicuramente modulo, probabile il 3-4-2-1 già sperimentato a Reggio Calabria. Nel reparto difensivo troveranno posto il nuovo acquisto Lucchini e magari Alessandro Lucarelli, uno dei fedelissimi del mister. A centrocampo invece potrebbe diventare titolare lo svizzero Ziegler sulla fascia sinistra mentre Vigiani, un altro giocatore che segue spesso Mazzarri, potrebbe essere in appoggio all’unica punta che potrebbe essere quel Caracciolo, sicuro partente dal Palermo. L’alternativa potrebbe essere la conferma di Quagliarella ma il bomber, rivelazione di questa stagione, è sempre più oggetto del desiderio di molti club.

Walter Mazzarri

Homer - Dom Mag 25, 2008 9:51 am
Oggetto:
Agosto 2007 la Sampdoria punta su Antonio Cassano, il talento di Bari vecchia, inutilizzato dal Real Madrid.

Cassano approda alla Sampdoria Mazzarri: "Per me parte da zero"
Mar 14 Ago,
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Genova, 13 agosto 2007 - Accordo raggiunto, anche se non ancora ratificato, tra Sampdoria e Real Madrid per Antonio Cassano. I dettagli della trattativa, secondo quanto si è appreso da fonti non ufficiali, dovrebbero essere definiti nei dettagli tra qualche giorno, ma la missione di oggi pomeriggio dell'amministratore delegato Beppe Marotta nella capitale spagnola ha avuto successo. La conferma arriva anche dal quotidiano spagnolo Marca, che spiega come i due club si siano accordati sulla formula del prestito con diritto di riscatto. I blucerchiati si faranno carico per 1,4 milioni di euro di una parte dello stipendio del barese, mentre il club "blanco" pagherà i restanti due terzi dell'ingaggio. A fine stagione la Samp potrà riscattare il giocatore per circa 5 milioni di euro. Secondo il quotidiano spagnolo il talento indiscutibile del giocatore non ha mai ripagato veramente le speranze che il club madrileno riponeva su di lui, soprattutto a causa del suo carattere che lo ha fatto andare in conflitto con gli allenatori come Fabio Capello. Il giocatore avrebbe già chiamato il tecnico doriano Walter Mazzarri a Santa Margherita Ligure e si è detto "entusiasta della nuova avventura, di andare a lavorare con lui e non vede l'ora di cominciare" MAZZARRI L'ufficialita' ancora non c'e', ma Walter Mazzarri parla di Antonio Cassano gia' come un nuovo giocatore della Sampdoria. "Ho sentito ieri sera il giocatore al telefono, mi ha detto cose belle, importanti, ma ora si tratta di guardarlo negli occhi - ha spiegato il tecnico blucerchiato in conferenza stampa - . Non sono condizionato dal suo passato, anche con gli altri giocatori in genere non amo sentire gli allenatori che li hanno avuti in passato. Per me Cassano parte da zero". Per quanto riguarda l'atteggiamento tattico, Mazzarri ha spiegato che Cassano "potrebbe giocare come Totti nella Roma o come seconda punta nel 3-5-1-1".

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Presentazione


Purtroppo Cassano non si è contraddistinto solamente per le sue capacità tecniche e sportive, ma anche per il suo comportamento talvolta al di fuori delle regole, esuberante fino ad arrivare agli eccessi e all'indisciplina, nonché per il carattere difficile e molto particolare: ad esempio in un Roma-Juventus 4-0, promise all'allora tecnico della Roma Fabio Capello di spezzare la bandierina del calcio d'angolo in caso di gol, e così fece. È altrettanto famoso l'episodio della finale di Coppa Italia del 2002/2003 quando, dopo essere stato espulso, ha rivolto il gesto delle corna all'arbitro Rosetti. Nella partita Sampdoria-Fiorentina 2-2 del 2007, invece, ammonito e squalificato per il successivo match con la sua ex squadra, la Roma, si mise a piangere e a protestare platealmente in campo, prima di "riprendersi" e segnare un gol. La Sampdoria Il 13 agosto 2007 è stato raggiunto un accordo per il passaggio del barese alla Sampdoria. L'amministratore delegato dei blucerchiati Beppe Marotta è volato in quei giorni a Madrid per concludere la trattativa con la società madridista sulla base di un prestito con diritto di riscatto fissato a 5.5 milioni di euro. Il nuovo acquisto è stato presentato il 18 agosto 2007 allo Starhotel di Genova: Cassano ha chiesto l'affetto dei suoi nuovi supporters promettendo di dare il massimo per la nuova squadra e di far parlare di sè solamente per le prodezze in campo. La maglia scelta è la numero 99 in onore dell'amico Ronaldo, essendo il 18 già occupato dal giovane Koman. Esordisce con la maglia della Sampdoria il 23 settembre nel derby contro il Genoa (finito 0-0) disputando solo 15 minuti. La domenica successiva, nella partita casalinga contro l'Atalanta, Cassano sigla, a pochi minuti dal suo ingresso in campo nel secondo tempo, il suo primo gol in blucerchiato che fissa il risultato finale sul 3 a 0. Il 17 febbraio 2008, nel derby di ritorno contro il Genoa, Cassano è tra i maggiori protagonisti in campo, sfoderando una prestazione di altissimo livello, culminata con l'assist per il gol vittoria di Maggio.
Homer - Dom Mag 25, 2008 9:54 am
Oggetto:
Claudio Bellucci torna alla Sampdoria dopo 12 anni. L'attaccante ha firmato stamane un contratto fino a giugno 2009 con opzione per la stagione successiva.

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Ecco le prime parole di Bellucci da blucerchiato: "Genova e la Samp erano il mio sogno. Sono contentissimo che l'accordo sia stato raggiunto. Avevo diverse offerte, alcune davvero importanti provenienti anche da Roma, la mia città, ma tornare nella squadra e nella società nella quale sono cresciuto era il mio obiettivo primario. I ricordi sono tanti e indissolubili, tornare ad indossare la maglia più bella del mondo sarà un'emozione incredibile. Sono passati dodici anni dalla mia ultima partita in blucerchiato, mi sembra ieri. Quella notte con l'Arsenal al Ferraris è rimasta nel mio cuore e nella mia mente fino ad oggi. Un pensiero incancellabile al quale potrò aggiungere ancora momenti straordinari da vivere con quella che reputo la mia seconda famiglia. Non vedo l'ora che sia lunedì per tornare a respirare l'atmosfera Sampdoria".
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Claudio Bellucci alla P.Flow e Sergio Floccari da Serpilli .
Ci sono voluti oltre quasi 6 mesi e 23 giornate di campionato ma alla fine Spe' ce l'ha fatta : l' idolo sampdoriano e' diventato ufficialmente un giocatore della sua rosa . Beffardamente pero' , proprio poco ore dopo l'ufficializzazione dello scambio , e' arrivata la notizia che il blucerchiato ha avuto una ricaduta che posticipera' di almeno 3 settimane il suo rientro , inizialmente previsto per domenica prossima a Parma .

Il sacrificato e' il buon centravanti atalantino comprato nel mercato di gennaio come rimpiazzo per il mancato acquisto Cassano e capace di marcare ben 4 dei suoi 6 goal stagionali proprio in questo ristretto lasso di tempo , contribuendo a 2 recenti vittorie della capolista .

La trattativa per acquistare "il Bello" e' stata intavolata subito dopo l'asta di settembre , ma Roberto ha rifiutato nel corso dei mesi le varie proposte per il suo centravanti fino a che sabato sera , Franci' , consapevole che l ' ottimo stato di forma di Floccari e l'oggettivo calo di Bellucci avrebbero potuto far cedere il suo interlucutore , ha riproposto lo scambio ricevendo una immediata risposta positiva .

Continua cosi' il processo di "sampdorianizzazione"della P.Flow 2.0 , la seconda punta infatti , si aggiunge a Volpi , Maggio , Sammarco , Montella e Campagnaro , anche se ques'ultimi 2 sono anch'essi fermi ai box .
Serpilli acquisisce invece un affidabile rincalzo per il suo attacco atomico Trezeguet - Rocchi - Pato .

Ma chi ci ha guadagnato ?
Sicuramente Bellucci ha piu' capacita' realizzative rispetto a Floccari e la P.Flow torna ad avere grazie a lui , dopo la cessione di Quagliarella e il mancato acquisto di Cassano , una terza punta di assoluto valore da affiancare alle stelle Ibrahimovic e Mutu , ma in momento di emergenza in attacco aggiungere un altro giocatore in condizioni precarie e' stato sicuramente un alto rischio .
Solo il tempo potra' dire se sia valsa la pena correrlo ......
Homer - Dom Mag 25, 2008 9:58 am
Oggetto:
Vincenzo Montella torna alla Sampdoria
La Sampdoria sta lavorando per riportare Vincenzo Montella a Marassi. L'attaccante, dopo una stagione di luci ed ombre al Fulham, vorrebbe tornare in Italia, per dimostrare che chi lo ha bollato come finito si è sbagliato.


Prende forma una grande Samp: il sogno è il ritorno di Montella
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06/06/2007
L'ad Marotta lancia la suggestiva ipotesi: "Non è del tutto improbabile. Stiamo trattando con il Palermo per Caracciolo".
Il mercato della Samp è in fermento. Con l'arrivo di Walter Mazzarri e l'iscrizione all'Intertoto il club blucerchiato prepara una campagna acquisti adeguata alla prossima stagione. Un'ipotesi suggestiva prende forma nella mente dell'ad Beppe Marotta: il ritorno di Vincenzo Montella alla Samp. "Sarebbe senz'altro un gradito ritorno - ha spiegato ai microfoni di Teleradiostereo -, anche se al momento il discorso economico la rende difficile, ma non improbabile. Nel calcio non si può mai dare nulla per scontato". L'attaccante, che negli ultimi mesi ha vestito la maglia del Fulham, sarebbe senza dubbio felice di tornare nella città che lo ha lanciato.

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Homer - Dom Mag 25, 2008 10:06 am
Oggetto:
Stagione 2007/2008

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In alto da sinistra a destra: Antonio Mirante, Christian Maggio, Hugo Armando Campagnaro, Alessandro Bastrini, Salvatore Foti, Gennaro Delvecchio.
In basso da sinistra a destra: Reto Ziegler, Stefano Lucchini, Vincenzo Montella, Paolo Sammarco, Daniele Franceschini.



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Portieri: CASTELLAZZI Luca FIORILLO Vincenzo MIRANTE Antonio.

Difensori: ACCARDI Pietro CAMPAGNARO Hugo Armando GASTALDELLO Daniele LUCCHINI Stefano MAGGIO Christian MIGLIONICO Leonardo Martin PIERI Mirko SALA Luigi ZENONI Cristian

Centrocampisti: DELVECCHIO Gennaro FRANCESCHINI Daniele GULAN Nikola KOMAN Vladimir PALOMBO Angelo POLI Andrea SAMMARCO Paolo VOLPI Sergio ZIEGLER Reto

Attaccanti: BELLUCCI Claudio BONAZZOLI Emiliano CASSANO Antonio KALU Ikechukwu MONTELLA Vincenzo

Finalmente i tifosi blucerchiati tornano a divertirsi guardando la Sampdoria, il gioco proposto da mister Mazzarri diverte ed ottiene ottimi risultati. Cassano offre spettacolo, nonostante la sua espulsione per 5 giornate, la Samp dimostra di non essere Cassano-dipendente (come scritto su molti giornali), vince lo stesso!
La Sampdoria sfiora la Champion League, si classifica saldamente per la Coppa Uefa.
Il finale di campionato è segnato dall'infortunio occorso a Claudio Bellucci, infortunatosi domenica 11 maggio 2008 (rottura del tendine d'achille) il rientro è previsto per novembre 2008.


Homer - Dom Mag 25, 2008 3:56 pm
Oggetto:
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Walter Mazzarri: il direttore d'orchestra!

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Tutti i gol della Sampdoria nell'andata di Serie A 2007/2008


Tutti i gol della Sampdoria nel ritorno di Serie A 2007/2008


La Festa della Samp

Homer - Ven Mag 30, 2008 2:51 pm
Oggetto:
Terminato il campionato la Società si impegna immediatamente sul mercato, la notizia più importante è....

....Dopo lunghe trattative con il Real Madrid....finalmente la notizia che tutti aspettavamo:

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Ufficiale: Antonio Cassano è tutto della Sampdoria

venerdì 30 maggio 2008
La Samp ha acquistato a titolo definitivo dal Real Madrid il talento di Barivecchia, che resta così in blucerchiato dopo il prestito di quest'anno. Antonio: «Era il mio unico desiderio»

Il comunicato stampa parla chiaro: i colloqui con il Real Madrid sono andati a buon fine, Antonio Cassano è ufficialmente e a tutti gli effetti un calciatore di proprietà della Sampdoria.

La rinascita. Un contratto fino al 2013 (rinegoziato con un grande sforzo economico del talento di Barivecchia) per portare avanti una storia d'amore nata, lo scorso anno, da una scommessa che l'a.d. blucerchiato era certo di vincere. Cassano alla Samp ha ritrovato serenità, stimoli, voglia di lavorare ed entusiasmo per accompagnare sul campo una classe unica; ha regalato gol, assist e magie, tocchi e dribbling che ne fanno uno degli eletti del grande calcio mondiale. Con la maglia numero 99 del Doria Antonio ha trovato maturità e, soprattutto, la consapevolezza di non poter perdere altro tempo.

L'unico desiderio. Oggi Cassano è in ritiro con la nazionale, uno dei 23 che Donadoni porterà all'Europeo per cercare di mettere insieme un clamoroso bis dopo il trionfo mondiale di Lippi, e può festeggiare per l'unica firma - autografi a parte - che aveva voglia di mettere. «Sono contento e felice - sorride Antonio -. Sono ufficialmente un calciatore della Samp e questo, non l'ho mai nascosto, era il mio primo desiderio. Ho rinunciato a molti soldi, è vero, ma quelli di certo non mi mancano: la serenità, il sentirsi bene con sé stessi e le emozioni nella vita spesso non hanno prezzo».

I ringraziamenti. Poi è il momento dei ringraziamenti, perché una trattativa chiusa così merita due parole in più: «Siamo riusciti a chiudere come volevamo questo accordo - spiega Antonio - e non posso che ringraziare per tutto questo il presidente Garrone, la sua famiglia e il mio procuratore Beppe Bozzo. Un grazie particolare però lo devo riservare a Marotta: lui mi ha voluto alla Samp lo scorso anno, quando non andavo troppo di moda, e qui mi ha permesso di riconquistare la nazionale e di tornare a sorridere. E per me il sorriso è la cosa più importante di tutte».

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Homer - Dom Ago 23, 2009 1:13 am
Oggetto:
Stagione 2008/2009
La Sampdoria continua nella sua campagna acquisti mirata a valorizzare i giovani. Come fatto con il rischio ben ripagato per Cassano, i doriani riprovano anche quest’anno a fare il colpaccio della qualificazione diretta alla Uefa con alcuni ragazzini terribili provenienti dalle categorie inferiori o dall’estero, nel tentativo di essere ancora una volta la sorpresa del campionato.

Anche per quest’anno l’obiettivo sarà la zona Uefa, leggermente più difficile rispetto allo scorso anno per l’ingresso di almeno altre due o tre concorrenti in più, ma il target è facilmente raggiungibile. Ciò che la dirigenza ha tentato di fare è stato svecchiare la rosa, mandando via gli ultratrentenni, partiti insieme a coloro che, nonostante la giovane età, il posto in squadra non riuscivano proprio a guadagnarselo.


Non ci sono stati arrivi eclatanti come quello del barese dell’anno scorso, ma solo acquisti mirati, come il giovane Fornaroli dal Montevideo, squadra uruguayana che ha dato tanti campioni all’Italia, che dovrà sostituire il talento di Bari Vecchia quando subirà qualche infortunio, cosa che non è che gli capiti raramente. La colonia di giovani promesse comprende quest’anno anche il parmense Daniele Dessena, esterno che ha già visto anche la maglia della nazionale Under 21, e il centrocampista Padalino, considerato una dei migliori ali della B dello scorso anno a Piacenza. E ancora, gli arrivi comprendono anche il giovane Bottinelli, ma pure l’esperto Stankevicius, finalmente approdato in A dopo una carriera passata nella categoria cadetta. A completare il quadro degli ingaggi ci sono anche i centrocampisti Kondrasen e Hierlander.

Sembra volersi fare il look nuovo la squadra di Mazzarri, soprattutto a centrocampo, anche perchè sono partiti i veterani Zenoni e Volpi, la sorpresa Maggio e i giovani Gulan e Koman. A loro si sono aggregati anche l’esperto difensore Sala, finito all’Udinese, e soprattutto Vincenzo Montella, che non è riuscito a vivere una seconda giovinezza alla Samp, dato che lo scorso anno è sceso davvero poco in campo. Tra gli altri partenti da registrare anche Miglionico e il giovane Lanzoni mandato a fare esperienza in B, al Bari.

La cessione di Maggio per 8 milioni di euro ha rimpinguato le casse di Garrone, ma ha certamente depauperato dal punto di vista tecnico i blucerchiati. Antonio Cassano è la punta di diamante di una squadra che manca di un attaccante di peso da affiancare al barese.
Bellucci è un'ottima spalla, certo, ma non è quel killer d'aria di rigore che sarebbe perfetto in partnership con l'ex romanista. Dessena è un buon prospetto, ma a centrocampo pare manchi qualcosa in fase di costruzione: Palombo è un gran centrocampista, ma non può fare le due fasi contemporaneamente

Dopo la partecipazione alla coppa Uefa 2005/06, che aveva segnato il ritorno in Europa della Sampdoria dopo 8 anni di assenza, conclusasi con la beffarda eliminazione a Lens, dove i blucerchiati persero 1-2 all’ultima giornata del girone ed all’ultimo minuto, la Sampdoria torna in Europa, iscrivendosi alla coppa Intertoto, torneo cui i blucerchiati hanno già partecipato due volte nella loro storia: una prima volta nel 1963/64 quando il torneo si chiamava Coppa Piano Rappan (la Samp superò come prima classificata la fase a gironi, venne poi eliminata dal Polonia Bytom nel primo turno ad eliminazione diretta), una seconda nel 1998/99, quando i liguri vennero estromessi dal Bologna in semifinale, dopo aver eliminato gli slovacchi del Tauris ed i belgi dell’ Harelbeke.

La formula
Quest’anno nuova formula, la stessa che era stata sperimentata per la prima volta nella stagione 2006/07: le squadre delle federazioni più importanti, tra cui l’ Italia, entrano a partire dal terzo ed ultimo turno (in calendario il 21/22 luglio per le gare di andata, il 28/29 luglio per quelle di ritorno): chi vince accede al secondo turno preliminare di coppa Uefa (andata 16 agosto, ritorno 30 agosto – sorteggio il 3 agosto a Nyon) e chi passa anche questo turno, si qualifica per il tabellone principale della coppa Uefa, quello dove già ci sono, per il nostro paese, Palermo, Fiorentina ed Empoli (andata 20 settembre, ritorno 4 ottobre – sorteggio il 31 agosto a Montecarlo, Principato di Monaco).


E' Giampaolo Pazzini il colpo di mercato della Samp
L'attaccante arriva a titolo definitivo dalla Fiorentina, in viola approda in prestito Emiliano Bonazzoli. Le sue prime parole da doriano: «Garrone e Marotta hanno creduto in me, sono emozionato».


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«Emozione, tanta. E altrettanta voglia di lanciarmi in questa nuova avventura. Avremo modo domani di approfondire cosa mi passa in testa in questi momenti... Per il momento voglio solo ringraziare e di cuore il presidente Garrone e il Direttore Marotta che hanno dimostrato di credere in me con i fatti. Sono davvero felice, grazie a tutti».Eccolo qua, il rinforzone di gennaio. Giampaolo Pazzini è un giocatore della Sampdoria, che lo preleva dalla Fiorentina a titolo definitivo inserendo nell'affare Emiliano Bonazzoli, che va dunque in Toscana come contropartita tecnica.

Talento. Pazzini è riconosciuto dagli addetti ai lavori - non da un giorno - come una delle promesse più interessanti del panorama calcistico italiano. I suoi 24 anni e le ottime capacità tecniche rappresentano una motivazione a puntare su di lui, per chi necessita di ringiovanire la rosa, concentrando l'attenzione su elementi di qualità. D'altra parte non si può dire che l'ex atalantino, prima ancora che viola, non abbia dimostrato di possedere i colpi, dal suo esordio tra i professionisti ad oggi. Meno le reti, non moltissime, il cui numero non eccezionale gli ha impedito di operare l'autentico salto di categoria. La Samp spera di completare l'opera.

Dal Margine alla A. La storia di Giampaolo Pazzini inizia il 2 agosto del 1984, quando il futuro attaccante nasce a Monsummano Terme, in provincia di Pistoia. Nel paese che fu del poeta risorgimentale Giuseppe Giusti Pazzini risiederà sempre. La carriera calcistica prende il via nel Margine Coperta, formazione dilettantistica satellite dell'Atalanta dalla fine degli anni Ottanta. Proprio i bergamaschi notano il ragazzo, che parte per la grande avventura. Nel corso degli anni, altri lo precederanno e seguiranno, facendo del Margine una fucina di talenti a livello di Serie A e Serie B. I nomi di Tiberio Guarente, Michele Marconi, Giacomo Bonaventura (tutti e tre oggi all'Atalanta), Ighli Vannucchi (Empoli), Fausto Rossini (ex blucerchiato oggi al Livorno), Tommaso Bianchi (Piacenza), Daniele Buzzegoli (Pisa), Biagio Pagano (altro ex doriano, del Rimini) e Maurizio Pugliesi (anche lui, Rimini) ne sono esempi viventi. Fra tutti però, è proprio il Pazzo ad avere gli occhi spesso puntati addosso. Nel torneo di Serie B 2003/04, il primo a livello professionistico, l'attaccante si distingue segnando 9 reti in 39 partite. Gli orobici centrano la promozione in Serie A, dove l'anno successivo Pazzini colleziona 12 presenze e 3 reti nella prima parte di torneo.

La Fiorentina. Molte attenzioni a questo punto sono rivolte alla punta, che riceve tante offerte da club importanti, vista la personalità, le caratteristiche fisiche e la capacità di ricoprire sia il ruolo di primo, che di secondo terminale d'attacco. Unite naturalmente alla giovanissima età, che rende Giampaolo uno dei più appetibili talenti italiani del momento. Alla fine è la Fiorentina dei Della Valle a prelevare il ragazzo, siamo nel gennaio 2005. I viola versano all'Atalanta una cifra vicina ai 6 milioni e mezzo di euro, portandolo a Firenze. Pazzini ripaga la fiducia con 3 reti in 14 gare, due delle quali gli valgono l'affetto incondizionato del pubblico. Il pistoiese, infatti, realizza una doppietta contro la Juve, rivale storica del Franchi. Nel 2005/06 l'ex atalantino non trova granché spazio. Luca Toni impera al centro dell'attacco viola e Prandelli utilizza spesso il modulo ad una punta, alternando Bojinov e proprio Pazzini al bomber della Nazionale. Sono 6 le reti stagionali, di cui una in Coppa Italia - di nuovo contro la Juve - e 5 in campionato. Il 2006 è però un anno di soddisfazioni per Pazzini, che vince l'Oscar del calcio Aic come miglior giovane della stagione precedente.

Wembley. Il torneo 2006/07 parte con una bella doppietta in Coppa Italia, realizzata al Giarre, ma prosegue con un brutto infortunio, che tiene il Pazzo lontano dai campi per due mesi. Al rientro, grande doppietta proprio contro l'Atalanta, che consente ai viola di vincere il confronto negli ultimi minuti. Ma è sempre la panchina la destinazione principale dell'attaccante, che in ogni caso trova 7 reti sulle 9 presenze da titolare concessegli da Prandelli. Ne trova tre in un colpo solo invece nel nuovo Wembley, il 24 marzo del 2007, in occasione dell'amichevole tra le Under 21 di Inghilterra e Italia. Il suo nome rimarrà nella storia del monumentale impianto londinese, appena ristrutturato. Pazzini è infatti stato il primo marcatore del nuovo corso del tempio del calcio britannico. E la sua tripletta gli regalerà pallone, come nell'usanza inglese, ed ovazione del pubblico.

E ora la Samp. Sembra davvero arrivato il momento di spiccare il volo, anche perché il Pazzo ha 23 anni e può diventare il trascinatore della Fiorentina, dopo la cessione di Luca Toni al Bayern Monaco nell'estate 2007. Non va però esattamente così, perché nel 2007/08 i gol di Pazzini sono 9 in campionato, score che non convince pienamente Prandelli e Corvino, nonostante la qualificazione viola in Champions League. La società acquista dal Milan Alberto Gilardino, da affiancare a Mutu nell'attacco titolare e per il pistoiese ci sono solo tanti ritagli, troppi. Nel gennaio 2009, e siamo dunque ad oggi, il trasferimento alla Sampdoria di Walter Mazzarri e Antonio Cassano, destinazione che Pazzini considera la preferita in assoluto, nonostante le diverse richieste dall'Italia e dall'Europa. E' l'inizio di una nuova stagione nella carriera dell'attaccante, con la maglia blucerchiata indosso.

Luogo e data di nascita: Pescia (Pistoia), 02/08/1984
Altezza: cm 180
Peso: kg 77
Ruolo: attaccante

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Classifica finale 2008/09
Inter 69
Juventus 62
Milan 55
Genoa 51
Fiorentina 49
Roma 46
Cagliari 42
Palermo 42
Lazio 41
Atalanta 40
Napoli 37
Catania 37
Udinese 36
Sampdoria 36
Siena 31
Chievo 30
Bologna 26
Torino 24
Lecce 24
Reggina 20
(retrocesse)

Dopo un campionato anonimo, la breve apparizione in Coppa Uefa (oggi Uefa League) ed aver perso i due derby, la Sampdoria prosegue il suo cammino in Coppa Italia...bellisima avventura che lascerà l'amaro in bocca...

Udinese-Sampdoria 2-5
dopo i calci di rigore

Alla fine l’eroe è il tanto e spesso giustamente bistrattato Antonio Mirante.

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La Sampdoria passa alle semifinali di Coppa Italia dopo una prestazione non esaltante a Udine, ma in cui la squadra è stata brava a non perdere mai la testa, a cercare di rimanere ordinata, anche se, senza Cassano e Palombo (entrato solo nel primo tempo supplementare), le uniche fonti del gioco erano i due esterni. Ma quando Marino, spinto dalla disperazione per il bel gol di Pazzini, ha buttato dentro Sanchez, tutto l’impianto è saltato perché il ventenne cileno ha costretto Ziegler a fare il difensore, ruolo che male si addice allo svizzero (ma anche Pieri, che lo ha sostituito ha sofferto parecchio) .

Sanchez dapprima si è procurato un calcio di rigore, quello del momentaneo 1-1, con un tagliafuori modello basket su Ziegler e soprattutto con una caduta perfetta al primo impatto. E quasi allo scadere dei 90 minuti regolamentari sempre il cileno si è incuneato in area, subendo uno sgambetto nettissimo. Qui la Samp è stata fortunata perché Di Natale ha tirato dal dischetto colpendo il palo.

L’Udinese ha tenuto il gioco in mano anche nei tempi supplementari, ma non è più stata pericolosa. I rigori hanno così premiato i blucerchiati che in semifinale affronteranno la vincente di Inter-Roma.

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L’espulsione di Mazzari

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Raggi, all’esordio dal primo minuto & Pazzini sferra il tiro che porta in vantaggio la Samp

Coppa Italia, Sampdoria-Inter 3-0
mercoledì 4 marzo ore 20,45
Semifinale d'andata di Coppa Italia, 3-0 show dei blucerchiati: gol di Cassano e doppietta di Pazzini. Paura per Balotelli, sbatte con lo sterno sul palo, ma nulla di grave. Il portoghese rabbioso con i suoi: «Presi gol ridicoli»

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ROMA, 4 marzo - Le alchimie tattiche di Mourinho si erano già scontrate con la dura realtà del calcio italiano agli esordi, quando lo Special One ci mise poco a riporre nel cassetto il suo credo nel 4-3-3 per tornare al collaudato e Manciniano 4-4-2 a rombo, recuperando gioco e risultati. Eppure il tecnico portoghese non deve aver imparato la lezione, visto che stasera ci ha riprovato presentando in campo l'Inter con un inedito e spericolato 3-4-3 contro la Sampdoria di Mazzarri, cresciuto a pane e salvezze miracolose con la Reggina in A e uno dei tecnici più preparati tatticamente del nostro calcio. Morale della favola, la Samp sbriciola i nerazzurri in 45', complice anche un Rivas imbarazzante nella sua pochezza tecnica e un Cordoba poco lucido che vengono travolti dalla tecnica di Cassano, in forma nazionale, e dalla ritrovata verve sottoporta di Pazzini, che va a nozze con gli assist e le aperture di Fantantonio.

I GOL: INTER, CHE ERRORI - In vantaggio la Samp ci va subito: al 9' Cassano è furbo a pressare Rivas che sbaglia un facile controllo e lascia libero il numero 99 blucerchiato di affrontare Toldo, superato in uscita con un delizioso tocco sotto. Il raddoppio arriva alla mezz'ora, sugli sviluppi di un calcio d'angolo che Raggi tocca e che Pazzini, libero a centro area, gira facilmente di testa sotto la traversa della porta avversaria. Il 'Pazzo' approfitta poi di un altro errore clamoroso della difesa nerazzurra, stavolta di Cordoba: tiro di Padalino respinto da Toldo, il colombiano svirgola il rinvio e il 10 della Samp insacca il 3-0 tra il delirio del Ferraris.

RIPRESA, CASTELLAZZI SALVA TUTTO - Nella ripresa Maicon e Crespo restituiscono cattiveria e convinzione ai nerazzurri ma non basta: Castellazzi chiude la saracinesca della porta blucerchiata opponendosi, miracolo dopo miracolo, alle conclusioni di Crespo, Adriano e Obinna, entrato per sostituire Balotelli. Per il giovane attaccante dell'Under 21 paura per una botta allo sterno che lo ha costretto ad uscire in barella dal campo e poi al ricovero in ospedale. A San Siro dovrà essere un'altra Inter per ribaltare il risultato, stasera a Genova è finita con tutto lo stadio in piedi ad applaudire Cassano.

MOURINHO: «3 GOL RIDICOLI» - «Partita cominciata con un gol ridicolo- dice il tecnico nerazzurro alla Rai- un altro lo abbiamo subito su palla inattiva e noi su quelle stiamo lavorando molto... E poi un terzo gol ridicolo. La squadra regala troppo e ovviamente poi fai fatica a recuperare il risultato. Quando ci sono tutti i giocatori di qualità in campo diventa possibile, ma quando non ci sono perchè bisogna cambiare visto che non è umanamente possibile giocare sempre con gli stessi, la squadra non ha la stessa qualità. Chissà dopo questa partita quante domande sulla formazione che mi faranno...».

RIVAS? MALE MA NON È L'UNICO - «Un giocatore che non gioca tanto deve sfruttare l'occasione che ha per se stesso. Ma Rivas non è andato bene, lui lo sa, io lo so. Ma non è giusto dare a lui tutta la colpa. Siamo tutti responsabili. È un risultato questo che ci lascia in difficoltà per la finale, ma nessun risultato è impossibile nel calcio». Poi, non appena gli si chiede dei deferimenti, Mou fa una smorfia e scappa via.

SAMPDORIA (3-5-2): Castellazzi; Campagnaro (29' st Da Costa), Gastaldello, Raggi; Padalino, Sammarco, Palombo, Franceschini, Pieri; Pazzini (20' st Stankevicius), Cassano (40' st Bellucci). A disposizione: Fiorillo, Ziegler, Ferri, Dessena. All. Mazzarri
INTER (3-4-3): Toldo; Cordoba, Materazzi, Rivas (1' st Maicon); Zanetti, Muntari, Vieira, Maxwell (15' st Crespo); Balotelli (20' st Obinna), Adriano, Mancini. A disposizione: Orlandoni, Stankovic, Jimenez, Cambiasso. All. Mourinho
Arbitro: Saccani di Mantova.
Marcatori: 9' Cassano, 30' e 42' Pazzini.
Note: Angoli 6-2 per l'Inter Recupero. 1' e 5'. Ammoniti: Cordoba, Balotelli, Zanetti per gioco scorretto, Castellazzi per comportamento antiregolamentare, Materazzi per proteste. Espulso: 14' st Gastaldello per doppia ammonizione. Spettatori: 14.185
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Inter-Sampdoria 1-0:
i doriani resistono agli assalti dei neroazzurri e approdano in finale


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: giovedì 23 aprile 2009
Saranno Lazio e Sampdoria a contendersi la coppa Italia il prossimo 13 maggio, all’Olimpico di Roma. L’Inter ci ha provato a ribaltare il pesantissimo k.o. dell’andata (0-3), ma l’impresa si è rivelata più ardua del previsto. Il goal di Ibrahimovic che serviva per ridare linfa alle speranze interiste è arrivato al momento giusto, quando il tempo per ristabilire la parità nel doppio confronto era ancora sufficiente. Ma la Sampdoria ha tenuto botta alle sfuriate della squadra di Mourinho, rischiando in qualche occasione e cercando di pungere di rimessa.

Nonostante lo scarso peso che spesso viene attribuito alla coppa Italia le due squadre si sono affrontate a viso aperto e le motivazioni dei 22 in campo (certamente diverse perché per la Samp l’obiettivo assumeva maggiore importanza), hanno dato vita a un confronto serrato, a tratti spigoloso. Nelle fasi iniziali del match la Sampdoria non corre alcun rischio e dopo 27 minuti potrebbe colpire con Sammarco, fermato ingiustamente per fuorigioco. Sul ribaltamento di gioco arriva il gran goal di Ibrahimovic che riapre il discorso qualificazione. L’Inter comincia a crederci e nel giro di pochi minuti va vicina al raddoppio, prima con un pallonetto del solito Ibra che si stampa sul palo e poi, al quinto minuto di recupero, con un colpo di testa di Cruz, fuori di poco.
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Mancini: con la Lazio la sfida sarà alla pari
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25 aprile 2009| Claudio Mangini
Ne aveva buone tre su quattro. Dice proprio così, Roberto Mancini. Tre semifinaliste di Coppa sono state squadre sue: Sampdoria e Lazio si giocheranno la Coppa. «E mi fa piacere che, dopo tanti anni, ci sia una finale diversa, qualcosa di nuovo. La vedrò volentieri, sarà una bella partita».

C’era una volta la Sampdoria che Boskov chiamava copetera: quattro trofei finiti in bacheca in dieci edizioni, dall’84-85 al 93-94. Lui c’era. Adesso ci riprova la Sampdoria di Palombo e Castellazzi, di Cassano e Pazzini, di Garrone e Mazzarri.

Di nuovo a caccia del trofeo. Con merito?
«La qualificazione è meritata. Meritata nel complesso. Costruita, innanzi tutto, sul 3-0 della gara d’andata. Ma non solo: fino al gol, giovedì sera a San Siro, la Sampdoria ha giocato molto bene, ha fatto la sua partita senza timori. Poi è normale che subentri un po’ di paura. Ma, nel complesso, il verdetto è assolutamente equo».

A Roma farà caldo: ambiente bollente, pronostico ad handicap?
«Intanto è una finale secca. E questo cancella, in buona parte, il fattore campo. Per me il pronostico è assolutamente alla pari: cinquanta e cinquanta. Poi, fra tre settimane, sarà importantissima la condizione delle due squadre. Al momento la Lazio va a duecento all’ora. Però la Sampdoria non starà a guardare».

Aperta?
«Apertissima. E anche sul tifo non staranno a guardare i sampdoriani. Visto quello che hanno fatto a Milano, quindicimila a dare una mano alla squadra, per la finale arriveranno almeno in ventimila. Quindi, anche le condizioni ambientali saranno equilibrate».

Quei quindicimila già sognano: lei che certe situazioni le ha vissute pensa che si possa aprire un ciclo?
«Io penso che i cicli li costruisci dopo avere vinto il primo trofeo. Cominci, poi cerchi di andare avanti».

Vietato sognare?
«Vietato perdere di vista l’obiettivo. Ma sono sicuro che non ci sia nessun rischio di questo tipo. Credo che la Sampdoria debba avere un pensiero fisso su questo impegno. Sapendo che di fronte troverà un’ottima squadra, con un attacco eccezionale. Insomma, ora l’importante è il presente».

Il cuore da che parte pende?
«Sono affezionato a tutte e due. Ma a Genova ho giocato tanti anni, dunque il cuore pende un po’ da questa parte... Ma dico la verità: mi fa felice che a giocarsi questo trofeo siano due squadre che escono dal giro dei soliti nomi. Vedrò questa partita con curiosità, con piacere, con interesse».

Il suo successore, alla fine, non ha certo raccolto più di lei...
«Il mio successore è solo mio figlio, anzi i miei figli».

Cambiamo la domanda: Mourinho non ha vinto più di Mancini. Che ne dice?
«Che non mi riguarda quello che fa lui».

Lo scudetto è in tasca all’Inter?
«Certo, il vantaggio è enorme».

Tornando alla Coppa Italia, Mourinho ha detto che la Sampdoria si è qualificata speculando, ha criticato gioco, filosofia, arbitro...
«Primo, non ho visto le interviste del dopopartita. Secondo, non m’interessano questi argomenti. Anche se, spesso, i giornalisti mi stuzzicano. Se lui parla di me, io rispondo. Altrimenti, non m’interessa proprio».

Il suo procuratore Giorgio De Giorgis ha detto che siete a un passo dalla risoluzione contrattuale con l’Inter. Cosa fatta?
«Non ancora. Stiamo lavorando, ma non è una cosa semplicissima. E non c’è fretta».

Sempre dell’idea di puntare sull’Inghilterra?
«Non in particolare. Ma mi piacerebbe allenare all’estero».

Non è per metterla in contrapposizione con Mourinho, ma secondo lei la Sampdoria ha speculato?
«Per me la Sampdoria ha fatto un’ottima partita e, ripeto, ha meritato di andare in finale. Giocare contro gente come Ibrahimovic, Cruz e Vieira, poi, non è facile per nessuno. L’Inter è una delle squadre più forti d’Europa».

E ora una finale senza una favorita. Cosa può fare la differenza?
«Le motivazioni saranno altissime da entrambe le parti. Vincendo la coppa, Lazio e Sampdoria possono dare un senso speciale a tutta la stagione. Dunque, arriveranno entrambe caricatissime. La condizione sarà determinante. Ma non solo».

La Lazio, ha detto lei, ha un attacco fortissimo...
«Ma anche la Samp ha un grande attacco, con Cassano e Pazzini».

Tutti a ROMA!

Homer - Dom Ago 23, 2009 1:18 am
Oggetto:
E ora tutti a Roma

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24.04.2009
È difficile trovare le parole per descrivere quale emozione, quale gioia e soddisfazione mi ha regalato ieri sera la Samp, ma sono sicuro che ogni tifoso doriano mi può capire.

Contro una formazione indubbiamente più attrezzata, che poteva giocarsi la partita a carte scoperte, i ragazzi blucerchiati sono scesi in campo giocando una partita davvero al di sopra di ogni aspettativa, per il gioco mostrato, per la maturità con la quale hanno tenuto a freno Ibrahimovic e compagni. Sicuramente la gran parte di questa fantastica qualificazione è stata ottenuta a Genova. Ma la Samp non ha affatto sfigurato in quel di San Siro, eliminando l'Inter e meritandosi pienamente la finale che il prossimo 13 maggio la vedrà opposta alla Lazio.

In molti staranno già pensando che disputare la finale in capitale contro i biancazzurri che giocano in casa, penalizzerà in partenza la Samp. Ma come lo stesso Mazzarri ha detto ai microfoni di RaiUno, se a San Siro quello doriano è stato un vero e proprio esodo, lo stesso avverrà sicuramente anche per la partita di Roma e lo stadio Olimpico si colorerà di blucerchiato. Ed allora i nostri ragazzi si sentiranno come a casa, come al Luigi Ferraris. Il tutto con la solita correttezza e col consueto rispetto che da sempre caratterizzano il tifo blucerchiato e di cui ogni doriano deve andare fiero.

È vero, la Coppa non è ancora vinta. La Lazio è una squadra difficile da affrontare, in ottimo stato di forma e con dei giocatori formidabili, uno su tutti Zarate. Cassano e compagni se la potranno giocare con la consapevolezza di non essere secondi a nessuno e di poter battere qualunque avversario. La partita di Roma sarà certamente una battaglia e poterla "combattere" è certamente qualcosa di cui essere orgogliosi.

Vorrei concludere con una sola parola: grazie. Grazie a quei ragazzi che tra andata e ritorno hanno eliminato la corazzata interista; grazie a mister Walter Mazzarri che guida questo gruppo fantastico; grazie a Beppe Marotta e al presidente Riccardo Garrone che con pazienza, abilità manageriali, correttezza e lungimiranza hanno costruito questa squadra; ma soprattutto grazie ad ogni doriano che a San Siro come a Marassi, come in tutta Italia ed Europa segue la Samp, con la propria presenza, con la propria voce, col proprio pensiero, col proprio cuore blu, cerchiato di blu.
Homer - Dom Ago 23, 2009 1:19 am
Oggetto:
Coraggio Doria, facci toccare il cielo con un dito

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07.05.2009
La ferita generata dal derby è ancora fresca, saremmo bugiardi a non ammetterlo. Ahimè la Samp, nonostante abbia dato tutto in campo, ha palesato le consuete lacune che hanno condizionato fortemente il rendimento stagionale a prescindere dalla lunga lista di infortuni subiti dai giocatori chiave. Amnesie generali sui calci piazzati, incapacità mentali e di personalità nell’amministrare le gare, ripetuti errori tecnico-tattici dei singoli nei momenti determinanti. Mancano soltanto 4 giornate al termine del campionato, ormai sarebbe inutile e impensabile credere di risolvere problemi fisiologici in un ritaglio di tempo.

Nessuno ne parla, ma il match con la Reggina non può e non deve assolutamente rappresentare un intoppo, un ostacolo prima della finalissima di Coppa Italia. È vero, i calabresi stanno vivendo uno straordinario periodo di forma, testimoniato dai 7 punti raccolti contro Atalanta, Juventus e Bologna, che li hanno clamorosamente rimessi in gioco in ottica salvezza, e verranno a Genova con il coltello tra i denti pur di portare a casa punti preziosi. Il Doria, dal canto suo, si affiderà alle presunte seconde linee con il chiaro obiettivo di non sfigurare, di ritornare a quel successo casalingo che manca ormai da troppo tempo, esattamente dal 1 marzo quando si sconfisse per 2-1 il Milan. Da quel giorno soltanto pareggi raccolti tre le mura amiche, frutto di svariate rimonte subite. Contro il Cagliari le riserve, almeno per un tempo, hanno dimostrato di rispondere appieno alle attese dell’ambiente, con i calabresi dovranno ripetersi, per se stessi, per noi, per la dignità e l’onore della casacca blucerchiata.

Poi la mente andrà soltanto alla finalissima di Roma. Saremo protagonisti dell’ennesimo esodo: 200 pullman, 4 treni speciali, 1 aereo, innumerevoli macchinate rappresentano numeri da prima pagina. I veri tifosi blucerchiati saranno presenti all’Olimpico, speranzosi di trascorrere una serata storica, indimenticabile, elettrizzante, vincente. Sono trascorsi 15 lunghi anni dall’ultimo trofeo conquistato, era la Samp guidata da Eriksson. Ne è passata tanta di acqua sotto i punti, sono cambiati presidenti, allenatori, giocatori, ma chi ama davvero il Doria c’è sempre stato e mai si disinnamorerà da questi colori magici.

Chi ha vissuto purtroppo il drammatico pomeriggio di Bologna, le due promozioni mancate per un non nulla, il terrore di vedere la propria ballerina ad un passo dal baratro chiamato C1 e dallo spettro del fallimento, le sfide contro le matricole dell’epoca, come Alzano, Savoia, Fermana, Cittadella, ha imparato tanto, ha visto maturare la propria concezione di tifoso, riuscendo a giudicare il calcio da un altro punto di vista. Chi, come il sottoscritto, era presente, sotto il diluvio di Vicenza, alla gara decisiva per la permanenza tra i cadetti, si è portato dentro una gioia infinita, che forse non avrà mai eguali: la certezza che la sua squadra, dentro e fuori dal campo, sarebbe ancora esistita, ci avrebbe fatto ancora divertire, gioie, talvolta arrabbiare, ma la consapevolezza di poterla seguire dal vivo equivaleva alla vittoria di un secondo scudetto. Chi non rientra tra quei 8.600 abbonati, si faccia un bel esame di coscienza, si è perso un’importante fetta di storia blucerchiata.

La Champions sfiorata, le partecipazioni europee, gli ottimi piazzamenti in campionato sotto la guida di Novellino prima, di Mazzarri poi, hanno riavvicinato la nostra dimensione ai gloriosi standard del passato. Manca la conquista di un trofeo affinchè la gestione oculata, intelligente e vincente del Patron Garrone possa fare il salto di qualità che tutti noi ci aspettiamo, mercoledì sarà l’occasione giusta. Chi scenderà in campo avrà l’onore e l’onere di diventare i protagonisti di un’importante pagina della blasonata storia doriana, di regalare alla società e alla tifoseria un’emozione unica, senza prezzo. La Lazio è un’avversaria assai temibile che può contare su giocatori d’alto livello, in primis il tridente Zarate – Rocchi – Pandev, ma 22.000 cuori blucerchiati batteranno per i nostri beniamini, la nostra voce annullerà il fattore campo, l’intera tifoseria doriana si trasferirà all’Olimpico per quello che rappresenta, ovvero un’entità compatta, indissolubile, passionale, commovente.

Un trionfo rappresenterebbe il primo mattone verso l’inizio di un nuovo ciclo vincente: le conferme dei pezzi pregiati, da Marotta a Cassano, da Palombo a Pazzini, da Campagnaro a Fiorillo, garantirebbero le colonne portanti di un progetto ambizioso ad ampio raggio, a prescindere da chi siederà sulla nostra panchina. A mio modesto parere Mazzarri ha dato tantissimo alla Samp in questo biennio, raggiungendo livelli insperati in campionato e in Europa, contribuendo alla rinascita di Cassano e alla definitiva consacrazione di vari giocatori, in primis Palombo e Maggio. La conquista del trofeo sarebbe il giusto riconoscimento al lavoro di un tecnico, un professionista, un uomo sanguigno, schietto finora contraddistintosi in carriera per stagioni sempre ricche di soddisfazioni.

Per il futuro ci sarà tempo per ragionare a bocce ferme, ora siamo al rush finale con un traguardo all’ultima curva, coraggio Doria, facci toccare il cielo con un dito, quel cielo che può tornare europeo, il cielo sempre più blu….cerchiato di blu….
Homer - Dom Ago 23, 2009 1:22 am
Oggetto:
Fausto Pari: "Vincere la Coppa aprirebbe un nuovo ciclo. Sarò grato ai tifosi doriani per tutta la vita"

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08.05.2009
Mercoledì per la Sampdoria sarà un appuntamento storico: la prima finale dell’era Garrone, la possibilità di conquistare un trofeo a 15 anni di distanza. La Coppa Italia rappresentava una costante abitudine per la Samp targata Paolo Mantovani. Tra quegli uomini di quella squadra, nel cuore del centrocampo si segnalava la presenza di un giocatore sempre pronto a correre, lottare, sudare per la nostra casacca, facendoci sempre sentire orgogliosi e vittoriosi a prescindere dal risultato scaturito in campo; quell’uomo si chiama Fausto Pari. Sampdorianews.net lo ha contattato in esclusiva per rivivere i ricordi dei 3 trionfi in questa competizione negli anni ’80 e analizzare la finalissima di Roma:

Fausto, hai conquistato tre Coppe Italia da giocatore della Sampdoria, superando il Milan nel 1985, il Torino nel 1988 e il Napoli nel 1985, puoi raccontarci i ricordi che ti porti dentro e qualche aneddoto particolare?
“I ricordi più belli risalgono alla prima Coppa Italia conquistata contro il Milan, rappresentò l’inizio dell’epopea blucerchiata che ci portò allo scudetto e ad un passo dalla Coppa dei Campioni, è il trionfo che ricordo maggiormente. Ho un famoso aneddoto da raccontare: feci una scommessa di 1000 lire contro 1 milione con il Presidente Paolo Mantovani su chi avremmo affrontato in semifinale: vinse lui perché ci capitò la Fiorentina, allora ogni volta che lo incontravo, cercava di prelevarmi quelle mille lire. Con il Torino si trattò di una sfida sentitissima, anche per la forte rivalità esistente tra le due tifoserie, fu il culmine di una stagione impegnativa. Vincemmo 2-0 in casa, poi al ritorno fu decisivo Salsano ai supplementari, provammo una gioia immensa. Il trionfo contro il Napoli arrivò invece dopo la sconfitta in Coppa delle Coppe contro il Barcellona a Berna, eravamo trasportati da un grande sensi di rivalsa, eravamo disposti a tutto pur di vincerla, anche perché nei giorni precedenti qualche mio compagno fu contattato da altri club. Posso fare l’esempio di Vierchowood, lo voleva il Milan, era propenso ad accettare il trasferimento, dopo la vittoria andammo a cenare tutti insieme, riuscendo a convincerlo a restare, Paolo Mantovani era la persona più felice della terra”.

Tornando all’attualità, che gara ti aspetti mercoledì?
“A prescindere da qualunque avversario, si fosse trattata anche della Juve, si tratta pur sempre di una finale, la Lazio gioca poi a Roma nel suo stadio, pare con un piccolo vantaggio, ma vincerla così sarebbe ancora più bello, la Samp ha concrete possibilità di farcela. La squadra arriva a questo grande appuntamento dopo la sconfitta rimediata nel derby che fa male emotivamente a tifosi e giocatori, ma mi aspetto una grande partita. Una vittoria rappresenterebbe un bel viatico per l’era Garrone, il miglior modo per suggellare un progetto importante, si tratta della prima finale per questa società , si potrebbero riscontrare varie analogie con il nostro primo trofeo”.

Quali potrebbero essere gli uomini decisivi sui due fronti?
“I rispettivi attaccanti sono i giocatori più importanti, Pazzini e Cassano da una parte, Zarate e Rocchi dall’altra con il dubbio Pandev. I presunti comprimari a centrocampo sono in grado di dare una gran mano ai compagni dotati di maggiore fantasia. Mi aspetto tanto da Sammarco e Palombo, che incarna lo spirito doriano, è un gran combattente”.

Dopo aver ricoperto il ruolo di osservatore della Sampdoria e ds di Bari e Spezia, sei attualmente fermo. Ti stai guardando attorno, stai valutando qualche interessante offerta?
“Quest’estate ho rifiutato alcune situazioni che non mi piacevano, ho incontrato personaggi così così, non voglio andare allo sbaraglio. Attendo sperando in una valida collocazione dove, a prescindere dai soldi, possa trovare progetti seri e idee chiare. Un ritorno alla Sampdoria? I colori blucerchiati scorrono dentro di me, mi hanno regalato tanta felicità, sono legatissimo ai tifosi, alla città. Sono stato osservatore per questa società nel 2004, poi ho preferito provare a correre con le mie gambe e sono andato a svolgere il ruolo di Ds a Bari, del resto Marotta e il suo staff stavano e stanno tuttora facendo un gran lavoro. Se mi chiameranno in futuro perché ci sarà bisogno, sicuramente non mi tirerò indietro”.

In occasione del Derby della Solidarietà organizzato a Genova per regalare il giusto tributo all’uomo Stefano Borgonovo, non hai potuto scendere in campo, cosa ti è successo?
“Purtroppo non sono riuscito a giocare a causa dello stiramento al collaterale del ginocchio, mi sono fatto male sciando, per l’amore delle figlie ho cominciato a sciare alla suonata età di 45 anni. Mi è dispiaciuto molto, ero fisicamente presente perché era importante esserci, il pubblico ha trasmesso un segnale forte raccogliendo ben 200.000 euro”.

Un saluto ai sempre più numerosi lettori di Sampdorianews.net e all’intero pubblico doriano
“Pensa che qualche tifoso della mia epoca mi chiama ancora al cellulare…quando vengo a Genova la gente mi ferma, mi saluta, apprezza Fausto Pari innanzitutto come persona, poi come giocatore. La Sampdoria ha rappresentato una felicità immensa, la mia gioventù, una simbiosi eccezionale, devo tutto ai tifosi, a loro sarò grato per tutta la vita”.

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Eriksson: "Vedere Doria e Lazio in finale è bellissima sorpresa"
09.05.2009
Intervistato sul proprio futuro dal Corriere dello Sport, Sven Goran Eriksson, ex allenatore di entrambe le compagini, ha brevemente commentato anche la sfida tra Sampdoria e Lazio in programma mercoledì prossimo:

"Un po’ sarà la mia finale. Proprio per questo non chiede­temi pronostici o per chi farò il tifo. Ho ot­timi ricordi di entrambi i club. Vedere La­zio e Samp in finale è una bellissima sorpresa".
Homer - Dom Ago 23, 2009 1:22 am
Oggetto:
Sarà Roberto Rosetti l’arbitro della finale di Coppa Italia che Lazio e Sampdoria disputeranno allo stadio Olimpico di Roma mercoledì 13 maggio. Gli assistenti saranno Stefano Ayroldi e Paolo Calcagno. Il quarto uomo sarà Nicola Rizzoli.
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Garrone: «A Roma per vincere»


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11 maggio 2009
Primo: «Possiamo vincere». Secondo: «Contiamo su Cassano, lo fischieranno ogni volta che toccherà palla ma contiamo su di lui». Terzo: «Fino alla serata della finale cercherò di pensare ad altro». È un Garrone particolarmente pimpante quello che si è presentato alla conferenza stampa nella sala auditorium della regione Liguria dove il presidente Burlando ha annunciato l’investimento di 400 mila euro per adeguare lo stadio Ferraris alle normative Uefa.

«Siamo in ottime condizioni - ha detto il presidente della Sampdoria - e andiamo giù per vincere». Ovvio il riferimento alla partita di mercoledì sera, a Roma contro la Lazio. «Questo finale di stagione è straordinario - ha detto Garrone - dobbiamo uscirne vittoriosi, siamo senza dubbio nelle condizioni. La Lazio è una squadra forte però non è perfetta in questo momento, mentre noi siamo in ottime condizioni quindi andiamo giù per vincere».

Per il patron blucerchiato sarebbe il primo trofeo: «Sì, sarebbe il mio primo titolo perché in Coppa Uefa siamo andati già tre volte ma non abbiamo mai vinto - ha detto il presidente -. La Primavera invece ha già vinto tre trofei in una stagione sola ed è stata una cosa straordinaria. I ragazzi hanno anche dato una mano alla prima squadra».

Riccardo Garrone vive la vigilia con serenità ma l’attesa cresce: «Cerco di non pensare alla finale - spiega -, di lavorare, altrimenti mi blocco, ci sono ancora due giorni e mezzo. Vivo però serenamente». Tra i protagonisti potrebbe esserci Cassano: «Sì - aggiunge Garrone -. Cassano sarà fischiato continuamente ogni volta che avrà la palla ma può dare un grande contributo». Infine un ringraziamento e un appello ai tifosi: «I ventimila tifosi al seguito sono un messaggio di grande attaccamento - spiega Garrone -. Sono certo che si comporteranno come hanno dimostrato tante volte in trasferta. Speriamo che quando scenderanno dai treni questi saranno nelle stesse condizioni della partenza».
Homer - Dom Ago 23, 2009 1:23 am
Oggetto:
Coppa Italia, ore 20.45
La Samp ricomincia da cinque

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13 maggio 2009 | Paolo Giampieri

Da una parte Cassano, dall'altra Dabo. E basta. Soltanto in due, allenatori e presidenti inclusi, hanno già vissuto una finale di questa importanza. Dabo l'ha vinta, con la Lazio, nel 2004. Cassano l'ha persa, due anni dopo, con la Roma. Arbitro era Rosetti, lo stesso di questa sera; Fantantonio gli fece le corna.

Sarà per questo, perché l'hanno vissuta soltanto in due che ieri, all'Olimpico, durante gli allenamenti di rifinitura delle due squadre, la tensione si tagliava con il coltello. Delio Rossi ha utilizzato paroloni: «Se vinci sei in paradiso, se perdi all'inferno». Mazzarri ha obiettato: «Non la penso così, spero che riusciremo a fare una bella partita». Ma ha poi aggiunto, tentando l'esorcismo: «Nella nostra testa, una finale di questo genere l'abbiamo già giocata tante volte. Anche quella a San Siro contro l'Inter era una finale».

Gli allenatori e i capitani delle due squadre hanno parlato con la Coppa Italia a pochi metri, su un piedistallo, nella rinnovata e grande sala stampa (l'Olimpico ospiterà la finale di Champions tra Manchester e Barcellona); presenza fisica ingombrante. I loro sguardi andavano più volentieri altrove. Stasera, ore 20.45, Lazio e Sampdoria si giocano molto più di una coccarda tricolore. Lo stadio sarà pieno, settantamila in tutto, quasi ventimila saranno blucerchiati. «I tifosi della Lazio - ha detto Palombo - si sentiranno meno. Perché noi saremo tanti».

Attesa sul prato, attesa sulle gradinate. «Voglio vincere per noi - ha detto Rossi - ma soprattutto per questa gente che, negli ultimi anni, ha visto l'altra squadra della città alzare più trofei». La Sampdoria torna a una ribalta di questo genere quindici anni dopo. L'ultima vittoria, 6-1 finale sull'Ancona, fu nel 1994. «Per me che sono arrivato qui all'inizio dell'avventura della nuova Sampdoria - ha detto Palombo - è un grande orgoglio. Per noi questa non è stata una grande stagione. Abbiamo la possibilità di riparare».

La Samp sta bene, la Lazio un po' meno. Alcuni tra gli uomini migliori dei biancocelesti non sono arrivati all'appuntamento al massimo della forma. Pandev, Rocchi e Foggia creano grattacapi all'allenatore. Per evitare spioni, Rossi ha fatto svolgere un allenamento mattutino non previsto, ieri, a Formello. Qualcuno ha sbirciato ugualmente. Pare che Pandev abbia recuperato quel tanto da consentirgli di giocare. Inoltre, il capitano, Rocchi, in conferenza stampa ha detto: «Se giocherò? Non so, dovete chiederlo al mister. In ogni caso, penso che importante, in una finale, non sia quanto giocare, ma come giocare. Bastano anche pochi minuti, ma fatti bene. Mi sto preparando a quello: dare il massimo per quanto mi sarà chiesto». La sensazione è che parta dalla panchina. Pandev e Zarate davanti, dunque; sulle fasce del centrocampo a 4 dovrebbero stare Brocchi a destra e Foggia a sinistra.

Foggia a sinistra. Il trottolino in un punto nevralgico per la Sampdoria. Un punto in cui Mazzarri non ha certezze. Padalino è troppo offensivo per contrastare gli attacchi di Foggia e di Kolarov, che giocherà terzino sinistro ma che è propenso ad attaccare. Stankevicius non è in gran forma. Raggi nemmeno. Un'alternativa potrebbe essere Dessena, ma è tanto tempo che non gioca in quella posizione, e poi non è il suo ruolo. Tra tutti, malgrado le sue condizioni non perfette, quello che sembra garantire il maggior equilibrio è il lituano. Il quale, inoltre, ha una buonissima intesa con Cassano.

Cassano non è più di tanto nei pensieri di Delio Rossi. Per il motivo che lo stesso allenatore spiega: «Se ho preparato una gabbia sulla nostra destra per Cassano? Ma che gabbia! Cassano è uno di quei giocatori che va a cercarsi la posizione. A esempio, nel derby è andato spesso a destra, è tornato spesso indietro. È vero che contro di noi a Genova fece male soprattutto sulla sua sinistra, ma non è una regola. Contro giocatori come Cassano non ci sono regole fisse. Va da sé che devi cercare di pressarlo, di non farlo giocare... ».

«...non far giocare uno come Zarate - il filo rosso lo prende Mazzarri - è importantissimo. A giocatori del genere devi togliere il tempo e lo spazio. Devi impedirgli di vedere il gioco e di innescare la propria fantasia. Devi stargli attaccato, non farlo girare, se è possibile sempre raddoppiarlo». Cassano e Pazzini; Zarate e Pandev. Gli attacchi sono i reparti migliori delle due squadre, che hanno invece nelle difese i reparti con più problemi.

E la Lazio, in questa stagione, ha perso 7 partite in casa. Palombo ascolta, ma rivendica la centralità della mediana. «Si dice che le partite si vincano e si perdano a centrocampo. È vero. Poi è chiaro che, in una finale secca, può essere decisivo il colpo di un campione».

Quello doriano, Cassano, si avvicina al match un po' scorbutico. Ieri, sul prato perfetto nell'ora del tramonto, tutti i compagni da una parte e lui solo con il preparatore personale Tibaudi. È un buon segno? Nel dubbio, Marotta circola con un amuleto nella tasca della giacca.
Homer - Dom Ago 23, 2009 1:24 am
Oggetto:
Lazio-Sampdoria 1-1 (7-6 dopo i rigori)
Coppa Italia, illusione serale
Buona gara, rigori nefast
i

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13 maggio 2009 | Marcello Zinola
Dopo 14 rigori para Muslera su Campagnaro, il migliore, gol coppa sul rigore di Dabo. Pazzini pareggia. Cassano-Stanke e tocco del Paz. Zarate dopo 4’ gran gol. Regolare, alla moviola, l’azione di Brocchi che innesta l’azione gol. Manca un rosso su Campagnaro ma anche un netto rigore su Pazzini e uno meno netto su Lichtsteiner,

LAZIO-SAMPDORIA 1-1 (rigori 6-5). FINALE: 7-6

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Delvecchio, Palombo, Accardi, Pazzini la delusione è forte

La Samp chiude sull’1-1, grazie alla prodezza di Pazzini e al recupero dopo il gol subito al 4’. Grandissimo Castellazzi con due parate-finale. Pazzini sfiora il gol in avvio di ripresa. Gran punizione di Cassano. Un rigore su Pazzini, netto, non fischiato. Uno un po’ più dubbio su Lichtsteiner.
Si va ai rigori dopo 28 anni. Torino-Roma l’ultima finale di Coppa ai rigori finita 3-5

RIGORI

CASSANO: PARA MUSLERA LAZIO-SAMP 0-0

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Il rigore sbagliato da Cassano

LEDESMA: SEGNA IMPRENDIBILE LAZIO-SAMP 1-0

PALOMBO: SEGNA ANCHE SE MUSLERA INTUISCE LAZIO-SAMP 1-1

ROCCHI: PALO LAZIO-SAMP 1-1

PAZZINI: SPIAZZA MUSLERA LAZIO-SAMP 1-2

ROZENHAL: SEGNA LAZIO-SAMP 2-2

GASTALDELLO: BATTE DA DIFENSORE E SEGNA LAZIO-SAMP 2-3

KOLAROV. PRECISO LAZIO-SAMP 3-3

ACCARDI: PRECISO LAZIO-SAMP3-4

ZARATE: SECCO LAZIO 4-SAMP 4 SI VA A OLTRANZA

DELVECCHIO: SEGNA MUSLERA INTUISCE E TOCCA, MA E’ GOL LAZIO 4-SAMP 5

LICHTSTEINER: SPIAZZA CASTELLAZZI LAZIO 5- SAMP 5

CAMPAGNARO: HUGO EL TORO PARA MUSLERA LAZIO 5- SAMP 5

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Muslera para il rigore di Campagnaro: addio Coppa

DABO: SEGNA E PORTA LA COPPA ALLA LAZIO DOPO 14 RIGORI LAZIO 6-SAMP 5

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Rapporto forze tifosi 3 a 1 per la Lazio, ma nessuno se ne accorge, blucerchiati scatenati
Homer - Dom Ago 23, 2009 1:24 am
Oggetto:
Palombo: "20.000 volte grazie ai nostri tifosi..."
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14.05.2009

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Le parole di rammarico di un capitano vero. Sono quelle di Angelo Palombo che così come i suoi compagni si è visto sfuggire un trofeo in cui credeva in quei maledetti 11 metri, che con l'Udinese avevano portato fortuna ma che hanno deciso di tornare inesorabili a vendicarsi proprio in finale.

"Grazie, grazie, grazie. Posso dire solo questo a 20.000 persone che partono, lasciando la loro famiglia ed il loro lavoro, solamente per seguire noi. Purtroppo sappiamo com'è la lotteria dei rigori: abbiamo vinto contro l'Udinese qualche tempo fa, mentre oggi è andata male. La delusione è grossa, perchè tenevamo molto a questa coppa per diversi
____________________________________________

Pazzo immenso, Cassano troppo spento, Campagnaro perfetto per 120' poi l'errore fatale
14.05.2009
Castellazzi 7: dimostra il suo ottimo momento di forma con la doppia parata di metà primo tempo, prodigioso soprattutto su Pandev, non bissa il miracolo durante i rigori.

Campanaro 6,5: 120’ da gladiatore, uomo ovunque della Samp, sono le sue avanzate palla al piede a riscuotere i maggiori applausi, usa il fioretto e il bastone (specie su Foggia ad inizio primo tempo, gomitata che meritava il rosso); sbaglia il rigore decisivo.

Lucchini 6: solita prestazione fatta di ruvidezza e presenza fisica, ma anche di imbarazzo con la palla tra i piedi

(6’ pts Gastaldello 6: voto per la freddezza dimostrata dagli 11 metri).

Accardi 6: la sua arma migliore è l’anticipo, stasera la usa con poca efficienza; dei tre è quello che soffre maggiormente la rapidità di Zarate, segna dal dischetto

Stankevicius 6,5: buona prova in copertura, spinge anche molto in avanti palesando però i soliti limiti tecnici, suo l’assist (voluto o meno) per il pareggio di Pazzini

Sammarco 5: si è rivisto il giocatore di metà campionato poco inserito nel gioco, con poca voglia, molti errori, prestazione da dimenticare nella serata più importante

(91' Dessena 6: dà più vivacità al centrocampo doriano, sarebbe servito prima)

Palombo 6,5: anche il capitano non è in una grande serata, ma tiene comunque in mano il centrocampo soprattutto nel primo tempo, nella ripresa arretra a dare una mano alla difesa sotto pressione, perfetto dal dischetto.

Franceschini 6: anche lui poco inserito nelle trame di gioco, corre a più non posso, dimostrando il solito grande cuore, esce sfinito

(87' Delvecchio 6: grinta ed eccessiva irruenza come al solito, non sbaglia il rigore)

Pieri 6: prestazione in linea con il rendimento di tutto l’anno, senza infamia e senza lode, occupa la fascia, ma non riesce a mettere un cross in area che sia uno.

Cassano 5,5: spiace ammetterlo, ma ha deluso; la sfida con Zarate l’ha persa nettamente. Poco assistito, ma molto impreciso, suo il cross che porta al pareggio, una bella azione nei supplementari e poco altro. Sbaglia il primo rigore, non era proprio serata.

Pazzini 7: encomiabile. Si sbatte su tutto il fronte d’attacco, ingaggia con Siviglia una lotta, senza esclusione di colpi, si procurerebbe anche un rigore, ma Rosetti non lo vede. Pareggia con un colpo di testa da campione, mette a segno il suo rigore, di più non poteva davvero fare.

All. Mazzarri 5,5: purtroppo è andata male. Molto probabilmente il legame con la Samp finisce qui, un vero peccato perché l’allenatore toscano è bravo, ma quest’anno anche lui ci ha capito poco. Stasera ha perso l’occasione per chiudere in bellezza, rimangono dei dubbi sul tardivo inserimento di Dessena e il mancato utilizzo di Padalino.
Homer - Dom Ago 23, 2009 1:25 am
Oggetto:
Ed ecco una "consolazione"....

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Le Ferrovie ai tifosi Samp
«Da voi esempio di civiltà»

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15 maggio 2009
Il responsabile della Divisione Passeggeri Nazionale e Internazionale delle Ferrovie dello Stato, Pasquale Cammisa, ha inviato una lettera al presidente della Federclubs, Claudio Bisio, complimentandosi per il comportamento dei sostenitori blucerchiati durante la trasferta all’Olimpico di mercoledì scorso: «A conclusione dell’evento che ha visto giungere a Roma così tanti tifosi - è scritto nella lettera -, sento il dovere e il piacere di congratularmi con il vostro club e con tutti i vostri tifosi per il comportamento dimostrato sia durante il viaggio che sul campo di gioco: correttezza, spirito sportivo, civiltà di comportamento sono valori che vanno ben oltre il risultato dell’incontro e che fanno ben sperare per quel patrimonio di civiltà che vogliamo passare anche alle prossime generazioni di cittadini e di tifosi». La Federclubs vuole condividere questo merito della tifoseria organizzata e non con Fedelissimi, Fieri del Fossato, Ultras Tito Cucchiaroni e San Fruttuoso, organizzatori dei convogli.
Homer - Dom Ago 23, 2009 1:26 am
Oggetto:
La vittoria dei 20.000, 1 tifo Olimpico,
l'orgoglio di essere Sampdoriani

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14.05.2009
E’ difficile commentare una sconfitta così cocente e, al tempo stesso, altrettanto beffarda. Quando un sogno svanisce nel corso della dannata lotteria dei rigori, si torna a casa con un’industriale dose di rammarico, disperazione e spesso, come la storia calcistica insegna, sono talvolta gli uomini più rappresentativi a fallire dall’appuntamento distante undici metri.

Nel nostro caso resteranno incisi, nell’elenco delle trasformazioni fallite, i nomi di Antonio Cassano e Hugo Campagnaro, rischiando di finire in secondo piano le rispettive prestazioni offerte nel corso dei 120’. Il genio barese ha vissuto sicuramente serate assai più confortanti, non ha inciso in maniera efficace, come è lecito aspettarsi invece da un campione di questo calibro, mentre il muro argentino ha mantenuto le promesse, mostrandosi il consueto animale in campo, lottando su ogni pallone, non risparmiandosi mai. Il dischetto gli è stato poi fatale.

Al di là delle prestazioni di chi è sceso in campo, sento di dedicare questo editoriale ad ognuno dei 20 mila presenti all’Olimpico, giunti in treno, a bordo degli oltre 200 pullman, delle infinite macchinate e di un volo charter. Ho fatto un centinaio di trasferte al seguito della mia amata Sampdoria, questa volta ho aderito al treno speciale organizzato congiuntamente dai Fieri Fossato e dalla Federclubs, andato ad aggiungersi agli altri 3 convogli speciali targati Ultras, Fedelissimi e San Fruttuoso. Ben 3.500 tifosi blucerchiati hanno scelto l’opportunità offerta da Trenitalia di noleggiare convogli per intero, pagandoli a prezzo di listino e disciplinando poi le regole d’accesso in assoluta autonomia. Per la prima volta le Ferrovie danno la propria disponibilità ad un'iniziativa simile, non è una concessione facile da ottenere, ma la civiltà blucerchiata è riconosciuta ovunque e ogni difficoltà passa in secondo piano.

Sopra ogni convoglio erano presenti i referenti dei singoli gruppi, nel ruolo di garanti e responsabili verso Trenitalia per eventuali danneggiamenti e coordinatori nell’organizzazione di ogni spostamento effettuato a piedi e in navetta. Come era facile da pronosticare, non è successo nulla, nessun danneggiamento, nessun scontro, nessun spiacevole episodio da dare in pasto a chi non vedeva l’ora di sparare sul mondo ultras. La tifoseria blucerchiata, da sempre, conosce il significato dei termini rispetto, disciplina, lealtà.

Se il mio cuore piange dall’amarezza e dalla delusione per il risultato sancito sul campo, dentro di me sono orgoglioso di essere nato Sampdoriano, servirebbe un’enciclopedia per spiegare tutti i motivi che mi spingono a ritenermi fortunato di appartenere a questa meravigliosa tifoseria, ma, in sintesi, cercherò di riassumerli, prendendo proprio spunto dalla finalissima. Riprendendo il discorso sui convogli, sono fiero e soddisfatto che, dopo qualche anno caratterizzato da incomprensioni, la tifoseria organizzata si sia ricompattata, non solo per il bene della squadra, ma essendo sinceramente convinta sul passo da farsi, e dimostri sempre più maturità e senso di responsabilità nel riuscire a rendere fattibili degli autentici esodi.

Ho provato la pelle d’oca, il mio corpo ha recepito brividi unici, indimenticabili quando, indossando la pettorina bianca, ho partecipato alla realizzazione di una coreografia che non ha eguali: bambini, donne, uomini, persone anziane, gente venuta da ogni luogo, anche dall’estero, tutti avevano addosso le pettorine colorate, il colpo d’occhio era fenomenale, quattro colori, bianco, blu, rosso, nero, così vicini, così inseparabili da diventare una cosa sola, il blucerchiato. Mi posso ritenere fiero della mia tifoseria che, nonostante l’immensa posta in palio, non ha voluto trascurare, nemmeno per un attimo, i propri ideali: la lotta, ormai portata avanti da pochissime piazze, verso il mutamento della normativa vigente sugli striscioni, e il saluto verso Gabriele Sandri, il tifoso biancoceleste che ci guarda da lassù per colpa di una tragedia indescrivibile.

Teoricamente la finale di Coppa Italia, peraltro storicamente disputata con la modalità dell’andata e ritorno, dovrebbe svolgersi in un campo neutro, in concreto la Lazio gioca in casa, nella sua città, nel suo stadio, con 50.000 persone al suo fianco. Nonostante la netta inferiorità numerica, sugli spalti non siamo stati assolutamente sparring – partner, anzi, noi 20.000 cuori blucerchiati siamo stati protagonisti di un tifo incessante, costante, poderoso, assordante: battimani, sbandierate, treni, sciarpate, botte di Doria e di entusiasmo che rimbombavano in ogni settore dell’Olimpico. Un sostegno diventato addirittura commovente e innamorato, quando, a partita terminata, con i loro settori spopolati e il terreno di gioco deserto, incitavamo la nostra squadra, i nostri colori, la nostra maglia. Siamo Noi la Sampdoria.

Ce ne ritorniamo a casa senza la quinta Coppa Italia in bacheca, senza la qualificazione all’Uefa e il diritto di giocarci a Pechino la Supercoppa Italiana, ma con la consapevolezza di costituire un patrimonio unico in circolazione a livello di tifoseria, aver rappresentato, ancora per l’ennesima volta, Genova in Italia e in Europa nel calcio che conta, e magari essere in credito con chi avrebbe potuto consentire il definitivo salto di qualità ad una squadra, bisognosa di rinforzi, che ha sempre dato tutto, poco o tanto che sia
Homer - Dom Ago 23, 2009 1:26 am
Oggetto:
Sintesi Mediaset Finale Coppa Italia


Tifo Samp





Homer - Dom Ago 23, 2009 2:03 am
Oggetto:
Stagione 2009/2010

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26/06/2009
RINNOVO CON ERG
La Sampdoria annuncia il rinnovo con ERG come main sponsor per le prossime due stagioni sportive. Nella stagione 2009-2010, sulle divise ufficiali, sarà presente il marchio ERG Mobile.


Portieri:
1 CASTELLAZZI Luca 19.07.1975
90 FIORILLO Vincenzo 13.01.1990
21 GUARDALBEN Matteo 05.06.1974

Difensori:
5 ACCARDI Pietro 12.09.1982
22 CACCIATORE Fabrizio 08.10.1986
28 GASTALDELLO Daniele 25.06.1983
6 LUCCHINI Stefano 02.10.1980
15 REGINI Vasco 09.09.1990
13 ROSSI Marco 30.09.1987
23 STANKEVICIUS Marius 15.07.1981
8 ZAURI Luciano 20.01.1978
3 ZIEGLER Reto 16.01.1986


Centrocampisti:
34 DESSENA Daniele 10.05.1987
19 FRANCESCHINI Daniele 13.01.1976
7 MANNINI Daniele 25.10.1983
20 PADALINO Marco 08.12.1983
17 PALOMBO Angelo 25.09.1981
16 POLI Andrea 29.09.1989
30 SAMMARCO Paolo 17.03.1983
77 SEMIOLI Franco 20.06.1980
91 SORIANO Roberto 08.02.1991
12 TISSONE Fernando Damián 24.07.1986

Attaccanti
11 BELLUCCI Claudio 31.05.1975 Vai
99 CASSANO Antonio 12.07.1982 Vai
88 FOTI Salvatore 08.08.1988 Vai
89 MARILUNGO Guido 09.08.1989 Vai
25 MUSTACCHIO Mattia 17.05.1989 Vai
10 PAZZINI Giampaolo 02.08.1984

E' partito alla volta di Napoli Hugo Armando Campagnaro... Crying or Very sad

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La Sampdoria si affida a Gigi Del Neri per guidare la squadra blucerchiata nella stagione 2009-2010. L’ex tecnico dell’Atalanta raccoglie l’eredità di Walter Mazzarri con il chiaro intento di condurre la Samp ad alti livelli. Il presidente Garrone con il lavoro del dirigente Marotta hanno adottato una politica di mercato attenta e senza stravolgere un organico che ha già dimostrato di essere competitivo. Gli acquisti più importanti sono...le conferme di Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini, due "stelle" del calcio italiano che rimarranno in blucerchiato, pronti ad entusiasmare la tifoseria che già nella scorsa stagione ha potuto ammirare le invenzioni del talento barese e il fiuto del gol dell’ex Fiorentina. Nell’ipotetico 4-4-1-1 che Del Neri sceglierà di schierare in campo trova conferma tra i pali l’esperto Castellazzi con la validissima alternativa costituita dal promettente Fiorillo. In più è stato ingaggiato Guardalben. In difesa l’arrivo sulla fascia destra ha il nome di Zauri, che conclusa l’esperienza alla Fiorentina, dopo un passato alla Lazio, ha deciso di accettare l’ingaggio del club ligure. Sulla fascia opposta troverà spazio ancora il lituano Stankevicius. Al centro fari puntati ancora su Accardi e Lucchini. Nel reparto difensivo le alternativa sono di qualità. La duttilità di Gastaldello, la velocità di Ziegler, con i nuovi innesti Cacciatore (in arrivo dalla Triestina), Marco Rossi (dal Parma) e Volta (dal Vicenza). A centrocampo Del Neri può disporre di elementi di sicura affidabilità. Capitan Palombo avrà ancora le chiavi del gioco blucerchiato ed al suo fianco agiranno i confermati Padalino, Sammarco e il nuovo arrivo Mannini, rilevato dal Napoli. Completano l’elenco Dessena e Franceschini, con il rientrante Bonanni (fine prestito al Grosseto), Poli (fine prestito al Sassuolo) e il nuovo acquisto Tissone, proveniente dall’Udinese. Per il reparto offensivo Del Neri ha solo l'imbarazzo della scelta. Lo schema che l’ex l’allenatore del Chievo dovrebbe adottare prevede l’utilizzo di un fantasista alle spalle di una sola punta. I nomi sono rispettivamente quelli di Cassano che agirà alle spalle di Pazzini, a formare una coppia già collaudata e che nella scorsa stagione ha messo in difficoltà le difese di molti club di serie A. Le alternative a disposizione di Del Neri sono di sicuro valore. Già nello scorso campionato il giovane Marilungo ha destato particolare attenzione, rispondendo a suon di gol ogni volta che è stato chiamato in causa. C'è attesa anche per il ritorno a tempo pieno dell’esperto Bellucci, si attendono conferme da Mustacchio, spesso utilizzato e dal rendimento costante. La Sampdoria ha quindi le carte in regola per disputare un brillante campionato. Una squadra che ha mantenuto l’ossatura della scorsa stagione e che è stata puntellata con innesti mirati. Un mix che dovrebbe garantire alla tifoseria blucerchiata un anno di soddisfazioni.
Homer - Dom Ago 23, 2009 6:42 am
Oggetto:
Inizia l'avventura di

Luigi Del Neri

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Luigi Del Neri è nato ad Aquileia il 23 agosto 1950. La sua carriera di allenatore inizia nel 1989, in Sicilia, dove prende la guida della Partinicaudace (Dilettanti). Una stagione dopo è il nuovo tecnico del Teramo con il salto in serie C2. Seguono diverse esperienza in giro per l’Italia, con tappe e Ravenna, Novara (due stagioni) e poi Nocerina. In Campania vince un campionato e arriva in C1 dove aggancia anche i play-off. Nel 1996 il passaggio alla Ternana (Serie C2), è lui e conduce i rossoverdi umbri alla promozione nel campionato cadetto. Dopo tre stagioni il passaggio al Chievo dove inizia il "miracolo" del club gialloblù veneto. Nel 2000 ottiene subito la promozione in serie A, poi arriva un quinto posto e nel 2002 la partecipazione (sfortunata) alla coppa Uefa. Seguono un settimo ed un nono posto. Nel 2004 arriva la grande occaisone: il Porto gli affida la guida tecnica della squadra lisutana ma viene licenziato prima dell’inizio della stagione. A settembre la Roma gli affida la panchina al posto di Rudi Voeller ma dopo meno di trenta partite si dimette dall’incarico. Nel 2005 Maurizio Zamparini lo chiama alla guida del Palermo ma a gennaio 2006 arriva un altro esonero. Nell’ottobre dello stesso anno il presidente del Chievo Campedelli lo rivuole sulla panchina dei clivensi ma nonostante un buon gioco espresso si chiude la favola del club veronese con retrocessione e conseguente divorzio. Del Neri arriva all’Atalanta con tanta voglia di riscatto e conclude il campionato 2007/08 al nono posto, raggiungendo la salvezza con 2 giornate di anticipo. Nel 2008-2009 porta l’Atalanta alla conquista della permanenza nella massima categoria, con la squadra nerazzurra che si mette in evidenza per un brillante gioco. A poche settimane dal termine della stagione il tecnico annuncia che non allenerà più la squadra orobica. Dal 1 luglio inizia la nuova avventura alla guida della Sampdoria.

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Nella Sampdoria: 1980-81

Calciatore
Dopo una lunga carriera da centrocampista, nella quale si ricorda la coppia di centrocampo con Nevio Scala ai tempi della comune militanza nel Foggia, Del Neri finisce la sua esperienza a Oderzo nel 1985, quando il presidente Ettore Setten (attuale proprietario del Treviso) lo convince a diventare allenatore.
Homer - Dom Ago 30, 2009 12:07 pm
Oggetto:
La Samp cerca a Marassi
il successo numero 600

29 agosto 2009
Battere l’Udinese avrebbe un rilevante dato statistico: sarebbe la vittoria numero 600 in serie A per la Samp. La prima è datata 29 settembre 1946, uno a zero alla Fiorentina; la numero cento, 27 dicembre 1953 due a zero all’Atalanta; la duecento, 15 aprile 1962 tre a zero al Vicenza; la trecento, 12 settembre 1982, uno a zero alla Juventus (gol di Ferroni); la quattrocento, 11 novembre 1990, quattro a due al Pisa; la cinquecento 19 ottobre 1997, tre a uno al Piacenza.
maurise - Dom Ago 30, 2009 2:32 pm
Oggetto:
Citazione:

La Samp cerca a Marassi
il successo numero 600

Sarebbe proprio bello!
Homer - Mer Set 09, 2009 11:49 am
Oggetto:
La Sampdoria in giro per il mondo
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09.09.2009
Quando la Sampdoria navigava in brutte acque, sembra passata un’eternità invece sono trascorse soltanto 7 anni, il lusso di vantare almeno un giocatore nel giro delle varie Nazionali era un’autentica chimera. Trovare un serio acquirente per evitare il fallimento, compiere i salti mortali per salvarsi dall’inferno della C1, sognare, un domani, una squadra capace di riportarci nel massimo palcoscenico era la nostra massima e lontana aspirazione.

Adesso soffia un vento nuovo, diverso, ambizioso, ma, al tempo stesso, umile. La Sampdoria è diventata un meraviglioso mix di persone che, pur mantenendo ben saldi i piedi per terra e cercando di rispettare il rigore di bilancio contribuendo, nel proprio piccolo, a quell’opera di risanamento generale del prodotto calcio, sta cullando un encomiabile progetto a medio – lungo termine, iniziato dall’approdo di Riccardo Garrone e Beppe Marotta alla guida della società: il settore giovanile, assolutamente inesistente nel 2002, sta diventando il fiore all’occhiello del club blucerchiato.

Col segno di poi è inevitabile ammettere con orgoglio il pieno raggiungimento dell’obiettivo: negli ultimi anni la Primavera ha incantato, conquistando uno Scudetto, sfiorandone almeno un altro, la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, sfornando giovani talenti destinati ad assumere un ruolo importante nel futuro della Sampdoria, in primis Fiorillo, Soriano, Poli, Marilungo e Mustacchio, e scandagliando i mercati esteri per scoprire talenti sconosciuti, un’ottima politica non perseguita invece per quanto riguarda la prima squadra, a prescindere da quale tecnico sedesse sulla nostra panchina.

Quando c’è la sosta dei campionati in occasione degli impegni delle Nazionali, la Sampdoria non smette di giocare, poiché stiamo prendendo la lussuosa abitudine di ammirare, in giro per il mondo, diversi nostri tesserati difendere con orgoglio e profitto la casacca del proprio Paese. L’Angelo Blucerchiato sta sempre più diventando un punto di riferimento, un giocatore insostituibile nella zona nevralgica del campo, diventando ormai, per tecnica, senso della posizione, esperienza e lavoro di copertura – rottura del gioco avversario, uno tra i tre centrocampisti italiani migliori in assoluto. La consapevolezza che il nostro capitano, nonostante il corteggiamento di big presunte o reali, abbia voluto a tutti i costi restare in blucerchiato, rappresenta una soddisfazione senza prezzo.

Se le chiavi del centrocampo sono ormai consegnate al nostro Angelo, va purtroppo constatata l’assoluta indifferenza del Ct nei confronti di Antonio Cassano e il limitato spazio riservato a Giampaolo Pazzini: il primo è diventato un caso nazionale come accaduto a Roberto Baggio ai tempi di Trapattoni, il secondo rischia di vedersi ulteriormente ridotta la considerazione del Commissario Tecnico nel caso di regolare convocazione italianizzata di Amauri, nonostante il Pazzo, da gennaio in poi, abbia una media – goal invidiata da qualunque collega in circolazione.

Se Ziegler deve ancora trovare costanza di rendimento sia in blucerchiato, che in nazionale, Marco Padalino sta sempre più riscontrando consensi con la Svizzera: il goal realizzato con la Grecia testimonia le potenzialità del ragazzo, il quale avrà il compito di sfruttarle appieno per essere considerato a tutti gli effetti un esterno affidabile in copertura e concreto in fase di spinta. Impossibile non commentare la prestazione dei nostri ragazzi nelle nazionali giovanili. Contro il Galles l’under 21 di Casiraghi non ha vissuto una tra le sue migliori giornate, ma i baby blucerchiati si sono fatti ampiamente valere: in porta Fiorillo dimostra grande sicurezza e senso della posizione, anche se nelle uscite deve talvolta limitare i rischi.

A centrocampo Poli e Soriano hanno tutto per sfondare nel calcio che conta: bravi sia in impostazione, che nel rompere le azioni avversarie, stanno dimostrando consapevolezza dei propri mezzi e grande personalità, non restando intimoriti dinanzi al gioco, talvolta maschio, degli avversari. Se Sammarco e Dessena non rientravano nei piani tecnici e andavano trasferiti per consentire loro di giocare con continuità essendo peraltro ancora patrimoni della società, a centrocampo la squadra è ampiamente coperta. Il ragazzo pescato nel Treviso e l’ex Bayern Monaco si ritrovano tra le mani non solo il presente, ma soprattutto il futuro proprio e della Sampdoria. Del Neri è un tecnico che non ci pensa due volte a lanciare i giovani di valore, sono convinto che, tra Campionato e Coppa Italia, entrambi avranno le proprie occasioni da sfruttare al volo.

Se per Foti purtroppo si preannuncia un’altra stagione ai margini, almeno fino a gennaio, Marilungo e Mustacchio, sia nel club, rispettivamente Lecce e Ancona, che nelle rappresentative azzurre, hanno soltanto l’imbarazzo della scelta, devono farsi trovare pronti in buona parte delle occasioni nelle quali verranno chiamati in causa. Guido ha già mostrato di possedere il vizio del goal anche nella massima serie, Mattia ha fatto faville nei recenti Giochi del Mediterraneo, segnalandosi come il talento più estroso dell’intera truppa azzurra.

La Sampdoria è ben consapevole di ritrovarsi in casa i campioni del futuro, basta crederci, puntare su di loro senza riporre eccessive pressioni. Hanno stoffa da vendere, le qualità umane necessarie a non perdersi per strada, le qualità calcistiche per farci sognare. Un domani i nostri beniamini potranno essere anche loro, soprattutto loro...
maurise - Mer Set 09, 2009 1:35 pm
Oggetto:
Citazione:

Se per Foti purtroppo si preannuncia un’altra stagione ai margini

E' stato troppo caricato ,a mio avviso non è quello che si diceva o pensava!!!
Homer - Sab Set 26, 2009 10:52 pm
Oggetto:
Ciao Enzo, "grande vecchio" blucerchiato

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venerdì 25 settembre 2009

Enzo Garufi è stato uno di quei personaggi che, con tatto e discrezione, hanno contribuito a far grande la Sampdoria. Presidente, vice, consigliere e co-proprietario: ecco chi era il "grande vecchio", nel ritratto del giornalista Alberto Pizzorni realizzato per il volume sul sessantenario della società.

Il "grande vecchio". In tutti i sensi, grande perché forte del suo metro e 90 ne guarda molti dall’alto, vecchio perché classe 1920 e sono ben 86 primavere splendidamente vissute. Altra tempra, altra classe. Ma soprattutto "grande vecchio" perché nei momenti di difficoltà della Sampdoria è sempre stato protagonista trovando la soluzione per consentire una vita dignitosa, ed in un caso addirittura strepitosa, alla società. Lui, Enzo Garufi nel corso degli anni ha convinto Glauco Lolli Ghetti, Enrico De Franceschini, Arnaldo Salatti e Paolo Mantovani ad acquistare la Sampdoria e qualcosa ci sarebbe anche da dire anche nel passaggio di proprietà tra Enrico Mantovani e Riccardo Garrone visto che in quel momento il presidente della Sampdoria era proprio lui, Enzo Garufi. Se poi si vuole aggiungere che ha vissuto in diretta l’improvvisa la retromarcia di Mario Contini sull’acquisto del Genoa da Aldo Spinelli… forse ha sempre avuto il dono di trovarsi nel posto giusto al momento giusto.

Maggio 1979, Enzo Garufi, laurea in ingegneria ma assicuratore ma anche co-proprietario della Sampdoria insieme con De Franceschini, Montefiori e Rolandi, va a Busalla negli uffici della Pontoil, la società di tre amici, Mantovani, Noli e Contini. Con Mantovani c’è stata una telefonata il giorno prima, "Paolo, hai voglia di parlare di Sampdoria?" era stata la domanda di Garufi che sapeva come il petroliere avesse concluso una grossa operazione economica, fosse deciso a ritirarsi dagli affari ma avesse ancora nel sangue la voglia di blucerchiato dopo una breve esperienza dirigenziale troncata da dissapori con Lolli Ghetti. La risposta arrivò dopo una delle caratteristiche pause mantovaniane e fu affermativa, "parliamone, anche domani".

E così è stato. Solo che per raggiungere l’ufficio di Mantovani Garufi passa davanti a quello di Mario Contini, genoano doc, che lo vede e lo insegue ammonendo. "So cosa sei venuto a fare, ma stai attento, se tu convinci Mantovani a prendere la Sampdoria io vado subito a prendere il Genoa". Accadde la prima e non la seconda cosa, fu la fortuna di metà Genova e il rammarico dell’altra metà. L’accordo venne siglato con una stretta di mano sotto il pergolato di una trattoria di Casella in compagnia di fave e salame, quindi ravioli. Il non accordo per l’altra sponda calcistica genovese saltò perché la notizia era apparsa in anteprima sui giornali, Contini s’infuriò, telefonò all’avvocato Meneghini che aveva già pronto il contratto, mancava solo la firma, e mandò tutto all’aria. Nella vita ci vuole anche fortuna.

Quello di Paolo Mantovani è il colpo da maestro di Garufi, quello per il quale i sampdoriani dovranno essergli eternamente grati. Non è un personaggio da cronaca, da giornali, questo signore alto e distinto, di poche parole, amante della riservatezza. Oggi vive la Sampdoria seduto nella poltroncina numero 21 nella prima fila della tribuna d’onore dopo esserne stato presidente, vicepresidente con Paolo, Enrico Mantovani e Lolli Ghetti, consigliere con Lolli Ghetti e Salatti. Una presenza rassicurante e discreta.

Eppure Enzo Garufi, che detiene il record di longevità dirigenziale non nasce sampdoriano anzi dal calcio era sempre rimasto lontano "Da ragazzo non me lo potevo permettere, non avevo i denari per andare alla partita", ricorda. Poi diventa "benestante" ed inizia a frequentare Marassi ma i suoi amici sono tutti genoani "ed abbastanza insopportabili", ricorda. Scelta obbligata, amore coltivato sino a diventare una fede: è il 1960, presidente è Ravano.

Un passo indietro per la storia. Quella di Garufi è tipica del primo dopoguerra; nasce in Sicilia ma cresce all’Altopiano di Asiago dove si era stabilito il padre che in quelle valli aveva combattuto la Grande Guerra e che gli erano rimaste del cuore. Garufi cresce a Maini, frazione del comune di Lusiana, dove tutti si chiamano Maini compresa la famiglia di quella Sonia diventata prima moglie e poi vedova di Rajiv Gandhi, oggi le donne più potente d’India.

Scuole medie con il massimo dei voti ma alla fine anche la necessità di una bocca in meno da sfamare e a 15 anni il ragazzo arriva a Genova, ospite di un parente, abita in corso Torino, frequenta il liceo scientifico "Cassini", allora in Carignano. L’Italia va verso un’altra guerra, la crisi economica cresce e dopo tre anni di promozioni il quarto e la maturità sono alle serali perché in famiglia serve uno stipendio in più. Lo trova grazie a Cesare Olivero, assicuratore marittimo per conto della compagnia svizzera "La Baloise" con scagno in piazza delle Vigne, dirimpetto alla chiesa. E’ la svolta della sua vita e di rimando anche il bene futuro della Sampdoria.

Passano gli anni e passa anche la Seconda Grande Guerra (l’8 settembre salva Garufi dalla spedizione in Grecia), nel 1946 arriva la laurea in ingegneria però il primo amore non si dimentica, il triangolo Banchi, Sottoripa, San Luca, il porto che riparte, le navi da assicurare rappresentano l’attrazione fatale: dopo qualche anno Enzo Garufi si mette in proprio, acquisisce nuovi ed importanti clienti, inizia a frequentare l’ambiente della Genova economica, scopre il calcio.

La Sampdoria. Il primo contatto è con un laureato in farmacia, Glauco Lolli Ghetti un ciociaro che sposa la figlia dell’armatore Bibolini. Lolli Ghetti è uomo abile, la farmacia compratagli dal suocero in salita Santa Caterina gli sta stretta, timonare una flotta è il sogno che si avvererà nel corso degli anni sino ad arrivare ad essere uno dei più importanti armatori. Ma nonostante il successo non riesce ad essere accettato dalla borghesia genovese. Il dopo Ravano era incerto, Sanguineti che era consigliere con Ravano offre la società a Lolli Ghetti (facendogli credere che gli costerà solo dieci milioni al mese, ma poi non sarà così) che in vacanza in Svizzera riflette per una settimana in compagnia di Garufi. "Mi chiese cosa ne pensassi, gli risposi che se voleva essere conosciuto a Genova doveva prendere una società di calcio perché il suo nome sarebbe apparso sui giornali quotidianamente. Abbiamo ragionato e una mattina a colazione dice, mi hai convinto, andiamo a Genova però tu vieni con me in società e fai il vice presidente. Sì, risposi ma non ho denari da mettere, ti posso solo aiutare a tenere certi contatti". Affare fatto, era il 1961.

Dopo Lolli Ghetti ecco diventare presidente Enrico De Franceschini nel 1965. "Era un mio amico, avevamo rapporti anche d’affari, non ho faticato a convincerlo però è durato poco. Ricordo che disse di non aver rimesso una lira…però non so se ha detto tutta la verità". Il trittico si conclude con Arnaldo Salatti. "Gli piaceva essere in vista, apparire, una brava persona anche se talvolta il giorno il cui doveva pagare gli stipendi ai giocatori mi chiedeva un supporto economico che poi ha sempre onorato".

Ancora Lolli Ghetti nel 1974 ma in difficoltà dopo poco. "Un giorno mi chiama e mi avvisa che non è più in grado di proseguire, deve liberarsi della società, piuttosto la regala a condizione di essere manlevato dagli obblighi con le banche. Detto fatto, si forma un quadrumvirato con me, poi De Franceschini, Montefiori e Rolandi. Chi fa il presidente, ci chiedemmo? Facciamo un presidente di comodo, e lo individuiamo in Edmondo Costa, perché sampdoriano, perché era stato dirigente con Ravano. Fu presidente senza nessun onere economico ma anche senza alcun compenso. E in attesa di trovare un compratore noi quattro abbiamo garantito alla società le risorse necessarie per continuare ad esistere".

E il compratore arrivò. C’era un capitale nominale di un miliardo e la proposta formulata da Garufi a nome del quadrumvirato a Paolo Mantovani fu di prendersi la Sampdoria con l’aumento di capitale". A noi interessava uscirne con il minor danno possibile, in cambio ci saremmo tenuti solo le nostre azioni". Proposta accettata quella famosa mattina a Casella sotto il pergolato ma non senza qualche brivido a posteriori quando pochi giorni dopo in una riunione negli uffici di De Franceschini nella villa Paradisino, in Albaro, si fu ad un passo dal disastro. "A De Franceschini sotto sotto dispiaceva e così iniziò a proporre che invece delle azioni Mantovani avrebbe potuto pagare qualcosa. Paolo si alzò e ci mandò tutti a quel paese. Lo rincorsi nel corridoio, si ragionò. Noi rimanemmo nel consiglio senza contare nulla".

Gli anni di gloria li ricordiamo tutti, Paolo Mantovani presidente ed Enzo Garufi suo vice, una splendida passeggiata per il "grande vecchio" che però è costretto al ritorno in servizio alla scomparsa di Paolo. "All’insorgere della sua malattia Mantovani avviò un’azione per ridurre i costi di gestione della società e per questo vendette Vialli consigliando poi ai figli di cedere la società al momento della sua scomparsa. I figli, però, appassionati alla squadra si illusero di poter condurre la Sampdoria con costi ragionevoli e ma così non fu". E dopo qualche anno la cessione della Sampdoria divenne una necessità per evitarne il fallimento.

Si mettono al lavoro Enrico, Barandun, il finanziere svizzero che tiene le chiavi della cassaforte di famiglia, e ovviamente Garufi. "Dopo una trattativa durata parecchi mesi con il Fondo B&S che aveva altri investimenti nello sport siamo pronti a concludere ma quando il loro consiglio di amministrazione, erano in cinque consiglieri-soci, vota tre sono contrari e non se ne fa nulla". Tutto da rifare. Poco tempo dopo Beppe Dossena chiede un incontro con Garufi. "Volle parlare con me e non con Mantovani perché disse che lo aveva trattato male. Mi disse che un principe saudita proprietario di un squadra che gli costava venti milioni di dollari all’anno era interessato ad entrare nel calcio italiano anche perché, gli spiegò Dossena, con quella cifra avrebbe potuto far bene. Chissà se questo principe all’inizio c’era per davvero oppure non c’è mai stato.

Comunque nessuno ha mai parlato con lui, ma sempre tramite terzi nonostante il saudita dalla primavera del 2001 fosse qui vicino, in Francia, a bordo del suo yacht. Tutto procedeva in modo professionale, c’era la lista dei giocatori, i loro contratti scadenza ed ingaggio, insomma aveva l’aria di essere una trattativa seria. Con Barandun avevamo già fissato il prezzo, circa dieci milioni di dollari che per noi erano sufficienti per sanare i debiti. Alla fine di agosto il principe fa sapere di essere disposto a concludere per metà settembre a Zurigo. Poi l’11 settembre blocca tutto, e dopo qualche giorno gli emissari del principe ricevono l’ordine di rientrare in Arabia Saudita. Scomparsi tutti, soprattutto Dossena, "divenne introvabile".

Passa qualche giorno e all’improvviso vengo a sapere che Garrone avrebbe trovato chi è disposto a comprare la Sampdoria, lui non voleva nulla, non voleva entrare, sarebbe stato solo il tramite di una società di Londra. Poi vedo sui giornali ricomparire il nome di Dossena. Mantovani e Barandun ci credevano io no proprio per Dossena, ho avuto la sensazione che fosse un bidone, ma ero fuori dalla trattativa. Per come è finita questa storia per la Sampdoria va bene così, Garrone si è comportato bene, avrebbe potuto denunciare il raggiro, come giustamente ha fatto, e mollare tutto. Ma non è da lui, si è comportato bene, con la gente e con la città".

A Riccardo Garrone forse manca qualche tassello di questo complesso mosaico e un giorno chiama il "grande vecchio". "Enzo vorrei vederti, mi dice….". Ma qui il racconto di Enzo Garufi si ferma, quel grande archivio che abita la sua testa si chiude inesorabilmente seppur con un sorriso e una stretta di mano.
maurise - Dom Set 27, 2009 4:41 pm
Oggetto:
Ciao Enzo.... Crying or Very sad
Homer - Ven Mag 28, 2010 12:34 pm
Oggetto:
Stagione 2009/10

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Gigi Delneri è il nuovo mister




La Sampdoria inizia il campionato senza grosse ambizioni, la Società dichiara di voler terminare nella "parte sinistra" della cassifica. I tifosi non sono molto contenti (io per primo), sembra che manchino le ambizioni per fare bene.
Molti tifosi credono che la Sampdoria stia diventando un'ammazza sogni, da quattro stagioni uccide ogni briciolo di speranza blucerchiato che accenni il minimo movimento verso l’alto. E’ la Sampdoria che crea l’aspettativa ed è sempre la Sampdoria che poi la schiaccia a terra senza pietà. Dopo la magica stagione della promozione e la prima di assestamento in serie A, è stato sempre un frustrare le speranze. Altro che “Fantasie che volano libere”: ricorderanno ancora, tutti i tifosi blucerchiati, la coreografia che accolse a fine maggio 2005 la partitissima che poteva addirittura valere la Champions. Gradinata Sud ricoperta di stelle dell’Europa, di fronte l’Inter, bisognava vincere, almeno non perdere. Uno a zero per i nerazzurri, invece, dopo tre pali dei doriani. Allora sarebbe bastato vincere la partita successiva, a Bologna contro i rossoblù. Nella parte di stadio riservata ai tifosi blucerchiati, ancora un grande striscione con attività onirica annessa: “Sognare non costa niente, grazie mister” rivolto a Novellino che era stato protagonista della splendida cavalcata. Niente da fare, pareggio misero, legni anche quella volta, sul finire Rossini che si divora un gol davanti alla porta. Si termina quinti, l’Udinese è soltanto un punto avanti, un punticino che vale la Champions League.

Vabbè, la gente blucerchiata si consola con il ritorno in Europa. Ma la Coppa Uefa, la stagione successiva, riserverà l’amarezza di un altro sogno infranto. E, di tutta la serie, resta forse il peggiore: è brutto anche il periodo, metà dicembre, quando uno si aspetta regali, non mazzate. Tutti i sampdoriani, maggiormente quelli che erano lassù e sono piombati in un attimo in un silenzio irreale, non hanno scordato: il pareggio avrebbe assicurato il passaggio del turno alla fase finale a gironi, Lens e Sampdoria erano sull’1-1, quando mancavano solo secondi arrivò il gol di Jemaa che promosse i francesi.

Il racconto porta alla stagione successiva quando, dopo il sogno perduto, la Uefa viene ritrovata soltanto grazie a una serie di circostanze fortunate. La Sampdoria balbetta un po’ per tutto il campionato ma, sul finale di torneo, può giocarsi ancora un posto Uefa. Davanti ci sono Empoli e Atalanta, l’impresa è alla portata, ma nelle ultime quattro partite i blucerchiati riescono a fare solo quattro punti. L’Uefa sfugge, ma l’Atalanta rinuncia e si apre la possibilità di rientrare in Europa attraverso l’Intertoto.

E’ il capitolo nuovo, l’ultimo. E’ un capitolo ancora da scrivere in gran parte, anche se l’ammazzasogni ha già fatto la propria parte. L’ha fatta in Europa, contro l’Aalborg, squadra che sta agli ultimi posti del ranking Uefa e che la Sampdoria, nel doppio confronto (tra l’altro dopo aver superato prima l’Hajduk Spalato), non è riuscita a battere: 2-2 a Marassi, 0-0 in Danimarca, Uefa di nuovo addio. L’amara esclusione dall’Europa doveva preludere, almeno, a una ripresa pronta in campionato. Invece arrivano le sconfitte senza colpo ferire contro Catania e Milan. Allora scene già viste, negli ultimi anni: contestazione dei tifosi, Marotta che prende la parola e chiama tutti a un maggiore impegno, Garrone che sale a Bogliasco.

La Sampdoria reagisce e sembra la volta buona, perché fa due prestazioni come si conviene, Cagliari ed Empoli, due vittorie per tre a zero, per la prima volta nella stagione sei punti in due partite. Nemmeno il tempo di sorridere che ecco Livorno, tra lo sconcerto dei tifosi. La Sampdoria gioca senza carattere, come prima di quella che sembrava essere la svolta. Anche Marotta dopo un lungo colloquio con i giocatori, dichiara: «Non è una situazione da drammi - dice l’amministratore delegato - però non è possibile lasciare punti dove il divario tecnico è a nostro favore».

Il ragionamento che più frequente tra i tifosi è sempre lo stesso: «Perdere va pure bene, ma almeno giochiamocela».

Il campionato inizia e la Samp si ritrova prima in classifica per le prime giornate, man mano che si giocano le partite la squadra resta comunque tra le prime.
Il 1 dicembre 2009 si disputa la gara di Coppa Italia, contro il Livorno, Delneri schiera la seguente formazione:

SAMPDORIA (4-4-2): Fiorillo; Stankevicius, Lucchini (Rossi 32’ st), Accardi, Zauri; Mannini (Padalino 43’ st), Palombo, Tissone, Franceschini (Pazzini 43’ st); Pozzi, Bellucci. In panchina: Guardalben, Rossi, Ziegler, Poli, Soriano, Padalino, Pazzini. All. Del Neri

Cosmi presenta questa squadra:
LIVORNO (3-5-2): Benussi; Perticone, Knezevic, Miglionico; Raimondi, Pulzetti, Filippini, Moro (Candreva 12’ st, Marchini 25’ st), Bergvold; Cellerino (Lucarelli 43’ st), Danilevicius. In panchina: De Lucia, Marchini, Candreva, Pieri, Diniz, Dionisi, Lucarelli. All. Cosmi

Alla fine la Sampdoria sarà battuta 2-1, uscendo dalla competizione. Difficile trovare una attenuante seria alla Samp.
Se c’è quella della sfortuna sul gol del pareggio toscano, con Danilevicius che rimpalla il rinvio di Lucchini e mette in rete, non altrettanto si può dire per il gol dell’1-2: la difesa, Fiorillo compreso, non può lasciare (ritorno ad antichi vizi) due tocchi di testa in area, l’uno a servire l’altro che insacca (Cellerino per, ancora, Danilevicius). L’unica è quella delle scorie del posto derby, psicologia e fatica. Emblematico il rinvio di Palombo, nel finale, fatto quasi con distacco, poca convinzione, rimpallato da Filippini che per poco non innescava un contropiede micidiale. Nel primo tempo la Samp non si vede, il taccuino rimane quasi intonso ed è il Livorno a farsi preferire senza peraltro fare cose stratosferiche. Toscani che si creano due buone occasioni. Poi nella ripresa lo “scrollone” Del Neri si fa sentire e la Samp parte meglio tanto che il vecio Bellucci innesca alla perfezione Mannini che segna. Per mezz’ora la Samp gestisce la gara, poi complice un rinvio sfortunato di Lucchini nel corpo a corpo con Danilevicius: il lituano tocca e mette dentro. Poi la Samp ci prova ancora, ma non ce la fa. E arriva il raddoppio. A casa. Attenuanti? Poche, quasi “zero attenuanti”.

Chi ha avuto una occasione come Pozzi (disastroso) l’ha sprecata. Fiorillo è apparso incerto. Lucchini incerto, Zauri insipido. Tissone fatica molto, meglio nella ripresa che nel primo tempo. Bellucci ha portato il peso della sua esperienza, ma ha poca partita nelle gambe. Eppure c el’ha messa tutta. Palombo non era nella serata migliore. Accardi è stato protagonista di una prestazione sufficnte. «Sono pronto e a disposizione» dice a fine gra

Encomiabili i 3000 presenti al Ferraris. Qualche critica al silenzio della società dopo il derby.

Del Neri non è apparso del tutto deciso nelle sue scelte, ha provato Pazzini e Padalino negli ultimi 2’ di gara e nel recupero. La Sud non contesta, solo qualche fischio isolato. Ma in tre giorni la Samp ha preso tre cazzottoni nel derby (madre di tutte le partite per i tifosi) e dilapidato il cammino nella Coppa dove lo scorso anno era arrivata in finale. Sabato c’è il Milan. C’è da augurarsi che la Samp esca dallo spogliatoio e non vi rimanga come sabato e stasera.
Homer - Ven Mag 28, 2010 1:14 pm
Oggetto:
Il campionato procede, senza grossi infortuni (a differenza del precedente).
Delneri utilizza il suo classico schema ("le ali che volano").

Da annotare l'esclusione da parte del mister di Antonio Cassano dalla rosa.
A dicembre Antonio non sembra molto in forma e soprattutto si ostina a giocare sulla fascia, mentre il mister gli chiede di fare la punta...i malumori fra i tifosi per l'esclusione del fantasista, sono molti.

Il gigante assopito
10.12.2009 di
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Sinceramente quando una mattina di agosto di due anni fa lessi sul giornale l'ufficialità del suo acquisto storsi un po' il naso. Ogni qual volta si parlava del suo arrivo io rispondevo con scetticismo, consapevole delle sue enormi doti tecniche, ma incerto vedendo il suo comportamento.

Mi ricredetti ancor prima del suo primo gol blucerchiato contro l'Atalanta. Per me, e per tutti noi sampdoriani, Antonio Cassano era già un eroe. Poi è storia recente, le serpentine che ci facevano venire la pelle d'oca, i colpi di tacco, o semplicemente il modo in cui veniva sotto la Sud a chiedere a gran voce carica dalla “sua gente”, come spesso la definisce.

Adesso FantAntonio sta attraversando un periodo di appannamento. Come lui tutta la squadra; tre sconfitte consecutive arrivate come tutti sappiamo e non c'è bisogno di rimarcarle sempre. C'è chi dice che “vuole andare via” e io, fidandomi ciecamente delle sue parole, lo smentisco categoricamente. Marotta, invece, ha usato come possibile scusante la mancata convocazione in nazionale. Fatto sta che il nostro gigante (sul campo) è addormentato, non è più il trascinatore della squadra.

Adesso nei momenti di difficoltà però il leader deve venire fuori e prendere per mano i ragazzi. Domenica c'è la Roma, dovrebbe essere un incentivo in più per lui, che si vedrà di fronte i suoi ex compagni, i suoi ex tifosi, o almeno una piccola parte, che gli fanno spesso capire che “A loro Cassano non interessa”.

Lui, come tutta la squadra, deve trovare la rabbia giusta. La rabbia, che ha usato in certe sue ultime apparizioni, la deve trasformare in energia positiva per poter contribuire all'uscita da questa crisi e soprattutto far tacere chi, secondo me, in maniera troppo ingrata, afferma: “Ma lui nelle partite che contano, sparisce”.

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Il mese di dicembre è molto duro sconfitta in casa del Milan (3-0) alla 15.a; pareggia a con la Roma fuori casa (0-0), perde a Livorno 3-1, pareggia con il Palermo in casa (1-1) e la partita seguente perde a Napoli (1-0).

Si apre il "caso Cassano", a gennaio sembra ad un passo dalla Fiorentina. La società in questa occasione è molto nebulosa. Facendo un piccolo ragionamento a campionato terminato, sembra che la decisione di dare in prestito Antonio sia stata presa da dg Marotta. Questa decisione ha "disturbato" Garrone, il quale è intervenuto personalmente, bloccando il giocatore (si dice mentre stava svuotando l'armadietto a Bogliasco) e ridimensionando Marotta, sostituendolo con il figlio Edoardo. A fine campionato Marotta lascerà la Sampdoria (dopo 8 anni) per approdare alla Juventus, insieme a Gigi Delneri.

Colpo della Fiorentina arriva Cassano
Accordo ad un passo dalla definizione tra la Samp e la società viola: prestito senza diritto di riscatto

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30 gennaio 2010
ROMA - La notizia più clamorosa del calcio mercato è arrivata questa sera improvvisa e inattesa, fonte Sky Sport 24. Cassano alla Fiorentina al posto di Mutu. Accordo raggiunto tra le due società per prestito senza diritto di riscatto.
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CLAMOROSO: Cassano vicinissimo alla Fiorentina, si lavora sul prestito
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30.01.2010 20:45
L'interessamento della Fiorentina nei confronti di Antonio Cassano circolava da giorni, ma stasera le voci si sono trasformate in qualcosa di molto più concreto.

Secondo quanto riportato da Sky Sport 24, sarebbe stato raggiunto con la Fiorentina l'accordo per il trasferimento di Antonio Cassano. La formula sarebbe il prestito senza diritto di riscatto. Si attendono novità a brevissimo tempo.

Resta da attendere la voce del Real Madrid, che ha una percentuale sulla vendita del fantasista barese.

il caso, “scontro” samp-fiorentina
Corvino-Marotta-Garrone e la Cassano story


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1-Il ds dei viola Corvino: «Con Marotta ci siamo dati tempi sino a domani».

2-La lettera di Cassano: «Resto alla Sampdoria. Per il Presidente Riccardo Garrone («Ha deciso lui da solo»), per la “mia” gente, i miei compagni ma anche e soprattutto per me».

3-La replica di Marotta a Corvino: «Noi contattati solo oggi, domenica. C’è tensione con Del Neri per questioni tattiche,ma nessun litigio Cassano-Allenatore».

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Garrone: «Cassano? Ha deciso da solo»
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31 gennaio 2010

«Per noi si chiude così. Cassano ha deciso da solo di rimanere», Lo ha detto, al termine di Sampdoria-Atalanta, il presidente della società blucerchiata Riccardo Garrone, commentando il mancato passaggio di Antonio Cassano alla Fiorentina. «Da quello che so - ha aggiunto - l’idea era nata da una proposta del suo procuratore, Di sicuro non siamo stati noi». Nessun intervento del presidente dunque? «Sinceramente è stata una decisione sua». Sulla gara contro l’Atalanta, Garrone si è dichiarato «soddisfatto ma non troppo». «Dobbiamo fare ancora meglio - ha spiegato -, la squadra oggi ha giocato e si è impegnata. Sono contento per aver visto finalmente Pozzi per tutti i 90 minuti, mi è piaciuto».

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Marotta: «Hanno venduto la pelle dell’orso...»
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31 gennaio 2010
«Cassano non era nell’elenco dei trasferibili. C’è tensione tra il giocatore e l’allenatore: sta al club ricomporre la situazione». Giuseppe Marotta, amministratore delegato della Sampdoria, prova ad archiviare il capitolo relativo alla cessione, ormai tramontata, di Antonio Cassano. L’attaccante barese non andrà alla Fiorentina. A sentire Marotta, l’affare non è mai esistito.

«Questa cosa è stata costruita tutta nella giornata di ieri, la Sampdoria è rimasta fuori: c’è stato un contatto tra la Fiorentina e il procuratore del giocatore. Hanno parlato, evidentemente, di un eventuale trasferimento. La società è stata coinvolta ufficialmente con una telefonata fattami da Corvino intorno a mezzogiorno di oggi», dice il dirigente a Sky Sport.

«Cassano avrebbe rifiutato il trasferimento anche se la Sampdoria avesse accettato», aggiunge. Insomma, chi ha dato l’affare per concluso ha «venduto la pelle dell’orso prima di averla».

Cassano resta, dunque. Ora deve ritrovare il posto nella squadra di Gigi Del Neri: nelle ultime settimane il tecnico non ha preso in considerazione il giocatore, che ora è anche alle prese con un problema muscolare.

«È chiaro che in questo momento c’è un po’ di tensione tra l’allenatore e Cassano. Non è legata ad un vero e proprio litigio, bensì ad una incompatibilità dal punto di vista tecnico e tattico», spiega Marotta facendo riferimento a «dinamiche che avvengono in quasi tutti i club».

«Sta all’abilità della società, eventualmente, ricomporre la situazione il più in fretta possibile. L’allenatore è il leader del gruppo e come tale deve avere, ed ha, autorevolezza e autorità per decidere chi mandare in campo», aggiunge. Cassano è «patrimonio della società, è giocatore che ci può dare un contributo importante. Agiremo diplomaticamente per cercare di ricomporre la cosa. Sta alla società ricomporre la situazione, fermo restando che da una parte hanno agito molto bene entrambi: Del Neri ha deciso chi mandare in campo, Cassano non si è lasciato andare a comportamenti scorrettì».

La scommessa di Del Neri: a Udine senza Cassano
Il Secolo XIX 24 gennaio 2010
Date le premesse, anzi data la premessa, la gara di oggi pomeriggio a Udine per la Sampdoria non potrà essere come le altre. Potrebbe diventare una di quelle che segnano una stagione. Si potrà fare riferimento a un “prima di Udine” e a un “dopo di Udine”. Sulla partita incombe un “fantasmantonio” con il numero novantanove. Uno-ics o due, qualunque risultato uscirà dal Friuli, farà parlare parecchio di sè, dopo il novantesimo. E farà parlare parecchio con i “se”.

La crisi di risultati nella quale è sprofondata la squadra di Del Neri è evidente. Non vince in assoluto dall’ormai stracitato 22 novembre (due a uno al Chievo) e non vince in trasferta dal 13 settembre (uno a zero all’Atalanta). Fuori casa, poi, il bilancio è davvero inquietante: sei sconfitte consecutive, alcune brutte. Il tecnico blucerchiato ha dato una scossa allo spogliatoio: fuori Cassano per scelta tecnica. «Pozzi e Pazzini mi offrono quella potenza fisica che Cassano non può darmi - ha spiegato venerdì il tecnico nella conferenza stampa -. Proviamo a sperimentare qualcosa di diverso, proviamo a giocare anche senza un giocatore di qualità».

Per Nicola Pozzi si tratta della prima presenza da titolare in campionato (dall’inizio era stato impiegato col Livorno in Coppa Italia). Un’occasione ghiotta per l’attaccante. Per cominciare a dimostrare, oggi giocando vicino a Pazzini, se un domani potrà sostituire Pazzini al centro dell’attacco della prossima Sampdoria.
La Samp vince a Udine tornando al successo dopo una lunga fase negativa. 3-2 il finale. Rompe il ghiaccio l’Udinese al 7’pt con un calcio di rigore di Di Natale. Al 19’ sempre Di Natale sfiora il raddoppio. Pareggia invece Pazzini al 27’ ancora su rigore. Al 44’ segna Isla portando l’ Udinese in vantaggio. Al 12’ st pareggia Pozzi. Al 22’ st è Semioli a portare in vantaggio la Samp, 3-2. Al 36’st Pazzini sfiora la doppietta e il 4-2 per la Samp. Ottimo secondo tempo dei blucerchiati, determinati a ritrovare il successo dopo la serie nera. Grande partita di Pozzi.

Il "caso Cassano" sembra non voler abbandonare la Samp, il talento barese è opaco in campo, ufficialmente è pubalgia, il mister dice "scelta tecnica"...i fischi, di parte della tifoseria (soprattutto nei confronti del mister) durante l'incontro Sampdoria-Atalanta, vinto per 2-0, sono sintomo di nervosismo, e di nervosismo ce n'è fin troppo nella società, nello spogliatoio e soprattutto tra i tifosi che non sanno nulla di quello che succede ai piani alti.

Delneri parla di Cassano e della squadra:
«CASSANO RESTA? È UN VANTAGGIO AVERLO A DISPOSIZIONE PER IL RUSH FINALE»
«Contento» per la vittoria contro l’Atalanta ma anche «amareggiato». Così Luigi Del Neri, tecnico della Sampdoria, dopo il successo casalingo contro i bergamaschi e al termine di una giornata convulsa per il caso Cassano.

«Della questione Cassano-mercato non parlo, ne parla Marotta. Preferisco parlare della squadra più che delle mie scelte. Abbiamo fatto un’ottima gara e prodotto un calcio aggressivo. Da questo punto di vista sono molto contento. La squadra ha dato sempre garanzie, abbiamo illuso la gente e di questo magari siamo colpevoli, ora ci siamo ripresi e la squadra è nel trend del suo campionato», dice Del Neri.
Il discorso si sposta su Cassano: «Senza di lui abbiamo sicuramente perso in qualità ma la squadra è diventata più aggressiva e in questo momento serve questo».

Quanto al cassano giocatore , Del Neri afferma: «È un vantaggio averlo a disposizione per fare il rush finale, se avremo la possibilità di farlo, magari in maniera diversa...Spero di utilizzare Antonio un domani, per l’eventuale rush finale» ma nonfissa un adata.

Marotta poco dopo dirà che l’allenatore ha l’autorevolezza e l’autorità per decidere, ma ammette qualche ora prima che un po’ di tensione per questioni tecnico tattiche tra Cassano e Del Neri c’è, quindi che tocca alla società risolvere il problema.

Del Neri non sorride troppo nonostante le due vittorie di Udine e di oggi: «Sono amareggiato», ammette il tecnico. «Perchè? Sono amareggiato per i fatti miei, diciamo così che è meglio...».

Poi gli sfugge un «dove siamo in classifica non frega un cazzo a nessuno». Quindi specifica che quella di questi ultimi due turni é «una Sampdoria non di signorine. Bene Pozzi, ma mi è piaciuta tutta la squadra. La classifica? Non mi interessa, non voglio illudere nessuno. Non dobbiamo vedere situazioni che non possiamo mantenere».

I fischi? «I tifosi devono stare tranquilli, mi avranno qua sino a fine maggio».

Del resto ci vuole coraggio a lasciare fuori squadra un giocatore come Cassano, a mettersi contro la tifoseria e in qualche modo prendere le distanze dalla società che nel fantasista barese vede «un patrimonio da difendere». Un coraggio che Luigi Del Neri ha dimostrato appieno anche oggi, nella gara casalinga contro l’Atalanta. La sua squadra esce vittoriosa dallo scontro e soprattutto vince il gioco ritrovato, la grinta, il carattere che il tecnico friulano ha saputo trasmettere nei suoi uomini. Sarà forse soltanto un caso, ma la squadra blucerchiata ha dimostrato oggi di aver recuperato quella fisicità che il suo allenatore lamentava scarsa nelle ultime, scialbe gare di campionato. Una fisicità che unita alla ritrovata forma di alcune pedine fondamentali (Palombo, Semioli) ha trasformato la Samp da un improvvisato assieme di calciatori in una squadra vera.

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Garrone avverte Del Neri:
«Cassano è un patrimonio»

Il Secolo XIX 29 gennaio 2010
Il presidente della Sampdoria, Riccardo Garrone, si schiera al fianco di Antonio Cassano, dopo l’esclusione dell’attaccante nelle gare contro Udinese e Atalanta da parte di Gigi Del Neri: «La questione Cassano va gestita con particolare attenzione perché è una straordinaria risorsa, uno straordinario patrimonio... e non dico altro». Così il presidente della Sampdoria Riccardo Garrone, a margine di un convegno dedicato a medicina e sport.

«Stiamo esaminando la cosa con grande attenzione - ha spiegato Garrone -. Del Neri è l’allenatore e risponde delle sue scelte e di quello che dice; evidentemente c’è la piena adesione a quelle che sono le posizioni di Del Neri da parte dell’Amministratore Delegato e del Presidente».

Chiara anche la risposta sulle possibili offerte che sarebbero arrivate alla Sampdoria in questi giorni. «Le offerte - ha detto - devono essere ben al di sopra di quello che è il numero della clausola rescissoria (intorno ai 20 milioni, ndr) e questa è la volontà anche di Cassano. Non ritengo che sia possibile e poi il mercato scade tra due giorni, non prevedo alcuna offerta».


Cassano, il rientro tra Parma e Lazio
Il Secolo XIX 11 febbraio 2010
Per un calciatore è peggio di una parolaccia. Per Cassano figuriamoci. Pubalgia. Meglio smoccolare piuttosto che sentire quella parola attorno a un campo d’allenamento. Antonio Cassano ha la pubalgia. La Sampdoria non lo ha ammesso ufficialmente, ha preferito parlare di “persistente infiammazione all’adduttore lungo destro”. Interrogato sull’argomento, uno specialista, il primario di radiologia dell’ospedale Evangelico, il dottor Silvestri, ha affermato: «Rientra nell’ambito delle patologie che si definiscono pubalgia».

La letteratura medica sull’argomento è sterminata. La pubalgia si può presentare e svanire senza che neppure sia stata individuata dagli esami radiografici. Può durare qualche giorno, può durare mesi. Proprio nei giorni scorsi è nata una polemica a distanza tra Real Madrid e Milan. La società spagnola ha attaccato: «Kakà ha la pubalgia cronica, il Milan sapeva tutto quando ce lo ha venduto». Galliani ha ribattuto: «Mai saputo niente di tutto ciò». Alla fine è intervenuto il giocatore: «Macché pubalgia cronica, sto meglio, presto sarò in campo».

Il ritorno di Cassano potrebbe slittare alla settima giornata di ritorno (a Parma) oppure all’ottava (in casa contro la Lazio). Nell’attesa, i tifosi si stanno organizzando. Sabato la Sampdoria giocherà nuovamente a Marassi e c’è parecchia attesa per la partita. Intanto perché arriverà la Fiorentina, rivale diretta della Sampdoria nella corsa all’Europa. Poi la Fiorentina è rivale della Sampdoria perché avrebbe voluto Antonio Cassano.

Irresistibile Antonio Cassano nella puntata di ieri delle Iene. Risponde in dialetto barese, dice «basta cassanate» e accetta due maglie della nazionale in regalo, una con il numero 18 (quella che indossava agli Europei 2008) un’altra con il numero 22 ( nella smorfia napoletana “Il pazzo).

Cassano al Secolo XIX: Samp per sempre
Il Secolo XIX 13 aprile 2010
L’assist spettacolare a Maggio non bastava. Adesso che è entrato nella storia del derby con timbro proprio, Antonio Cassano si sente ancora più legato alla Sampdoria e dichiara amore eterno ai colori blucerchiati e a Genova, eterna gratitudine a Garrone. Concede l’onore delle armi al Genoa, invita a sperare nella Champions, sogna una sfida con Messi.

A tre giorni dal derby deciso grazie ad un suo gol, Antonio Cassano si è raccontato in una lunga intervista esclusiva al Secolo XIX.

Il fantasista barese non ha tralasciato nulla, dalla Sampdoria alla vita privata, al matrimonio con Carolina.

Tanti i temi trattati, a partire naturalmente dal derby: «era l’unico derby che mi mancava - ha detto Cassano -. Sono riuscito a segnare, ho dato gioia a me stesso a anche a tanta gente che mi ama. Poi alle poche persone che mi sono state a fianco in questi momenti difficili: il presidente Garrone, Carolina, la mamma, mio cugino Nicola, Ajazzone, Marangon, Cannas, Tibaudi. Questo gol va a loro e poi voglio ricordare Luca Castellazzi».

Ma Fantantonio ha voluto render l’onore delle armi anche al Genoa sottolineando un bel gesto di Fabrizio Preziosi e di alcuni giocatori come Criscito e Sculli: «Questo è il derby: dopo la partita tutto dovrebbe finire. Sperando che finisca sempre così».

Cassano ha poi confessato che la sua unica droga in realta´ è il latte: «un litro al giorno toglie il medico di torno» ha detto.

Poi ha raccontato l’esclusione di gennaio. «È andata così: l’allenatore mi ha chiamato e mi ha detto che aveva deciso di non convocarmi. Io ho accettato la decisione. A malincuore. Però io ho una grande forza, il rettangolo di gioco. Le chiacchiere contano zero, parla il rettangolo. Quello che ho fatto al rientro conta».

Cassano ha parlato anche del suo futuro e del fatto che non andrebbe mai via da Genova: «a meno che il presidente non si svegli e dica `Anto´ non ti voglio più. Sto talmente bene che i prossimi sei, sette, otto anni voglio farli qui e poi vado in vacanza, mi prendo una casa al mare qui nei dintorni».

Intanto però c’è un quarto posto da tenere, che potrebbe regalare la Champions, un sogno. «Sarebbe bello, il mio sogno è giocare contro Messi. So che rischi di prendere una goleada contro di lui ma mi piacerebbe tanto».

Tra un pronostico e l’altro, Barcellona per la Champions, Inter per lo scudetto, Italia, Spagna o Brasile per i Mondiali, Cassano si è poi soffermato sulla nazionale e su Marcello Lippi. «Cosa devo dire? Ha detto talmente tante cose cattive su di me...Non mi ha chiamato e non ha dato spiegazioni. Ogni volta che parlavano di Cassano si alzava. Agli altri giocatori dava spiegazioni. Sarà che gli sto talmente sulle balle che non vuole rispondere».

Conferma invece la data del matrimonio con Carolina (19 giugno), un’amore `nato in trattoria´ racconta e svela d’aver letto solo un libro per intero: `L’ultima stagione´ di Phil Jackson: «il più grande allenatore della storia dell’NBA, ha allenato Michael Jordan ma soprattutto Kobe Bryant,genio e sregolatezza. L’allenatore perfetto se fosse stato di calcio, psicologo, motivatore, riflessivo».

Il «terrone ignorante», come si definisce lui, ha una sua classe innata anche fuori dal campo.

E ogni riga è una scoperta.


Seguiranno le vittorie con l'Atalanta a bergamo (2-0), a siena per 2-1, a Firenze per 2-0...Cassano rientrerà in occasione della 27.a Sampdoria-Lazio 2-1:
[
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] CASSANO SARA' L'UOMO IN PIU' - "Sicuramente Antonio potrà risultare il nostro valore aggiunto", sottolinea Delneri, felicissimo per la vittoria. "Ha capito di non essersi comportato bene nei confronti del gruppo e si è messo a disposizione. Ci siamo chiariti e capiti. Adesso non è ancora al massimo ma quando avrà ritrovato la forma potrà fare la differenza". Del Neri non vuole parlare di Champions: "Non mettiamoci pressioni addosso. Noi vogliamo andare avanti domenica dopo domenica senza fissarci traguardi. Sono certo che se mostreremo la stessa mentalità e la stessa forza, anche nel ribaltare i risultati, ci prenderemo grandi soddisfazioni". Tra le altre note liete, il gol di Guberti, arrivato grazie a un bolide da fuoriarea su tocco di Palombo su calcio piazzato. "Loro avevano molti centimetri in area di rigore, e quindi abbiamo cercato una soluzione diversa. Sono molto contento, perché Stefano aveva bisogno di questo. Ci aveva già provato con la Fiorentina. Evidentemente - conclude - ce l'ha nel Dna. Adesso deve trovare continuità".


LA VERITA’ STA NEL MEZZO
di Maurizio Michieli

Poche storie, senza Cassano si vince. Poche storie, senza Cassano il gioco non c’è. Poche storie, io tifo per la Sampdoria e basta. Sono, più o meno, i tre tipi di commento che sento e leggo di questi tempi da parte dei tifosi blucerchiati. Tutti comprensibili, tutti legittimi. Fermo restando che il più bello resta l’ultimo. Non per cavarmi d’impaccio, ma penso che la verità stia nel mezzo. Allora, è incontrovertibile che con quella di Siena le vittorie consecutive della Samp siano salite a tre e tutte senza Fantantonio in campo. Che comunque c’era anche nelle quattro iniziali del campionato. Così come è un dato di fatto che la manovra non è che sia tornata scintillante e anche al “Franchi” tutto sommato è andata bene, di fronte a un avversario che era sì all’ultima spiaggia e si giocava la permanenza in serie A ma che se sinora ha raccolto appena tredici punti un motivo ci sarà. Tuttavia, da Udine la scossa c’è stata. E’ come se il gruppo, che si era appiattito su Cassano, abbia reagito e tutti abbiano dato qualcosa di più sul piano tecnico, caratteriale e delle responsabilità. Poi non esiste controprova che con Cassano non sarebbero arrivati gli stessi risultati. Ma Pozzi (due gol e un rigore procurato) ha fatto e sta facendo bene. Come vedete, è un dedalo di contraddizioni, di paradossi, in cui si potrebbe dire tutto e il contrario di tutto. Ma non sarebbe serio, allora proviamo a dire che adesso Del Neri, dopo l’imbarazzo iniziale, ha fatto capire chiaramente il perché dell’esclusione di Cassano: non un fatto tecnico (contraddizione in termini) ma di rispetto. Verso di lui e verso i compagni, che non a caso parlano di gruppo in ogni intervista. Quindi, un segnale andava dato e il tecnico se ne è reso protagonista. Quando avevo titolato “Il fallimento di Del Neri” (e non lo rinnego) era perché ritenevo inconcepibile che un allenatore assistesse inerte e inerme alla discesa agli inferi da parte di una squadra che, a differenza di molti che scrivono qui e altrove, giudicavo complessivamente buona, non da figuracce insomma. Ecco, ora la Sampdoria, con questa sfilza di successi, ha ritrovato la sua giusta dimenzione di classifica: sicuramente dietro a Inter, Milan, Roma e (forse) Napoli, ma in lotta con Palermo, Genoa, Fiorentina (distratta dalla Champions e priva di Mutu, altrimenti sarebbe una spanna sopra), probabilmente Cagliari, mentre il Parma sembra ridimensionato. Tutto qui. Alla fine dei conti poco importa come sia stata ritrovata la dritta via che era smarrita, l’importante è averlo fatto e continuare lungo lo stesso percorso. Certo, personalmente penso che questa Sampdoria non possa prescindere alla lunga dalla qualità di Cassano e spero semmai che possa ripresentarsi un nuovo Cassano, più umile, come pretende Del Neri e magari, se il problema era questo, meno accentratore di palloni, meno prepotente nel volere catalizzare il gioco. Allora potrebbe davvero trasformarsi in una formidabile arma per il rush finale. Non so per raggiungere quale obiettivo, perché questo è un campionato equilibrato, dove una compagine come la Lazio annaspa sul fondo, con diverse sorprese, Bari in testa, con molti risultati altalenanti. Ma è fondamentale esserci, da protagonisti, non da comparse come stava succedendo. Per quanto mi riguarda, meglio se con Cassano. Ma faccio “mio” lo slogan esposto dagli oltre duemila tifosi blucerchiati a Siena: “Noi non fischiamo”. A prescindere, come direbbe Totò. Nemmeno nei momenti di maggior rabbia e delusione. Ecco perché la Sampdoria riesce sempre a risorgere, persino da un tumulto come quello delle ultime tre settimane.

da Samplace 8/2/2010

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A gennaio un'altra "brutta notizia", Claudio (Bellucci) viene ceduto al Livorno...a causa di "incomprensioni" con il mister, non entrava in campo nemmeno un secondo...

Bellucci al Livorno sino al 2011
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20 gennaio 2010 | dall’intervista di Damiano Basso sul
Claudio Bellucci da ieri è un giocatore del Livorno. A metà pomeriggio ha salutato i compagni a Bogliasco, quindi è andato a firmare il contratto con la sua nuova società fino al giugno del 2011.

Alla fine Spinelli l’ha convinta?
«È stata una scelta sofferta, ma è stata la più giusta. Ho aspettato un po’ prima di decidere, per vedere se le cose cambiavano un pochino. Ma non c’era altro da fare. Non ne faccio una questione di essere o non essere titolare. Mi sarei accontentato semplicemente di essere reso partecipe... non mi è stato concesso. Avrei voluto dimostrare ai tifosi blucerchiati che dopo l’infortunio ero tornato ad essere un giocatore vero».

Con la Samp si è lasciato bene?
«Ringrazio la società perchè mi ha dato la possibilità di scegliere. Ma così non si poteva andare avanti. Ogni giorno davo il 200 per cento in allenamento eppure nelle ultime sei o sette partite non mi ha fatto nemmeno scaldare. Voglio ringraziare Garrone e Marotta, sono stati eccezionali, tra noi c’era quasi un rapporto padre-figlio. Il presidente era emozionato quanto me. In questi casi è giusto non cambiare l’allenatore e allora cambio io».

(...)
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Altra brutta "tegola", che in seguito si rivelerà una "fortuna", l'esclusione di Castellazzi.
Il portiere Luca Castellazzi sta facendo molto bene, ma ahimè, nell'incontro esterno con il Napoli (a gennaio) si infortuna gravemente, gli accertamenti medici hanno confermato quanto si temeva e, il numero uno della Sampdoria, sarà costretto a restare ai box per circa 45 giorni. Questo il responso del dott. Mazzola, che ha diagnosticato una lesione distrattiva-contusiva del legamento collaterale mediale di secondo grado del ginocchio sinistro.

A seguito dell'infortunio quindi, la Sampdoria dovrà decidere come muoversi sul mercato per far fronte alla situazione di emergenza. Secondo alcune indiscrezioni, non sarebbe compromesso lo scambio Fiorillo-Cassano con la Reggina, mentre Beppe Marotta sarebbe alla ricerca di un affidabile sostituto di Castellazzi. L'obiettivo numero uno potrebbe essere Marco Storari, chiuso al Milan da Nelson Dida....e con il mercato di gennaio arriva con la formula del prestito (secco) Marco Storari, che contibuirà notevolmente alla cavalcata della Sampdoria verso un traguardo insperato.

Durante l'infortunio del portiere, il suo procuratore annuncia cha a fine stagione passerà all'Inter...
Il procuratore: «Castellazzi all’Inter a fine stagione»
Il Secolo XIX 27 febbraio 2010
Il portiere della Sampdoria Luca Castellazzi a fine stagione si trasferirà all’Inter dove farà da vice al brasiliano Julio Cesar. Ad annunciarlo è Silvano Martina, procuratore del portiere. «È vero, l’Inter ha preso Castellazzi dalla Samp - ha detto Martina intervistato da Telelombardia -. I contatti ci sono stati e l’affare è praticamente definito».

Sabato 3 aprile bella vittoria esterna, che convince: Chievo-Sampdoria 1-2


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Il mio commento sulla partita: Vittoria pesantissima dei nostri che centrano tre punti veramente importanti a Verona, non era assolutamente facile. Mi è piaciuta la Samp del primo tempo, eccetto l'ennesima pantomima del rigore-non rigore (nel dubbio perché l'arbitro non dovrebbe ripensarci??) subito in vantaggio, avvio bruciante, altre occasioni. Qualche errore dietro ma abbiamo tenuto. Nel secondo tempo la Samp è partita bene, loro giocavano a calci e non a calcio, ci stavano molte più ammonizioni ed espulsioni ma eccetto Morero sono stati graziati tutti, comunque la Samp è calata, anche a causa dei cambi. Dopo il 2-0 e la superiorità numerica ci siamo addormentati, complice un calo fisico, peccato che in superiorità numerica spesso subiamo gol (lo avevo previsto pure oggi) complice un pò di rilassamento per il doppio vantaggio ed abbiamo beccato un 2-1 evitabilissimo con un buco atroce di Ziegler in area su un calcio d'angolo. Poi abbiamo retto l'assalto finale, sprecando davanti, questo a lezione di chi pensava che avessimo già la testa al derby. Derby in cui ci mancherà Accardi (ma tanto non giocava) e che ora dobbiamo affrontare con uno spirito battagliero al massimo, non come all'andata.
Abbiamo trovato una bellissima sorpresa nell'uovo clivense.


La Sampdoria 2009/10 ha vinto 19 delle 37 gare disputate in serie A ed è così diventata la seconda più vittoriosa di sempre nella sua storia nel massimo campionato su girone unico. Il club genovese ha fatto meglio solo nella stagione 1990/91 (20, stagione in cui si laureò campione d’Italia), mentre altrettanto bene ha fatto nella stagione 1993/94. La formazione doriana terminail campionato quarta con 67 punti ed ha stabilito il suo nuovo primato storico in un campionato di serie A, superando i 61 punti del 2004/05. La Sampdoria non ha mai perduto una gara casalinga nella serie A 2009/10: 13 affermazioni e 6 pareggi. I blucerchiati restano imbattuti ed è la terza volta nella loro storia in serie A: in precedenza l’evento si è verificato nelle stagioni 1960/61 (14 successi e 3 pareggi) e 1989/90 (11 successi e 6 pareggi).
La Sampdoria è una delle tre squadre dell’attuale serie A a non aver perduto in casa, come anche Inter e Palermo.
La Sampdoria non perde una gara casalinga di campionato dal 18 gennaio 2009, quando il Palermo si impose 2-0; nelle successive 27 partite lo score interno blucerchiato è stato di 16 successi ed 11 pareggi.

Giampaolo Pazzini è, assieme ad Antonio Di Natale (Udinese), uno dei due calciatori più decisivi della serie A 2009/10: sono 22 i punti portati alla causa delle rispettive squadre dai loro gol decisivi.

La Samp ottiene vittorie importanti con Inter, Milan Juve e Roma. Proprio quella sulla Roma (capolista in quel momento), all'Olimpico (35.a giornata del 25/04/10) è la gara che contribuirà alla volata Champions e contribuirà notevolmente per l'assegnazione dello scudetto (all'Inter).
Mancano quattro gare alla fine, il vantaggio blucerchiato sulla quinta (il Palermo) è di due punti: mai come in questo momento un traguardo insperato a inizio stagione è stato vicino.
Roma e Samp sono le squadre che hanno fatto più punti nel girone di ritorno, dunque le più in palla: i giallorossi sono primi con 39, i doriani ne hanno 31. Le condizioni ambientali non sono favorevoli alla Samp.
La Samp è convinta, corroborata nelle proprie idee dal fatto che non ha nulla da perdere in questa sfida. Nel senso che fare zero punti a Roma è normale, mentre tutto quello che viene eventualmente in più è un grande risultato.

Alla fine dei conti, sembra che Del Neri abbia avuto ragione su parecchie cose, utilizzo del paradosso compreso. A chi gli chiedeva se la Champions non fosse un sogno, per via del calendario complicato della Samp rispetto a quello delle avversarie dirette, Del Neri due settimane fa rispose che era il migliore possibile, perché costringeva a mantenere sempre alta la tensione. «Io semmai - aggiunse - ho paura del Livorno a Marassi, alla terz’ultima giornata».

In effetti, la Samp ha fatto il passo falso casalingo contro il Cagliari, per giunta quando era in vantaggio per uno a zero, facendosi raggiungere sul pari. Forse per questo si guarda a Roma con un certo ottimismo. Nel girone di ritorno la Samp ha superato Milan, Fiorentina, Juve e Genoa e pareggiato a San Siro contro l’Inter; perso contro Bari e Parma. Il fatto di incontrare Roma, Palermo e Napoli non preoccupa Del Neri. Come per nulla preoccupato sembra anche il presidente del Palermo Zamparini: «Champions? Io credo che ci andremo noi perché il punto a Cagliari a fine stagione sarà determinante. La Samp è stata fortunata perché il Milan pensa già al futuro. Io mi auguro che anche domenica quando scenderanno in campo contro di noi i rossoneri pensino all’anno prossimo».

La Samp batte la Roma con doppietta di Pazzini al 7’ e al 40’ del st. Esultanza blucerchiata, ora il Palermo è a -2 nella corsa alla Champions. La Roma aveva chiuso in vantaggio 1-0 il primo tempo. Gol di Totti al 15’ su assist di Vucinic

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Nella 36.a giornata la Sampdoria batte il Livorno per 2-0 (reti di Cassano 5' nel pt e Ziegler 39' nel st )
"Che i sogni diventino realtà": così recitava uno striscione sugli spalti del Ferraris e la Samp compie un altro passo importante verso quel sogno chiamato Champions League. Nella partita più temuta, almeno a parole, da Gigi Delneri, i blucerchiati soffrono ma portano a casa tre punti pesanti, che consentono loro di mantenere il Palermo a due punti di distanza a una settimana dallo scontro diretto del Renzo Barbera.

La penultima giornata di campionato (37.a) pone di fronte Palermo e Sampdoria, entrambe in corsa per un sogno...all’appuntamento arrivano due squadre brillanti con colori brillanti e sorrisi brillanti. La Sampdoria non aveva mai fatto così bene come in questa stagione da quando è tornata in serie A. Il Palermo non aveva mai fatto così bene e basta: mai 17 vittorie in A, record di punti battuto, a un passo dal diventare il più vittorioso in casa, mancano tre gol al record assoluto in campionato.

Palermo-Sampdoria 1-1
La Champions è a un passo

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09 maggio 2010
La Sampdoria pareggia a Palermo ed è a un passo dalla Champions League. La sfida-spareggio per il quarto posto finisce 1-1: al Barbera, i blucerchiati passano in vantaggio in avvio di ripresa grazie a un rigore trasformato da Pazzini; il Palermo risponde sempre dagli 11 metri con Miccoli, ma nell’acceso finale non riesce a trovare il gol del possibile sorpasso. I giochi, insomma, ormai sembrano fatti: la Sampdoria resta a +2 sui rosanero quando manca una sola giornata alla fine.

Dopo un primo tempo equilibrato, la sfida s’accende in avvio di ripresa, quando Sirigu è costretto al fallo da rigore per fermare Mannini lanciato a rete. È il 53’: Rosetti fischia il penalty e Pazzini dagli 11 metri non sbaglia l’1-0. Delio Rossi corre subito ai ripari, richiama in panchina Cavani, impreciso sottoporta soprattutto nel primo tempo, e dà fiducia al giovane Hernandez.

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La Samp va vicinissima al raddoppio in contropiede al 59’: Cassano, servito da Pazzini, prova a scavalcare Sirigu con un morbido “lob”, ma il portiere non si fa sorprendere e tiene in partita il Palermo. E al 67’ i rosanero ristabiliscono la parità ancora dagli 11 metri: Zauri abbatte Miccoli con una spallata, Rosetti concede il rigore e il fantasista rosanero trasforma.

L’1-1 riaccende le speranze del Palermo ed esalta Miccoli, che, nonostante un problema muscolare accusato proprio subito dopo il rigore, è ancora pericoloso al 71’ con un sinistro che Storari devia in calcio d’angolo. Il numero 10 del Palermo stringe i denti sino al 79’, poi è costretto a lasciare il posto a Budan fra gli applausi scroscianti del Barbera.

Nel finale, Del Neri sostituisce uno stremato Pazzini per Pozzi. Il Palermo spinge a testa bassa e all’84’ si dispera per l’errore di Budan: Storari respinge la conclusione potente da fuori di Pastore, l’attaccante a porta vuota sbaglia il tap-in di testa. Le speranze del Palermo si spengono definitivamente al’89’, quando Hernandez scatta in velocità e supera anche Storari prima di essere fermato per fuorigioco da Rosetti.

Nel recupero, la Samp non rischia più niente: la Champions ora è davvero vicina.

L'ultima partita di campionato decide tutto...se sarà Europa League o Champions League, la gara è Sampdoria-Napoli (il Palermo affronta l'Atalanta, già matematicamente retrocessa a Bergamo).
Il mister del Napoli è Mazzarri (il nostro ex):

Mazzarri promette battaglia
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16 maggio 2010
La chiusura è vagamente minacciosa. Anzi, minacciosa e basta: «L’anno scorso, nel finale di stagione, affrontammo la Reggina, una mia ex squadra, che cercava punti per la salvezza. Vincemmo 5-0. I tifosi sampdoriani sanno come vedo il calcio io. Mi dispiacque molto a livello personale, per la Reggina. Ma io credo che si debba fare il meglio per la società per cui lavori». Walter Mazzarri, ex allenatore della Sampdoria, tecnico del Napoli oggi sulla strada dei blucerchiati, lo dice a chi gli chiede delle raccomandazioni di Zamparini al massimo impegno.

Castelvolturno, ore 12 dell’ultima vigilia di campionato. La base del Napoli è un’oasi: un campo di calcio incastonato all’interno di un green a 18 buche, un Holiday Inn, dove il Ciuccio fa i ritiri interni e una sede con le gigantografie di Ciro, Ruud e Diego Armando, che di cognome naturalmente fanno Ferrara, Krol e Maradona. A poche centinaia di metri, montagne di spazzatura.

Nell’oasi si parla di calcio e di come il Napoli affronterà quella che, normalmente, sarebbe considerata una festa annunciata. Ma Mazzarri è un ex. Non col dente avvelenato, ma con l’orgoglio di dimostrare qualcosa. Sorride e, qualche volta, punge. Come quando parla della Sampdoria di oggi: «Una squadra rivelazione, una bella squadra, allestita bene». E di ieri l’altro, la sua del secondo anno: «Quello migliore, secondo me. Battemmo il Siviglia, arrivammo in finale di Coppa Italia e non portammo il trofeo per un rigore. E con una squadra allestita come voi sapete». Cioè, come? «Vennero fatte scelte di mercato di un certo tipo, dovendo giocare su tre fronti. Eppure facemmo bene, per me addirittura meglio del primo anno, quando fummo sesti toccando, in certi momenti, anche noi la zona Champions».

Rimpianti? «No, sono contento di essere qui e di lavorare con le persone con cui lavoro. E poi io guardo avanti, non indietro. A Genova ho avuto un bel rapporto, anche con la tifoseria. E con la società, i giocatori. Un po’ di emozione ci sarà quando entrerò in campo, poi penserò a far bene il mio lavoro». Altra puntualizzazione: «Se faccio due conti, da quando sono arrivato qui, abbiamo fatto quattro punti più della Sampdoria».

Il Napoli che arriva a Genova sarà acciaccato e incompleto. Lo sottolinea proprio Mazzarri. Che però avverte: «Noi abbiamo perso solo due partite in trasferta, quattro in tutto».

Pazzo-gol, Samp Champions
La favola Sampdoria si chiude con il lieto fine. I blucerchiati battono 1-0 il Napoli, grazie al 19° gol di Pazzini in campionato, e conquistano con il quarto posto il prossimo preliminare di Champions League. È la prima qualificazione in Champions della storia, di un club che comunque ha giocato la finale di Coppa Campioni del 1992. Allora incantavano Vialli e Mancini, oggi Marassi si esalta, ebbro di gioia, per le giocate di Cassano e Pazzini. Rispettivamente scelti e schierati da Marotta e Delneri, che sembrano arrivati al capolinea a Genova, ma questa è un'altra storia, che avrà molto probabilmente le tinte bianconere della Juventus. Ma la storia d'attualità è quella di un pomeriggio di sole al Ferraris dove la Samp fa una fatica enorme a piegare un Napoli che se la gioca per 90', onorando lo sport e facendo venire il crepacuore ai tifosi blucerchiati. Ma il traguardo è ancora più bello se raggiunto dopo tante sofferenze, grazie alle parate di un super Storari, che nega la gioia del gol a un Quagliarella scatenato per convincere Lippi a portarlo in Sudafrica. Ma la Sampdoria vince, e non ha bisogno nemmeno di aggrapparsi al risultato positivo dell'Atalanta contro il Palermo antagonista in chiave Europa, che sfuma nel recupero, quando i rosanero passano su rigore. È fatta, è Champions, e alzi la mano chi l'avrebbe immaginato a inizio stagione.

Il Pazzo stende il Napoli (1-0): è GODURIA CHAMPIONS
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16.05.2010
In un “Ferrraris” completamente sold – out, la Sampdoria è consapevole di trovarsi dinanzi ad un bivio, conquistare un obiettivo inaspettato ad inizio campionato, oppure “accontentarsi” dell’Europa League, diventata piccola piccola dinanzi all’incredibile delusione di vedersi sfuggire l’Europa che conta di più all’ultima curva.

Siamo padroni del proprio destino, qualsiasi cosa succeda a Bergamo. Del Neri conferma l’11 titolare, Zauri è recuperato in difesa, Tissone e Mannini sono ancora preferiti a Poli e Guberti. Sull’altro fronte Mazzarri deve rinunciare allo squalificato Lavezzi e agli infortunati Gargano, Hamsik e Campagnaro.

Partiamo subito con il piede sull’acceleratore, non passa nemmeno un minuto che Fantantonio fa il diavolo a quattro sulla destra, traversone per Mannini, anticipato di petto da Grava. Al di là di un diagonale di Quagliarella terminato sul fondo, c’è solo la Sampdoria in campo, trascinata dal genio barese, alla continua ricerca di palloni giocabili per estrarre giochi di prestigio dal proprio cilindro. Tra il 15’ e il 25’ il fantasista blucerchiato è lesto a defilarsi, senza dare punti di riferimento alla retroguardia partenopea: dopo un salvataggio di Maggio su Mannini, il n°99 blucerchiato tenta la soluzione personale, ma De Sanctis fa buona guardia sul diagonale operato dall’out sinistro.

Il Napoli, nonostante le numerose assenze, non sta a guardare, è ben messo in campo, lotta su ogni pallone, altro che avversario demotivato per la qualificazione all’Europa League conquistata domenica scorsa. Talvolta sembra la partita della vita per i partenopei, vicinissimi al pareggio al 34’, quando Storari compie il primo miracolo della giornata, dicendo di no all’angolatissimo colpo di testa di Quagliarella sullo sviluppo di un corner dalla destra.

Il caldo, la fretta di sbloccare una partita ancora più difficile del previsto, il concomitante vantaggio del Palermo a Bergamo si aggiungono alla lista degli elementi a nostro sfavore: Cassano e Pazzini sono spesso destinatari di una doppia marcatura, a centrocampo Palombo e Tissone faticano a far girare palla, le corsie esterne sono ben presidiate, si soffre, ma si sapeva.

Dopo il break le compagini ritornano in campo con i medesimi effettivi, ma la Sampdoria mette in campo un altro spirito, cercando subito il vantaggio, ma Tissone, da fuori, non trova il bersaglio grosso. La Gradinata Sud non smette mai d’incitare in maniera costante e appassionata la squadra, in difficoltà psicologica. Fortunatamente la notizia del momentaneo pareggio dell’Atalanta ridà nuova linfa ai ragazzi, che si rigettano in avanti, gettando il cuore oltre l’ostacolo.

Al minuto 51, si scrive una nuova pagina di storia blucerchiata, storia genovese, storia italiana, storia europea: Santacroce affonda Semioli sull’out destro, punizione tesa battuta da Ziegler, Pazzini va in cielo, colpisce di testa e gonfia la rete, è l’apoteosi, il “Ferraris” esplode, ma non è ancora finita, c’è ancora tempo per soffrire.

Del Neri sostituisce l’esausto Semioli, gettando nella mischia Guberti, ma i suoi ragazzi, come recentemente accaduto, subiscono il ritorno dell’avversario una volta passato in svantaggio e faticano ad alzare nuovamente il proprio baricentro: San Storari salva la baracca respingendo di piede la rasoiata di Quagliarella, bravo ad eludere la marcatura di Zauri, e negando la gioia del goal a Dossena, autore di una conclusione di prima intenzione su una palla a spiovere. Mazzarri non ci sta ad uscire sconfitto e si gioca tutte le carte offensive rimaste, dando fiducia ad Hoffer e Bogliacino.

Nel finale c’è tempo per regalare la standing – ovation a Cassano, sostituito da Pozzi, per perdere qualche anno di vita sul retropassaggio di testa di Lucchini che rischia di tramutarsi, come accaduto a Verona, in una possibile autorete in concomitanza dell’uscita di Storari, e protestare per un ingiusto offside sbandierato ai danni di Pazzini lanciato a rete. In pieno recupero il Palermo riuscirà a sbancare Bergamo, ma nessuno a Genova se ne è accorto e si è preso la briga di interessarsene più: Rizzoli dice che è finita qua, Sampdoria batte Napoli per 1-0, ci qualifichiamo ai preliminari di Champions League, tutti gli altri non possono più darci fastidio.






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Garrone: «Il giorno più bello della mia vita» Marotta: «Momenti straordinari»
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16 maggio 2010
«È il giorno più bello, andiamo nella grande Europa...». Riccardo Garrone si gode il capolavoro della sua Sampdoria, è in campo a far festa con i suoi ragazzi e ai microfoni di Sky Sport può sfogare tutta la sua gioia. «È stato un campionato iniziato bene, poi c’è stato un periodo grigio, poi la squadra ha dimostrato di essere grande, anche grazie a questa splendida tifoseria che c’è stata sempre vicina».

È il giorno della festa, ma anche degli addii, sicuro quello di Beppe Marotta, probabile quello di Gigi Del Neri. «Ci sono queste novità - conferma Garrone -, ma l’altro giorno ho parlato con i ragazzi che sentivano tv della partenza di Marotta e così via. Ho detto loro che mi è successo molte volte di cambiare il numero 2, l’amministratore delegato della mia azienda e dopo è sempre andata meglio».

«Nella storia della mia azienda (la Erg) - ha spiegato Garrone - ho mandato via sei amministratori delegati ed ogni volta è andata meglio».

Garrone ha fatto anche un accenno sul futuro: «Pazzini? Non se ne parla neppure». C’è chi dice che tra i giocatori sia stato stretto nelle scorse settimane una sorta di patto: se arriva la Champions nessuno se ne andrà. E a giudicare dalle parole di Garrone, il patto sarà rispettato.

Parole dolci e non banali anche per Antonio Cassano. «È un ragazzo straordinario, vivace e a volte non molto educato, ma rispetto al Cassano di Roma e di Madrid è molto maturato, è un grande uomo e si è visto oggi il modo in cui ha messo gambe e cuore per la squadra».

Beppe Marotta fa festa con la squadra e i suoi ragazzi, se la gode fino in fondo anche perché quello di oggi è l’ultimo giorno da amministratore delegato blucerchiato. «Intanto - spiega ai microfoni di Sky Sport - voglio vivere questi momenti particolari che per me sono straordinari. È merito dei ragazzi, dell’allenatore e della società, domani affronteremo tutto con un altro spirito, ma queste sono pagine indimenticabili per me, è il giorno più bello, perché ho iniziato dalla gavetta e la Champions è il traguardo massimo per chi fa il mio lavoro».

E adesso? Marotta non conferma e non smentisce, ma Garrone ha già ufficializzato il suo addio, andrà alla Juventus e ad aspettarlo c’è una sfida difficilissima. «Nella vita, per chi ama il lavoro per come lo amo io, sono solo sfide nuove - spiega Marotta -, non ci sono grandi obiettivi senza il sudore e il lavoro».



ALLA FACCIA DEI MUGUGNI
ALLA FACCIA DI CHI, ALL'INIZIO,

NON AVREBBE SCOMMESSO SU DI NOI
ALLA FACCIA DI CHI NON CI HA CREDUTO

ALLA FACCIA DI CHI CI CREDEVA UN FUOCO FATUO
ALLA FACCIA DI CHI, FINO ALLA FINE, HA TENTATO DI METTERE ZIZZANIA


PER CHI CI HA CREDUTO
PER CHI HA PIANTO CON LEI, E PER LEI

PER CHI NON L'HA MAI ABBANDONATA
PER CHI HA SOGNATO

PER CHI STA GODENDO
PER CHI, SEMPLICEMENTE, LA AMA



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Homer - Sab Mag 29, 2010 1:23 pm
Oggetto:
A fine campionato lasceranno la Sampdoria il dg Giuseppe Marotta ed il tecnico Luigi Delneri, entrambe assunti dalla Juventus.

Marotta aveva un contratto che lo legava alla sampdoria fino al 30 giugno 2011 (firmato nel 2008). Mentre Delneri aveva un contratto annuale...comunque grazie ad entrambe! E auguri di buona fortuna!
Homer - Gio Ago 26, 2010 3:21 pm
Oggetto:
La società affida la squadra a mister Di Carlo.
Il nuovo Direttore Generale è Sergio Gasparin (Udinese), Direttore Sportivo Doriano Tosi.

La Samp riparte da Gasparin e Tosi
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17 maggio 2010
La Sampdoria riparte da Sergio Gasparin e Doriano Tosi. È ufficiale il cambio al vertice dei quadri dirigenziali di Corte Lambruschini. Dopo otto lunghi ed intensi anni Giuseppe Marotta lascia la Samp -recita una nota della società blucerchiata-, come anche il Coordinatore Osservatori Fabio Paratici.

Arrivano in blucerchiato Sergio Gasparin, nel ruolo di Direttore Generale della Sampdoria e Doriano Tosi in qualità di Direttore Sportivo. Giovedì 20 e venerdì 21 maggio i due nuovi quadri dirigenziali verranno presentati alla stampa. «La Società intende ringraziare il sig. Giuseppe Marotta e il sig. Fabio Paratici per la professionalità dimostrata in questi straordinari anni ed augura a tutti loro le migliori fortune umane e professionali per il prosieguo della loro carriera».

LA GIORNATA
La Genova blucerchiata si è svegliata ancora ebbra di felicità per l’impresa della Sampdoria. La festa iniziata al triplice fischio è andata avanti sino a tarda notte nel centro cittadino e non solo, con la sorpresa dei fuochi artificiali a mezzanotte. Il pullman scoperto, che ha ospitato la squadra accompagnata da due ali di folla sino alla centralissima De Ferrari, ha impiegato più di un’ora per percorrere poco più di un chilometro tanto era l’entusiasmo per un risultato incredibile, al quale nessuno a Natale avrebbe mai creduto.

Ma il giorno dopo la vittoria sul Napoli che ha sancito la conquista del quarto posto e la qualificazione al turno preliminare di Champions League, per la società blucerchiata è già il momento di guardare avanti. Perché la Sampdoria adesso volta pagina. Quella di ieri è stata la partita degli addii. Prima solo sussurrati, da oggi ufficiali.

Lasciano la società l’ex amministratore delegato Beppe Marotta, il capo degli osservatori Fabio Paratici e l’allenatore Gigi Del Neri. Tutti sono stati salutati attraverso le pagine del sito della società che ha voluto fare loro un augurio per la nuova avventura che intraprenderanno a Torino, sponda Juventus. Partenze ormai attese, tanto che sempre in giornata sono già stati comunicati i nomi dei nuovi dirigenti che dovranno occuparsi della squadra 2010/2011.

Il direttore generale sarà Sergio Gasparin, dimessosi oggi dalla carica che ricopriva all’Udinese e che, già al Venezia, aveva sostituito proprio Marotta. Il ruolo di direttore sportivo è stato affidato invece a Doriano Tosi, ex dirigente del Modena. Entrambi saranno presentati questa settimana: giovedì Gasparin, venerdì Tosi. Domani potrebbe anche essere il giorno del nuovo allenatore. In pole position c’è Domenico Di Carlo, protagonista di due grandi stagioni al Chievo, ben conosciuto da Gasparin, che lo ha avuto come giocatore all’epoca del Vicenza dei miracoli.

Di Carlo, il cui contratto a Verona scadrà il 30 giugno, prima di dire sì alla Sampdoria dovrà però parlare con il suo attuale presidente Campedelli, incontro che dovrebbe tenersi domani in mattinata. A questo punto assume grande rilevanza la conferenza stampa indetta per domani pomeriggio dal presidente Riccardo Garrone che potrebbe anche annunciare il nuovo allenatore ma soprattutto fornirà la sua versione sulle ultime incredibili settimane.

La velocità nel riorganizzarsi dimostra come la Sampdoria non si sia fatta trovare impreparata e abbia tutte le intenzioni di prendere sul serio la nuova avventura europea. Il turno preliminare di Champions League si giocherà tra il 16 ed il 24 di agosto, quindi anche la preparazione estiva dovrà essere anticipata.

Molti i movimenti di mercato attesi per una squadra che dovrà essere rinforzata in alcuni reparti, non fosse altro per la partenza di pedine importanti attualmente in prestito (in primis il portiere Storari) o in comproprietà.
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Di Carlo è della Samp
E parla da doriano

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26 maggio 2010
Domenico Di Carlo è da stasera il nuovo allenatore della Sampdoria. In giornata si era dimesso dal Chievo, dove aveva un contratto fino al 30 giugno, per cominciare a pensare da sampdoriano. A Genova è legato da un contratto di due anni.

«Volevo restare - ha detto oggi nella sua ultima conferenza stampa a Verona - ma quando ti offrono i preliminari di Champions non puoi dire di no». «Quella blucerchiata è un’offerta che non potevo rifiutare - dice - So di raccogliere un’eredità importante da Del Neri, ma le responsabilità non mi spaventano. Tra poco inizierò ad allenare la Sampdoria, aspettiamo l’ufficializzazione. A Genova verranno Murgita e Brignardello, mentre il preparatore dei portieri Filippi sta valutando altre offerte. Di Carlo parla anche di Cassano. «Per me non rappresenterà mai un problema, lo sarà semmai per chi lo deve affrontare».

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(grazie a Radio Verona)
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Gasparin presenta Di Carlo

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28 maggio 2010
La Sampdoria ha mantenuto la parola data. E i pensieri del diggì Sergio Gasparin, ieri mattina, sono partiti proprio da questa sottolineatura: «La settimana scorsa avevo detto che entro sette giorni avremmo annunciato il nome del nuovo tecnico. E in realtà oltre ad annunciarlo siamo qui a presentarlo: Domenico Di Carlo, o meglio Mimmo per tutti quelli che hanno un rapporto confidenziale con lui. Nel primo incontro con la stampa avevo anche dichiarato che al di là dei propositi e delle persone, la cosa che mi piace e mi conquista di più sono i fatti concreti che ti danno risposte rispetto a intendimenti e promesse. Eccoli: l’allenatore è qui».

Gasparin ha quindi ricordato i suoi rapporti con il nuovo tecnico della Samp: «Con Di Carlo è una conoscenza che risale ai tempi del Vicenza per quanto riguarda la sua attività professionale di calciatore. Lo prelevammo dal Palermo e poi compì assieme a squadra e società quella magica cavalcata dalla serie C alla A, con la vittoria in coppa Italia e la semifinale di Coppa delle Coppe in casa del Chelsea, a Stamford Bridge. Era un giocatore che aveva i contenuti che oggi rispecchiano il suo modo di essere allenatore: questa grande determinazione, questa applicazione, questo lavorare continuo nel migliorare e migliorarsi. Racconto un aneddoto significativo da questo punto di vista. Quando quella squadra venne promossa in serie B, lui non era sicuramente tra i giocatori più bravi, attrezzati e capaci dal punto di vista tecnico, ma a distanza di tre anni, quando andammo in serie A, al termine del girone di andata fu eletto miglior giocatore della serie A dagli allenatori e dai capitani delle altre squadre. Si è migliorato con il lavoro, con l’abnegazione, con l’impegno e con l’applicazione. E credo che questo carattere se lo porti dietro anche adesso, nel suo bagaglio da allenatore. Preciso però che la scelta della Sampdoria, della Sampdoria tutta, sul Di Carlo allenatore è stata basata su altri fattori: i risultati, le esperienze fatte, sul gioco espresso dalle sue precedenti squadre, sul rapporto che ha con i giocatori che giocano e anche con quelli che non giocano. La disamina fatta con il presidente Garrone e con il cda è stata quella sul Di Carlo allenatore».
Homer - Gio Ago 26, 2010 3:24 pm
Oggetto:
Ritiroestivo, sempre a Moena...

La Sampdoria sta partendo per Moena col nuovo
pullman di lusso appena comprato.


Il pullman è un Irizar Scania extra lusso ed era stato mostrato ai tifosi in Piazza De Ferrari il 3 giugno. Come riportato nel sito sampdoria.it, il veicolo è una specie di limusine fornita di ogni comfort, da un salotto per sei persone, alle quattro poltrone per i giocatori infortunati, ai televisori, per arrivare alle postazioni multimediali di connessione a internet. Anche le poltrone sono fatte in maniera diversa dal comune, in quanto sono più confortevoli e più distanti l' una dall' altra. Il pullman è lungo dodici metri, dodici metri colorati di un blu fiammante, con tanto di stemma col baciccia che compare in bella mostra. Il pullman è un 440 cavalli, ed ha un motore Euro V in perfetta linea con le normative ambientali.

Insomma, per dirla come i tecnici del gruppo Stat che hanno creato questo pullman, per una squadra da Champions ci vuole un pullman da Champions.

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Gasparin con la signora Luigina Volpi
Homer - Gio Ago 26, 2010 3:25 pm
Oggetto:
Samp, ecco le nuove maglie
Torna quella con la diagonale

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03 luglio 2010 | P.Giamp.
Presentate ieri mattina, nel palazzo della Borsa di Genova, le nuove maglie blucerchiate per la stagione 2010/2011. Le novità: colletto e bordini bianchi per la prima casacca, banda diagonale per la maglietta bianca da trasferta, terza maglia non più nera come negli ultimi anni ma blu definito “Dundee”. Il portiere resta in verde piuttosto flash.

La Sampdoria cambia e per marcare la novità organizza una sfilata («è la prima volta che assisto a un defilé nella mia vita» dirà il presidente doriano Garrone) con modelle e modelli in passerella.

La sorpresa maggiore è per la seconda divisa, bianca ma con fascia diagonale. Un ritorno che i tifosi non potranno non apprezzare dato il risultato estetico indubbiamente accattivante. «Ma non vi dico - ha spiegato Raul Pinacci, responsabile marketing della Robe di Kappa - le discussioni sulla posizione della riga rossa. Perché un conto è quando la fascia è orizzontale, ma se diventa diagonale... Abbiamo fatto notte».

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Estetica: un concetto espresso un po’ da tutti, Garrone, Gasparin, Pinacci e anche Bruno Pizzul, che ha prestato voce (e presenza) per raccontare l’evoluzione dalla maglia della scorsa a quella di oggi. «La maglia della Sampdoria è la più bella del mondo». Pinacci ha aggiunto, da tecnico del settore, che lavorare con una maglia già bella di suo, è molto più difficile. «Bisogna stare molto attenti, fare più che altro i cesellatori».

Un po’ di perplessità (già diffusa ieri dai tifosi attraverso i siti Internet) era sul logo della Kappa, un po’ grosso sulle spalle. Bisogna fare in merito alcune precisazioni. Intanto la grandezza del logo deriva da una trattativa anche a colpi di ricorsi legali che alcune aziende tra cui la Kappa hanno vinto nei confronti di una società che “debordava” con il proprio logo sulle casacche dei giocatori. La grandezza del logo Kappa è dunque quello stabilito da una precisa normativa.

La Sampdoria ha chiesto e ottenuto, attraverso il responsabile del marketing Marco Caroli, che sulla prima maglia il logo fosse mantenuto di dimensioni ridotte rispetto a quello che campeggia sulle divise blu notte (che sarà utilizzata spesso per le serate di coppa) e su quella bianca da trasferta con fascia diagonale.

Rispetto alla precedente stagione la prima maglia della Sampdoria cambia comunque pochissimo: il colletto e i bordini delle maniche bianchi e niente altro. La Sampdoria e la Kappa si aspettano molto dalla divisa bianca in termine di vendite e quindi di incassi al Sampdoria Point (che come ogni anno sarà operativo anche a Moena nei pressi del campo d’allenamento intitolato a Cesare Benatti). Non è stata nemmeno presa in considerazione, invece, l’ipotesi di riproporre i calzettoni a strisce. Furono presentati due stagioni fa e presto ritirati, dati i risultati poco soddisfacenti. A molti venne in mente la stagione disastrosa che portò alla serie B e i calzettoni tornarono velocemente nei magazzini.


Homer - Gio Ago 26, 2010 3:31 pm
Oggetto:
Come al solito in molti "mugugnano" per lo "scarno" mercato...
La dirigenza non si sta comportando male vista e considerata la sua notoria "parsimonia": la squadra è stata quasi tutta riconfermata (peccato veramente solo per Storari) e sono di ritorno ottimi giovani che si sono fatti le ossa.
Il ragionamento che dovremmo fare è questo: ipotizziamo di passare i preliminari, nella fase a gironi il nostro obiettivo massimo è quello di arrivare 3° e finire in Coppa Uefa (considerando che se ci va bene saremmo in 3^ fascia, e che guardando le altre fasce se ci va bene prenderemmo Arsenal e Lione, è impensabile pensare di passare il girone); questa rosa va valutata in quest'ottica...Numericamente e qualitativamente, è in grado di reggere tripli impegni? Sì, abbiamo un rincalzo per ruolo (tranne il terzino destro e l'ala che per bocca della società arriveranno) e in quasi tutti il rincalzo è adatto...Per chiarire, l'11 che potrebbe scendere in campo prima o dopo una partita di Coppa è: Fiorillo Cacciatore Rossini Volta Accardi Mannini Tissone Dessena Koman Pozzi Marilungo...
L'altra domanda da farsi è, questa squadra qualitativamente è in grado di giocare la Coppa Uefa? Considerando la nostra rosa nell'ultima nostra
partecipazione sì...Punto.
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Lippi, dopo un mondiale penoso, torna a casa, il nuovo mister, Prandelli, convoca Cassano e lo prova in amichevole.

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18 maggio 2010
La Sampdoria contro la storia del calcio. Se si esclude lo Zenit, che fa parte della nouvelle vague del pallone, Siviglia, Ajax, Werder Brema e Tottenham sono formazioni che da sempre frequentano i salotti buoni d’Europa. Queste le “big”, senza escludere la possibilità di incontrare altre avversarie ostiche come Fenerbahce o Dinamo Kiev. Loro, in caso di qualificazione dal terzo turno potrebbero sfidare i blucerchiati, nel playoff che conduce al torneo a gironi

Ma tra le cinque possibili big gli iberici del Siviglia sono quelli che sarebbe meglio tenere lontani da Genova. E’ vero che hanno ottenuto la qualificazione sul filo del rasoio grazie a un gol al 93’ del “canterano” Rodri contro l’Almeria, ma, ironia della sorte, l’arrivo dell’ex sampdoriano Stankevicius ha prodotto un effetto domino in positivo, permettendo al tecnico Antonio Alvarez (ad interim dopo l’esonero di Manolo Jimenez) di scalare il geometrico Adriano Correia in mezzo al campo a fianco del play ivoriano Zokora. I pericoli maggiori arrivano dal tandem offensivo Kanoute-Luis Fabiano, tra i più temibili della Liga. I maligni sostengono che il Werder Brema proponga un calcio più redditizio dopo la cessione di Diego alla Juventus. In realtà la squadra che Thomas Schaaf guida ormai ininterrottamente da undici stagioni è solo più solida e quadrata. I tedeschi sono l’immagine allo specchio del loro allenatore, un ex mastino armato di clava. La tenuta atletica è il fiore all’occhiello di un gruppo che ruota attorno al turco naturalizzato Mesut Ozil. Cresciuto all’ombra di Diego, è esploso proprio quando il brasiliano ha fatto le valigie per Torino. Frings e Borowski sulla mediana, ma soprattutto Mertesacker nel cuore della difesa, srotolano un filo spinato difficilmente oltrepassabile. Lo Zenit è guidato da una vecchia conoscenza dei blucerchiati, quel Luciano Spalletti che alla Samp visse il periodo più nero della sua carriera. A San Pietroburgo il tecnico di Certaldo è partito col piede giusto: ha vinto la coppa nazionale contro il modesto Sibir Novosibirsk e guida dopo undici giornate la classifica della “Rosgosstrakh Championship”. Da tenere d’occhio la verve offensiva del lusitano Danny, risorto dopo stagioni interlocutorie a Lisbona e Mosca, e i centrocampisti Roman Shirokov e Vladimir Bystrov, che partendo dalla distanza sanno fare male. Il recente acquisto del serbo Danko Lazovic dal Psv Eindhoven è il classico valore aggiunto. Non avrebbe quasi bisogno di presentazioni il Tottenham. Il blasone parla a favore dei londinesi che hanno ottenuto la qualificazione a spese del City di Mancini. Difficile trovare un punto debole nella pattuglia di Redknapp che può contare su un laterale di difesa come Gareth Bale (apprezzato dal Milan), sulla fantasia di Modric, sui gol di Crouch e Defoe e sull’imprevedibilità di Corluka, Jenas e Kranjcar. L’unica nota stonata è il portiere brasiliano Heurelho Gomes, autore di topiche clamorose che comunque non l’hanno ostacolato nella corsa alla maglia di vice Julio Cesar per il Sudafrica.

Lui si giustifica affermando di essere poco amato perché sprovvisto di physique du role.

L’Ajax è la storia del calcio europeo e le quattro Champions conquistate sono il marchio di nobiltà dei lancieri, un po’ caduti in disgrazia dopo i fasti della gestione Van Gaal.

La parziale resurrezione, nonostante un titolo che in Arena Boulevard non vedono da sei anni, è in controtendenza per chi sforna giovani a getto continuo.

Gli innesti di giocatori esperti come il centravanti serbo Pantelic, pescato dall’Hertha Berlino, e il compagno di reparto Luis Alberto Suarez, uruguagio prelevato dal Groningen, sono stati provvidenziali. Insieme hanno messo a segno 51 gol in Eredivisie.

Pantelic rimarrà ad Amsterdam, mentre per Suarez si è aperta una vera e propria asta con Valencia e Manchester United in prima fila.

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Homer - Gio Ago 26, 2010 3:33 pm
Oggetto:
Samp, roulette Champions

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Oggi a Nyon, i sorteggi dei playoff di Champions League (con la Sampdoria) ed Europa League (con Palermo, Napoli e Juventus). I giocatori blucerchiati: «Sono tutte forti». Ma la speranza è di evitare il Tottenham.
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06 agosto 2010
Tottenham, Siviglia, Zenit, Ajax, Werder. Oppure: Ajax, Zenit, Siviglia, Tottenham, Werder. Oppure: Werder, Zenit... così oppure così, una serie dopo l’altra, per tutto il pomeriggio, dentro la testa dei giocatori della Sampdoria. Oggi, attorno alle 12.30 a Nyon, Svizzera, ci sarà il sorteggio del playoff. E lì la Samp, rappresentata dal direttore generale Sergio Gasparin e dal segretario Umberto Marino, saprà con chi si giocherà l’ingresso nella Champions vera e propria. La società blucerchiata conosce benissimo tutte e cinque le possibili avversarie. Ha inviato osservatori in ogni angolo d’Europa mercoledì sera, il vice allenatore Roberto Murgita ha raccolto e vivisezionato dvd di tutte. Qualunque squadra uscirà dall’urna, giocherà altre due volte prima di affrontare la Samp. E verrà rispiata altre due volte.

Dunque: meglio di no lo Zenit perché sta giocando il campionato e quindi è in forma eccellente, meglio di no le inglesi perché partono sempre ad agosto con l’acceleratore a manetta... «Fermi. Se le evitiamo tutte, allora non giochiamo». Domenico Di Carlo è pragmatico. Il giorno della sua presentazione all’Ac Hotel aveva detto «evitiamo il Tottenham». Oggi non dice nemmeno quello: «Sono tutte allo stesso livello. Cioè, forti. Se sono le teste di serie, qualcosa vorrà pur dire. Sono forti adesso e lo sono state anche nelle ultime stagioni. Però sono forti anche le altre squadre. Compresa la Sampdoria. E allora dico, non pensiamo tanto al nome dell’avversario, né adesso prima del sorteggio, né dopo il sorteggio. Pensiamo a noi, pensiamo alla Sampdoria, alla sua grande tecnica e ai suoi campioni. Pensiamo ad avere la mentalità giusta e ai nostri sostenitori che ci aiuteranno ad affrontare degli impegni così duri. In campo si va undici contro undici. Sfruttiamo al massimo le nostre caratteristiche e vediamo che succede.

E poi dico: l’allenatore del Tottenham, o del Werder… sarà contento secondo voi quando saprà di dover affrontare Palombo, Pazzini e Cassano?». Si passa al totosorteggio. Attacca Semioli: «Mamma mia... sulla carta direi che sono assolutamente da evitare Siviglia, Zenit e Tottenham. Restano Ajax e Werder. Ma vado a sensazioni». Mannini: «Dove caschi, caschi. Caschi cinque volte nel difficile. Non saprei che squadra preferire. Non è vero, sono anche un po’ scaramantico e me la tengo per me. Non dico che sono ansioso, ma curioso sì». Lucchini: «Le inglesi mi fanno sempre paura, il Siviglia ha tanti giocatori di grande classe, lo Zenit è primo in campionato, forse l’Ajax.

Piuttosto speriamo di giocare la prima in trasferta, se ci presentiamo a Marassi con un pareggio nell’andata e magari avendo segnato pure un golletto, con il sostegno dei nostri tifosi potremmo compiere l’impresa». Palombo: «Non ho una preferita, sono tutte fortissime. In teoria Tottenham e Siviglia sembrano le più ostiche, ma a questo punto, chi becchi, becchi. Ho voglia di giocare questa partita, sono curioso ma non abbiamo paura di nessuno». Pazzini: «Il mio pronostico? Ci tocca il Tottenham. Ma è il pronostico, non la mia speranza». Gastaldello: «Non saprei che cosa augurarmi, secondo me in Europa, a questo livello, non c’è una squadra più debole. Anch’io direi che sarebbe meglio stare lontano da Tottenham, Siviglia e Zenit, ma non puoi dire che una delle cinque è più facile delle altre». Poli: «Sul sorteggio non mi sento di fare pronostici, mi sento di farli sulla nostra voglia di passare il playoff: enorme. Sono curioso, ho voglia finalmente di sapere con chi giocheremo».

Dessena: «Non mi piacciono Siviglia e Zenit, però anche la Sampdoria è forte. Ce la possiamo giocare con tutti. Cassano, Palombo e Pazzini, tanto per cominciare, ce li abbiamo noi». Qualche parere secco. Ziegler: «Il Tottenham, perché ci ho giocato». Volta: «Zenit». Marilungo: «Werder». Pozzi: «Werder». Bianco: «Tottenham». Accardi: «Siviglia». La pioggia, annunciata, è arrivata a catinelle. Ieri penultimo giorno di questo lungo ritiro a Moena e un solo allenamento, al mattino. Con il brivido Antonio Cassano: durante un’esercitazione senza avversari, dopo avere stoppato una palla col petto è crollato a terra toccandosi una caviglia. È rimasto a terra per un paio di minuti, poi è rientrato negli spogliatoi. Tanta paura ma niente di grave. Oggi, ultimo giorno. Al mattino l’ultimo allenamento al Benatti, poi dopo pranzo, ciao Moena. La squadra va all’aeroporto di Verona e da lì vola a Colonia: domani pomeriggio ultimo test prima del playoff.

L'avversario dei ragazzi di Di Carlo non è sicuramente dei più teneri: il Werder Brema di Mesut Ozil, vera autentica rivelazione del mondiale di Sud Africa.

I blucerchiati disputeranno l'andata al WeserStadion, mentre la gara di ritorno si giocherà al Ferraris. Di seguito il quadro completo degli spareggi per la categoria Piazzati:

Young Boys - Tottenham

Sporting Braga - Siviglia

Werder Brema - Sampdoria

Zenit S.Pietroburgo - Auxerre

Dynamo Kiev - Ajax

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Homer - Gio Ago 26, 2010 3:36 pm
Oggetto:
I tifosi blucerchiati si mobilitano per la trasferta di Brema
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La voglia d'Europa comincia a farsi sentire per davvero. A partire da questa mattina i tifosi blucerchiati hanno letteralmente invaso i tre negozi Sampdoria Point e la Federclubs per assicurarsi in prelazione i biglietti di Doria-Werder, la gara di ritorno del play-off di Champions League. Intanto, però, in attesa di conoscere le modalità di acquisto dei tagliandi per il "Weserstadion", c'è chi si sta mettendo in moto per la trasferta di Brema (mercoledì 18 agosto, ore 20.45). Aerei e pullman, pullmini e auto private si metteranno in viaggio alla volta della Germania per non lasciare soli i ragazzi di mister Di Carlo in un match che può valere il lasciapassare verso un sogno. Ecco chi contattare per non mancare alla trasferta in terra tedesca.

Volo charter Federclubs
Prenotazioni nella sede di Via Casata Centuriona 18-20 rosso dalle ore 14.30 alle ore 18.30

Pullman
Fieri Fossato
Sampdoria Club Fedelissimi
Sampdoria Club Junior
Sampdoria Club Pegli-Val Varenna
Sampdoria Club "Recco canta nella Sud"
Sampdoria Club Valsecca
Samplace 09
San Fruttuoso 87
Ultras Tito Cucchiaroni
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Rispetto, ma non paura: alla scoperta del Werder Brema
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Sono i tedeschi di Thomas Schaaf l'avversario da battere per la Sampdoria, l'ultimo ostacolo da superare prima dei gironi di Champions League. Cerchiamo di conoscere la storia e i segreti della squadra biancoverde.
Dal 16 maggio al 6 agosto, quanti nomi, supposizioni, idee, su chi potesse essere l'avversario della Sampdoria nel tanto atteso play-off agostano di Champions League. Ora che a quella fatidica data ci siamo arrivati, il giorno dopo il sorteggio di Nyon, siamo qui a parlare di una supersfida che si è fatta vicinissima, in programma tra poco più di una settimana: ai blucerchiati di Mimmo Di Carlo l'urna svizzera ha messo di fronte i biancoverdi del Werder Brema. Sarà la formazione allenata da Thomas Schaaf, terza nell'ultima Bundesliga, l'ultimo ostacolo sulla strada doriana degli agognati gironi, un ostacolo da superare partendo da una principale certezza: il Doria ci metterà anima e corpo a cominciare dal primo minuto dell'andata del "Weserstadion" (il 18 agosto, di fronte a 42.354 spettatori), con grande rispetto per l'avversario, certo, ma senza averne alcuna paura. E siccome si dice che la paura provenga dall'ignoranza e dalla non conoscenza di ciò che si affronta, cerchiamo appunto di conoscere le caratteristiche principali della società tedesca.

Blasone. Sulle rive del fiume Weser, sotto il nome di FV Werder, il club fu fondato il 4 febbraio 1899, data che lo rende tra i più antichi dell'intero panorama teutonico. Uno dei più antichi - rinominato SportVerein Werder Bremen nel 1920 -, nonché uno dei più blasonati, al punto da rientrare nella ristretta élite di formazioni che possono annoverare sulla propria maglia la cosiddetta "stella" cucita sullo stemma sociale, a dimostrazione degli oltre tre titoli conquistati. Il Werder, nella sua ultracentenaria storia, ha infatti trionfato in Bundesliga ben quattro volte, l'ultima delle quali nel 2004, nella strepitosa stagione in cui ottenne il double campionato-Coppa di Germania, impresa riuscita nel calcio tedesco solamente ad altre tre squadre.

Successi. Cronologicamente, però, quelli di sei anni fa non restano gli ultimi trionfi del Werder: le vittorie in Coppa di Germania nel 2009 e quella successiva in Supercoppa in casa del Wolfsburg campione in carica hanno rinverdito un ricco palmares, nel quale spicca la Coppa delle Coppe 1992. La squadra della città dei celebri musicanti della fiaba dei fratelli Grimm è famosa per aver un buon rapporto con le competizioni continentali, alle quali - soprattutto negli ultimi anni - si è sempre qualificata con un'assiduità impressionante, tanto da ottenere la Champions League sei volte su sette. È soprattutto in Coppa Uefa però, che il Werder ha ottenuto i suoi migliori risultati: una semifinale nel 2007 e una finale nel 2009, chiusa con una sconfitta solo dopo i supplementari ad opera dello Shakhtar Donetsk.

Temibili. Nel loro 2009/10, gli uomini di Schaaf - 49 anni, allenatore della prima squadra da dodici ma leggendaria bandiera del club anche da calciatore - si sono classificati terzi al termine di un campionato a livello altissimo, con un'unica - seppur grande - flessione, di cinque sconfitte consecutive all'inizio dell'anno solare. Malgrado il periodo di crisi, gli anseatici di Brema sono stati comunque in grado di riprendersi, accumulando vittorie su vittorie e ottenendo - un po' come la Sampdoria - il meritato posto al sole e questo prestigioso dentro o fuori, che lo stesso tecnico tedesco ha battezzato «molto difficile».

Singoli. Oltre che un invidiabile collettivo confermato pressoché in blocco, il Werder può contare su giocatori di qualità tecniche eccelse, in particolare la rivelazione dell'ultimo Mondiale sudafricano: il fantasista d'origine turca Mesut Özil che, insieme alla coppia difensiva Mertesacker-Naldo e a quella di centrocampo composta dal capitano Frings e dal versatile Borowski, costituisce uno degli autentici punti di forza della squadra. Il tutto senza dimenticare la velocissima e giovane ala Marko Marin e, soprattutto, il bomber peruviano Claudio Pizarro, uno degli attaccanti più prolifici della storia delle competizioni europee: il secondo miglior sudamericano di sempre dopo il grande Alfredo Di Stefano.
Homer - Gio Ago 26, 2010 3:39 pm
Oggetto:
Werder Brema-Sampdoria 3-1

Un gol allo scadere del Pazzo tiene accesa la speranza: a Brema, Samp sconfitta 3-1
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Un po' l'inesperienza, un po' la sfortuna e la Samp cade al Weserstadion di Brema sotto i colpi di un buon Werder sì, ma non irresistibile. Un 3 -1 che non ci fa disperare del tutto, anzi alla luce di ciò che di bello i ragazzi hanno fatto vedere, ci fa ben sperare per la gara di ritorno a Marassi in programma tra sei giorni.

Samp che schiera il tradizionale 4-4-2, con Curci tra i pali. Volta schierato a sorpresa a destra e Ziegler a sinistra. Centrali giocano Lucchini e Gastaldello. A centrocampo da destra verso sinistra troviamo Semioli, Palombo, Tissone (che ha vinto il ballottaggio con Poli) e Mannini. Davanti i due ragazzi terribili: Cassano e Pazzini.

Pronti via e prima occasione di marca blucerchiata: Pazzini ben servito da Palombo, pregevole lo schema su punizione, mette a lato di un niente. Passano 11 minuti e ancora il Pazzo in fuorigioco millimetrico scaraventa in porta, goal giustamente annullato. Al quarto d'ora Curci respinge bene di pugno un tiro di Hunt, mentre di testa da distanza ravvicinata Almeida scheggia la parte superiore della traversa: Samp un po' in difficoltà.

Il tempo si conclude con un bel tiro di Bargfrede ben parato da Curci. Un primo tempo giocato a buoni ritmi si conclude quindi a reti inviolate. La ripresa si apre all'insegna dei padroni di casa: dopo cinque minuti Fritz, su errore in disimpegno di Tissone, estrae dal cilindro un bolide meraviglioso che non lascia scampo al nostro portiere.

La Samp è in barca: al 9' Hunt calcia di poco a lato. Intanto Di Carlo richiama in panchina Tissone, al suo posto Poli, ed al quarto d'ora la Samp reagisce con una bell'azione corale conclusa da Pazzini, ma il suo tiro con la punta del piede impatta contro il palo, peccato.

Al 19' secondo cambio per la Samp: dentro Guberti, fuori Mannini per dar maggior spinta, ma al 22' leggerezza di Lucchini che trattiene leggermente in area su Prodl che si lascia andare in una sceneggiata eccessiva: calcio di rigore ed espulsione del difensore.

Dagli undici metri Frings non sbaglia. I doriani trascinati comunque da un gran Palombo sempre più capitano, sbanda troppo e due minuti dopo Pizarro rischia di chiudere i giochi realizzando il tris, ma i tedeschi, ed un arbitro che usa due pesi e due misure, non hanno fatto i conti con il cuore Samp: al 32' Guberti calcia di poco a lato ed al novantesimo preciso Stankevicius, subentrato a Semioli, pesca in area il Pazzo che di testa stavolta non sbaglia e realizza il goal che ci tiene vivi.

Adesso tutti a Marassi perchè l'impresa è ardua, ma non impossibile. La qualificazione è appesa ad un filo e noi a quel filo ci dobbiamo aggrappare con tutte le nostre forze, per raggiungere tutti insieme più che mai un sogno chiamato girone di Champions League.

WERDER BREMA - SAMPDORIA 3-1

MARCATORI: 51' Fritz, 67' Frings rig., 70' Pizarro, 90' Pazzini.

WERDER BREMA (4-3-1-2): Wiese; Fritz, Mertesacker, Prödl, Pasanen (75' Boesnich); Bargfrede, Frings, Borowski; Hunt (85' Marin); Pizarro, Hugo Almeida (88' Arnautovic). A disposizione: Mielitz, Rosenberg, Wagner, Jensen. All.: Schaaf.

SAMPDORIA (4-4-2): Curci; Volta, Gastaldello, Lucchini, Ziegler; Semioli (69'. Stankevicius), Tissone (59' Poli), Palombo, Mannini (65' Guberti); Pazzini, Cassano. A disposizione: Da Costa, Dessena, Pozzi, Marilungo. All.: Di Carlo.

ARBITRO: Lannoy (FRA).

AMMONITI: Volta, Ziegler, Cassano (S); Fritz (W)

ESPULSO: Lucchini (S) al 21' s.t. per doppia ammonizione.

NOTE: recupero 1' p.t. e 3' s.t.; spettatori 25.276, tra i quali oltre 2.500 blucerchiati.

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Champions League: Sampdoria ko, Pazzini unica speranza
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GENOVA – Tanti sforzi per raggiungere quel quarto posto, tanto allenamento per preparare questa gara, tanta sperazna in quel sorteggio, che invece ha condannato la Sampdoria ad un preliminare di Champions League da incubo, contro il Werder Brema.
Ieri sera proprio di un incubo si è trattato, Cassano in campo era un fantasma, Pazzini colpisce un palo e gli viene annullata una rete, Lucchini si fa espellere per somma di ammonizioni e gli avversari dinanzi al loro pubblico segnano 3 gol in 18 minuti.
Ora i blucerchiati, per evitare l'eliminazione che i bookmaker danno quasi per scontata devono aggrapparsi solo al gran gol sul finale di Pazzini, che lascia uno spiraglio sulla gara di ritorno al Ferraris.


19/08/10
Aniello Maria Mormile


Homer - Gio Ago 26, 2010 3:42 pm
Oggetto:
Sampdoria-Werder Brema 3-2
La speranza, poi la beffa

La Samp non passa ai gironi di Champions. Blucerchiati che partono fortissimo: doppietta di Pazzini poi Cassano sigla il terzo gol, di tacco. Rosenberg segna il 3-1 a tempo scaduto. Si va quindi ai supplementari. Il gol di Pizarro spegne le speranze degli uomini di Di Carlo

IL TABELLINO: Sampdoria-Werder 3-2 dopo tempi supplementari (2-0, 3-1)

Sampdoria (4-4-2): Curci, Stankevicius, Volta, Gastaldello, Ziegler, Semioli, Palombo, Dessena, Guberti (21’ st Tissone, 28’ st Mannini)), Pazzini, Cassano ( 45’ st Pozzi) (1 Costa, 11 Koman, 24 Rossini, 89 Marilungo).
All. Di Carlo
Werder Brema (4-2-3-1): Wiese, Fritz, Mertesacker, Prodl, Pasanen (34’ st Boenisch), Bargfrede, Frings, Borowski (18’ st Arnautovic), Pizarro, Marin, Wagner (27’ st Rosenberg) (21 Mielitz, 20 Jensen).
All. Schaaf

Arbitro: Kassai (Ungheria)

Reti: 8’ e 13’ pt Pazzini, 40’ st Cassano, 48’ st Rosenberg, 10’ pts Pizarro
Angoli: 9 a 7 per il Werder
Ammoniti: Prodl, Dessena per gioco scorretto, Gastaldello e Palombo per comportamento non regolamentare, Arnautovic per proteste, Pizarro per simulazione .
Recupero: 0’ e 5’
Spettatori: 28.100, per un incasso loro di 882287 euro

I GOL
- 8’ pt: Cassano riceve a sinistra, si accentra e mette in mezzo una palla che Pazzini, appostato sulla linea laterale dell’area piccola, devia di testa in porta. Il portiere intuisce e tocca, ma non riesce a respingere.
- 13’ pt: punizione di stankevicius dalla trequarti destra. Palla al centro sulla quale si avventa Pazzini che al volo di destro fulmina Wiese.
- 40’ st: scambio sulla destra tra Mannini e Semioli, cross basso per Cassano che di tacco spiazza il portiere e insacca.
- 48’ st: Ziegler scivola e perde la marcatura di Rosenberg che dal limite trova un diagonale perfetto che si insacca alla destra di Curci.
- 10’ pts: Pizarro dal limite indovina un rasoterra a fil di palo sul quale Curci non riesce ad intervenire.

Palombo: era un sogno
«Era un sogno. Ci riproveremo»: così ai microfoni di Sky Sport il capitano della Sampdoria Angelo Palombo commenta l’eliminazione dalla Champions League della formazione doriana. «Una partita che vinci 3-0 la devi gestire meglio - l’analisi del giocatore - Forse siamo calati fisicamente. Loro sono una squadra espereta e ci hanno colpito nel finale. E l’esperienza pesa. Poi hanno grandi giocatori. Peccato, era un sogno ma ci riproveremo».

IL COMMENTO (Agenzia Agi):
Una piccola, grande impresa quella fallita dalla Sampdoria nel ritorno del play-off di Champions League. Contro i tedeschi del Werder Brema, vittoriosi all’andata per 3-1, i doriani dovevano confezionare una partita quasi perfetta per qualificarsi alla fase a gironi. Ancora una volta era Pazzini a prendere per mano i suoi: il bomber ne fa due in un amen nel primo tempo (uno stacco da posizione forse di leggero off-side e una volee di destro da cineteca) e mantiene le promesse fatte dopo il gol-speranza dell’andata. Nel finale anche Cassano mette la ciliegina sulla torta con un tacco che però non assicura il prosieguo del cammino europeo della Samp.

Perchè nel recupero Rosenberg ammutolisce il `Ferraris´ con un gran diagonale che vale il 3-1 e dunque i supplementari, dove Marin prende subito una traversa e Pizarro sigla il 3-2 che condanna i liguri e promuove in Champions i tedeschi, che nel finale `rischianò anche di pareggiare con un altro legno di Marin ed il conseguente tap-in fuori di Arnautovic. È Pazzini, in sei minuti scarsi, a far sognare il Ferraris ad occhi aperti. I suoi non sono mai gol banali. Il vantaggio lo realizza all´8’: Cassano crossa e l’ex viola anticipa Pasanen trovando Wiese poco reattivo. Di certo più spettacolare il 2-0 del “Pazzo”: Stankevicius fa spiovere in area una punizione dalla destra e l’attaccante azzurro brucia ancora il suo diretto avversario con un destro al volo da antologia.

Sempre Pazzini, al 41´, vede il suo colpo di testa respinto sulla linea da Mertesacker, Cassano al 44’ trova la deviazione di Wiese su un diagonale che avrebbe meritato miglior sorte. Nella ripresa il Werder intensifica la sua azione senza trovare però particolari spazi. La Samp stringe i denti e al 40’ trova il gol grazie a Cassano, che con un colpo di tacco da campione firma il 3-0 che chiude o quasi il match. Perchè verso lo scadere una gran botta di Arnautovic fa venire qualche brivido di troppo ai fans doriani, beffati nel recupero da una gran conclusione da fuori di Rosenberg che si infila nella porta di Curci aprendo il sipario dei supplementari. Dove Marin colpisce subito una traversa e Pizarro, dopo 9’, infila il 3-2 con un rasoterra di destro che manda all’inferno la Samp.
Homer - Gio Ago 26, 2010 9:53 pm
Oggetto:
CON IL CUORE IN MANO: SIAMO ORGOGLIOSI DI VOI

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25.08.2010 di
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Il giornalista di turno racconterebbe la cronaca dal primo minuto di gioco all’ultimo attimo del secondo tempo supplementare, ho invece vissuto la partita in modo diverso, da Sampdoriano. Torni a casa dopo una serata che, comunque sia andata, ti resterà per sempre dentro, come tutte le gare che hanno rappresentato, o potevano essere la svolta, in un senso o nell’altro.

Esci dallo stadio con la gola a pezzi, il cuore distrutto, hai cantato come un forsennato, hai gioito, hai urlato dalla felicità, hai sofferto come un cane, hai pianto per il crudele verdetto sancito prima al 93’, poi ai supplementari. Ma stasera il vero Sampdoriano ha pianto anche per orgoglio, per la consapevolezza che gli insegnamenti del grande Paolo Mantovani non sono andati persi. Nonostante la cocente delusione, qualsiasi considerazione va messa da parte, i ragazzi hanno dato tutto e meritavano soltanto applausi, arrivati scroscianti dall’intero Ferraris.

Chi racconta una partita senza avere in gioco il cuore, si limita a descrivere quanto avvenuto in campo con distacco, fa il compitino. Chi nell’arco di 180’ si gioca una pagina di storia, va oltre, almeno cerca di farlo. Il goal del Pazzo a Brema ci aveva tenuto ancorati ad un sogno, ad un’impresa, non era una chimera, una missione, un desiderio, un traguardo difficile, ma non impossibile. Sapevamo che una gara perfetta ci avrebbe portato in Paradiso, l’abbiamo conosciuto per buona parte della sfida, siamo transitati per il Purgatorio al 93’, l’Inferno è sceso ai supplementari, ma noi tifosi, i ragazzi in campo non possono proprio rimproverarsi nulla. Pronti, via e il Ferraris è una bolgia.

Il Pazzo riprende da dove aveva lasciato a Brema, ovvero segnando: minuto 8 Cassano crossa dalla destra, il bomber schiaccia di testa, Wiese devia nel sacco. I tedeschi sono allo sbando, noi siamo alle stelle: al 13’ punizione di Stankevicius, ancora il Pazzo stavolta di prima intenzione incrocia sul secondo palo, è un goal pazzesco, siamo già sul 2-0. Volta fa un figurone nelle retrovie, Palombo detta i tempi, Dessena corre per quattro, Guberti è un incredibile mix di qualità e quantità nel prezioso ruolo di fantasista, Semioli aiuta costantemente la difesa. Prima dell’intervallo è Fritz a negare la gioia del tris al Pazzo, respingendo sulla linea.

È ancora lunga. Nella ripresa comincia a farsi sentire la stanchezza, al 66' Di Carlo toglie Guberti facendo entrare Tissone, messo k.o. dopo pochi giri d’orologio, al suo posto subentra Mannini. Il Werder approfitta dell’infortunio subito dall’argentino e dal conseguente calo di pressing a centrocampo per alzare notevolmente il proprio baricentro, soffriamo, ma stringiamo i denti, finchè all’85’ Cassano, su servizio di Semioli, estrae dal cilindro un delizioso tocco di tacco che vuol dire 3-0. Al suo posto entra Pozzi, devono essere gli ultimi minuti prima del coronamento di un sogno, invece al 93’ una staffilata di Rosenberg interrompe ogni pensiero, 3-1, si va ai supplementari, con il morale a terra e la benzina finita nelle gambe.

Si spera di reggere, giocandosela con un’azione di rimessa, oppure affidando il proprio destino alla lotteria dei rigori, invece al 100’ Pizarro indovina l’angolino con una conclusione dal limite, il 3-2 chiude definitivamente la pratica. Ci proviamo fino alla fine, ma servono due reti per scrivere un’altra pagina di storia, non ci sono più i minuti e nemmeno le energie. Al triplice fischio finale i tedeschi festeggiano l’approdo ai gironi di Champions League, la Sampdoria finisce in Europa League, ma lo fa a testa alta, con la consapevolezza di aver dimostrato tutto il proprio valore non soltanto tecnico, ma morale, caratteriale. In campo e sugli spalti, c’è chi si dispera, chi non crede a quanto ha assistito, chi piange e si sfoga.

Nella gioia e nel dolore siamo stati una cosa sola, invitiamo la squadra sotto la Sud per raccogliere i meritati applausi. Si fatica a trattenere le lacrime, anzi scendono copiose, ma in campo hanno dato tutto e sugli spalti abbiamo dimostrato quanto sia giusto essere orgogliosi di essere Sampdoriani. Per un’altra sera i giocatori sono stati, noi tifosi siamo stati la Sampdoria, la Regina sotto i riflettori, che si ama incondizionatamente e non si lascerà mai sola, soprattutto quando il destino e gli episodi ti fanno maledettamente male, ti fanno rivivere in un film di un attimo tutto il tuo tragitto italiano ed europeo di tifoso, rischi di mollare tutto.

Poi ti rendi conto che domani è un altro giorno, prendi in mano il tuo cuore, vedi che è tinto di blucerchiato e volti pagina di un libro, la cui prima pagina si chiama S come SampdoriA, l’ultima invece s'intitola A come Amore. E' l’ultima, perché da 64 anni non si può andare oltre il sentimento più travolgente di un essere umano.
Homer - Gio Ago 26, 2010 9:53 pm
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Volta-Marin

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Pazzini segna di testa l'1-0

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Homer - Ven Set 24, 2010 7:02 pm
Oggetto:
Formazione 2010-2011

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maurise - Dom Set 18, 2011 11:17 am
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jhhgjnghj
maurise - Dom Set 18, 2011 11:19 am
Oggetto:
jhhgjnghj
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